Esperienze di bordo – Grazie barca!

Nautica Editrice
Scritto da Nautica Editrice

Siamo ad agosto e come ogni anno, da oltre 15, vado in Sardegna con Monica e nostro figlio Antonio.

Lui ci precede in traghetto. Io e Monica invece sul nostro fisherman AL30 di 8,40 metri attraversiamo il Tirreno da Roma a Porto Rotondo e viceversa impiegando in genere 4-5 ore.
Come di consueto seguo le previsioni meteo per almeno 7-10 giorni prima di ogni partenza, per vedere se si annunciano perturbazioni e la loro eventuale evoluzione, al fine di scegliere la migliore soluzione che, quasi sempre, converge sull’attraversamento diretto.

Quest’anno, forse per l’età che fa diventare sempre più responsabili, forse per pigrizia o forse più semplicemente perché il meteo non è mai stato stabile, ho avuto più di un dubbio sulla rotta diretta pensando maggiormente a una mini crociera tra l’Arcipelago Toscano e la Corsica per poi giungere a casa (in Sardegna) passando davanti alle Bocche.
Avendo deciso il trasferimento in Sardegna per sabato 6 agosto, ho osservato l’evoluzione del meteo nella prima settimana di agosto che dava una perturbazione nascente a ovest, a sud della Francia, che si spostava verso est interessando giovedì il Mar di Corsica e di Sardegna e il venerdì sera le Bocche di Bonifacio, agitando il Tirreno settentrionale e centrale con un forte maestrale.

Questa previsione riguardava il periodo dal lunedì 1 agosto sino alle ore 6:00 di venerdì 5 agosto, giorno in cui abbiamo quindi deciso di partire per anticipare la perturbazione andando dritti da Roma in Sardegna senza passare per l’Arcipelago Toscano, ritenendo così di evitare la perturbazione. In caso contrario avremmo dovuto aspettare la settimana successiva e perdere diversi giorni di vacanza.

Decidiamo quindi di partire alle 8:00 convinti che saremmo arrivati nella rada del Golfo di Marinella verso mezzogiorno.
In realtà siamo partiti verso le 9:00 uscendo da Fiumara e mettendo subito a 4.500 giri i due Suzuki del nostro AL30. Velocità di crociera circa 30 nodi – volevo in questo modo recuperare al più presto il tempo perso – arrivo in Sardegna previsto verso le 13:30 – 14:00.

Le prime 2 ore sono passate allegramente e, nonostante qualche ochetta che spruzzava qua e là, nulla lasciava presagire che la perturbazione avesse accelerato, e di molto, le sua espansione verso di noi.

Ricordo bene di aver guardato il plotter per valutare la posizione e avevo visto che avevamo percorso poco più di 50 miglia e che ne mancavano circa 75.
Non c’è voluto molto che le ochette sparissero per farsi sostituire dalle prime onde con schiuma consistente sulla cresta.

Noto subito che la velocità diminuisce e la costanza del mantenimento della rotta diventa più difficile.
Comprendiamo che il meteo questa volta non è stato preciso e che la perturbazione è in netto anticipo.

L’avanzamento di “Oblock III” diventa più complicato perché sta crescendo l’onda che ci viene incontro dritta di prua.
Le previsioni davano nel range d’orario interessato dalla traversata un’altezza d’onda minore di 50 centimetri. Ma quelle onde in poco tempo hanno superato il metro di altezza.
“Oblock III” inizia a volare da un’onda all’altra sbattendo fragorosamente, e con mia preoccupazione, sull’acqua.

Devo ridurre l’andatura sempre di più, mano a mano che l’onda cresce. Le onde che all’inizio erano di prua, adesso si spostano verso sinistra e si scontrano con altre che vengono da dritta forse derivanti dall’effetto Bocche.
Il plotter segnala che mancano ancora 60 miglia. Sono tante, tantissime, soprattutto perché il meteo dava a sera onda alta 2 metri e io non ho esperienza di questo genere su barche a motore.
Io e Monica abbiamo tante e tante miglia sulle spalle in barca a vela, sicuramente più gestibile in tali frangenti non fosse altro per l’esperienza accumulata in tanti anni passati sulle nostre barche.
Siamo a metà del trasferimento e indietro non si può tornare. Quindi vado avanti sperando che comunque verso la costa sarda ci sia un po’ di tregua soprattutto perché la Maddalena può coprirci dall’effetto Bocche.

Ho ripensato alla scelta di attraversare il Tirreno, preferendolo alla mini crociera. La scelta è stata corretta perché avremmo poi dovuto attraversare le Bocche in condizioni pessime.
Ormai le onde tagliate da “Oblock III” iniziano a invadere la barca, passando sulla cabina di prua, investendo la postazione di guida riparata dal tendalino e scavalcandoci sopra il tettino.
La velocità è scesa a circa 10-12 nodi. Siamo in dislocamento, togliendo il gas quando scontriamo l’onda e poi, adagiando “Oblock III” verso il cavo dell’onda, ridando gas senza mai perdere direzionalità e con la ruota sempre padrona della situazione.
Il muro d’acqua che incontriamo è sicuramente di almeno 2 metri, valutati per il fatto che l’onda supera agevolmente il tettino della barca.
Nonostante tutto “Oblock III” avanza.

Non potendo vedere nulla davanti per il muro d’acqua che si abbatte sulla postazione di guida, Monica, sporgendosi appena, mi avverte quando arriva l’onda per consentirmi di togliere il gas. Ma è una sfida inutile perché le onde viaggiano in treno e se si riesce a evitare la prima, la barca vola sulla seconda e si abbatte violentemente nel cavo successivo.
Ma non c’è paura, né panico e alla fine ho capito il perché.
Lentamente ci avviciniamo alla Sardegna. Siamo a circa 40 miglia e sono più o meno le 14:00.
Monica è esausta, stanca e io ho i polsi a pezzi. Sono tantissimi i colpi ricevuti e le caviglie e i polsi fanno davvero male.

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All’improvviso un’onda più alta ci fa volare oltre l’immaginario e ci fa crollare sull’acqua con un fragore immenso. Monica cade e il piede in breve diventa scuro per un ematoma improvviso. Io che ero appoggiato in quel momento con i piedi sul poggiapiedi cercando di vedere quanto meglio possibile a prua, ricado con il mio peso sul poggiapiedi sradicandolo dalla paratia e mettendo a nudo i perni di ancoraggio. Scoprirò più tardi che non c’erano i bulloni sulle viti di serraggio e che il tutto si reggeva con del silicone.
Il mio stinco destro sanguina e diverse saranno le volte che si scontrerà con il poggiapiedi divelto dalla sua sede ma ancora bloccato e pendente verso il basso.
Dico a Monica di sedersi fra il camminamento e la postazione di guida proteggendosi dagli urti con i 2 giubbetti di salvataggio che ho messo sui portacanne dietro la seduta di guida, cercando di alleviare i dolori derivanti dagli urti.

Penso che la perturbazione deve ancora espandersi e che forse l’effetto massimo non sia ancora arrivato. Decido quindi di aumentare la velocità perché dobbiamo assolutamente anticiparla.
“Oblock III” si stabilizza sui 20-21 nodi affrontando le onde al mascone di dritta, uscendo di rotta verso sud quando incontriamo le onde più alte ma evitando di sbattere poi.
Sono le 15:00 e mancano ancora 20 miglia. Il mare sembra essersi stabilizzato. Penso che la Maddalena ci stia dando una mano coprendoci dalle Bocche anche perché le onde hanno ripreso a venirci incontro da una sola direzione.
Incremento quindi ancora un po’ la velocità e all’improvviso appare Tavolara e poi mano a mano la terraferma che, seppur lontana, incoraggia e dà fiducia.

Dico a Monica di restare a terra. Le onde non sono finite e comunque riesco a gestire da solo la situazione.
Siamo ormai nelle vicinanze di Mortorio. Le onde sembrano diminuire di altezza, anche se ce ne sono alcune sempre molto alte. Ma siamo vicini a casa.
Il maestrale è teso come al solito da queste parti quando tira. I grandi yacht sono in rada protetti da Cala Volpe oppure nel fiordo di Cugnana, giù in fondo.

Sono le 16:30 ed entriamo finalmente nella nostra rada del Golfo di Marinella, stanchi e pieni di acciacchi, lividi e piccole ferite. Ma siamo a casa.
“Oblock III” trova subito il suo ormeggio presso il pontile che lo ospita d’estate da quando è nato, ossia dal 2010.

Siamo stanchissimi e non abbiamo né tempo né voglia di valutare se vi siano danni strutturali e di qualsiasi altro tipo perché gli atterraggi dopo i voli sulle onde sono stati tremendi.
Tutto viene rimandato ai giorni successivi.

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Ma lasciando “Oblock III” e camminando sulla banchina verso casa mi sono girato più volte ad ammirarlo nella sua posizione di quiete all’ormeggio, seppur sotto raffica di maestrale, e l’ho ringraziato più volte. Poter contare su una buona barca, fa la differenza quando sei in difficoltà!

Dario e Monica Ugenti

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