Caprera, l’isola della libertà

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CAPRERA, L’ISOLA DELLA LIBERTÀ

Testo di Francesca Zaffonti
Pubblicato su Nautica 534 di ottobre 2006

Caprera è forse uno dei più bei posti di questo mondo… quando t’imbarchi alla Maddalena per raggiungere questo paradiso sei intimorito, emozionato, stai per cominciare una nuova esperienza ma non sai cosa ti aspetta, un misto di eccitazione e paura ecco quello che ho provato la prima volta che sono andata al CVC (Centro Velico Caprera).

Quando arrivi alla base di Punta Coda sei immediatamente catturato dal paesaggio, ettari di macchia mediterranea completamente deserti, noi inesperti velisti siamo gli unici abitanti. Ti assegnano le camerate e poi subito la riunione generale dove ti presentano agli altri corsi e dove Rosso, il nostro capo turno, ci spiega cosa ci aspetta, rigidità negli orari, nell’ordine delle camerate, e tanta voglia di andare per mare. Subito dopo insieme ai nuovi compagni cammini per quasi un chilometro lungo una strada sterrata che costeggia il mare, il profumo intenso del mirto ti inebria i sensi. Arrivi a Cala Fico, Fez e Chiara ti spiegano come si fa ad armare una barca a vela, come si fa a virare, sei bombardato da decine di nozioni, non capisci niente, molti dei termini tecnici finita la lezione non te li ricordi già più, però ti piace e non vedi l’ora di imbarcarti.

Sono le sei del pomeriggio, il sole è già calato dietro Monte Fico, ha inizio la prova di scuffio.

Insieme ad altri tre compagni di tuffi al pontile, nuoti fino alla barca dove Fez vi sta aspettando. L’acqua è gelida ma non ci fai caso, monti sul Laser 16, immediatamente la barca si ribalta e impari a tirarla su, un primo passo è fatto. Torni verso riva, fa freddo, tira vento, di corsa lungo la strada sterrata e poi una bella doccia. Prima di cena hai già conosciuto molti compagni, dopo la nostra prima lezione…

I giorni passano, i compagni diventano amici, siamo un equipaggio…

Impari a virare e poi a strambare, impari a portare la barca, la senti piena di vita mentre fila sull’acqua cristallina di Porto Palma.

Finalmente arriva il giorno dei Laser 13, molto più instabili, passiamo vicino ai Meteor ancorati in una caletta a Porto Palma, riusciamo a distruggerne due su tre, ma non c’è problema, sono fatti apposta, il vento si alza, cominciamo a scuffiare… al ritorno la sera siamo stremati…

Il sabato ci sono le partenze dei corsi più anziani e sono tutte lacrime, parte anche la nostra istruttrice Chiara, arrivano i nuovi corsi, adesso siamo noi gli anziani e dobbiamo dare il buon esempio… Comincia una nuova settimana, e per noi la prima lezione in cocomeraia, una capanna incastonata fra gli scogli sul mare.

Il sole riflette sull’acqua, i colori di Caprera sono bellissimi… accesi e scintillanti… Fez ci presenta il nostro nuovo istruttore, Luca, simpaticissimo… e poi ancora sulle barche…

Stiamo bene a Caprera, ma la sera dopo la lezione vediamo in lontananza le luci di Palau, pensiamo alla vita comune di tutti i giorni, avremmo voglia di andare in un pub, andare a ballare o anche andare a fare due passi nella piazzetta della Maddalena, piena di persone, da due settimane non sappiamo cosa succede nel mondo, è una sensazione bellissima…

Cominciamo a essere stanchi, ad ogni movimento sentiamo i muscoli contrarsi…

L’ultima sera siamo sulla terrazza, dove è incisa una frase bellissima: “Uomo libero sei tu che ami il mare…” di Boudelair, aspettiamo le ventuno per ammainare la bandiera mentre cantiamo il nostro inno, in macchina passa Mamadu, il cuoco, lo salutiamo, è il primo saluto…

Arriva il giorno della nostra partenza, mettiamo tutti i nostri bagagli in cocomeraia, tra qualche ora potremo bere una birra o fumare delle sigarette in mezzo alla folla, ma ci accorgiamo che non vogliamo lasciare quel posto, è troppo bello…

Dopo pranzo salutiamo Rosso, che ci ha sopportato per due settimane, e Luca, poi percorriamo per l’ultima volta la strada sterrata, passiamo accanto al Monte Fico che la sera prima abbiamo tentato di scalare, vediamo i Laser 16 ancorati nella baia e i Laser 13 tutti in ordine, con le scotte rifatte a modo, come le avevamo lasciate noi la sera prima… costeggiamo la caletta di Porto Palma, di Meteor ancorati ce n’è solo uno, gli altri due sono in riparazione…

Alle quindici e trenta arriva il traghetto che ci riporterà a casa, salutiamo il grande Fez, ci imbarchiamo, partiamo… ci lasciamo alle spalle quell’angolo di paradiso, voltandoci vediamo la base e le calette dove eravamo stati a fare il bagno che sfumano piano piano…

Attracchiamo a Palau, ci salutiamo, dandoci appuntamento per l’anno prossimo…

Tornati alla vita di tutti i giorni ci accorgiamo di quanto siano superflue alcune cose… di quanto sia importante il senso di gruppo…

A Caprera ci sentivamo liberi, anche se in realtà non lo eravamo, dovevamo sottostare a una dura disciplina, adesso, che siamo tornati alla realtà, rimpiangiamo quell’isola con i suoi colori e con i suoi odori, è incredibile quanto possa dare il mare… ti basta uno sguardo a quell’immensa distesa azzurra e raccogli l’energia e la vitalità necessarie per affrontare la vita…

Aveva proprio ragione Boudelair “Uomo libero sei tu che ami il mare…”

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