Gibilterra facile

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

GIBILTERRA FACILE

di Bruno Roversi

Raggiungere Gibilterra, mettere la prua nell’Atlantico, non è difficile; non occorre “mollare tutto” o prendersi una lunga aspettativa. Bastano i normali periodi di vacanza.

Qualche anno fa, l’ho fatto con una piccola barca, l’indimenticabile Alpa 21, 6 metri e 30. Era scomoda ma i vantaggi della barca piccola sono grandi: maneggevole in solitario, economica. I costi dei porti sono ridotti. Ma, debitamente attrezzata, qualsiasi barca a vela può essere portata anche in solitario o, meglio ancora, in due persone.

Siamo abituati a veleggiare nei nostri mari; quando abbiamo tempo ci spingiamo fino alle isole del Tirreno se abbiamo la barca sulla costa ovest della penisola, in Croazia o fino in Grecia se abbiamo la barca in Adriatico. Ma nel periodo di ferie dobbiamo sempre tenere conto del tempo di trasferimento della barca dal nostro porto ai luoghi dove vogliamo navigare, ma anche conoscere. Il rientro poi può essere pesante, per gli obblighi di lavoro. E’ bello, nei fine settimana invernali, tornare al nostro porto, dove ci sentiamo a casa, fare i lavoretti di ordinaria manutenzione, e comunque sentirsi a bordo.

Bisogna solo cambiare ottica. Basta abituarsi all’idea di lasciare la barca in altri marina a noi sconosciuti ma altrettanto sicuri. Si arriva in Atlantico a tappe.

Prepariamo la barca: se tutto è a posto, bastano piccole modifiche all’attrezzatura di coperta, in modo di poter navigare anche in solitario, prevedendo che le ferie nostre non possono sempre coincidere con quelle degli amici. Ovviamente chi naviga con una barca piccola è facilitato se fa qualche tratto in solitario; chi tiene la barca in Adriatico dovrà aggiungere tappe per passare in Tirreno o nel Mar Ligure. Ma torniamo all’attrezzatura di coperta: quando troveremo vento in poppa, sarà molto più agevole avere due vele a prua e ammainare la randa, che non issare lo spinnaker, laborioso e impegnativo con equipaggio ridotto, oppure andare a farfalla, andatura scomoda, poco redditizia e rullante.

Le rotte possono essere diverse: Bocche di Bonifacio o sud della Sardegna per fare un balzo alle Baleari, per chi voglia fare navigazioni lunghe ed anche notturne; oppure lungo la costa francese e quella spagnola. Un esempio pratico di navigazione costiera solo diurna: partiamo da Lavagna, in Liguria, ad est di Genova; in 40 miglia di navigazione saremo a Savona, porto protettissimo e dotato di un nuovo marina. Un altro giorno di navigazione ed arriviamo al secondo ed ultimo porto italiano: Porto Maurizio (Imperia).

Avremo circa 160 miglia di navigazione in Francia, prima di arrivare al confine spagnolo, ed avremo solo l’imbarazzo di scegliere gli approdi: Nizza, Cannes, Saint Tropez, Hyeres ed una dozzina di altri prima dell’ultimo porto francese, Marsiglia. Sarà l’ultimo porto francese se decideremo, come io consiglio di fare, di giungere al primo porto della costa spagnola attraversando il Golfo del Leone (115 miglia circa) con rotta diretta su Cabo Creus, imponente massiccio che segna l’entrata in Spagna. Subito accanto troviamo il marina di Ampuria Brava. Ovviamente la traversata del Golfo del Leone va fatta attendendo tempo stabile sicuro per 24 ore (il bollettino meteo del marina di Marsiglia è attendibilissimo): sarà una entusiasmante cavalcata con Mistral al traverso ed al lasco.

Navigando da Lavagna, fino alla costa spagnola abbiamo impiegato una settimana. Navigando una sola notte. In teoria però: in pratica sarebbe imperdonabile non fermarsi un giorno intero a Saint Tropez, un altro a Port Cros, oppure alle Porquerolles. E’ comunque possibile lasciare la barca nei marina di Marsiglia e tornare in Italia col treno.

E’ pure possibile, lasciata Marsiglia, non attraversare con rotta diretta il golfo del Leone e costeggiare i suoi innumerevoli porti evitando la navigazione notturna. Si faranno una quarantina di miglia in più e si perdono almeno tre giorni. La costa non è interessante perché piatta, disseminata da una ventina di porti, stando a ciò che dice il portolano. Supponiamo di avere speso in realtà una dozzina di giorni di ferie, arrivati con calma da Lavagna a Marsiglia e tornati col treno.

Le tappe successive della lunghissima costa spagnola, da farsi in un altro periodo, se non avete altri giorni a disposizione, sono una scelta turistica: i porti dei pescherecci, le calette, i marina di susseguono in continuazione. Da non perdere assolutamente Barcellona. Interessante Peniscola, una cittadella medievale, storica sede dell’Antipapa: è una sorpresa meravigliosa. Più avanti c’è il Real Club nautico di Valencia, un marina tranquillo e sicuro. Io vi ho lasciato la barca per mesi in secca: costa meno, anche conteggiando la gru, e si risparmia di fare carena. Si torna col treno fino a Barcellona e l’aereo c’è ogni giorno per Milano o Roma.

Ad una quarantina di miglia da Valencia Cabo S. Antonio si sporge verso Ibiza, che è a sole 50 miglia. In bassa stagione potrete trovare il posto per lasciare la barca nella più calda delle Baleari. A circa 300 miglia a Ovest di Valencia, con un porto turistico ogni 10 miglia circa, tra i quali Alicante, Cartagena, Almeria, c’è Benalmàdena, dove è comodo lasciare la barca: dieci minuti di taxi e siete all’aeroporto di Malaga, con voli per Milano e Roma. Da Benalmadena, porto base, quando avrete una settimana, apprezzerete il fatto che il clima della Costa del Sol permette di navigare tutto l’anno (evitando solo novembre che è spesso piovoso) potete arrivare a Gibilterra (50 miglia) facendo tappa nel porticciolo di Marbella, dove la parte vecchia della città merita almeno un giorno da turista. Il fascino di Gibilterra si può assaporare in uno dei suoi pub: è come essere in Inghilterra col clima del Marocco, che si trova solo a 9 miglia più a sud, dall’altra parte dello stretto. Uno dei porti più frequentati d’Europa con vari cantieri ed uno dei più grossi negozi di articoli per la nautica al di qua dell’Atlantico. Se avrete voglia di avventure burocratiche potrete in pochissime ore arrivare a Tangeri, sulla parte marocchina dello stretto.

Lo stretto inizia a Gibilterra e prosegue per 15 miglia fino a Tarifa, la punta più a sud della costa europea, separata da quella africana da sole 8 miglia. Prosegue poi risalendo a nord per altre 25 miglia fino a Cabo Trafalgar, il luogo della famosa battaglia navale dove perse la vita Nelson. In tutta la zona dello stretto, anzi in tutto il mar di Alboran, predominano il Levante ed il Ponente, in pratica avremo sempre il vento in poppa o di prua. Ecco l’utilità dell’attrezzatura sopra consigliata. Per le correnti di marea, abbastanza forti, si trovano le tavole di marea nei porti spagnoli, ma soprattutto quelle vendute a Gibilterra sono facili da consultare. Avendo la barca in Costa del Sol, potrete ogni volta farvi navigazioni sulla costa atlantica della Spagna, veramente interessate, e dotata di numerosi porti per pernottare. Una bella avventura sarà risalire il fiume Guadalquivir, navigabile anche dalle navi e arrivare a Siviglia, una delle più belle città della Spagna, a 50 miglia dal mare; si può anche navigare in Algarve, la costa sud del Portogallo.

Il mio vuole essere solo un incoraggiamento ad uscire dal solito schema di navigazione, un invito a vivere il mare in modo diverso, a lasciare il porto solito almeno per un anno. Poi si torna all’amato porto vicino a casa, arricchiti di nuove esperienze.

Chi volesse ulteriori informazioni può contattarmi telefonicamente la sera (tel. 0365/559502): sarò felice di essere utile ai velisti interessati.

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.