Nautica On Line – Il California sailing team in England

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

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Gli articoli dattiloscritti (corredati di foto, anche in bianconero) che verranno scelti per essere pubblicati, devono avere un taglio adatto alla rivista e verranno remunerati secondo le tariffe abituali di Nautica. Eventuali manoscritti non potranno esser presi in considerazione.

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Rapsodia Blu, il mare in poesia, prosa e fotografia

SARO DI LAMPEDUSA
N. 2 – Giugno 2009

Saro di Lampedusa
La rivista a fumetti interamente dedicata al mare ed alle barche

IL CALIFORNIA SAILING TEAM IN ENGLAND

Testo dell’equipaggio di GBR 50372

La storia della nostra avventura a Lowestoft inizia nel dicembre del 2000, allorquando la presidentessa dell’associazione britannica 420 ci spedisce una lettera di convocazione al campionato. Bisogna arrivare però ai primi di giugno per capire che il nostro sogno diventerà realtà. Grazie all’aiuto del sig. Bazzini, Presidente della classe, ci siamo messi in contatto con alcune persone che vi avevano partecipato gli anni precedenti, cosicché venimmo a sapere, piano piano, come poter organizzare il viaggio. Ad aiutarci è scesa in campo anche la Lega Navale di Trieste, che ci ha dato un contributo indispensabile e una carica emotiva non indifferente, e un caloroso aiuto è pervenuto dai vari sponsor privati, quali in particolare la Veleria Arcobaleno e la Quick Batten che ci hanno fornito divise, stecche e capi d’abbigliamento. Dopo mesi e mesi di preparazione, sia tecnica che organizzativa, eravamo al corrente di tutto quello che si doveva sapere su correnti, maree, venti, temperature e usi (o almeno lo speravamo).

Per farla breve diciamo subito che siamo arrivati a Lowestoft il pomeriggio del 10 agosto e dopo varie peripezie ferroviarie siamo arrivati a Norwich, capoluogo dell’East Anglia, dove, a causa di un disservizio ferroviario, abbiamo terminato la nostra corsa in taxi (udite udite pagato dalle ferrovie britanniche). L’indomani abbiamo trascorso tutto il giorno a preparare l’imbarcazione (nuova di zecca) e a risolvere i primi problemi con le stazze e subito ci siamo confrontati con il “sistema inglese”: vi mancano le vele? Non c’è problema, sicuramente almeno quattro “avversari” saranno disponibilissimi a prestarvele; avete bisogno di attrezzi, di utensili vari? Almeno otto genitori arriveranno e prontamente vi aiuteranno (sì proprio i genitori perché in Inghilterra sono loro a gestire le trasferte dei figli). Ci sono però anche dei problemi… con le cosiddette “measurament”, perché anche gli stazzatori non sono proprio come i colleghi italiani: le vele le guardano solo da lontano, la barca anche se è “sotto” di 2 chili non desta preoccupazione, ma se arriva l’importatore della Lenam a verificare (la nostra barca era un Nautivela) allora la deriva più lunga di 2 millimetri diventa uno scoglio insormontabile. Le regate vere e proprie iniziano l’indomani con un “warm up”, vento 38 nodi, escono solo 20 imbarcazioni e di queste 8 rompono l’albero, ma… non c’è problema…

Le giornate seguenti si susseguono a ritmo di tre regate al giorno e party alla sera. Due sole piccole note, la prima riguarda il Welcome Party, ossia il benvenuto agli equipaggi, ma questa volta per noi era speciale, essendo i soli italiani abbiamo avuto un trattamento particolare: siamo stati presentati al “Commodore” del circolo, il quale ha scambiato con noi i guidoni di rappresentanza e inoltre ci ha presentati al sindaco di Lowestoft un’anziana signora stile britannico con al posto della fascia tricolore di rappresentanza un lungo pendaglio d’oro massiccio al collo e una simpatica farfallina in testa; è stata una gradita conoscenza e un caloroso benvenuto inaspettato. Le successive avventure seguono nelle gelide acque stagnanti del mare del Nord, uno degli ultimi giorni, al termine di tre prove (con 30 nodi, corrente 3 nodi, onda di 1,50 metri e sabbia disciolta nell’acqua), il comitato di regata decide di fare la quarta prova. Increduli ci dirigiamo subito a chiedere informazioni e, per farla breve, il giorno dopo viene affisso il comunicato: “Si svolgeranno fino a un massimo di cinque prove al giorno”… non abbiamo parole. Le corte giornate passavano velocemente la stanchezza aumentava e la fame anche!

C’è però anche una “nota dolens” e riguarda una protesta, non che sia successo qualcosa di grave in regata, ma non essendoci tenuti discosti (vocabolo sconosciuto in Italia) per ben due volte da una barca, abbiamo commesso un errore imperdonabile!

Una curiosità tutta inglese era il campo di regata, tutto perfettamente proporzionato alla bolina perfino il traversino finale era di quasi 1 miglio.

Fra i tanti personaggi che abbiamo conosciuto vorremmo ricordare Ben(venuto) e sua moglie, il primo era il presidente del comitato di regata, nonché unico membro e guida turistica: un vero punto di riferimento per ogni problema e sempre disposto a indicarci e consigliarci, la seconda era la beach master (una sorta di capo bagnina) e presidentessa della giuria, che assieme alla figlia ci hanno sempre aiutato.

I giorni sono volati anche perché gli inglesi sono gentilissimi, abbiamo terminato la nostra avventura con una piccola vacanza di due giorni a Londra dove abbiamo visitato i monumenti più importanti e ci siamo potuti concedere una serata in un “vero” ristorante italiano.

In fondo a tutto dobbiamo dire che è un’esperienza fantastica che consiglieremo a chiunque ha voglia di regatare con un altro spirito.

Ora entrambi ci troviamo a essere aiutati da molti sponsor che ringraziamo, quali, in particolare, la palestra California di Trieste.

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