Il vang: a cosa serve e come si usa

Nico Caponetto
Scritto da Nico Caponetto

La manovra utile per regolare la randa: come utilizzare il vang per avere una vela sempre in forma

Se si facesse un censimento di tutti i vang installati sulle barche da crociera naviganti, la gran parte risulterebbe essere regolato esattamente come lo ha montato il cantiere. Il suo utilizzo è spesso limitato ad una regolazione standard in modo che, lascando il boma nelle andature portanti, questo non si sollevi svergolando eccessivamente la randa. Ma questa è solo una delle funzioni che si possono attribuire alla manovra, che può invece avere effetti decisivi sulla regolazione della randa e quindi sulla sua efficienza.

Cosa è il vang

Conosciuto anche come boom vang o kicking strap, il vang è un paranco che ha fatto la sua comparsa negli anni ‘50, con la principale funzione di trattenere il boma verso il basso nelle andature portanti. Il vang ha due punti fissi: il primo all’albero, poco sopra la sua mastra, il secondo sotto al boma, ad una distanza tale per cui la sua inclinazione realizzi un angolo di circa 45 gradi con l’albero. I più semplici, quelli montati sulle derive o su piccoli cabinati, sono costituiti da una cima demoltiplicata con un rapporto 4 a 1 o 8 a 1 a seconda delle dimensioni. Su barche più grandi e più moderne, si sono diffusi i vang rigidi, costituiti da due tubi telescopici all’interno dei quali è installata una molla che tiene il sistema in estensione. In questo caso, il vang ha anche la funzione di sostenere il boma in assenza della randa senza dovere ricorrere all’amantiglio. Infine, più di recente, sono stati introdotti i vang idraulici, sempre costituiti da due tubi telescopici, destinati a imbarcazioni di grandi dimensioni.

Non è solo una ritenuta. Ecco come si usa

Quando il vang è messo in forza, la sua azione agisce sulla balumina della randa, smagrendola attraverso la riduzione dello svergolamento. Viceversa, lascando il vang, la balumina si allenta e la svergolatura aumenta. Già da questa semplice osservazione, si evince come l’uso del vang intervenga sulla forma della randa in modo determinante appena si abbandoni l’andatura di bolina poggiando verso andature più larghe. Quando si naviga di bolina infatti, è soprattutto la scotta a lavorare sulla tensione della balumina, trattenendo verso il basso il boma. La scotta della randa infatti, non lavora tanto sullo spostamento laterale del boma, quindi sull’incidenza della vela rispetto alla direzione del vento, quanto sulla sua posizione verticale. Lo scostamento laterale del boma è realizzato soprattutto dal carrello del trasto della scotta di randa.

Quando iniziamo a poggiare, soprattutto dal traverso in poi, la tensione della scotta della randa è sempre più lasca, con il conseguente sollevamento del boma e aumento della svergolatura. È qui che entra in gioco, in modo più determinante di qualsiasi altra manovra, il vang.

Cazzandolo, impediamo al vang di sollevarsi e possiamo dare alla balumina la giusta tensione e quindi la corretta svergolatura alla randa, diminuendola o aumentandola a seconda delle condizioni di vento e mare. Cosa molto importante: il vang lavora in modo identico a prescindere dall’angolo che il boma realizza con l’asse longitudinale della barca. Controlla quindi l’altezza del boma senza impedirne in alcun modo l’orientamento sul piano orizzontale a carico della scotta di randa o del carrello del trasto. A grandi spanne possiamo dire che a parità di andatura, dalla bolina larga al traverso, più la balumina è tesa, e quindi minore è lo svergolamento, più potenza avremo sulla randa, con barca generalmente più orziera e più sbandata. Viceversa, con balumina più aperta e vela più svergolata si avrà una barca meno orziera e meno sbandata.

Vang e flessione dell’albero

Mettendolo in forza, il vang agisce in due direzioni. La prima e principale, è quella esercitata verso il basso; la seconda, è un’azione di compressione del boma sull’albero, con il risultato, più o meno evidente a seconda della flessibilità dell’armo, di incurvarlo verso poppa. Sottolineiamo che non si tratta di una inclinazione verso poppa. In questo caso si otterrebbe solo un arretramento del centro velico e non una modificazione della forma della randa.

Con la sua flessione invece, la parte centrale della vela si appiattisce e il grasso si riduce spostandosi verso poppa con un conseguente smagrimento della vela.

È vero che la flessione dell’albero la si che si ottiene molto più efficacemente attraverso la tensione del paterazzo, e a patto che l’armo sia frazionato e non in testa d’albero, ma è pur vero che anche in questo ambito il vang ha un suo ruolo, e l’azione combinata delle due manovre permette di ottenere il massimo dell’efficacia.

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