Il fringuello del Conero

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

IL FRINGUELLO DEL CONERO

Testo di Adriano Pelonara

Che risale il fiume Po fino a Pavia. È una barca di 5 metri a fondo piatto, costruita da due amici pensionati con 140 anni sulle spalle e tanto spirito di avventura. Primo Capitano Adriano Pelonara, vecchio lupo di mare, gestore di uno stabilimento balneare e maestro di vela. Dove incontra il dottor Bernardo Valdonio, ortopedico di Pavia, che fa parte della commissione di esami di ortopedia all’Università di Ancona.

La storia nasce in una cena al “Ristorante Ilario”, dove si parla di vela, della Coppa America e di pesca. Adriano viene incaricato da Valdonio di trovare una barca per fare la pesca sul fiume Po. Adriano, esperto, la trova, una vecchia, buona, da ristrutturare. E il mese di giugno la barca è sistemata. Ora bisogna trovare un trasporto per Pavia, ma il prezzo supera il costo della barca. E il progetto si blocca. In attesa di un nuovo progetto che nasce da un viaggio a Pavia, a casa di Valdonio, là visioniamo il fiume Po facendo il lungo percorso fino al mare. Adriano ha parenti a Cremona, dove varie volte è andato. A questo punto ai due lupi viene la folle idea di risalire il percorso del fiume Po. Partendo da Ancona – Rimini – Porto Garibaldi – Ferrara – Ponte Lagoscuro – Mantova – Borgo Forte – Torre Parmense – Cremona – Piacenza – S. Zenone – lasciato il Po al ponte della Beca preso il fiume Ticino arrivo a Pavia. La partenza viene fissata il primo luglio.

Dopo aver fatto un intenso lavoro di armamento per affrontare un viaggio avventuroso di 800 chilometri, l’Adriatico è percorso in due giornate con forte maestrale di prora che ci mandava una forte doccia di sale che poi il sole di luglio ci bruciava la pelle scoperta. Raggiunto Porto Garibaldi entriamo nel canale che porta a Ferrara, dove siamo stati festeggiati dal capo della darsena per aver portato una bella vela bianca a Ferrara, mai avvenuta per via dei ponti. Noi avevamo l’albero abbattibile. Poi entriamo nel grande, sporco fiume Po. Prima di entrare nel Po gli operatori della chiusa di Val Pagliaro ci hanno informati che il fiume scendeva in piena portando con sé rami, tronchi, alberi interi e tanta schiuma, che copre tante insidie pericolose per l’elica del fuoribordo che risale il fiume a 20 chilometri, e attenzione al consumo del carburante. Lungo il fiume, che è largo in media 500 metri non ci sono distributori. Noi avevamo tre serbatoi di 20 litri che sul mare bastavano per 100 chilometri, ma sul fiume si sono esauriti molto prima, perché il fiume scendeva a 10 chilometri l’ora. Da dentro al fiume non si vedono i paesi, perché nascosti al di là degli alti argini. Molto importante è avere una carta nautica del fiume, che nessuna città tiene. Si trova solo a Parma e non è facile averla da questo Ministero delle Vie Fluviali. E non dimenticare un moderno telefonino per comunicare con la civiltà, perché quando nel tratto Ferrara-Ostilia ci ha investito un pesante groppo con lampi, tuoni, vento, grandine e pioggia su una batana scoperta è molto tragico, se non si è veri lupi non è facile raccontarla. Sotto la grande pioggia non si può fuggire, andare sull’argine è pericoloso per i tanti alberi caduti nel tempo che formano una barriera impenetrabile con la velocità del fiume, e se il motore si ferma come a noi è capitato, se non hai il motore di riserva sei fregato. Torni a casa con la corrente del fiume.

Arrivati alla città di Cremona, che è la prima città che si affaccia sul fiume, dove Adriano ha i parenti, abbiamo fatto un giorno di riposo perché la stanchezza arriva. Lì ci siamo messi in comunicazione con Milano, dove esiste l’associazione di marchigiani diretti dal Notaio Carla Stripa di Ascoli Piceno, che non credeva che due pazzi nonni arrivavano da Ancona per rintracciare i parenti nipoti dispersi in Lombardia. Ma poi, arrivati al ponte della Beca, lasciato il fiume Po, abbiamo preso il fiume Ticino per arrivare al grande centro motonautico di Pavia, dove centinaia di amici scesi da Milano ci abbracciano facendomi commuovere dopo tanta fatica.

Lontani dalla civiltà, in un viaggio pazzesco per due nonni con 140 anni sulle spalle.

Ci sono stati commenti sul viaggio Ancona-Pavia, un gruppo detto “Gli amici del Po” stanno lavorando per riattivare questa gigantesca autostrada fluviale, che è questo fiume Po, lunga 800 chilometri, noi lupi l’abbiamo aperta. E parlando di economia nazionale un ingegnere ha documentato che una zattera lunga trenta metri con tre uomini può trasportare 50 carichi di camion fino al mare, con grande economia e poco inquinamento. Il vecchio fiume Eridano o Po sta piangendo perché quattro regioni l’hanno dimenticato. Perché?

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