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Il lago protagonista

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

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Esperienze di bordo

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Gli articoli dattiloscritti (corredati di foto, anche in bianconero) che verranno scelti per essere pubblicati, devono avere un taglio adatto alla rivista e verranno remunerati secondo le tariffe abituali di Nautica. Eventuali manoscritti non potranno esser presi in considerazione.

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ESPERIENZE
DI BORDO c/o
Nautica Editrice
Via Tevere, 44
00198 ROMA

oppure per E-mail:
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DI BORDO

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Rapsodia Blu, il mare in poesia, prosa e fotografia

SARO DI LAMPEDUSA
N. 2 – Giugno 2009

Saro di Lampedusa
La rivista a fumetti interamente dedicata al mare ed alle barche


IL LAGO PROTAGONISTA

di Fulvio Musso

Bussa il sonno. Con gli anni questo amico dalla macabra parentela s’è fatto più puntuale, ma anche più scontroso: è capace di andarsene dopo poche ore per ricomparire brevemente di primo mattino, giusto per il caffè.

Sento il respiro regolare della mia compagna coricata nella cuccetta accanto. Lei ha il sonno facile. Gode il riposo placido della natura che, con lei, dorme tutt’intorno mentre a me viene spontaneo vegliare tantoignaro, indifeso abbandono cullandomi nel solito vortice di pensieri.

Siamo ormeggiati a una boa, nell’alto Verbano, di fronte a Cannobio che dispone di ben due porti. Ma di notte ci sentiamo più sicuri “col ponte levatoio alzato”, alla boa, appunto.

Domani ci sarà mercato in paese. Con il cambio favorevole, gli svizzeri si riversano dal vicino confine mentre, dai campeggi intorno, arrivano i tedeschi, in auto o in barca. A Cannobio, come a Intra, queste condizioni hanno pian piano trasformato gli antichi mercatini in festose fiere paesane.

Domattina, accomodato nel pozzetto, fra giornali, caffè e buona musica, recupererò tono mentre Carla si farà tutto il mercato comprando cose di poco conto e divertendosi come una bambina. Poi, con l’innocenza propria di ogni felicità, mi mostrerà i suoi piccoli acquisti magnificandomeli come degli affaroni.

Non si può essere semplici in un mondo che non lo è. Però amo la semplicità e tanto gioioso entusiasmo mi ricorda che possiamo renderci la vita piacevole soltanto se sappiamo ridurla alla massima semplicità.

I due porticcioli, domani, saranno gremiti, ma noi, per restare in tema, atterreremo con la più semplice delle manovre: lo spiaggiamento. Non richiede attrezzature nÈ strumenti, nemmeno l’abusato mezzomarinaio: specie di alabarda tanto brandeggiata dai diportisti quanto snobbata dai mercenari della nautica. È sufficiente una riva sabbiosa per non rovinare lo scafo e abbastanza ripida da poter scendere all’asciutto mantenendo la poppa in acqua alta.

Il lago Maggiore, come tutti i nostri grandi laghi, abbonda di spiaggette ripide, ma sono fatte, quasi tutte, di ghiaia grossolana.

Una mia tecnica consiste nel tenere a bordo un vecchio pneumatico, verniciato di bianco per non imbrattare lo scafo. Lungo la circonferenza esterna vi ho praticato tre fori equidistanti. Attraverso due di essi passa una cima di lunghezza prestabilita, i cui capi terminano con due gasse da infilare nelle gallocce di prua: una a dritta e una a sinistra. Al momento opportuno calo il pneumatico che, incagliandosi, finirà esattamente sotto la ruota di prora. Il terzo foro serve a mantenerlo in posizione durante il moto e a scaricare l’acqua quando lo si issa. Ovviamente si può anche saltare in acqua e posare direttamente la gomma rinunciando alla complicazione delle cime. Ma il loro scopo è proprio quello di evitare bagni inopportuni.

Ho maturato questa tecnica durante la navigazione invernale, quando i porti sono occupati in permanenza dalle barche dei residenti lasciatevi a svernare e il clima freddo impone atterraggi con i piedi ben calzati e asciutti.

Bisogna dire che sul Verbano febbraio offre solitamente un anticipo di primavera e navigare lentamente, a motore, in una limpida giornata di sole può essere bellissimo. Un’ampia finestratura o una cappottina trasparente ben chiusa procura, con l’effetto serra, un tepore tale da rendere inutile il riscaldamento di bordo. Le acque sono placide e deserte. I paesi che si affacciano sulle rive, con alberghi, chioschi e ristoranti chiusi da vecchie imposte stinte, sembrano dipinti su di un telone tanto sono inanimati nel loro letargo invernale. Le rive montuose si stagliano nitide

come quinte di questo teatro il cui palco, inondato dal chiaro sole invernale, ci vede trasformati in protagonisti di una suggestiva replica, dopo che eravamo stati solo oscure comparse nell’affollata commedia estiva.

Rientro nella rappresentazione estiva che sono le dieci antimeridiane e un leggero vento accende miriadi di lucciole tremanti sulla superficie del lago.

Dopo una colazione più appariscente che abbondante, lasciamo la boa e individuiamo una spiaggetta adatta, alla periferia sud del paese. Accosto piano con lo scafo (un otto metri) perpendicolare alla riva mentre il mio “secondo”, a prua, sta attento a eventuali ostacoli sul fondo. Posizione e tensione delle due cime avvertono che il coperto, calato poco prima, è a posto, pressato dall’acqua sotto la ruota di prora.

A venti metri dalla riva butto l’ancorotto di poppa lasciandone filare la cima e in un attimo atterriamo: il pneumatico s’incaglia e su di esso la prua con un impatto morbido e silenzioso che ci assicura che lo scafo non ha toccato.

Teso l’ancora a poppa dove ci sono circa due metri d’acqua mentre Carla ribalta la scaletta che ho incorporato nel pulpito e, grazie alla generosa delfiniera, scende senza neanche inumidirsi i piedi.

Il mercato è tutto suo. Per due ore potrà tornare ragazza.

Mi comprerà dei sandali con la fibbietta come calzavo da bambino.

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