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Crociere subacquee Margarita Venezuela

Il racconto di un’esperienza diretta di navigazione e di immersione nelle acque delle isole che circondano Margarita, di fronte alla costa del Venezuela.

TRA LE ISOLE DEL VENEZUELA

Il racconto di un’esperienza diretta di navigazione e di immersione nelle acque delle isole che circondano Margarita, di fronte alla costa del Venezuela. Un viaggio interessante per chi cerca angoli di mondo meno frequentati ma di assoluta bellezza.

Testo e foto di Alberto Muro Pelliconi

Rotta 75° Est. Lo snello veliero di 17 metri “La Croix du Sud” sta navigando dolcemente verso l’arcipelago di Los Testigos, un gruppo di isole a 60 miglia da Margarita, prima tappa di esplorazione delle isole del Venezuela. Al timone Patrick Villard, un simpatico francesce abile velista che da anni attraversa in crociera i Caraibi. Siamo partiti da Juan Griego, porto di Margarita, verso le 21,30, dopo aver caricato ben 34 bombole, perché non troveremo nessun diving-center per la ricarica. Per questa prima tappa sono previste 10/12 ore di navigazione, considerato che siamo a ovest dell’isola di Margarita e l’arcipelago di Los Testigos è totalmente a est; quindi, oltre alle sessanta miglia se ne aggiungono altre 25 necessarie ad attraversare tutta l’isola. Mentre costeggiamo, per circa quattro ore, il mare è piacevolmente calmo, poi comincia a incresparsi sempre più, fino a diventare notevolmente agitato. Il vento spira da est e lo avremo a prua per tutta la navigazione, che diventa difficile. Patrick, oltre all’uso del motore, spiega anche la vela per aumentare la velocità di 1 o 2 nodi. Il vento aumenta e il mare è almeno forza quattro, la barca naviga leggermente piegata sulla parte destra.

E’ in funzione il pilota automatico, ma Patrick vigila attento nel pozzetto di poppa accanto al grande timone. La velocità è di circa 8-9 nodi e il veliero scivola pesante sull’acqua, con il suo carico di bombole e attrezzature subacquee, infilandosi nelle alte onde. Finalmente l’alba conclude una notte insonne, ma il mare grosso ha impedito la regolare navigazione e siamo ancora lontani. Solo verso mezzogiorno avvistiamo le prime isole dell’arcipelago di Los Testigos, dopo ben 14 ore di navigazione continua. C’è ancora vento sostenuto, ma a ridosso dell’ isola Testigo Grande costeggiamo una stupenda baia “Plaja Real”, la più estesa, con una superficie di 5 kmq. Tutto l’arcipelago è formato da 16 isole, con un’altezza massima di 26 metri sul livello del mare e situato a 11° 20′ 47 ” Nord di latitudine e a 63° 02′ 34″ Ovest di longitudine. La popolazione in totale è di 200 abitanti. Al riparo di una insenatura protetta ancoriamo in uno specchio di mare azzurro-turchese su cui si riflettono scogliere di rocce levigate e la fitta vegetazione tropicale. L’efficiente e simpatica assistente di Patrick ci prepara uno spuntino, mentre il mio assistente dive-master instructor, del diving center “Margarita diver”, Walter ed io prepariamo le attrezzature fotografiche e subacquee.

Dopo un refrigerante tuffo che ci rimette in sesto inizia la frenetica vita di bordo. Patrick cala in acqua il piccolo tender e raggiunge la costa, nella meravigliosa baia vive Shon-Shon, un personaggio affascinante e carismatico, esperto marinaio. La sua famiglia è originaria dell’isola da cinque generazioni. Sarà lui ad accompagnarci con la sua lancia nei posti più particolari e suggestivi in mare e in terra, per farci conoscere ed esplorare questa stupenda e sconosciuta zona del Venezuela. Dopo circa un paio d’ore lo vediamo attraccare alla nostra barca, siamo pronti per la nostra prima immersione. Walter è molto attento alla sistemazione delle attrezzature fotografiche e si rivela un ottimo assistente. Scendiamo poco lontano, su un fondale di venti metri, e tra la sabbia e le grandi rocce ricoperte di gorgonie e coralli vediamo e fotografiamo molti trigoni, murene verdi, a pois, gialle e nere, e aragoste: così riesco a scaricare i miei primi due rullini. Al nostro ritorno in barca Patrick ci fa trovare alcune aragoste al carpaccio e bollite, che ci danno la carica per l’immersione notturna, veramente entusiasmante. Tantissima vita, e riesco a fotografare un calamaro. Per il giorno successivo Shon-Shon ci promette un’ immersione speciale e alle nove in punto – come d’accordo – è già in attesa accanto alla “Croix du Sud” invasa dalla musica allegra di un buon CD. Dopo una buona e tranquilla nottata siamo ricaricati e impazienti di immergerci. Shon-Shon con la sua lancia ci porta a nord dell’arcipelago, vicino all’isola più piccola. Il mare è ancora un po’ agitato, tanto che non ancoriamo, ma l’immersione è unica.

Pesce di grossa taglia, anche se difficile da avvicinare per belle foto; rimaniamo sorpresi per le grosse dimensioni di parghi, barracuda, tarponi e in particolare da una aragosta enorme, di dimensioni impressionanti, della quale non so definire il peso, ma almeno sette-otto volte la taglia normale. Anche se non siamo nel periodo giusto, Shon-Shon ci ha assicurato che avremmo visto squali, perchè in questa zona i pescatori hanno catturato squali grigi, toro e anche squali tigre, ma non è successo. Nel pomeriggio Shon-Shon ci accompagna in una escursione attorno all’isola. In circa due ore di cammino, prima di arrivare al faro, nel punto più alto, incontriamo lucertole, iguane, una rara orchidea bianca selvatica, ma soprattutto possiamo ammirare un fantastico panorama dell’arcipelago: isolotti, insenature tra le candide spiagge lambite da acque smeraldine. Scendiamo dalla parte opposta, in un piccolo villaggio di pescatori, che ci accolgono all’ombra, con birre fresche.

La nostra escursione prosegue poi con una lancia che ci porta sulle grandi dune di sabbia: da qui raggiungiamo a piedi la “spiaggia delle conchiglie” interamente ricoperta da conchiglie sino a ridosso della macchia verde. In questa zona hanno vissuto per generazioni e generazioni tribù di indios della civiltà precolombiana. Lo testimoniano i frammenti di ceramica di cotto ferroso disseminati in tutta la zona, frammenti ritrovati un po’ dovunque nelle isole del Venezuela, da Los Testigos alla Blanquilla fino all’arcipelago di Los Roques. Si parla di 3000-3400 anni a.C. e furono certamente loro i primi navigatori, che con le loro piccole imbarcazioni scavate nei tronchi, navigarono per 60/80/fino a 100 miglia dalle coste venezuelane.

Al ritorno anticipiamo la notturna perchè Shon-Shon ci ha invitato ad una serata un po’ speciale nella sua casa. Verso le 21, nel buio più completo, sbarchiamo dal tender nella piccola spiaggia antistante la casa del nostro simpatico ospite. La sua lampada accesa è l’unico punto di riferimento. Ci ha preparato una intera capra, arrosto e in umido, catturata in una delle isole dove vivono selvatiche, servita con riso e una indimenticabile salsa piccantissima, che ho riportato con me in un vasetto in ricordo di questa straordinaria serata, che si conclude con alcune canzoni tipiche che Shon-Shon intona strimpellando sulla sua vecchia chitarra a tre corde, tracannando birra e rum.

Ripartiamo nella serata del quarto giorno. Navighiamo tutta la notte verso le isole di Los Hermanos, 90 miglia a 280° da Los Testigos. La serata è tranquilla, vela e motore portano il nostro veliero. Patrick imposta il pilota automatico, si siede con noi e con un goccio di rum racconta le avventure – in un misto di francese e spagnolo – che ha vissuto in questi mari. All’alba della mattina seguente avvistiamo Los Hermanos, accompagnati da un branco di delfini. E’ un gruppo di isolotti, piuttosto grossi scogli affioranti, situati a 11° 40′ Nord di latitudine e a 64° 20′ di longitudine. Sono sette e noi ancoriamo accanto al più alto, “El Morro Fondeadero” 200 mt di altitudine, vicino a suggestive grotte. Sono disabitati e raggiunti soltanto dai pescatori provenienti dall’isola di Margarita. Ricomincia la nostra esplorazione subacquea. I fondali sono profondi, molte aragoste nelle cavità delle rocce, gorgonie e corallo nero sono intatti e rigogliosi, le pareti sono ricche di vita; vediamo passare tonni, ricciole e grandi carangidi e fitte nuvole di sardine. Ripartiamo nella serata del giorno successivo, dopo un paio d’ore di navigazione, circa 10 miglia, raggiungiamo per la notte l’isola della Blanquilla, completamente piatta, del tutto differente dalla conformazione geo-morfologica delle altre isole, e la cui massima altitudine è di 30 metri dal livello del mare. E’ situata a 11° 51′ Nord di latitudine e a 64° 36′ Ovest di longitudine. Ha una forma a cuore con estensione di circa 65 kmq, con 25 km di perimetro di costa intervallata da spiagge e roccia con grotte e insenature. Al mattino alcune barche di pescatori si avvicinano offrendoci pesce e aragoste che scambiamo con una bottiglia di rum e due pacchetti di sigarette. Siamo ancorati sulla sabbia, in una baia con una meravigliosa spiaggia bianchissima, che dà appunto il nome all’isola, dove spiccano al centro le uniche tre suggestive palme.

Ci immergiamo anche in questi fondali: non troviamo un’acqua splendida, ma sono caratterizzati da enormi alberi di corallo nero. Il mare è ricco di vita, la flora è rigogliosa anche a bassa profondità; specialmente nell’immersione notturna si possono osservare molti “botuto”, le grandi conchiglie commestibili che cammninano cercando cibo nella sabbia, e granchi, gamberetti, pesci che dormono, calamari. Finiscono ancora una volta gli scatti nella mia fotocamera. Risalgo nel buio più profondo, dirigendomi verso il veliero: c’è un silenzio assoluto, scorgo appena il pozzetto del veliero illuminato a poppa; ora mi stanno chiamando a gran voce, come al solito sono l’ultimo. Gli ultimi giorni trascorrono velocemente e ci ritroviamo già sulla rotta di ritorno, verso l’isola di Margarita. Abbiamo assicurato le bombole attorno all’albero maestro, ma la navigazione procede tranquilla, con tempo e mare splendidi, per 60 miglia. Avvistiamo l’isola all’alba.

La permanenza a bordo della “Croix du Sud” è stata una piacevole avventura, e il Capitano Patrick un’ottima guida per la scoperta di queste isole del Venezuela ancora vergini e incontaminate, lontane dalle rotte più battute.

NOTIZIE UTILI

Clima di carattere equatoriale con temperature costanti tutto l’anno, che variano tra i 25 e i 30°. La stagione secca è da ottobre ad aprile con sporadici temporali, mentre quella piovosa va da maggio a settembre. I temporali sono frequenti ma di breve durata. Il sole è molto forte, e si consigliano creme solari e copricapo.

Passaporto in corso di validità e il visto che viene rilasciato direttamente dalle compagnie aeree.

Valuta è il Bolivar venezuelano, una moneta dal cambio piuttosto instabile.

Vaccinazioni non richieste. E’ consigliabile bere acqua minerale. Munirsi di medicinali contro i disturbi intestinali e di repellenti per i moscerini e le zanzare.

La cucina tipica venezuelana (criolla) è ricca, varia ed abbondante.

Differenza oraria 5 ore in meno dell’ora solare italiana.

La lingua è lo spagnolo, non difficile da capire; è anche abbastanza facile farsi capire, è molto diffuso anche l’inglese.

Corrente elettrica 110 e 220 con lamelle piatte di tipo americano.

Si consiglia di portare tutto il necessario per la fotografia. Sono valide le pellicole a bassa sensibilità, considerando le condizioni di luce.

Consolato Generale Venezuela in Italia, viale Bruno Buozzi, 107, Roma – tel. 06/3216578. Ambasciata Italiana a Caracas, tel. 0058/2/9527311.

La compagnia aerea VIASA assicura 4 voli settimanali da Roma e da Milano per Margarita – Caracas.

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