Nursery in barca

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

“NURSERY” IN BARCA

Testo di M. Gabriella Galdi

Un gatto, o meglio una gatta che, spaventata da nostro rumore, usciva di corsa da uno degli oblò della nostra barca attraccata alla banchina della Lega Navale: questo è lo spettacolo che si presentò ai nostri occhi prima di salire su “Cassiopea”. Io è mio marito ci guardammo esterrefatti e prima ancora di chiederci in che modo e perché quella gatta fosse salita in barca, sentimmo la voce di Mario, uno dei guardiani della Sezione della Lega Navale di Salerno, sicuramente più esperto di noi in queste cose, che, tra il serio e il faceto, diceva: “Dottò, se una gatta esce da un oblò, vuol dire che ha i suoi gattini a bordo. Andate a vedere!”. Di corsa mio marito, che non ha molta dimistichezza con i gatti, si precipitò a controllare la situazione, seguito da me. La cabina di prua era libera, nessuna traccia di felino era presente in essa. Ci rimaneva da controllare la cabina ospiti dei nostri ragazzi, trasformata, per le prossime vacanze, in una specie di ripostiglio per bottiglie di acqua e di vino, visto che Giuseppe e Roberta, i nostri figli, raggiunta ormai la maggiore età, non ci degnano più della loro presenza in barca. Ma anche lì, nulla. Tutto era tranquillo, per cui, sedato ogni timore di presenze non proprio familiari, continuammo a mettere a posto le nostre cose, visto che dopo due giorni saremmo partiti per le Egadi. “Mario questa volta ha toppato!” mi venne subito di pensare.

Andando via, però, ci premurammo di chiudere bene gli oblò. “Non si sa mai…!” dissi.

L’indomani, e cioè dopo circa 20 ore, ritornammo in barca e lo spettacolo che questa volta si presentò ai nostri occhi fu diverso e sicuramente meno piacevole. Qualcuno aveva graffiato in malo modo la porta scorrevole che dà accesso all’interno della barca.

Chi poteva essere stato? E perché? In maniera molto elementare da capire ci rendemmo subito conto che non poteva trattarsi di graffi “umani”, ma di graffi che avevano qualcosa di “felino”.

La stessa gatta che era scappata il giorno precedente dalla “finestra” era ritornata e aveva tentato oggi di entrare dalla “porta” principale.

Chissà perché certe tecniche si assomigliano tutte, sia che appartengano al mondo degli uomini che a quello animale! Ma perché il domestico quadrupede aveva tentato, ma invano!, di ritornare all’interno della barca? Che cosa l’aveva spinto?

A questo punto era opportuno controllare più attentamente ogni dove. Qualcosa doveva sicuramente esservi di tanto allettante! Con grande curiosità e desiderio di sbarazzarci per sempre di presenze estranee, ricontrollammo tutto in maniera più accurata. Ben presto il mistero fu chiarito! Nella cabina dei nostri ragazzi, ben nascosti dietro le provviste di acqua e vino, c’era una nidiata di ben quattro gattini i cui tenerissimi miagolii venivano coperti dalla musica classica perennemente accesa sulla nostra “Cassiopea”.

Mario non aveva toppato per niente!

Toccò a me (istinto materno?) prenderli con cura a uno a uno e adagiarli delicatamente in una bacinella per portarli fuori, dove, chissà come, all’improvviso, come se avesse assistito da lontano a tutte le operazioni di “recupero” e “sbarco” dei micini, ricomparve mamma gatta che si precipitò amorevolmente, come solo una mamma può e sa fare, ad allattare i suoi affamatissimi piccoli.

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