Traversate bionde: cuori infranti e cavalli vendicatori

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TRAVERSATE BIONDE: CUORI INFRANTI E CAVALLI VENDICATORI

di Roberto Pezzuto

“Troppo bionda per lasciar perdere, vero?”. “Nisba”, motoscafissimo in giovanile esubero di cavalli, assentiva e sembrava riconoscere Daniela riservandole il massimo lustro e l’abbraccio sornione della complice cuscineria di poppa… Convalescente dalla rottura di una zampa – piede poppiero sinistro – dovuta ad un gran salto con angolo eccessivo di trim, era lì, pronta alla pugna, fresca di varo. La mia splendida amica, nonostante lo scoppiettante avvio di stagione, stufa del Basso Adriatico aveva optato per vacanze in Costa Smeralda rovinando i miei “piani”: la Grecia? Già vista… Figuriamoci proporle Gargano o Salento in barca! Ferocemente invaghito della maliarda giallo-crinita avevo già deciso: camionaggio Bari-Riva di Traiano, comodo… mutuo benzina, traversata ed ormeggio a Poltu Quatu dove avrei giocato al meglio ogni carta a mia disposizione.

Certo, non è il massimo della tranquillità affrontare il Tirreno con uno scafo concepito per incursioni sotto costa, ma guai a dirlo a “Nisba” che per l’occasione accolse nella sua capace cuccettona Nicola e Gek, compari di mille scorrerie fra mare e cielo, essendo il paracadutismo l’altra insana passione dei facinorosi.

Entrambi “caduti fidanzati” ma pronti a seguirmi nello scapestrato progetto e soprattutto determinati ad assistermi nell’assalto alla Daniela, nel frattempo piombata a Baia Sardinia in compagnia di 3 amiche 3, istruttrici ISEF, “… costrette alla spiaggia” così come mi disse, fra il civettuolo ed il suadente, al telefono.

Non aspettavo, anzi, aspettavamo altro. Bollettini? Carta del tempo? Riduttivo. Con una cambusa ad alto gradiente alcolico ed un inquietante armamentario di taniche degno della miglior tradizione contrabbandiera adriatica, ci mollammo da Riva di Traiano di buon’ora ed in poco più di 4 ore, comprensive di rifornimento volante, avvistammo Capo Ferro in spregio alle più elementari norme di sicurezza sugli scafi a benzina e sulla navigazione in genere…

L’impatto con le signorine fu spettacolare: quattro sirene biscottate dal sole, lì, tutte per noi all’ormeggio mentre mi sembrava di vedere “Nisba” agitare i flaps in segno di giubilo.

Fin qui il bello. Poi i primi presagi della disfatta: Nicola e Gek, che avevano meticolosamente mentito alle rispettive donne su modalità e luoghi della missione, furono beccati dalle stesse a causa di una improvvida gracchiata del Vhf durante una telefonata (… “Olbia Radio per Marina dell’Orso, cambio!”) e costretti al rientro in aereo.

Rimasi perciò solo con le monumentali pupe, e “Nisba” mi fu fida alleata coccolando tanto “ben di dio” con rassicurante ronzio dei molti (troppi) cavalli che puntualmente metteva a disposizione delle mie intemperanze. Dopo una giornata idilliaca passata navigando come un autentico gentleman nell’incontaminato mare sardo, la Circe si presenta l’indomani in banchina con “un amico”, palestrato Big Jim conosciuto (leggi rimorchiato) nei giorni precedenti, pronti alla nuova uscita. L’ospitalità del buon comandante almeno all’imbarco. Poi il diluvio. Di nodi. Diedi fondo al mio cospicuo repertorio velocistico d’altura nel tentativo di scoraggiare le iniziative del mio rivale sulle vaste curve dell’amata. Virata dopo virata e dopo qualche sapiente “g” di troppo, che ti fa il Big Jim? Scoppia in un poco maschio pianto dirotto… Uscita finita, finito “l’amore”, finita la vacanza con un mirabile spreco di energie e quattrini.

Solo, il cuore in sentina, con “Nisba” da riportare a Bari da una Sardegna con il suo Maestrale di fine agosto. Bollettini micidiali, un tentativo di traversata abortito con l’acqua alle ginocchia in pozzetto e poi… la folle idea: … di notte s’appiatta! L’incoscienza ed il sottile nichilismo dei delusi nei sentimenti fecero il resto, ed alle tre del mattino (mentre lei chissà cosa faceva!), con la sola compagnia delle taniche, presi il mare. Nettuno fece il miracolo e mi regalò una dolce nottata senza luna, di quelle in cui il Creato ti parla con le stelle. Ne vidi tante, soprattutto cadenti, ed esaurii in breve il campionario dei desideri! “Nisba” lenì il mio scoramento, e la tensione per la traversata al buio, un altro autentico oltraggio, si stemperò riconciliandomi con tutto e tutti. L’alba, l’atterraggio, l’alaggio ed il rientro al seguito del camion con lei sopra, la mia “vera” lei che non mi aveva tradito in quella avventura e nemmeno in quelle, tante, che seguirono. Anche lì, lontana dal mare, mi additava nuovi orizzonti con la sua impertinente àncora inox brillante al sole di fine estate.

Da allora, solo more, rosse o castane. Daniela si è tinta i capelli.

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