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In navigazione sul Corsaro II

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IN NAVIGAZIONE SUL “CORSARO II”

Testo di Gianfranco Fialdini
Pubblicato su Nautica 535 di Novembre 2006

Abbiamo dovuto lavorare sodo sul “Corsaro II”, per leccarci le ferite subite nell’ultima regata fatta. A parte la sostituzione della randa, che si era praticamente “aperta” sotto la violenza di un vento forza otto, abbiamo dovuto ripristinare e/o controllare l’efficienza di tutte le manovre fisse e mobili dell’alberatura, cambiare vari moschettoni, ripetere fino alla noia tutti quei controlli necessari dopo una regata così impegnativa quale è stata quella appena ultimata.

Adesso ci aspetta una tranquilla navigazione dalla Spezia alla Maddalena. Le previsioni sono confuse o quanto meno non ben definite, perché l’anticiclone delle Azzorre è spostato verso nord rispetto la sua normale posizione ed è in arrivo una perturbazione atlantica in un tempo non definito, ma in fondo si tratta di 180 miglia da percorrere, e ce le gestiremo al meglio.

Dopo aver imbarcato viveri e fatto il pieno di acqua, alle 16 molliamo gli ormeggi. Issiamo la randa di maestra e ci dirigiamo a motore verso l’uscita delle ostruzioni. Le condizioni meteorologiche sembrano, al momento, favorevoli: vento da maestrale forza 4/5, mare quasi calmo.

Al traverso del Tino issiamo prima il genoa, poi la randa di mezzana. Abbiamo spento il motore, la barca comincia a prendere velocità, carichiamo i wangler perché le rande facciano appieno il loro lavoro. La velocità supera gli otto nodi: niente male! Siamo ben assettati, la barca scivola via che è una bellezza, penso di alzare lo spinnaker! Ci prepariamo alla manovra, sistemando il tangone e passando le scotte, quando pronti lo issiamo e contemporaneamente ammainiamo il genoa. Abbiamo alzato un triradiale medio e la manovra è riuscita benissimo, da manuale.

Ora bisogna fare ancora più attenzione, con tutta questa tela a riva! Do disposizioni perché venga tenuta sotto controllo la centralina meteo: sarebbe pazzesco farsi trovare così invelati da una perturbazione! Intanto la velocità sfiora gli 11 nodi, il mare è increspato e il “Corsaro” avanza bene. A bordo siamo tutti felici, pur facendo i debiti scongiuri, di poter fare una navigazione di trasferimento così appagante.

Dei sedici uomini, otto rimangono sul ponte alle manovre, mentre gli altri si dedicano al rassetto della barca. Mario, che si definisce “cucchiaio d’oro”, si dà da fare per preparare panini con tonno e sottaceti: qualcosa che reintegri le forze e stuzzichi l’appetito ci vuole!

La navigazione procede bene: la velatura è bene a segno, il timone è “dolce”, tutto sta a significare che la barca è ben equilibrata e le correzioni che via via apportiamo sono irrlevanti, se pur necessarie! L’attenzione maggiore è richiesta dallo spinnaker, per evitare che faccia poggiare la barca, oltre al fatto che deve rimanere sempre ben gonfio!

Faccio una passeggiata a prora per osservare il dritto di prora, che fende l’acqua come potrebbe fare un coltello caldo nel burro e mentre sono immerso in questi pensieri, mi accorgo che non siamo soli, ma con un gruppo di delfini che giocano con noi, o meglio, con la prora! Si immergono, emergono, sfilano incrociandosi davanti il dritto di prora: l’acqua è molto limpida, di uno stupendo colore azzurro verde.

Il timoniere nel frattempo ha poggiato un pò troppo, per cui si rende necessario un urlo stile “Corsaro” per dirgli di venire all’orza. A scanso di equivoci, comunque, corro verso poppa. Il giovane ha capito e lo spinnaker è di nuovo portato correttamente.

Siamo già al crepuscolo e devo decidere cosa fare per la notte: continuare a tenere tutta questa tela a riva significa fare una guardia pesante e navigare con maggiore tensione, ma con grande soddisfazione. Infatti scivolare così sull’acqua, a una velocità che sotto raffica sfiora i 12 nodi vale bene il sacrificio di qualche ora di sonno perso! Ed è così che mentre mi viene chiesta l’approvazione al menu della cena, ho già deciso che andremo avanti in questo modo, fino a che il tempo ci permetterà di farlo.

Stasera il tramonto è bellissimo e ci troviamo davanti a un’esplosione di fuoco, che mi ricorda i vini della mia terra, la lucchesia: senza dubbio spettacoli di questo genere fanno sentire l’uomo più vicino a Dio, anche se uno non crede. Continuo a tenere d’occhio il barometro, ma sembra che la condizione sia stabile. Abbiamo visto all’orizzonte la Gorgona e Capraia, ora possiamo vedere sia Livorno che l’isola d’Elba: stiamo andando veramente forte!

Fanali di via sulle batterie, c’è assenza di rumore: si avvertono soltanto lo sciabordio dell’acqua contro le fiancate, il soffio del vento, il suo impatto nelle vele, il suono d’arpa del sartiame. In questi momenti stare al timone di una barca che fila a oltre 12 nodi con la sola forza del vento ti fa sentire forte, potente, ti fa vedere le miserie esistenti sulla terra lontanissime anche se di fatto la terra è al tuo orizzonte, ti fa apprezzare ancora di più questo piccolo scomodo mondo dove più che il grado che rivesti contano le tue qualità, il rispetto che hai delle persone che hai con te e la stima, se ne hai, che loro hanno di te.

E’ ora di cena e lascio la guardia al mio secondo. Pasta alle sarde e polpo in umido veramente apprezzabili. Non andrò in cuccetta: non riuscirei a dormire. Controllo nuovamente il barometro e approfitto di essere sotto coperta per indossare qualcosa di pesante. Siamo nel mese di giugno, ma le notti in mare sono sempre umide, per cui è bene premunirsi.

Mi sistemo alla meglio vicino al timoniere, ma il vento sta calando e anche la velocità è scesa sotto i 10 nodi: mi domando se sia il caso di optare per una navigazione più tranquilla: alla fine decido di proseguire così e la scelta si rivela giusta. Verso le due di notte il vento, che ha ripreso vigore, mi risveglia dal sonno nel quale, malgrado le buone intenzioni, ero caduto.

Mi stupisco di vedere quasi tutto l’equipaggio desto e in coperta, ma il secondo mi spiega che tutti non hanno saputo resistere al desiderio di fare “un’invelata” senza l’assillo della competizione. Mentre sto pensando di dire qualcosa di carino alla mia gente, sento provenire dall’interno della barca un odore di sfritto di aglio e peperoncino e mi sorge il dubbio che sul “Corsaro” si pensi solo a mangiare! Per la cronaca, poco dopo le otto eravamo ormeggiati a La Maddalena!

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