Banner_app_728x90_limitata

Appunti di navigazione di Pietro Palloni

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

APPUNTI DI NAVIGAZIONE
DI PIETRO PALLONI

Raccolti da Eolo Attilio Pratella
Pubblicato su Nautica 506 di giugno 2004

Le esperienze di uno skipper che conosce l’Adriatico e tutti i mari orientali, sui quali ha navigato molte volte. In questo viaggio che si è concluso in due riprese, partendo da Venezia sceglie un tracciato diretto per entrare nei mari orientali percorrendo le coste dalmate ed entrando in quelli della Grecia ionica ed egea, proseguendo per i Dardanelli, Istanbul, il Dodecaneso, il mare di Creta e facendo ritorno in Adriatico.

Può essere una guida e un consiglio per chi vuole vivere un’esperienza del genere. Da tempo ho scoperto che navigare lungo le coste dalmate, scendendo sino ai mari greci, dallo Ionio all’Egeo, raggiungendo i confini del Mar Nero e più a sud nelle zone della Turchia e delle isole di Rodi e Creta, costituisce per me il più bel navigare del mondo! Un sogno che ho potuto realizzare durante le esperienze fatte anno dopo anno è stato quello di poter navigare in barca a vela sino al ponte di Galata a Istanbul. Raggiungere, dopo i Dardanelli, questo punto di arrivo non è cosa facile e senz’altro richiede impegno e anche accortezza marinaresca. Partendo dall’Adriatico settentrionale per scendere lungo le coste dalmate sino al canale d’Otranto per iniziare nello Ionio la rotta a oriente diretta all’Egeo, la mutevolezza delle coste, il gran numero di isole e le particolari situazioni meteorologiche che di volta in volta in modo vario e diverso si presentano in questi bacini, devono essere oggetto di una scelta e di un programma preciso. L’Adriatico ha una fisionomia particolare, in quanto al contrario di ciò che capita in altri mari, il vento e le condizioni atmosferiche cambiano repentinamente – mentre in Tirreno prima cresce il mare e poi arriva il vento, in Adriatico prima arriva il vento e poi arriva il mare. Per cui sono acque in cui il navigare non è facile. Comunque, nei nostri anni carichi di tecnologia, il navigante può fruire di una dettagliata e accurata informazione meteorologica via radio e un eccezionale aiuto dalla cartografia elettronica. L’Adriatico ha l’onda corta molto ripida e molto difficile da risalire con vento e mare contro e ciò in quanto è molto stretto e sotto certi aspetti spesso simile al lago, pur permanendovi sempre le caratteristiche particolari dei mari aperti. La bora può soffiare tranquillamente spesso oltre i 60 nodi. In estate il periodo migliore per viaggiare è nei mesi di giugno/luglio, in agosto il tempo incomincia a guastarsi e quindi è facile trovare burrasche anche forti. Anche maggio è un mese pericoloso e freddo. Nella zona meridionale, il canale d’Otranto è un immenso tubo Venturi in cui si incuneano e si comprimono i venti da Nord e da Sud. Per lo Ionio il discorso è meno complesso, perché questo mare tranne qualche burrascata da scirocco a Sud di Corfù non è difficile. L’Egeo è invece bellissimo ma estremamente impegnativo dal punto di vista meteorologico. La ragione sta nel meltemi, vento catabatico che proviene da Nord e che nella parte meridionale piega a ventaglio da Sud-Ovest a Nord-Ovest sino a Creta. In piena estate (il periodo di massima intensità è in agosto) diventa sempre più impegnativo, occupando ogni momento della giornata con calme previste di notte e assenti solo qualche volta. Tutto ciò fa capire che questa zona va affrontata con un equipaggio ben selezionato e già abituato a una navigazione, anche lunga, fatta controvento. Quello che c’è di buono è che il numero sterminato di isole presenti rende possibile e facile trovare in poche miglia un rifugio o un ridosso. Le coste di queste isole sono molto variate e in genere si presentano collinose, con molta vegetazione ed estese zone boschive. Il Mar di Marmara ha un suo ingresso difficile attraverso i Dardanelli, soprattutto perché c’è corrente in uscita da questo stretto e spesso il vento contro è fortissimo. Ma comunque raggiungere Istanbul e navigare sotto al Corno d’Oro con la propria barca a vela è come già detto un sogno che vale la pena di realizzare.

Iniziamo questo nostro viaggio da Venezia, proponendoci di arrivare prima di agosto a un marina sicuro sulla costa orientale dell’Egeo e in un secondo tempo riprendere questa crociera per risalire nuovamente e raggiungere l’Adriatico.

Da Venezia dirigiamo su Rovigno d’Istria per raggiungere il primo scalo croato. È una traversata per quelli che vogliono fare la Dalmazia che nella norma è con vento da maestro. Sono 56 miglia per 114° che ci portano a rivedere questa bella cittadina istriana dalla caratteristica cattedrale in vista dal mare e l’Isola Rossa all’entrata della zona portuale. Il marina ACI è bene organizzato.

Dopo Rovigno si scende per l’arcipelago delle Brioni lasciandolo a sinistra.

Siamo diretti a Pola, prima di uscire nel Quarnaro, dove la bora porta venti fortissimi; se a Trieste questo vento raggiunge anche i 120 chilometri all’ora si può intuire cosa si può incontrare nel Quarnaro.

Il porto commerciale di Pola è accogliente, anche se l’acqua del bacino talvolta è sgradevolmente colorata. Per la sosta c’è un buon marina vicino all’Arena e al centro città, mentre per una sosta più prolungata consiglio Veruda, molto riparato poco più a sud. Comunque la visita a Pola porta a contatto con una storica e bellissima città. Dopo il Capo Kamenjak (Promontore) e il faro Porer si entra in una parte interessante del viaggio, quella verso la costa dalmata per raggiungere le città di Zara, Spalato e Dubrovnik. Si deve però decidere se entrare seguendo la rotta classica, che dopo l’Asinello (Ilovich) porta a questo enorme canale interno, oppure entrarvi per l’Ossero, il passaggio situato tra la parte più meridionale di Cherso e l’isola di Lussino, che tra l’altro ha un accogliente bacino protetto da tutti i venti. Siamo così nel famigerato Quarnaro, temibile e difficilmente attraversabile anche per naviganti molto esperti. Segni premonitori di forte bora sono le nubi sul versante della costa e sulla catena del Velebit e da Ovest invece schiarite. Spalato Radio trasmette tramite i ripetitori in montagna (vedi tabella) in inglese e serbo-croato. In VHF viene data la situazione e la previsione meteo anche in italiano e trasmessa ogni 10 minuti (con aggiornamento periodico) sui canali indicati in tabella. È opportuno scaricare da Internet il programma migliore di meteo con previ mappe di tutta la costa ecc. Dopo l’Ossero, il canale che divide Cherso da Lussino, c’è la bellissima spiaggia di Moraga (44° N 45°E). Uno spettacolo quasi caraibico da visitare. Acqua chiarissima, sabbia e posidonia sul fondo. Riprendendo occorre puntare addirittura su Zara a circa 40 miglia; si lasciano a sinistra e Nord- Est le grandi isole di Arbe Veglia e di Pago. Il punto più difficile e turbolento di questo tratto di mare è il Canale della Morlacca, sotto il Velebit e l’isola di Pago, dove i locali dicono che la bora scava buche di trenta metri. Giungendo a Zara la fabbrica del Maraska è ancora oggi un punto di riferimento preciso della Dalmazia settentrionale e la città è una delle più belle da visitare. Il marina di Zara è sempre molto affollato, opportuno quindi un arrivo per tempo nelle ore del pomeriggio. Imponente il traffico dei traghetti. Per la storica città dalmata di origine romana e poi bizantina la visita è di regola, per le numerose chiese e segni della presenza dei veneziani e in tempi a noi più vicini dei francesi e degli austriaci. Di fronte a Zara, nell’isola Dughi Otok, la più lunga ed esterna, troviamo all’interno il lungo golfo di Telaschica con al centro l’isolotto del Tajer, antico e storico porto Katina, ora immensa riserva naturale. Insolite come grandezza per tutta la costa la fascia delle falesie (alte150 metri) sul lato esterno di questa lunga isola. Il passaggio importante per uscire a Sud e anche verso Est è lo stretto passaggio della Proversa Superiore (Porto Katina), ora transitabile con fondo sino a 4 metri, che divide quest’isola dal gruppo delle Incoronate.

Un arcipelago con un numero infinito di isole e isolotti, circa 200, le Kornati, hanno il marina ACI più importante a Piskera, che è quanto di meglio possa offrire la vasta zona, ma con molto vento e servizi a volta discutibili. Qui i paesaggi hanno inaspettate imprevedibilità con la successione di panorami lunari e aridi a isole isole ben ridossate e piene di verde. Per chi pratica la pesca di qualsiasi tipo, le Incoronate sono una zona ideale da raggiungere e rimanerci, attenti sempre alle sorprese del Nord-Est. Lasciandole e dirigendo a Est si incontrano le due isole di Zut (un buon marina ACI) e un altro marina da raggiungere è quello splendido e recente di Kalkan e sotto Zara quello di Sukosan (antico Porto d’Ovo) che è il miglior marina di Croazia.

Raggiungeremo poi Traù (Trogir), bellissima città dalmata che sorge su una piccola isola di fronte a Ciovo, con un marina prospiciente il centro storico, sempre pieno anche se il vento dai quadranti orientali non manca. Di fronte, attraversando il golfo omonimo, c’è Spalato. Diviene immancabile la sosta nella capitale della Dalmazia. Bellissima città regno dell’imperatore Diocleziano, che ha lasciato ricordi architettonici di grande importanza. I marina sono due, molto attrezzati e molto belli. Si fa comunque pesare questa obbligatorietà di fermarvisi, viste le difficoltà e i divieti di accostare alle banchine lungo le rive della città, sempre sgombre e invitanti anche se i mezzi commerciali, traghetti e mezzi di operatori locali transitano in continuazione. Tanto vale invece accostare più a Sud entrando nella baia di Sebenico che pur non avendo marina dispone di un porto commerciale con banchine disposte ad arco e possibile sosta per imbarcazioni da diporto. Visita d’obbligo, naturalmente, alle vicine cascate del fiume Krka. Va ricordata, anche se lontana, Lissa (Vis) la più bella delle isole dalmate e la più occidentale. Poi ancora Lesina, Curzola, Lastovo, appartenenti al gruppo di quelle volte a occidente. Lissa, che raggiungiamo, ha due porti, uno a Est e uno a Ovest. Si può ormeggiare in banchina pagando. Non ci sono marina e l’isola è molto bella. Nelle vicinanze, a Sud ci sono un gruppo di piccole isolette con acqua chiara, mentre a Est ne troviamo una con una grotta azzurra.

Poco più a Sud troviamo Lesina, da vedere, con il suo teatro posto sopra lo scalo d’alaggio per le galere. A Curzola è consigliabile ormeggiare al vecchio porto commerciale che è vicino al paese, mentre il marina ACI dista due chilometri. La montuosa Lastovo (Lagosta) è bellissima, con i suoi pini e la vegetazione lussureggiante. Attenzione e curiosità spingono a fermarsi a Mljet, isola lunga dove una volta c’era la possibilità di accedere con le barche ai due laghi interni, ora raggiungibili solo a piedi. Una poco credibile leggenda vuole che questa sia l’isola di Calypso. All’esterno, in mezzo all’Adriatico, troviamo un piccolo gruppo di isole di cui la maggiore è Palagrusa (Pelagosa) croata – da sempre zona militare ha uno dei fari di rotta più importanti dell’Adriatico (26 miglia). La zona più vicina della costa italiana è l’isola di Pianosa, riferimento per molte regate dell’Adriatico. Siamo ora già vicini alla costa che ci porterà a Ragusa. Eccoci quindi a Dubrovnik, bellissima città ricca e nobile i cui destini furono per tanti anni legati a Venezia, della quale in certi periodi fu anche rivale. Il marina ACI di Dubrovnik, 400 posti in acqua +110 a terra, sorge a Nord-Ovest della penisola e in fondo sul fiume, all’interno del porto di Gruz, dista però sei chilometri dalla città. Ci si può fermare comunque nel commerciale. Queste isole sparse attorno e prima di Dubrovnik sono considerate e meritano di essere chiamate… “piccole Venezie”.

Sulla costa montenegrina, che inizia subito dopo, c’è Cattaro (Kotor), territorio complesso nel suo sviluppo idrografico, con numerose gole e bacini come quelli delle sue tre anse dalle acque spesso molto profonde nell’incredibile drammatico panorama di coste scoscese. Nell’ultimo fiordo, quello più interno, c’e la cittadina di Cattaro. Esistono anche molti altri piccoli approdi prima di Bar (Antivari) grande porto petrolifero del Montenegro e confine con l’Albania. È anche l’approdo dei traghetti dall’Italia e c’è una parvenza di marina ancora da completare. Dopo questa zona, anche se la si tiene lontana, c’è l’Albania. A 50 miglia c’è Durazzo, dove si trovano già accentuate condizioni di variabilità dei venti dovute a una situazione condivisa tra scirocco a libeccio. La costa è piatta sino a Valona, dove invece la costa si alza improvvisamente con montagne scoscese sempre più alte all’interno, siamo indubbiamente nel paese delle aquile. La situazione in Albania è tranquilla e quindi si potrebbe ancora entrare nel porto commerciale di Durazzo e anche a Valona, mentre sono in allestimento attrezzature turistiche. Da Punta Linguetta alla costa italiana ci sono appena appena 39 miglia. L’Albania comunque termina di fronte a Corfù. La rotta classica da tenere è tra Merlera e Fanò e quindi lontana dalla costa. Un’alternativa si presenta a Corfù, con il grande marina di Guvia che può essere un buon motivo per fermarsi a vedere la storica città, sempre molto interessante. Bisogna però entrare nel canale dopo il Pisterai, nello stretto di Corfù, qui il meteo, siamo già nello Ionio, cambia rispetto a quello classico adriatico. Il regime di brezza alla mattina è di calma e nel primo pomeriggio si alza maestro, facendo trovare sempre vento a scendere.

Da Corfù si entra già in Grecia. Igoumenizza è un porto commerciale per traghetti che si trova di fronte a Corfù, sempre in territorio greco. È solo un ingresso via terra alla Grecia, con una strada che attraversa tutta la zona nord dello stato. Praticamente un golfo all’interno del golfo di Corfù.

Si prosegue nel viaggio verso Sud e si incontra, lasciando a destra l’isola di Paxos (sarebbe anche da visitare con i suoi tre porti) e subito a sud c’è Antipaxos (bellissima) da qui ci si dirige e Levxas (Leucade). A questo punto si presentano due opzioni: entrare nel golfo di Akra e andare a Prevesa dalla tipica fisionomia montenegrina oppure entrare a Leksas, che ti porta con un ponte girevole apribile a richiesta in una zona affascinante. Proseguendo nello strettissimo canale (ottimo il fondale) si incontra un nuovissimo marina che dovrebbe essere terminato quest’anno. Più avanti, un altro passaggio è tra Levkas e l’isola di Meganisi, per giungere al gruppo di Itaca e Cefalonia, appena usciti dal canale troviamo, giusto di fronte, l’isola di Scorpio (di proprietà di Onassis). A Itaca, patria di Ulisse, il porto di Vathi è dalla dalla parte orientale – sull’altro versante prospiciente Cefalonia c’è Polis altro porto conosciuto come il vecchio porto di Ulisse. Opportuno proseguire su Argostolion che è il porto di Cefalonia – isola molto grande, di organizzata impostazione turistica, bella e molto verde. Ci sono segni e ricordi del tragico evento italiano. Zachintos (Zante) è senz’altro la più bella delle isole ioniche, con una marcata influenza veneziana. Purtroppo distrutta nel 1933 dal terremoto è ancora una città molto accogliente. A chi naviga per diporto è opportuno segnalare che da qui inizia la scarsità di acqua; quasi permanente e anche totalmente la luce. Caratteristica del resto molto comune su tutte le isole greche.

In questa zona di Zante c’è una grande nave sui 70/80 metri di lunghezza, naufragata e spiaggiata su rena bianchissima. Dovendo però aggirare ed evitare in questa parte del viaggio il Peloponneso, adottiamo l’opzione di passare per Patrasso. Ritorniamo quindi per N-NE verso punta Atakos poi per il golfo di Patrasso. Non grandi difficoltà di navigazione, essendo il golfo molto ampio. Da annotare la località storica di Missolungi a cui si arriva percorrendo il lunghissimo canale dove in fondo c’è una rada quadrangolare. Qui si svolse la famosa battaglia dei Greci contro i Turchi ed è il luogo ove morì Byron. Vicino a Pilo, a Sfacteria, si perse in battaglia anche Santorre di Santarosa. Altra località storica è Navpaktos (Lepanto). Proseguendo verso Est, nella zona chiamata anche i Piccoli Dardanelli, si raggiunge la porta di accesso al golfo di Corinto, golfo molto bello, con una serie di isole affascinanti. Il vento assale il canale da Nord/Ovest – maestro/scirocco. Galaxidi è lo scalo per la tradizionale visita all’oracolo di Delfo che si trova all’interno, a nord di Atene. Sono secoli di storia che hanno testimonianze a ogni metro. Ci accingiamo ora all’attraversamento del Canale di Corinto. Va chiesta l’autorizzazione per il transito che è in alternanza. Le autorità greche danno sul canale 11 (l’indicazione sul Portolano è errata) l’autorizzazione a entrare e la sequenza d’ingresso. Il flusso è sempre alternato e segnato dai due palloni neri che vanno su e giù – i due convogli non si incontrano mai. Si paga all’uscita e tra l’altro in modo salato. Ci ritroviamo così nel Golfo Saronikos che è poi il golfo di Atene. L’avvicinamento ad Atene è anche problematico per la presenza di un numero impressionante di mezzi. Nei vari marina che sorgono attorno alla capitale è quasi impossibile trovare posto e neanche la non vicina Salamina offre disponibilità. Per evitare il rischio di vagare inutilmente attorno alla città seguiamo il consiglio di provare all’isola di Aiyina o a Poros e lì riusciamo a fermarci. Poi ci sono giornate ad Atene che sono d’obbligo.

Proseguiremo poi verso Sud-Est incontrando capo Sunion ed entrando così nel gruppo delle Cicladi e questa volta nel vero regno del meltemi. È questo un vento forte, che inizia a maggio/giugno, si stabilizza aumentando in luglio/agosto e diminuisce in settembre/ottobre. Dobbiamo dire che ci sono anni con meltemi molto insediato e anni in cui può anche mancare. Normalmente si conferma che l’escursione va dai 25 ai 45 nodi, anche se le tabelle ufficiali, per non allarmare il turismo, parlano di forze molto più moderate. È un vento che si incunea tra un numero inverosimile di isole e di conseguenza anche una direzione precisa non si può definire se non di volta in volta. La situazione però è la seguente: si è in una zona zeppa di rifugi, isole le quali distano non oltre 20 miglia una dall’altra. Fermarsi e riparare quindi è sempre possibile. La navigazione comunque è in prevalenza diurna.

Passato capo Sounion, per chi è diretto alle Sporadi settentrionali, consiglierei di risalire l’Egeo utilizzando il grande ridosso della lunga isola di Eubea. Unica difficoltà è il passaggio dello stretto di Kalkis (meno di 10 metri). Un ponte lo unisce alla terraferma. Facendo questo percorso nel canale di Eubea si ottiene anche una rotta di copertura dal vento (evitando ad esempio l’isola di Skiro che è la più ventosa dell’Egeo). E un modo conveniente per raggiungere le Sporadi settentrionali, isole bellissime, come Skorpelos, Skiantos, Alonnisos, Pelagos. Pesce meraviglioso sull’Eubea alle coordiante: 38 57 N -23. 05 E. A nord abbiamo le tre penisole calcidiche: Cassandra, Sintonia e Akti. Quest’ultima con all’estremità la zona del monte Athos, dove risiede la grande e famosa comunità teocratica con gestione autonoma. Per sbarcare sulla penisola per la visita alle diecine di monasteri, si viene trasportati da traghetti che portano ai vari sbarchi da cui ci si avvia a questi luoghi di culto (più di 60), spesso lontani e naturalmente da raggiungere a piedi. Ammessi solo uomini.

Possibili i ritiri periodici. Di fronte, presso l’isola di Ammouliani, abbiamo ormeggiato l’imbarcazione. Meglio richiedere i relativi permessi di visita per tempo alle autorità consolari (un procuratore ce l’ha fatto avere in Italia). Comunque tutto qui è difficile e anche il turismo non arriva. Dopo la penisola calcidica scompaiono completamente le imbarcazioni da diporto.

Occorre ora attraversare verso la grande isola di Limnos in pieno meltemi, che in questa zona da Nord-Est tende ancora a girare in senso orario. Raggiungiamo Limnos, isola che ha molti ridossi ed è molto bella. I veneziani la usavano per bloccare le flotte turche che uscivano dai Dardanelli. Ora siamo noi che ci dobbiamo mettere su una dura rotta, questa volta tutta di bolina. I bordi continui sotto Gokceada portano a guadagnare lentamente l’imboccatura dei Dardanelli. Un ingresso con traffico regolamentato come in una grande autostrada a due corsie: una in entrata e una in uscita. Una barca a vela può viaggiare solo mettendosi al lato di navi che vanno nello stesso senso. Il paragone autostradale non è metaforico, perché la sensazione è proprio quella di essere in bicicletta contro mano; le navi che incontravamo si sono messe a lampeggiarci (alfa-alfa) e sul VHF chiamava Cannakkale-control per sapere cosa stavamo facendo…! Rassicurati che avevamo la situazione sotto controllo ci hanno fatto proseguire per Cannakkale, porto d’ingresso in Turchia, passaggio più stretto e punto di controllo obbligato. L’ingresso in Turchia comunque ha richiesto, per ottenere la libera pratica, almeno 5/6 documenti e certificati. È consigliabile e necessario rivolgersi a una locale agenzia governativa, disponibile opportunamente a Cannakale. Si fa pagare ma si ottiene in breve ciò che da soli non si riuscirebbe a concludere se non in più giorni. All’interno visita immancabile a Troia (Turchia asiatica). Successivamente proseguiamo per Gelibolu (il Gallipoli turco). Rocce scoscese e belle spiagge deserte e all’interno grandi zone agricole. La corrente in uscita varia da 0,3 a 8 nodi. Il vento arriva da una sola direzione ed è costante. I porti comunque sono molto stretti, anche se movimentati dai molti traghetti per la costa asiatica. Si accede così al Mar di Marmara dopo Gelibolu, con l’isola omonima che gli dà il nome. Qui la mancanza di turismo è assoluta. Per gli ormeggi si tratta comunque con i pescatori che dispongono dove mettersi. Siamo finalmente in rotta per raggiungere Istanbul a una sessantina di miglia. Istanbul fa da giunzione e cerniera tra Occidente e Oriente. Due grandi ponti autostradali attraversano il Bosforo, che in alcuni punti è largo poco più di un chilometro. Chi non ha sognato di navigare a vela sotto il Corno d’Oro? Anche per noi in equipaggio è stata una grande emozione…! È stato anche il punto adatto, vista l’importanza dello scalo, per i ricambi nell’equipaggio. Nella zona ci sono diversi marina, dove è possibile prevedere una sosta invernale, sono affollati da molte barche da turismo tutto locale anche se piuttosto vivace. Istanbul è davvero una grande bella città internazionale. I marina comunque sono sia sulla costa asiatica che su quella europea. Il più importante è quello sulla costa europea di Atakoy (300 barche). Zona turistica vicina è quella delle isole dei Principi (Antigone, Proti, Halki ecc.) anche se non interessanti sono considerate le… Portofino turche. Risalendo ancora si entrerebbe nel Mar Nero dall’acqua inquinata che ne è la caratteristica più rilevante, non l’abbiamo perciò ritenuta una navigazione interessante e conveniente e di conseguenza la nostra barca è rientrata verso il mar di Marmara per uscire nuovamente dai Dardanelli.

Il percorso già fatto presenta questa volta la corrente e il vento in favore, facendoci raggiungere medie sugli 11 nodi. Dopo lo stretto pieghiamo a Sud verso l’isola di Bozka Kaada (turca) con un piccolo porto commerciale. In questa zona l’acqua marina mantiene ancora il verdastro dell’inquinamento proveniente dal Mar Nero…! Impossibilità assoluta di fare il bagno e altri utilizzi. Se ne parla solo dopo la punta di Baba Burun porto peschereccio molto più a Sud. Lasciamo l’isola di Lesbo (Mitilene) a destra entrando nel golfo di Adramyti per raggiungere il marina di Ayvalik, siamo in Turchia. Il raggiungere questo punto, date le molte isole e passaggi, è complicato e ha richiesto molta attenzione. All’interno c’è la città di Pergamo che per il suo significato storico e le vestigia romane e greche merita senz’altro una sosta e una visita. Solo nei piccoli marina, dato che anche con buon vento sempre costante il mare è piatto, si iniziano a trovare frequenti segni di turismo nautico. Dopo qualche giorno di sosta si riparte e si dirige su Eski Foca, la leggenda dice che sono stati i locali che hanno insegnato ai greci a navigare. Percorrendo il lungo golfo di Smirne, inquinato al massimo, si raggiunge in fondo la città che io preferisco non indicare come luogo di sosta nel marina locale. Luoghi dove lasciare la barca sono altri e numerosi come a Cesme, di fronte alla grande isola di Khios. Inizia da qui una zona ricca di numerosi marina ben organizzati e dove vale la pena di fermarsi. Punto migliore senz’altro sarà il Kusadasi, nel golfo omonimo, con un complesso più sicuro e accogliente degli altri. L’agosto e il settembre resteranno ancor più difficili per chi vuol proseguire. È un periodo in cui il meltemi ha le punte più dure. Ci fermiamo quindi per lasciare la barca al sicuro per una lunga sosta. Si proseguirà nel mese di maggio/giugno dell’anno seguente e in un periodo meno impegnativo col meltemi per dirigere verso la costa meridionale della Turchia sino ad Alessandretta, costeggiando la Siria sino a raggiungere Cipro, ritornando poi in Turchia a Kmer, rifacendo la costa turca sino a Sini, diretti nuovamente alle isole dell’Egeo, passando per il Peloponeso e facendone il periplo, dirigendo verso l’Adriatico risalendo a Corfù, poi da Punta Lucietta in Albania attraversando il canale d’Otranto a Brindisi, Tremiti, Conero e arrivo a Rimini.

LO SKIPPER
Pietro Palloni, riminese, ha operato per 36 anni nel settore delle imbarcazioni da diporto, iniziando questa attività nel 1968. Personaggio quindi noto nella marineria adriatica è attualmente il presidente di un importante circolo velico di Romagna. Prime esperienze con la scuola vela a Rimini presso il Club Nautico cittadino: “ho iniziato con gli FD raggiungendo le selezioni preolimpiche: sono poi passato al timone di grosse barche. Mia grande passione a dire il vero non è mai stata la regata, ma solo il piacere e l’amore dell’andar per mare. L’altura è iniziata gradualmente dopo 18 anni. Una regata di questo tipo è nata qui da noi in Romagna nel 1982 la Rimini/Corfù/Rimini. Quasi mille miglia in Adriatico. Vi ho partecipato per nove edizioni. Sono stato anche sul Moro di Gardini e ho navigato anche sui mari del Nord Europa con barche dei grandi architetti locali. Ho una particolare conoscenza di molte barche di Sciarrelli come l’Angelica costruita da Giraldi. Sciarrelli ha significato molto per me perché lo ritengo unico e al di sopra di molti progettisti. Una delle barche migliori a mio giudizio è il Chica Boba 2”.

L’IMBARCAZIONE
Progetto: Sciarrelli – Costruzione: Scafo in ferro con metallizzazione coperta in legno – Governale: a barra – Anno: 1991 – Armo: Ketch con doppio strallo e bompresso – Motore: Yanmar 52 HP – Rullafiocco: no – Rullaranda: no – Dotazioni: Oltre 50 miglia – Ancoraggio: 100 metri di catena, 2 ancore Delta da kg 27 e 1 Ammiragliato da kg 37 – Strumentazine: Log; eco; vento Raytheon; VHF Schipmate 8000; Chart- Plotter GPS Navionics; Computer Toshiba con cartografia e GPS C-Map – Lunghezza f.t.: m 16,60 – Lunghezza scafo: m 16,00 – Larghezza max: m 4,05 – Immersione: m 2,05 – Dislocamento: kg 14.000.

INFORMAZIONI METEO
Adriatico coste croate in croato e inglese
Radio Rijeka (Fiume) UKW canale 24 – ore 05,35 – 14,35 – 19,35
Radio Split (Spalato) UKW canali 07 – 21 – 23 – 81 – ore 05,45 – 12,45 – 19,45
Radio Dubrovnik (Ragusa) UKW canali 07 – 04 – ore 06,25 -13,20 – 21,20

Situazione e Previsioni Adriatico in croato, inglese, italiano, tedesco ogni 10 minuti con aggiornamento alle ore 07,00 – 13,00 – 19,00 (ora locale) canale VHF 73 Adriatico settentrionale Istria canale VHF 69 Adriatico settentrionale Parte orientale canale VHF 67 Adriatico centrale/parte orientale canale VHF 73 Adriatico meridionale/parte orientale

Ente Nazionale Croato per il Turismo
Roma – via dell’Oca 48 – tel. 06 32110396
Ente Nazionale Croato per il Turismo
Milano – piazzetta Pattari 1/3 – tel. 02 86454497
Croazia – http://www.hjs.hr – Croazia e-mail hjs@st.tel.hr

EGEO
in inglese e turco – situazione e previsioni Mediterraneo ed Egeo (Bodrum, Kusadasi, Antalya, Finike, Alanya, Anamur, Mersin) – VHF 16 e 67 viene trasmesso alle ore 09,00 – 15,00 – 12,00 – 18,00

http://digilander.libero.it/sailingreece/2002.htm
http://www.isolegreche.it/mappegenerali/isole.htm
http://www.turchia.it/yachting.html

DUE DOMANDE A PIETRO PALLONI

Oltre alla preparazione marinaresca, quale sono le linee guida che la portano a capire quali possono essere gli elementi che per carattere, educazione e cultura possono meglio essere adatti a formare un equipaggio valido anche per una lunga navigazione? Come sceglie gli uomini, cosa valuta nell’incontro e come si regola e seleziona nella scelta?

La cosa che valuto è l’equilibrio psichico di una persona. La quale se sa star bene con sé stessa sta anche bene con gli altri. Per me questo conta indipendentemente dalla preparazione anche marinaresca. Andare in barca a vela è in fondo anche un lavoro pesante. Si, d’accordo la preparazione tecnica, l’educazione, la resistenza sono doti che servono in un equipaggio, ma la cosa fondamentale è l’equilibrio, che porta a convivere bene e a cementare una necessaria coesione.

Come deve essere preparata la barca per una lunga crociera in mari anche difficili come l’Egeo?

Premesso che per la barca la cosa più importante è la scelta di un buon progettista. La scelta di un certo tipo di progetto e di cantiere ti deve portare alla sicurezza che la barca sia forte e non ti si rompa sotto i piedi. Devi poi attrezzartela per il tipo di navigazione che devi fare. Naturalmente deve essere confortevole per l’equipaggio, marina e buona boliniera. Per quanto concerne la cartografia (problema reale di un viaggio impegnativo come quello descritto) io ho optato per la cartografia elettronica, ma utilizzando due diversi sistemi su due apparati autonomi. Bisogna pensare per chi viaggia anche con un equipaggio famigliare che a bordo tutti debbano saper fare tutto, anche l’elemento femminile. Quindi, sotto ogni punto di vista, ci deve essere la massima adattabilità.

sull'autore

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.