Eolie: un groppo fa strage

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EOLIE: UN GROPPO FA STRAGE

di Germano Scargiali

Si chiamava “Il Gabbiano”, era uno yacht quasi nuovo di una quindicina di metri, che faceva noleggio fra le coste siciliane, l’Africa e la Grecia. Adesso è solo un ricordo. Ma sono ben dieci le barche, tutte appartenenti a compagnie di noleggio siciliane, che sono state irreparabilmente danneggiate nei porti Lipari e Vulcano a fine estate. È stata una burrasca, di estrema violenza, che molti non hanno esitato a definire, un pò liberamente, “tornado”, a compiere la “strage”, che ha avuto i connotati di un evento imponderabile, dalla violenza talmente inusuale da non consentire difesa. Ecco, però, come, dall’andamento dei fatti, esso può servire ad evidenziare carenze strutturali ed organizzative del comparto turistico siciliano ed eoliano in particolare, che sono, di per sé, inammissibili.

La compagnia che ha subito i maggiori danni è stata la Nixe Yachting di Palermo, la più grande del genere nell’intero meridione, seguita dalla Faremar Yachting, anch’essa di Palermo e da due ditte messinesi, Sicilia Mare ed Il Gabbiano.

Il racconto dei protagonisti della fatidica notte tra il 9 ed il 10 ottobre, per quanto banale possa sembrare il termine, può definirsi soltanto allucinante.

Le previsioni meteo

Si prevedeva burrasca quella notte alle Eolie e, poiché i bollettini avevano dato l’avviso, mentre il mare ed il cielo, già di per sé, non promettevano nulla di buono, gli yacht di passaggio erano tutti affiancati l’uno all’altro in banchina ed erano fermamente decisi a restarsene “allineati e coperti”, finché la piena del maltempo non fosse passata. La provenienza, come avviene più di frequente, era da nord- nord ovest, per cui non c’era troppo da temere, anche se era stata preannunziata fino a forza 8. Fra la protezione del porto e l’effetto ridosso, si sarebbe dovuto stare tranquilli.

Fino alla mezzanotte, gli ospiti delle imbarcazioni, quasi tutti stranieri, in prevalenza tedeschi esperti di mare, se ne stavano in cabina attorno al tavolo, a mangiare, bere, giocare a carte, ascoltando l’acqua ed il vento che sferzavano l’attrezzatura e la tuga.

L’inferno

L’inferno si scatenò poco prima dell’una. In pochi minuti, più nessuno rimase a bordo delle barche. Il violento groppo giunse, per fortuna, con un minimo di progressione. Il vento roteò più volte dalla parte meno protetta dei due porticcioli. La notte nera si squarciava solo in virtù dei violenti lampi. Il black out totale era scattato molto presto, perché il vento aveva, addirittura, divelto alcuni tralicci della luce. La parola tornado, più che tromba d’aria, torna insistente dal racconto dei protagonisti.

“Perché le previsioni non hanno parlato di una burrasca di tale violenza?”, si chiede Mario Santangelo, uno dei titolari della Nixe Yacht, un’azienda leader a livello europeo, del settore noleggio.

Come si seppe poi, la forza del vento riuscì quella notte quasi a svuotare dell’acqua l’intero alveo portuale o, almeno, a ridurne il volume drasticamente. Le barche toccarono il fondo e furono sbattute dal vento, sia lateralmente che contro la banchina.

Squarci si aprirono nel corpo di tutti gli scafi, che l’indomani, col ritorno dell’acqua, si ritrovarono al fondo. Uno, in particolare, aveva subito un triste destino: un Gib Sea, dalla struttura risaputamente solida, lungo 14 metri, per quanto incredibile possa sembrare, ne misurava poco più di 11. La coda era stata tranciata di netto, come dal colpo di un’immensa ascia.

“Siamo rimasti attoniti, con le nostre cerate che, ormai, ci proteggevano appena, ad osservare questa specie di mattanza, cui le nostre barche venivano sottoposte”, racconta Maurizio Oliva, operatore palermitano del settore noleggio: “Una furia del genere non conosce ragioni, ma se, con le stesse condizioni, ci fossimo trovati all’ormeggio in porti veri e propri, i danni sarebbero risultati di gran lunga inferiori”.

Ci si chiederà perché non tutti gli yacht si trovassero riuniti nel porto rifugio del Pignataro di Lipari, risaputamente l’unico dotato di una certa affidabilità nell’intero arcipelago eoliano. Ebbene, altro particolare increscioso della storia, alcune barche erano state “cacciate” dai locali, perché le eccessive presenze nel porticciolo, nell’imminenza del maltempo, venivano considerate possibile fonte di ulteriori fastidi, se non proprio di pericolo, per l’integrità dei pescherecci e delle altre barche “stanziali”.

Assistenza zero

Se è vero che le barche verranno ripagate dalle assicurazioni, se la Nixe e la Faremar potranno sopravvivere, pur se i danni complessivi supereranno i rimborsi assicurativi, varie considerazioni, purtroppo negative, emergono sull’accaduto.

“Nessuna forma di assistenza”, osserva con polemica Santangelo, “si è messa in moto, per assistere i turisti stranieri che, sbandati ed impauriti, si trovavano lontani da casa, infreddoliti dalla tempesta ed avendo perduto a mare alcuni effetti personali”.

Il motivo della mancata assistenza è facilmente individuabile: non esiste un servizio preposto ad occuparsi delle difficoltà concrete dei turisti in visita dalle nostre parti e questo, ovviamente, è un assurdo, per un paese che è fra i leader mondiali della ricettività turistica, nel quale si senta ripetere, fino alla noia, che, specie nel sud, sia questa la prima industria da coltivare.

L’unica assistenza l’hanno fornita gli stessi operatori palermitani, cioè i responsabili delle due ditte di noleggi.

Mario Santangelo, in particolare, appena saputo dell’accaduto, si è precipitato con alcuni collaboratori alle Eolie, così come hanno fatto altri suoi colleghi. I noleggiatori dotati di maggiore professionalità, insomma, hanno provveduto ad offrire quell’assistenza che hanno potuto improvvisare, trovando subito alloggio in albergo agli equipaggi. Li hanno, poi, seguiti materialmente e moralmente, provvedendo o alla buona prosecuzione della vacanza o al rientro in patria dei vari ospiti.

“È impossibile”, conclude Maurizio Oliva della Fare Mar, “che, neppure fra gli enti esistenti, compresi la Croce Rossa e le varie forze di polizia, non ce ne sia neppure uno che si allerti in casi del genere. Ci si chiedeva, quella notte, se ci trovassimo in un paese civilmente organizzato o in terra di nessuno”.

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