In caso di naufragio…

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

IN CASO DI NAUFRAGIO…

Testo di Ezio Liberati
Pubblicato su Nautica 524 di dicembre 2005

Il punto essenziale è stabilire se siamo realmente degli incoscienti. Al ritorno gli amici ci accolgono sempre con l’aria di chi la sa lunga dicendo: “…vi è andata bene… ora finalmente avete capito ciò che si rischia in mare…”, oppure parafrasando uno slogan pubblicitario piuttosto macabro: “il mare se lo conosci lo eviti…se lo conosci non ti uccide…”.

Ma detto tra noi, non sono dello stesso parere, e tu lettore alla fine sarai chiamato ad esprimere il tuo verdetto: l’inesperienza senza gravi conseguenze, oppure geniali soluzioni per passare un’estate diversa che lascia ricordi indimenticabili?

Dopo lunga e ponderata decisione di acquistare una barca, sono diventato il fortunato possessore di una Shetland Black Prince 23, un piccolo cabinato a motore, 7,50×2,50 metri, kg 2.500 circa di dislocamento e 190 cavalli turbo diesel entrofuoribordo. L’ho acquistata 7 anni fa d’occasione e dopo pazienti lavori di manutenzione e aggiornamenti vari eseguiti in circa 6 mesi di lavoro durante i fine settimana, ne è uscita un’imbarcazione semplice ma efficiente e a mio modesto avviso anche ben attrezzata… chi dice che la manutenzione è sempre una maledizione? La manutenzione è sicurezza attiva, passiva e preventiva, oltre che un piacere. Sviluppare la manualità completa l’arte marinaresca e inoltre l’arte di arrangiarsi. Un buon marinaio deve saper far tutto, ma male… e dopo una settimana di traffico, code, stress, ufficio, telefoni, fax e telefonini cosa c’è di meglio che mettere mano a secchielli, guanti, pennelli e carta vetro? Insomma, tornando a noi, ne è uscita una barchina davvero ideale ai bisogni di noi semplici navigatori/sognatori del fine settimana: motore fuoribordo ausiliario, tender, VHF, GPS, ecoscandaglio, caricabatteria elettronico con allaccio in banchina, wc marino, impianto stereo e TV con relativa antenna installata sulla tuga… avendola messa insieme con tanta passione e usandola assai intensivamente, ne ho una certa fiducia e mi sento pronto a fronteggiare ogni possibile emergenza legata alla navigazione. Quello che invece ogni tanto mi disturba è il pensiero remoto di un incidente o peggio ancora di un naufragio.

Pensiero certamente da respingere, ma che ogni tanto ritorna prepotentemente. Domenica scorsa ad Anzio, navigando a circa 500 metri dalla spiaggia di levante che si affaccia lungo la riviera Zanardelli, ho visto all’ultimo istante, grazie a mia moglie che era sdraiata prua a godersi il sole, un grosso tronco semisommerso di circa un metro e mezzo: viaggiavamo a circa 20 nodi e le conseguenze dell’urto sarebbero state distruttive. Avrei perso sicuramente il piede poppiero, ma forse si sarebbe spaccato lo scafo con conseguente via d’acqua difficilmente controllabile. Ed eccomi, nella mia immaginazione, già in acqua con moglie, cane, strumenti e masserizie tutt’intorno per intraprendere una facile nuotata fino a riva. Mettiamoci in testa che non occorre essere a largo delle Bocche di Bonifacio per fare naufragio: basta un cretino che naviga sotto timone automatico (a me è successo tre anni fa mentre ero fermo all’ancora a fare un bagno), che sei fritto e lo stesso può succedere con uno scoglio o una secca traditrice… Quindi, ho messo a punto una mia strategia privata contro un naufragio diciamo pure benigno… innanzitutto, prendendo spunto da un celebre spot televisivo di un dentifricio “prevenire è meglio che curare”, diciamo che la sicurezza della nostra barca dipende solo da noi, da come affrontiamo l’argomento e da come prepariamo i nostri passeggeri ad affrontarlo. La legge prevede che ci siano delle dotazioni di sicurezza idonee a fronteggiare un’emergenza improvvisa e non controllabile, ma è il minimo che si deve tenere a bordo per stare tranquilli. Nessuno può impedire di avere un quantitativo superiore di razzi o segnali luminosi al posto di quelli previsti oppure un mezzo ausiliario di galleggiamento “alternativo” oltre all’autogonfiabile sempre previsto dalla legge. Anche se il nuovo regolamento per prevenire gli abbordi in mare prevede che le dotazioni di sicurezza e i mezzi di salvataggio da tenere a bordo di imbarcazioni e natanti da diporto non sono più legati all’abilitazione dell’unità a cui si riferiscono, ma alla distanza dalla costa in cui si effettua la navigazione, io consiglio di adottare queste precauzioni:

Tenere a bordo più razzi e fuochi a mano di quelli previsti entro le 12 miglia (io evito di gettare via quelli scaduti perché continuano a funzionare egregiamente).

Installare una pompa a mano efficiente e di grande portata (le pompe elettriche vanno facilmente in tilt e sono legate indissolubilmente alle batterie di bordo).

Tenere a bordo almeno un paio di boette fumogene aggiuntive rispetto alle due previste, perché costano poco e hanno una resa eccezionale.

Chiedere consiglio a un medico su come organizzare un’attrezzata cassetta di pronto soccorso nautica e comunque integrarne l’elenco con le eventuali medicine personali ritenute necessarie.

Tenere a bordo almeno 4 estintori rigorosamente omologati RINA e non quelli da autovettura e curarne la loro installazione, uno nel vano motore ad attivazione automatica, uno in prossimità del quadro elettrico, uno in cucina, uno nella cuccetta di prua.

Montare sempre un riflettore Radar, costa pochissimo ed è indispensabile.

Curare gli attrezzi contenuti nella cassetta di bordo, diciamo che bisogna essere in grado di fronteggiare ogni emergenza di tipo elettrico/meccanico.

Avere a bordo una cinghia in gomma, un filtro nafta, un’elica di rispetto, uno per l’olio, almeno un paio di litri di olio motore (meglio quello consigliato dal costruttore) una confezione da un litro di antigelo, una pompa carburante (quella “c” per intenderci), un taglierino da tappezziere con lame di ricambio, viti e dadi inox assortiti compatibili con quelli presenti a bordo, un tubetto di silicone bianco, meglio se di quelli che non fanno il ricciolo, una confezione di colla marina (la Ciba è fantastica), una serie di mammuth, faston e morsetti assortiti per collegamenti elettrici volanti, qualche metro di cavo elettrico e nastro isolante/adesivo telato (quello americano) resistente all’acqua.

Oltre a questo tengo un tender di due metri o poco più gonfio e saldamente assicurato a poppa (non in acqua naturalmente), con i suoi remi a bordo facilmente smontabili dalla barca… francamente nutro dubbi sull’effettiva utilità dell’autogonfiabile… io preferisco starmene all’asciutto sul canottino anziché in acqua attaccato al ciambellone senza buco… nel gavone di prua tengo sempre un grosso barattolone di plastica da 10 litri con un largo tappo a vite perfettamente stagno, che contiene i soliti generi di prima necessità, per lo più acqua potabile, perché la mia navigazione è quasi sempre sotto costa: di fame non si muore di certo… Ho anche un bel telo di plastica grigio metallizzato, che ha la duplice funzione di proteggere dal sole di giorno e dalla temibile umidità della notte. Naturalmente ho il salvagente anulare con relativa boetta luminosa ad attivazione automatica sempre pronto ad essere utilizzato e una semplice e rudimentale ancora galleggiante (un bel secchio di plastica tanto odiato dalle casalinghe), in quanto basta una leggera brezza mattutina per spostare il canottino di parecchie miglia dal luogo del naufragio.

Infine tengo i giubbotti di salvataggio sempre a portata di mano sulla barca, un VHF palmare contenuto nella sua tasca stagna e addirittura un GPS portatile impermeabile, vecchio come il cucco ma straordinariamente efficace nel trovare in pochi minuti il punto nave, indispensabile per comunicare ai soccorritori la nostra posizione.

Infine diffidate dal mezzo marinaio telescopico, è di alluminio, è leggero e maneggevole, ma la sua utilità è dubbia, perché la salsedine e il sole rendono vano il bloccaggio dello stesso in posizione allungata, con il rischio di trovarsi in acqua quasi senza accorgersene.

Credo di aver esaurito gli argomenti e soprattutto spero di essere stato utile a tutti i diportisti con semplici ma importanti consigli. Non pretendo di insegnare un corso di sopravvivenza, ma credo che questi piccoli trucchetti fatti di semplicità e sana abitudine, ci permetteranno una vita a bordo decisamente migliore e una tranquillità di gran lunga superiore ai sacrifici che essa impone…

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.