Raid della Sicilia

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

RAID DELLA SICILIA

di Alberto Galletta e Carlo Parisio

La “pazza idea” della circumnavigazione della Sicilia con un mini gommone di soli 3 metri ci venne in mente quattro anni fa, quando al tempo ero proprietario di un Chris Craft Catalina, cabinato a motore di 8 metri che avrebbe senz’altro consentito di compiere in piena sicurezza e comodità il tanto atteso viaggio.

Purtroppo però, per un motivo o per un altro (vedi barca in avaria), le stagioni volavano, ed il nostro sogno svaniva nel nulla, fino a quando, un anno fà, dopo aver venduto con mio grande rammarico la barca, amareggiato e deluso, ma entusiasmato da una irrefrenabile passione, decisi di acquistare un gommone Quicksilver 300 a carena pneumatica ed un motore Mariner da 15 Hp. Finalmente, i sogni che da anni virtualmente avevano consentito di compiere più volte il sudato “periplo”, cominciavano a materializzarsi. Nel giro di pochi mesi tutto fu pronto: dal carteggio alle tappe previste, dai rifornimenti all’attrezzatura da campeggio.

Giunta la nuova estate, e dopo aver ascoltato le previsioni meteo- marine fissammo la partenza il giorno 10 luglio 1997 da Marmora, paesino costiero situato a circa 20 km da Milazzo. Il “raid” era articolato nel seguente modo: vista la piccolezza del nostro battello, per mancanza di comodità e di spazio dovevamo coprire in cinque giorni un perimetro di 600 miglia marine, ed affrontare tre diversi mari (mar Tirreno, Canale di Sicilia e mar Ionio) calmi ed impetuosi al tempo stesso.

Arrivò l’attesissima alba, l’emozione e la voglia di fare erano al massimo. Così, varato il nostro tender, cominciò la “grande avventura”. Il mare era splendido e lucente, come se volesse augurarci “buon viaggio”, ed una fresca brezza marina accompagnò la nostra scia fino al porto di Termini Imerese, ove effettuammo il primo rifornimento di carburante. Allontanandoci da Termini, dopo una breve sosta a Mondello, arrivammo in tarda serata a Carini, località nota per l’Isola delle Femmine, ambita meta di sub e oggetto di numerosi documentari marini. Passammo la notte accampati in tenda in preda ad ansie e ad un susseguirsi di emozioni che incorniciarono anche il giorno successivo. Salpammo di buon mattino, e dopo otto ore di navigazione, qualche capriccio da parte del mare, ed una mini escursione a Castellammare del Golfo, piccolo sobborgo di pescatori, sito nel medesimo Golfo, giungemmo alla destinazione prefissata: Lo Stagnone a sud di Trapani. Il giorno volgeva al termine, mentre la natura ed il buon Dio ci gratificarono con un suggestivo tramonto che abbracciava l’arcipelago delle Egadi inebriate da un forte vento locale e da una squisita ghiotta di tonno gustata in un ristorantino situato in prossimità della nostra tenda (Igloo Ferrino a tre posti), e gestito da una simpatica famigliuola che ringraziamo ancora per la calda accoglienza. Un gallo fece “CHI CHI RI CHI”, il mare ci chiamava, ed una nuova giornata doveva trascorrere. Lasciata la Sicilia settentrionale e le sue magnifiche coste frastagliate, affrontammo il Canale di Sicilia navigando in condizioni estreme con mare forza cinque, vento proveniente da NW e raffiche che sfioravano punte di 25 nodi fino all’ambita meta: Siculiana Marina (12 miglia marine da Porto Empedocle) che lasciammo al nascere del nuovo sole. Passammo le molte ore successive del giorno in gommone, allontanandoci dalle lunghe spiagge quasi desertiche che ci avevano tenuto compagnia da Selinunte a Capo Passero indicandoci le rotte da seguire come una lunga strada dorata, per giungere finalmente nello Ionio a Siracusa, il cui porto ospitò le nostre stanche membra per una notte. Cominciò quindi la navigazione verso Marmora, emozionante forse più della partenza, ma tanto faticosa al punto di obbligarci, visto il moto ondoso e dopo aver salutato l’Etna, a fare una breve sosta in prossimità di Taormina, mangiare un boccone (la pasta al forno era buonissima) e recuperare le forze necessarie che avrebbero consentito il nostro ritorno a casa.

Coperte le ultime 60 miglia marine sbarcammo alle 17:30 di quello stesso giorno, soddisfatti e felici con la ferma intenzione di continuare a solcare le onde all’insegna della vita e dell’amicizia, nel rispetto delle forze della natura e del nostro fratello MARE.

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