Il silenzio di Capo Caccia

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

IL SILENZIO DI CAPO CACCIA

Gaetano M.

Non riuscivo a dormire. Mi alzai con il solo desiderio di muovermi, quasi di fuggire.

Una brezza più decisa scompigliò i miei capelli nel scendere le scale in pietra e mi costrinse a respirare profondamente il Mare, e pensai al mare e alla mia barca, al mare, e nuovamente e intensamente a Lei.

Lei mi ricorda in questa confusa ebbrezza la gioia, i profumi e i turbamenti della mia Alghero. Quel cielo a chiazze di profondo azzurro e nubi gonfie come esagerate vele sospinte dal vigoroso e inquietante vento di maestrale. Vigneti, oleandri, tamerici e ulivi verdi, e in lontananza… il silenzio di Capo Caccia.

Un gigantesco bambino che supino dorme, immobile e incurante, cullato da tramonti impossibili da narrare… e prima il mare, e dopo il mare.

Mai lo stesso. Verde, azzurro, grigio, arcobaleno. Per attimi statico, poi appena inquieto, ora fragoroso, talvolta irriconoscibile.

Il mare, sempre il mare e come il mare il suo odore intenso, fatto di sconvolgenti umori di ricci e di alghe.

Lei, libera e solare come una farfalla che assapora con dolci fremiti gli attivi veloci del suo breve tempo. Dai capelli spigati e sciolti. Dal tenerissimo e mobile corpo. Dalle dolcissime e vellutate concavità. Spontaneamente ricca di desideri e di umori. Non poteva capire l’egoismo di chi non ha più le stesse primordiali ragioni di vita. Di chi, forse, non ha più il coraggio o l’idea del vivere in armonia, e fuggire l’insidia del futile competere quotidiano.

Con la sua gioiosa e coinvolgente curiosità delle cose e dell’esistere, i giorni assieme si erano consumati in un interminabile attimo.

Aveva lacerato inconsapevolmente gli argini di un misurato lago facendolo scorrere con irruenza e libertà.

Adesso vicina nel ricordo da poterne ancora suggere il profumo dell’anima attraverso i suoi teneri e trasparenti occhi.

Ma per quanto nei momentanei sprazzi di lucidità, tale fredda e serena analisi poteva chiarire il mistero di tutto quel tormento, una opacizzata disperazione annichiliva sempre di più l’equilibrio di un pacato pensare.

Non era affatto semplice conciliare stati d’animo, filosofie ed equilibri della ragione con i naturali desideri ed essenziali impulsi della vita.

Era stato comunque un modo esageratamente sublime per mutare una rotta che appariva sempre di più tracciata e voluta da altri.

Impossibile, dopo, far finta di nulla.

“Il buio cela incredibilmente tutto e spesso soltanto il languore della luna, che semi vestita dalle prime brume autunnali produce figure riflesse e rari mutevoli scenari, accompagnato dallo sciabordio continuo delle onde, rappresenta la realtà pacata e magica della mia Città; o semplicemente l’immagine a me più cara”.

Mi dissi.

Cercando di rassettarmi l’anima. Mentre, nella memoria, il rombo di un grosso e sperduto aereo era struggente come una pallidissima vita che finisce.

Più mi accostavo alla banchina galleggiante e più avvertivo dei brividi causati dalla brezza ora più umida ed intensa.

La banchina ondeggiava ma non ci feci caso più di tanto e giunto di fronte alla mia barca tirai una delle due cime d’ormeggio verso di me, con fatica, e poi con un balzo mi trovai sui legni bagnati e scivolosi della plancetta di poppa.

Il tintinnio in crescendo delle sartie contro gli alberi metallici somigliava al frastuono dei campanacci di un armento in fuga.

Aprii il portello della cabina. Sospinsi il tambuccio e una volta dentro ruotai la chiave che collega l’impianto di bordo e il motore alle batterie.

Accesi una luce e accarezzai con lo sguardo il calore del mogano e di tutte le mie cose, tante e apparentemente in disordine.

Estrassi dal piccolo armadio la cerata verde e la indossai.

Il motore acceso faceva lievemente vibrare tutto lo scafo.

Liberai la barca dalle due cime di poppa, che cercai invano di lanciare sopra la banchina e poi da quella di prua, che tenni in mano per tirare la barca in avanti e che infine lasciai scivolare nell’acqua scura e oleosa del porto.

Come superai gli ultimi scogli frangiflutti avvertii i primi segnali di un mare di fine estate che muta improvvisamente, tanto da costringermi ad aumentare i giri del motore per superare un robusto frangente che, scuotendo sensibilmente la barca, accese in me un senso di spavalda sfida.

Ricordai che tante volte, nei momenti di angoscia e consapevolezza, avevo pensato di andare per mare, nella burrasca, e lasciare fare al mare.

Accettare con dignità e coraggio, senza rassegnazione ma misurandomi, tutta la sua immensa e prepotente saggezza.

Quando la barca cominciò a procedere diritta, lasciai il timone e scesi frettolosamente in cabina.

Riempii di cognac il boccale d’acciaio con l’incisione di un veliero. Accesi la radio e ruotai la manopola del volume al massimo e corsi in coperta giusto in tempo per virare verso il fascino di un fragore che percepivo in lontananza.

Mentre sorseggiavo avidamente il cognac venni avvolto dalle note coinvolgenti di un preludio, di cui non percepii il nome dell’autore, che accompagnavano il mare, sempre più in sintonia con il suo rumore e con l’enfasi del cognac che bruciava sempre più nella mia gola e nelle vene tanto da condurmi in un’estasi incosciente e indescrivibile.

Più volgevo verso Punta Giglio e più aumentava il fragore e l’entusiasmo del cuore.

Dopo aver oltrepassato la baia di Porto Conte, mi trovai a ridosso dell’immenso capo del piccolo gigante silenzioso che eternamente dorme. Tolsi la marcia, finii il cognac e sorrisi felice come un ebete dondolando all’unisono, e sempre di più, con la mia barca.

Un fragore così grande e indescrivibile, oramai così vicino, non l’avevo mai udito. Innestai nuovamente la marcia e impavidamente andai avanti…. verso il mio grande mare!

Non appena superai Capo Caccia, io e la mia barca fummo repentinamente ghermiti da una esagerata onda di risacca, come da una ciclopica mano con una moltitudine di dita adunche e schiumose e trascinati in un vortice sempre più terribile e confuso.

“Un ca..! Ma questo non è più il mio mare!” – riuscii stentatamente ad urlare. “Questo è soltanto un miscuglio di acqua impazzita! Frantumata in mille schegge fredde e pungenti, senza confini, senza dimensioni, senza ordine alcuno”.

Con la barca andavo ora su, poi giù di prua, al traverso, ondeggiando e ruotando con la prua e la poppa sconquassata e lo stridere dello strallo, delle sartie, l’ondeggiare pauroso della randa e rumori e scrosci e confusione di cose, di cime, di scotte attorcigliate ovunque, di draglie e patarazzi scricchiolanti e acqua salata dappertutto, dentro tutto lo scafo, dentro i vestiti, le scarpe, dentro me fin nell’anima. E il vento continuo, rabbioso, ossessivo, eterno.

Sembrava di essere ad una stazione dove le onde come enormi treni fatti di masse d’acqua effervescente si incrociavano incessantemente senza dare precedenze, frangendo rovinosamente l’una con le altre in un’ebbrezza indicibile di spuma e di fragore.

La barca era al centro di quell’infernale incrocio senza fine e, per quanto ridotta a leggero fuscello dalla spinta delle acque e del vento che soffiando urlava come se lo pestassero ovunque con smisurate e pesantissime mazze, restava nello stesso ed enorme baratro sempre più ebbro, senza possibilità alcuna di volar via. Sovrastata dall’incombente e cupa ombra del gigantesco e silenzioso bambino addormentato.

L’ebbrezza che invere era in me era stata risucchiata da un indescrivile panico che mi immobilizzò avvinto al timone come un supporto fisso della barca, mentre un tremore diffuso e continui conati emotivi presagivano una fine imminente, irragionevole, assurda, da annegato.

“Impareggiabile presuntuoso! Che in taluni momenti aveva creduto di essere un Dio! Padrone di decidere con leggerezza in tutto. Anche della vita! Uno sciagurato… tra pochi attimi miseramente affogato in un ineluttabile gorgo”.

Balbettavo ormai confuso, con gli occhi chiusi dalle sferzate del vento e fradici d’acque, in un crescendo di rabbia.

Tanta sincera e disperata rabbia che riuscii a scuotermi da quel terrore che annichilisce e tutto infine disperde e con decisione e una sconosciuta forza smossi il timone riuscendo ad orzare e cavalcare la cresta di un’onda immane che dopo interminabili attimi adagiò la barca all’interno della riparata baia di Porto Conte.

Dove ritrovai incredibilmente in un attimo il mio mare, che prese a cullarci, come le note “dei preludi” che ora potevo risentire nitidamente, mentre l’inferno d’acque e vento si allontanava sempre di più.

“Eravamo al sicuro” pensai.

Cominciavo a dimenticare volutamente il terrore, che non può essere tramutato in parole e che doveva essere assolutamente rimosso.

Tutto il recente passato appariva come un racconto e fui pervaso da una calda gioia dal sapore di pianto e sale mentre una stanchezza enorme mi fece vacillare verso la cabina che somigliava ad un cassonetto d’immondizia capovolto in un limaccioso acquitrino.

Chiusi gli occhi e per lunghi attimi riposai e poi, ridossandomi al massimo, mi diressi lentamente verso il riparato porto.

Nel letto, a casa, dormii profondamente e a lungo, senza sognare.

Il pomeriggio del giorno dopo, all’esterno del raccolto bar della muraglia, sui Bastioni Cristoforo Colombo, mentre sorseggiavo un caldo caffé nero, scrutavo il mare osservando alcuni gabbiani che precipitavano sull’acqua fino a posarsi e lasciarsi dondolare dalle piccole onde; e, in lontananza, il piccolo silenzioso gigante addormentato, sempre più immobile.

“Quanti segreti celava! Che non avrebbe mai rivelato a nessuno!” pensai. Pervaso da una grande sensazione di complicità.

Dei bambini su piccole bici, come su focosi puledri, volteggiavano tintinnanti nell’attiguo vicolo. Risposi più volte con un sorriso ad alcuni amici che passeggiavano con indolenza.

Mi sentivo nuovamente bene… come quando stavo con Lei.

Decisi di stare così, riparato dal morbido giubbotto blu, a respirare il mare e attendere serenamente il tramonto.

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.