Sognando le Grenadine

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SOGNANDO LE GRENADINE

Testo di Luca Barassi

Un itinerario unico al mondo per varietà e bellezza di paesaggi, ma anche per la facilità di navigazione, con qualsiasi tipo di scafo. In questo articolo vedremo quali sono le tappe da non perdere, i venti, le indicazioni di navigazione più importanti e i riferimenti in loco per avere tutto sotto mano prima della partenza.

Dalla Martinica all’estremo sud dell’arcipelago delle Grenadine: un percorso collaudatissimo, non certo originale e alternativo, ma ciononostante resta uno dei più affascinanti del mondo, soprattutto da fare in barca a vela.

L’aspetto più bello di questa crociera, è quello di avere la possibilità di visitare luoghi, persone e culture estremamente diversi fra di loro, passando da isole sostanzialmente ricche come la Martinica o Santa Lucia, a luoghi poverissimi come St. Vincent o Union. I paesaggi poi, sono tutto quello che ci si aspetta dai Caraibi: grandi isole in cui la vegetazione e rigogliosissima e le mangrovie si tuffano quasi in mare, a piccoli isolotti di sabbia bianchissima, alla barriera corallina delle Tobago Cays. Francese, inglese e creolo si mischiano in queste isole, per offrire cucina e divertimenti tipici di un “Paradiso terrestre”. La vita, qui, passa con ritmi completamente diversi da quelli a cui siamo abituati, e questo vi permetterà, una volta atterrati a Fort de France, di dimenticare, per tutto il tempo della vostra vacanza, ogni cosa che richiami la realtà di tutti i giorni nel Vecchio Continente!

La nostra base di partenza si trova a circa 40 chilometri a sud della capitale della Martinica: Le Marin. È qui che troviamo la nostra imbarcazione che, per questo viaggio, è un Dufour 56 piedi, ed è qui che faremo una cambusa eccezionale per evitare di fare acquisti nelle costosissime Grenadine. Il primo tratto impegnativo è quello del canale di St. Lucia, che separa la Martinica dall’Isola di St. Lucia, appunto. Il canale è molto aperto e gli Alisei che soffiano da Sud Est, spazzano il tratto di mare con intensità. Vi consigliamo di preparare la barca con una mano di terzaroli e poi puntare la prua su 190°, rotta che vi porterà dritti sulla punta Nord Ovest dell’Isola. Ci vorranno circa otto ore di navigazione per arrivare a Marigot Bay, una caletta che ha mantenuto il suo fascino, nonostante le numerose ville miliardarie che costellano la costa, dato dalla folta vegetazione e da un’incantevole lingua di sabbia costellata da alte palme che si insinua al centro dell’apertura. Già qui potrete fare l’abitudine ad una consuetudine che vi accompagnerà per tutta la vostra crociera, ogniqualvolta darete fondo in una baia: le imbarcazioni degli indigeni, di legno, a remi, a motore, vecchi surf inutilizzati, ecc., si avventeranno verso la vostra barca e cercheranno di vendervi ogni tipo di prodotto locale (frutta, conchiglie, monili di corallo, magliette e parei). Il consiglio e di comprare poco ma un pò da tutti e soprattutto in ogni posto, sia per apprezzare le diverse mercanzie, sia per fare in modo che vi lascino tranquilli dopo aver fatto il loro “business”.

Ma St. Lucia non finisce certo qui. Ancora cinque miglia più a Sud e potrete fare il bagno nella bellissima cala Cochon, una riserva marina protetta, dove vive una grande tartaruga che quasi sempre verso il tramonto fa capolino tra le barche, per poi inabissarsi nuovamente. 20 dollari caraibici saranno sufficienti per un’imbarcazione di 15/16 metri se volete fare solo il bagno, ma per dormire qui ve ne chiederanno almeno 50. Dopo il bagno e le eventuali immersioni, conviene fare rotta verso le Soufrière, dove vi aspetta uno spettacolo naturale grandioso: i “Pitoni”, ovvero due coni di roccia vulcanica a picco sul mare dell’altezza di circa 700 metri. Il consiglio è di non passare la notte in questa baia, infatti, le Soufrière offre un’altra attrazione turistica interessante, e cioè i suffumigi, ma l’odore di uova marce emesso dal vapore si protrae fino al mare e rischia di farvi passare una notte insonne. Quindi, arrivando ai Pitoni alla mattina presto e dedicando un pò di tempo all’escursione ai suffumigi, avremo diverse ore per la seconda traversata di questa crociera: circa 40 miglia per attraversare il canale di St. Vincent ed entrare in un nuovo Paese, Saint Vincent e Grenadine, appunto.

Il nostro approdo a St. Vincent è Cumberland Bay. Non ci sono parole per descrivere la sensazione di pace e di assoluto isolamento che si prova dando fondo in questa piccola caletta incontaminata. Sembra di essere approdati in Africa da come la vegetazione, qui, non dia spazio alla terra e alla sabbia; un enorme palmeto circonda la piccola spiaggia e tutt’intorno mangrovie e alberi da frutta che si tuffano in mare, riparo e abitazione di numerose specie di uccelli bellissimi. Saint Vincent è uno Stato molto povero e questo, naturalmente, crea qualche problema di sicurezza, tanto che quest’isola è anche la meno frequentata dal turismo “di massa”, in particolare baie così isolate. Per fortuna noi abbiamo un valido riferimento a terra; si tratta di una sorta di capo-tribù, grazie al quale è possibile stare tranquilli in baia e soprattutto farsi accompagnare col suo velocissimo motoscafo alle Cascate della Balena, a nord dell’isola: un’escursione davvero affascinante per apprezzare la natura selvaggia di quest’isola e fare un bagno nella gelida acqua dolce della cascata.

Riprendiamo la navigazione
Ricordatevi che siete entrati in un nuovo Stato e, dato che il soggiorno in questo arcipelago sarà piuttosto lungo, è necessario recarsi al più presto in una località dove poter sbrigare le pratiche doganali. Possiamo dirigerci verso la capitale, Kingstown, oppure, come noi vi consigliamo, affrontare una navigazione più lungo per arrivare direttamente a Bequia. Si tratta di circa 15 miglia, in direzione Sud/Sud-Est e ben presto è possibile scorgere la bella isola a forma di fagiolo. La navigazione, riparati dalle isole maggiori e dalle barriere coralline, è molto piacevole, spinti da un vento costante proveniente da Sud-Est (qualche bolina è anche divertente). Nel periodo estivo, qui, è bassa stagione, infatti gli Alisei portano grosse nuvole colme di pioggia e il clima è molto umido. Da dicembre a maggio è secco, il periodo delle piogge è finito. Di contro dovrete convivere con cale molto più affollate, soprattutto quelle più famose. Comunque, se decidete di intraprendere il viaggio in luglio o agosto, e se siete fortunati, i disagi del clima umido non saranno così terribili; la temperatura è comunque costante tra i 25 e i 29 gradi e gli acquazzoni sono spesso di breve intensità durante il giorno e la notte. Port Elisabeth (il centro principale di Bequia) è un bellissimo villaggio, molto utilizzato come base per i rifornimenti di chi naviga in questi mari. È formato da poche case e da molti negozi e bancarelle dove è possibile comprare di tutto. I ristoranti e molte ville, in stile coloniale, si affacciano sulla lunga spiaggia a Est della baia. Potete dare fondo qui, oppure alla boa a ridosso del paese. D’obbligo a sera scendere a terra per gustare formidabili cocktails caraibici in uno dei tanti bar, come il Bistrot o la Balene, quest’ultimo caratterizzato dall’arredamento fatto con le lische di una grossa balena. L’atmosfera “old English” che si respira qui è preservata dall’assenza di un aeroporto che limita uno sviluppo selvaggio del turismo. Per la cena a terra vi consigliamo il Frangipani o Ginger Bread, dove cominciare a gustare la tipica cucina creola, ricca di condimenti e sapori tropicali.

Verso il Paradiso
Ancora poche miglia ci separano da quello che forse è uno dei luoghi più affascinanti dei Caraibi: Tobago Cays. Per arrivarci ci dirigiamo verso la punta più a Ovest di Bequia, per poi mettere la prua su 210° e veleggiare per circa 12 miglia fino a Canouan, arida e selvaggia ma molto intrigante. Qui potremo cominciare ad apprezzare lo snorkeling e, per i più fortunati, una bella immersione alla scoperta della flora sottomarina. Il fondale è basso e quindi anche in apnea si può godere di strabilianti paesaggi. Ed eccoci finalmente a Tobago Cays. Qui fate attenzione all’ingresso che deve essere effettuato da Nord, allineandosi con il faretto e l’isola più a nord per 129°; altri tentativi vi porteranno a scogli come successe ai primi esploratori europei che si avventurarono da queste parti, senza conoscerne i fondali. Questo, oggi, ci permette però di fare delle splendide immersioni tra numerosi relitti di galeoni spagnoli e inglesi. Ogni velista sogna di visitare questo gruppo di quattro bassi isolotti, difesi da una lunga barriera corallina a forma di ferro di cavallo. Tutt’intorno non vi sono altro che spiagge bianchissime, palme e acqua cristallina. In questo posto, in cui ci si rende conto di quanto si sia lontani dal mondo “reale”, vale la pena di fermarsi due o tre giorni. Si ancora al centro dei quattro isolotti, in un ottimo fondale di 4 o 5 metri, protetti dalle onde dell’oceano, di cui si sente solo echeggiare il rumore dei frangenti, e da ogni tipo di vento. Come dicevamo, a Tobago, l’attività preferita da tutti è lo snorkeling sulla barriera corallina, raggiungibile col tender che potrete poi legare a una delle boe sistemate dagli indigeni. Sott’acqua si aprirà davanti a voi un mondo diverso: pesci tropicali di ogni tipo, a branchi che nuotano di fianco a voi, coralli e spugne coloratissime e poi il brivido di affacciarsi oltre la barriera, dove comincia l’abisso! Prima di andare via da Tobago, dovete poi fare una passeggiata sulla mulattiera che porta in cima all’isolotto di Petit Bateau, il più alto del piccolo arcipelago. Vi lascio solo immaginare lo spettacolo che vi aspetta.

Sempre più a sud
Quando sarete sazi di tutta questa natura (fare indigestione è davvero difficile), potrete fare rotta verso Union per un pò di “vita”. Si fa per dire, ovviamente, perché anche qui il centro abitato è più simile a un agglomerato di baracche che a un paese. Comunque l’aria che si respira è quella del classico posto di frontiera, frequentato da turisti di passaggio verso gli isolotti intorno (qui c’è un minuscolo aeroporto che collega St. Vincent in modo veloce), e dalle imbarcazioni che necessitano di riparazioni e di rifornimenti alla cambusa. È senz’altro un’esperienza. Come è un’esperienza attraccare alla banchina del Lambis bar, che vi offrirà volentieri ospitalità gratis, in cambio di una cena danzante al loro ristorante che fa tutt’uno con il pontile. Lasciatevi “coccolare” da Jacqueline, una tipica “maman” creola, che vi farà assaggiare il mitico cocktail a base di rhum dell’isola. Dopo la nottata al Lambis, una bella dormita fino a tardi non farà certo male. Fatte le riparazioni necessarie e le provviste, possiamo riprendere il mare verso Sud. Passando davanti a Palm Island, ci dirigiamo verso Petit St. Vincent, sede di un prestigioso e nascosto hotel, ma prima di scorgere le bianchissime spiagge di Petit St. Vincent, verremo colpiti dall’incredibile Morpion: si tratta di una minuscola isoletta non più grande di 500 metri quadrati con al centro un parasole di paglia… e basta! L’isolotto è anche dotato di una propria mini barriera corallina. Un bagno qui non ve lo scorderete per tutta la vita. Le isole dell’arcipelago non sono solo queste, naturalmente, e, risalendo verso Martinica potrete fermarvi alla splendida Mayreau dove avrete la possibilità di dare fondo a Salt Whistle Bay dove fare il bagno sarà come immergersi in una piscina naturale di corallo e poi godersi lo straordinario panorama arrampicandosi fino in cima al paese principale, raggiungibile da Saline Bay. Troverete una pittoresca chiesa cattolica e alle sue spalle un piccolo terrazzino naturale da dove potrete ammirare gran parte delle Grenadine dall’alto, comprese le non lontane Tobago Cays. Superbo! Riscendendo verso la barca, in paese, fermatevi al Robert Bar, dove il suo proprietario, fan di Bob Marley, vi accoglierà con un sorriso tipico della gente di queste parti. Anche Mustique, l’isola dei Vip, è una tappa suggestiva. Qui vi sono le ville di personaggi come Paul Newman e Mick Jagger. Potete scendere a terra, noleggiare dei 4×4 per fare il tour dell’isola. Attenzione, l’isola è tra le più a Est dell’arcipelago e, quindi, risente di più del vento e delle onde provenienti dall’oceano Atlantico.

Insomma, sognare le Grenadine sarà il vostro pensiero ricorrente una volta ritornati al vostro tran tran quotidiano e il vostro secondo viaggio nel mare delle Antille vi farà scoprire ancora nuovi angoli di Paradiso.

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