Un’altra storia

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

UN’ALTRA STORIA

Testo di Pasquale Perfetto
Pubblicato su Nautica 509 di settembre 2004

Sono a Martinica, la barca è immobile, dopo 4.500 miglia percorse, in solitario, dalla partenza da Napoli non mi sembra vero! Certo è stata dura, ma la soddisfazione di essere riuscito in questa prima impresa (la successiva, il ritorno, sarà più difficile) mi riempie d’orgoglio. Questo periodo è stato molto importante: mi ha permesso di conoscere meglio le mie possibilità, ma anche i miei limiti. È stata una sfida con la natura e i suoi elementi e mi sono aggiudicato il primo round. Un susseguirsi di episodi piccoli e grandi, più importanti o meno importanti. Un continuo misurarsi con l’oceano Atlantico: con il soffio, a volte possente, dell’aliseo; con la grandezza dell’onda oceanica che ti accompagna con il ritmo del valzer, quando è tranquilla, ma che può, in pochissimo tempo, diventare uno shake!

“Anahita”, la mia barca, un Ferretti Altura 33, nonostante la sua veneranda età (22 anni) si è comportata bene. Sicuramente non è una barca da regata, ma riesce a tenere il mare con fierezza.

L’ultima avventura si è conclusa meno di mezz’ora fa: dopo 20 giorni di navigazione da Capo Verde ai Caraibi. Per la foga di atterrare, mi sono inoltrato, di notte, in un dedalo di secche e reef che sulle carte nautiche è chiamato “cul de sac”… non bisogna conoscere per forza il francese per capire il significato di queste parole. Un budello, cosparso di boe che segnano il corridoio d’entrata al porto turistico di Le Marin: di giorno difficoltoso per coloro che lo conoscono, figuriamoci per chi non lo conosce e… vi entra di notte!

Avevo superato già alcune secche ed ero in vista del porto turistico le cui luci, basse sull’orizzonte, si confondevano con quelle delle boe. Tutto a un tratto ne ho avvistata una sulla destra, che avrebbe dovuto invece essere sulla sinistra, immediatamente ho realizzato l’errore e ho ingranato la marcia indietro, ma purtroppo inutilmente, la barca mi si è arenata su un reef. In quel momento non mi è caduto il mondo addosso, ma l’intero universo. La mia superficialità nel rischiare l’ingresso, per la fretta di arrivare, mi sarebbe potuta costare molto cara. È così mi sono trovato, da solo, di notte con la barca bloccata senza sapere come fare. Certo dopo tante miglia percorse, proprio in vista dell’agognato traguardo doveva capitarmi questo sfortunato incidente? Ripresomi dallo sconforto comincio a pensare come fare per risolvere il problema. Dopo vari tentativi, sia col motore sia con il tender, avvilito avevo quasi accettato l’idea di abbandonare l’impresa e aspettare l’alba per chiedere soccorso a qualcuno del posto. Ma a un tratto… la carezza dell’aliseo mi ha dato lo spunto per attuare una semplice manovra: con la barca disposta già di traverso al vento, ho alzato randa e fiocco cazzandoli a ferro, e alla prima botta di vento la barca si è inclinata, e lentamente si è spostata verso acque più profonde. Non si può immaginare la mia felicità, piangevo dalla gioia, e un grido liberatorio mi ha sciolto, come d’incanto, tutto lo stress accumulato nell’ultimo periodo. Fatto l’ormeggio sono andato sul pontile con la speranza di incontrare qualcuno con cui parlare, ma erano le tre di notte, nell’isola era tutto tranquillo e la gente dormiva. Non trovando nessuno, sono tornato in barca e mi sono messo a letto, senza riuscire a chiudere occhio. Strano che dopo aver desiderato, per giorni, di farmi una bella dormita, adesso non ci riesco.

Sono a Martinica la barca è immobile…

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