Crociere subacquee Ritorno a Hurgada

In terra, lungo la costa una volta deserta, la presenza umana diviene sempre più pressante: dagli alberghi alle discoteche, dagli ombrelloni ai bar. Ma non appena si scende in mare la bellezza e la ricchezza dei fondali rinnovano uno stupore che non viene mai meno

IN CROCIERA NEL MAR ROSSO SUL «FELICIDAD II»

In terra, lungo la costa una volta deserta, la presenza umana diviene sempre più pressante: dagli alberghi alle discoteche, dagli ombrelloni ai bar. Ma non appena si scende in mare la bellezza e la ricchezza dei fondali rinnovano uno stupore che non viene mai meno

Articolo e foto di Luca Sonnino Sorisio
Pubblicato su Nautica 428 di Dicembre 1997

Sedici anni sono passati da quando per la prima volta lasciai l’ormeggio di Hurgada per andare ad esplorare le isole e i fondali dell’arcipelago che si apre nella parte settentrionale della costa egiziana del Mar Rosso (vedi Nautica 226 del gennaio/febbraio 1981). La differenza più evidente è nel paesaggio che si allontana a poppa: una volta era una striscia di deserto, rotta dal minareto e dall’abitato basso e ristretto intorno al porto. Oggi ti acceca una distesa ininterrotta di alberghi, bungalows, pensioni, spiagge con ombrelloni e sdraio, bandiere, discoteche e bar. Impensabile allora, quando eravamo in pochi a godere di quel mare, quando l’Egitto era uscito da pochissimo da una lunga guerra con Israele (vedi a proposito il reportage del nostro editore su Nautica 191 febbraio/ marzo 1978).

Con gli incentivi del governo, oggi la costa è diventata una capientissima meta di vacanze, l’aereoporto è stato rimodernato e vi atterrano ininterrottamente voli di linea e charter da tutta l’Europa, che trasportano valanghe di bagnanti e subacquei in cerca di giornate di sole e mare a buon prezzo.

Quello che gli egiziani non sono riusciti a salvaguardare in questa enorme e veloce espansione alberghiera è il paesaggio, deturpato dall’arrembaggio di costruzioni. Per decine di chilometri non esiste più una spiaggia che non sia piena di attrezzature e bagnanti e con a ridosso uno svettante villaggio turistico o un hotel. Automobili, camioncini, pullman percorrono incessantemente nei due sensi il lungomare, e il centro di Hurgada, dove una volta c’era il mercato alimentare, è invaso da orde di turisti in cerca di magliette e ricordini.

Tutto ciò fa pensare a un inferno – fammi scappare al più presto – eppure, rivolta la prua al largo, si ritrovano il silenzio e i fondali paradisiaci del Mar Rosso. Allontanandosi dalla folla, ed evitate anche le isole più vicine e a portata di mano, si naviga in un arcipelago fantastico, tra le famose barriere coralline piene di vita.

Con il «Felicidad II» ci dirigiamo verso nord e lasciamo Giftun El Kebir e Giftun El Saghir alla nostra sinistra. Ci passeremo sulla via del ritorno facendo immersioni nei punti più belli.

Il «Felicidad II» naviga con sicurezza tra queste insidiose scogliere. Nato come peschereccio nel 1991, è stato ristrutturato nel 1995 da Aurora Branciamore in barca da crociera, con una predilezione per quelle subacquee. Lungo 30 metri e largo 6 e mezzo, è in grado di ospitare comodamente 14 persone. Aurora, espertissima di crociere in questo mare, ha operato per tanti anni sulle coste del Sudan (vedi Nautica 250 del febbraio 1983 e Nautica 261 del gennaio 1984), prima di spostarsi nella parte settentrionale del Mar Rosso, in attesa che vengano risolti alcuni problemi logistici legati alle compagnie aeree che operano per quel paese.

Il figlio Marcantonio, praticamente nato in barca e vissuto «tra squali e coralli», è il giovane comandante, non secondo a nessuno riguardo a esperienza. Appassionato lui stesso di immersioni ed esplorazioni subacquee, fa di tutto per accontentare gli ospiti e rendere piacevole la crociera, aiutato dall’equipaggio che si fa in quattro, cuoco compreso, campione di cucina locale ma ancor di più di quella nostrana, a cui nessuno pare voglia rinunciare. Non mancano così la pizza e gli spaghetti, e anche molto buoni.

La barca ha un grande soggiorno e una comodissima poppa, dove si prepara l’attrezzatura sub prima di salire su uno dei due gommoni che portano sui punti di immersione. La parte superiore della tuga, poi, è una piazza d’armi per prendere il sole o cenare di sera, sotto le stelle e al fresco della brezza serale.

Dopo circa due ore di navigazione arriviamo a Careless Reef, dove ci immergiamo lungo la bella parete verticale esposta al vento, che in questa zona proviene quasi invariabilmente da nord. L’impatto con il Mar Rosso è sempre emozionante. Ci si dimentica ogni volta quanti colori riescano a mescolarsi e a brillare, quante forme di coralli si contendano un raggio di luce, simili alle fronde dei grandi alberi nelle foreste pluviali. E i pesci, tanti e diversi, per nulla spaventati dalla nostra presenza, che vagolano qua e là. Il corallo è avvolto da nuvole di pesciolini dai cromatismi incredibili; nelle spaccature a migliaia si muovono all’unisono i piccoli «pesci vetro» dal corpo trasparente. Ogni tanto si percepisce un fremito, e un gruppo di ricciole o tonnetti o carangidi passa radente, cercando con la sorpresa di catturare qualche preda distratta.

A Careless incontriamo diverse murene di grandi dimensioni, che probabilmente qualcuno ha abituato a ricevere il cibo dalle mani dell’uomo. Si sporgono infatti al nostro passaggio senza il minimo timore, avvicinandosi quasi sfrontatamente all’obiettivo della nostra custodia fotografica.

Continuiamo il nostro vagabondaggio: Umm Gamar, Shaab El Erg, Siyul Kebir, Shaab Umm Usk, tutti nomi con ricordi di immersioni diverse e sempre belle. A Shaab Abu Nuhas scendiamo su una serie di relitti, naufragati su una delle barriere coralline più insidiose dello stretto di Gobal. Qui infatti passa il traffico di navi e mercantili diretto e proveniente dal canale si Suez, e Shaab Abu Nuhas è proprio posizionato a nord dell’isola di Shadwan. Quando tira vento di tempesta – sempre da nord – l’alta isola pare un ottimo rifugio e quella secca di corallo è maledettamente posta sulla rotta logica per andare a cercare riparo.

D’altra parte il nome stesso – Nuhas – significa «rame» in arabo, che deriva da un cargo con un carico di rame naufragato circa venti anni fa. Ma non era il primo: già nel 1869 il «Carnatic», un piroscafo inglese di 89 metri a propulsione mista vela-vapore con due alberi e una caldaia centrale, urtò il reef mentre era in viaggio per Bombay. Oggi se ne possono visitare la prua e la poppa con il castello, il timone e l’enorme elica, ma la parte centrale dello scafo è andata distrutta. Le strutture sono state ricoperte dagli alcionari dai variopinti colori. Nell’oscurità delle stive di prua si possono ancora trovare bottiglie di vino che facevano parte del carico destinato alle Indie e alcune hanno ancora il tappo.

Poche decine di metri verso sud-est si scorgono le forme di un altro fantasma: un moderno mercantile greco affondato negli anni Settanta, spezzato in tre punti. «Dana», «Markos D.» o «Ghiannis D.»: ognuno di questi nomi identifica il relitto a seconda dei testi, probabilmente sono i vari nomi della nave nella sua storia.

Sui fondali circostanti sono visibili un cargo che trasportava granaglie, pieno di sacchi di lenticchie, e un altro carico di mattonelle. Un vero e proprio cimitero di navi. Se non fosse per la vita sottomarina, che tutto avvolge e rende meraviglioso, sarebbe triste visitare queste carcasse sommerse. Un certo fascino però nasce dalla storia delle singole navi: è una cosa di grande interesse esplorare un relitto che ha quasi centotrenta anni. Tornano in mente le navigazioni sulla rotta delle Indie e i tempi del grande colonialismo inglese.

Giro di boa nella nostra crociera: lungo il versante occidentale dello stretto di Gobal è l’isola dell’arcipelago che dà il nome allo stretto e solo sette miglia separano la punta del faro di Gobal Saghir dal Sinai. Ancoriamo nella stupenda baia che si forma dall’unione delle due isole di Gobal – Saghir (piccola) e Kebir (grande). Il «Felicidad II» galleggia su un mare dalle incredibili tonalità turchesi. Tutt’intorno le due isole, unite da un sottile istmo, sono contornate da bianche spiagge. La punta dove sorge il faro, Bluff Point, ci ripara dal vento, formando una laguna paradisiaca.

Anche l’immersione, sul lato orientale di Bluff Point esposto al mare, è emozionante. Abbiamo osservato molte tartarughe aggirarsi per il fondale, tra una foresta di enormi gorgonie e rami di corallo nero. L’abbondanza di spiagge, adatte alla deposizione delle uova, evidentemente attira in queste acque le tartarughe della zona. Tante le cernie e non rari gli squali. Ci racconta Marcantonio che a volte si possono incontrare i delfini: un branco vive stabilmente nei dintorni dell’isola.

E ricominciamo così la discesa verso Hurgada, continuando a vagabondare da un reef all’altro, per finire a Giftun El Saghir e ad Abu Ramada le nostre immersioni prima di rientrare in porto. Sebbene queste mete siano nuovamente nel traffico – si fa per dire – dei «giornalieri» da Hurgada, vale la pena di visitarle per la bellezza delle pareti e delle grotte che vi si aprono, oltre che per il passaggio di pesce pelagico. Finiamo così la nostra crociera sul «Felicidad II», dopo aver vissuto a contatto con un mare ricco di vita. Sembra essere usciti solo ieri dal porto: in barca, in Mar Rosso, il tempo vola! Ci vorrebbe sempre una settimana in più per poter essere sicuri di non aver tralasciato niente. E aspettiamo con ansia che si ristabiliscano nuovamente i voli col Sudan. Insieme al «Felicidad II», siamo pronti per andare a esplorare anche quei mari incontaminati.

NOTIZIE UTILI

IL VIAGGIO
Le crociere sono programmate con partenze settimanali. Si giunge con voli di linea diretti per Hurgada da Roma il sabato e ci si imbarca la sera stessa. Dalla domenica al venerdi successivo ci si dedica alle immersioni. Il venerdi sera si torna in porto e la mattina del sabato si viaggia da Hurgada a Roma. Previa la disponibilità dei voli e della barca, è possibile estendere il soggiorno in barca per qualche giorno o una settimana, oppure prevedere il transito al Cairo per visitare la città.

LA BARCA

Lunghezza al galleggiamento: m 27,50
Lunghezza fuori tutto: m 30
Larghezza: m 6,50
Anno di costruzione: 1991
Ristrutturazione: 1995
Stazza tonn.: 172,80
Motore: Caterpillar 425 HP Turbo
Velocità di crociera: 10/12 nodi
Serbatoio acqua: 10.000 litri
Sebatoio carburante: 20.000 litri
2 generatori da 30 e 24 kW
Corrente: 220 – 24 volt

Interni: 6 cabine con letto matrimoniale più letto singolo – 2 cabine con 2 letti singoli – 4 bagni con doccia e acqua calda

Attrezzature: 3 compressori (Bauer K15 elettrico, Bauer K14 a scoppio, Coltri MC H13 elettrico) – 2 gommoni – 3 motori fuoribordo – 20 monobombola 15 litri.

Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a: Iride Viaggi, via Oderisi da Gubbio 235, 00146 Roma, Tel. 06/5580634 – 5579307, Fax 06/5574394 oppure ad Aurora Branciamore, Tel 06/5090585, Cell. 0336/868882.

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