Avaria in Egeo

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AVARIA IN EGEO

di Andrea Andreotti

Pserimos. Domenica pomeriggio.

Il “Kerillos” dondola pigramente all’ancora nella piccola e splendida baia di Pserimos, una minuscola isola del Dodecaneso a Nord di Kos.

L’equipaggio si gode il consueto bagno meridiano mentre il forzato di turno si affatica ai fornelli nel vano tentativo di inventare una ricetta di pastasciutta mai provata.

Le solite cose. Il pranzo sotto il tendalino, la siesta, il piacevole torpore del bianco frizzante appena bevuto… la vita.

Viene così l’ora di partire. Kalimos, la prossima isola ci aspetta per la notte. Giro la chiave nello starter, ma mi rispondono solo due smorzati colpi di tosse. Riprovo, nulla. Con più delicatezza ed attenzione provo una terza volta, ma il risultato è lo stesso: il motore non parte!

È il panico! Le signore interrompono preoccupate i loro bagni di sole, la “ciurma” maschile fissa perplessa il povero skipper ed il povero skipper si arrabatta a cercare una soluzione.

Le batterie? Un rapido controllo esclude questa ipotesi. Le batterie sono a posto. Non potrebbe essere altrimenti essendo il “Kerillos” fornito di più batterie di tutta la flotta greca messa insieme! Cosa allora? Il motorino?

Il caso vuole che in quel momento di fianco al “Kerillos” stia passando un gommone della Guardia Costiera greca. Facciamo loro presente il nostro problema e la risposta arriva rapidissima. Dopo nemmeno dieci minuti siamo affiancati da un barchino a motore il cui conduttore sale agile a bordo. Si presenta come un tecnico e seguendo le nostre indicazioni controlla luci, batterie, accensione, motore e quant’altro ed alla fine sentenzia: “È il motorino d’avviamento, ma io non lo so aggiustare”.

Bello! Però almeno abbiamo la diagnosi. La speranza prima riaccesasi torna di colpo a morire. Ed ora cosa facciamo?

“Potete farvi rimorchiare fino a Kalimos, l’altra isola, dove c’è un’officina. Domattina parte una nave passeggeri che vi può rimorchiare”.

A queste parole del nostro tecnico precipitiamo tutti nella disperazione più nera. Il glorioso “Kerillos”, il temibile veliero, corsaro dell’Egeo che entra ignominiosamente in porto al rimorchio di una misera nave passeggeri! Che vergogna! Non è possibile che il destino sia così cinico e baro!

“A terra c’è il capitano Iannis – continua l’amico – ve lo posso presentare, così vi accordate per domani”.

Sebbene indecisi, Franco ed io accettiamo di seguire il nostro uomo sul suo barchino ed andiamo a terra.

Il capitano Iannis, tipico greco di notevole mole, se ne sta all’ombra di una pergola a gustare il suo Ouzo con gli amici del bar. Accetta volentieri di rimorchiarci a Kalimnos.

“Domattina alle sette”

“D’accordo. Cosa ci costerebbe?”

“Fifty thousand dracmas”

Cinquantamila dracme! Trecentocinquantamila lire! Accidenti! Siamo piuttosto perplessi. Anzi, siamo MOLTO perplessi e commentiamo la cosa fra di noi. L’idea è quella di provare a smontare noi il motorino d’avviamento, ma non siamo ben sicuri della riuscita della cosa e soprattutto di riuscire poi a rimontarlo!

“Forty thousand” Quarantamila, interviene Iannis che vedendoci parlottare deve aver avuto paura di perdere l’affare.

Afferriamo subito il concetto.

“Senti, – mi dice Franco – continuiamo a parlare ancora per un pò e vedrai che scende a trentamila”.

Il capitano sembra però irremovibile sulla sua ultima cifra. Siamo indecisi. Ciò che tuttavia più ci frena non sono le dracme quanto l’idea del rimorchio. Il “Kerillos” così bello e slanciato con i suoi due alberi! Non è possibile.

“Senta, le facciamo sapere in serata. Vorremmo provare ancora a sistemare l’avaria. Lei è sempre qui?”

“Basta avvisare il barista”

“Grazie. Molto gentile.”

Mentre così parliamo si avvicina il nostro “meccanico” che era rimasto un pò in disparte.

“C’è qui mio nipote – dice – chiede di poter vedere il guasto. Forse può fare qualcosa”.

A questo punto tanto vale provare. L’unica perplessità è che non comincino a voler “provare” tutti i residenti del paesino o perlomeno i presenti al bar. Un altro tentativo comunque non si può rifiutare.

Si torna in barca. I due si mettono subito al lavoro fra gli sguardi apprensivi della ciurma ed i miei in particolare. Mentre il motorino viene smontato bullone per bullone mi chiedo in silenzio se poi saranno almeno in grado di rimontarlo “com’era prima”. Di più non mi aspetto.

La cosa va per le lunghe. Quando ormai comincio a disperare ed a rimpiangere di aver accettato la loro offerta, mi sento dire: “Provi ad accendere”. Il motorino non è ancora nella sua sede, ma è stato provvisoriamente collegato ai fili elettrici.

Giro la chiavetta ed il motorino parte in maniera splendida. Sembra impossibile!

Ritolgo la corrente ed il motorino viene rapidamente sistemato al suo posto. Nuova prova ed il motore si avvia riempiendo di gioia i nostri cuori in ansia. Si prova ancora ed il motore riparte al primo tocco. È davvero sistemato! Ancora non ci credo.

Zio e nipote, ancora unti ed accaldati accettano di buon grado, assieme ai nostri sentiti ringraziamenti, due birre spumeggianti. Sono soddisfatti anche loro.

Finiti i festeggiamenti chiediamo il loro compenso.

“Come piace a voi. Per noi va bene”. Davvero signori!

Piccolo sondaggio fra la ciurma e le dracme non sono mai abbastanza per un tale lavoro. Raggiunto un tot, nettamente inferiore a quello richiesto dal capitano Iannis, congediamo i due amici, perché tali ormai sono diventati. Essi sembrano apprezzare molto la nostra valutazione del loro lavoro e scesi sulla loro barca fanno un giro di saluto alla nostra sbracciandosi felici.

Anche noi lo siamo.

Nel frattempo è scesa la sera. Non è più il caso di partire. Restiamo all’ancora e ci godiamo una splendida notte egea in quella baia che per noi resterà indimenticabile.

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