Attenzione baby a bordo!

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ATTENZIONE BABY A BORDO!

Testo di Analisa Casali
Pubblicato su Nautica 536 di Dicembre 2006

I bambini e le barche sembrano fatti gli uni per le altre, primo perché avere un bambino è come vivere perennemente nel mezzo di una traversata oceanica, non c’è mai tregua, bisogna sempre stare all’erta con occhi e orecchie tese per un eventuale segno di tempesta con il risultato di uno spossamento perenne; secondo, perché in barca, come su qualunque altro mezzo semovente, i bimbi dormono. Con questa convinzione io, il mio compagno e la nostra bambina di tre mesi siamo andati in Croazia per l’Adriatic Sailing Week, perché non contenti di passare una settimana in barca a vela con una neonata abbiamo deciso di fare trentuno e cimentarci in una regata. L’Adriatic Sailing Week, alla sua settima edizione, alla quale hanno partecipato 70 barche e circa 350 persone, è una regata conosciuta in prevalenza nell’area mitteleuropea: i partecipanti sono tutti o austriaci o tedeschi o sud tirolesi.

Abbiamo partecipato nella classe dei catamarani e il nostro, un Lavezzi 40, era equipaggiato con skipper tedesco, timoniere tedesco (con un ginocchio artritico), mozzo tedesco tuttofare (per fortuna in buona salute), mamma italiana (che non parla tedesco), una bimba di 3 mesi (che non parla), …e per fortuna non avevamo portato il cane (scozzese).

1° giorno: arrivo degli equipaggi, uscite di prova e affiatamento.

La marina di Murter, un’isoletta al largo della costa di Sibenik, comincia ad animarsi di naviganti mitteleuropei, lo si capisce dalla frequentazione dei bagni (alle 7.30 c’è già coda di valchirie tedesche in stile birraia dell’Octoberfest), lo si capisce dai dentifrici, marca salutista introvabile in Italia, e dalle sode braccia, utilissime su una barca a vela. Noi siamo arrivati con un giorno di anticipo dopo un viaggio di tutto riposo, durante il quale la bambina ha prevalentemente dormito, e abbiamo avuto il tempo di ambientarci: ho requisito metà della dinette per vestitini, cambio e preparazione pappa, abbiamo acquistato un catino multifunzione bagnetto-bucato, e abbiamo consumato in 2 giorni circa 600 litri di acqua, dove sarà mai andata a finire?! La dotazione minima per bambina-viaggio-barca è stata di: un ovetto, che è stato utilizzato per il trasporto auto e che serve anche come sdraietta sul catamarano, un marsupio per le passeggiate, due scatole di latte in polvere da 900 grammi, 4 biberon con scovolini annessi, un paccone di pannolini e salviettine umidificate e una borsa piena di creme e cremine oltre al sapone da bucato che ha permesso di mantenere i vestitini al minimo. Nella stessa giornata siamo riusciti anche a fare una gita a Sibenik, graziosa cittadina sulla costa dalmata e passeggiare per le sue antiche strade di marmo bianco, un pò scivolose, ma piene di fascino, tra finestre veneziane e portoncini che danno su androni freschi e scuri. In serata il welcome dinner sotto un tendone di plastica con tavolate di dieci persone alla volta, panche lunghe e strette da frate trappista, musica a pieno volume e palloncini colorati: la sensazione da Octoberfest è aumentata notevolmente. Durante la cena sono state mostrate le foto della regata precedente e degli equipaggi e skipper di quella attuale. Tra noi c’era molta attesa di vedere la foto del nostro gruppo, ma dopo aver constatato che era stato fotografato solo lo skipper me ne sono andata a letto tra grandi sbadigli.

1° giorno di regata: rodaggio del team

Siamo a un’ora circa dall’inizio della prima giornata di regata, c’è grande attesa. L’attesa corrisponde al 60% di una vacanza in barca a vela, si aspetta il vento – che cali, che aumenti – che smetta di piovere, si aspetta l’equipaggio che ritorni dai bagni, dal bar, dal mercato, si aspetta.

Partenza prevista alle 11.00 in direzione Nord: Biograd, una cittadina senza fascino con un’enorme e attrezzatissima marina. Il vento viene da Nord Est e ci costringerà a diversi bordi prima di arrivare a destinazione, dopo, naturalmente, aver deviato varie volte per rendere la gara più avvincente. Rientro dello skipper dallo skipper briefing, con la nostra mission, o meglio rotta della giornata: una gimcana tra isole e isolette e una notizia, bisogna aspettare. Aspettare che il vento cali: un pò troppo forte per le barche piccole che rischiano di spaccare tutto. E si aspetta. Io nel frattempo mi alleno sui nodi ma lascio perdere abbastanza velocemente dopo l’ennesimo tentativo fallito di legare un ciondolo all’ovetto.

E finalmente si parte: un centinaio di vele si spiegano al cielo grigio tutte insieme, un vero spettacolo. Il vento è forte e il mare piuttosto mosso, ci avviamo verso il primo dei sette punti, la mission sembra quasi impossibile: queste isole sono tutte uguali. Si scende sottocoperta più volte per controllare la carta e fare il punto, per fortuna non siamo i primi e seguiamo la teoria di vele che in fila indiana ci precede verso il primo capo da doppiare. La fila si sparpaglia appena si deve affrontare il vento di bolina e le barche diventano confusi punti nel grigio. La bimba dorme, mi dedico al punto nave. A forza di sentirlo memorizzo: klar zu wenden? (pronti a virare?) Klar, rischiamo uno scontro e finiamo secondi (per una manovra sbagliata nell’avvicinamento alla barca della giuria) dietro il catamarano che diventerà la nostra nemesi nei prossimi giorni. Si stappa comunque una bottiglia per festeggiare il taglio del traguardo.

2° giorno di regata: la volpe delle Cornati

Ore 7, svegliati dagli strilli della bambina constatiamo che c’è calma piatta, si vorrebbe tornare a dormire, si scalda invece il biberon nel pentolino tremando dal freddo nella dinette un pò umida. Decido di fare il bucato, lo skipper va al briefing e torna con una mission brevissima: solo tre punti da raggiungere. Alle 11 seguiamo la nave della giuria e la sua enorme boa gialla fuori dal porto. All’improvviso si alza il vento, e si parte. Viene sistemato il pallone giallo e la radio comincia a gracchiare: cinque minuti alla partenza per la classe con spinnaker, cinque minuti alla partenza per la catamaran class, siamo noi… Premo il pulsante del cronometro e avverto i compagni, 4 minuti, 3 minuti, 2, minuti, 1 minuto, via… sarebbe un disastro partire prima, ma anche partire dopo sarebbe da fessi, si cerca di essere precisi. Il vento migliora durante la giornata e abbiamo diritto a un lungo tratto con il vento in poppa, chi può alza gli spy: godiamo dello spettacolo dei magnifici palloni colorati che si alzano al vento, quelli degli altri ovviamente, noi come catamarano non ne abbiamo diritto, già andiamo troppo veloci così come siamo. Noi, tir del mare, quando prendiamo velocità siamo inarrestabili. L’ultima tratta è tutta a bordi, il nostro “camion” fa fatica nelle curve, dobbiamo calibrare bene il momento della virata per mantenere lo slancio. Avvistata la boa gialla, questa volta per tempo, tagliamo la linea d’arrivo battuti comunque e inesorabilmente dalla nostra nemesi che battezziamo il volpone delle Cornati dopo aver scoperto che lui, in queste isole, ci viene da vent’anni, le conosce ad occhi chiusi, e di sovrapprezzo ha imbarcato un tattico delle regate, un vero professionista del mare. Il nostro spirito subisce un colpo, ma non molliamo: domani è un altro giorno. Ci rifugiamo per la notte nel piccolo porto di Piskera, il più bell’approdo di questo arcipelago: un braccio di mare tra due isole vicinissime abitate solo da capre e turisti.

3° giorno di regata: Vodice, la Rimini dalmata

Dopo una grigliata nel ristorante a terrazze dell’isola, incantevole e scomodo, passiamo una notte protetta e tranquilla anche perché il giorno dopo non c’è neppure un filo di vento. Sveglia alle 6 (sigh) si aspetta e ci si dedica alle attività tipiche delle Cornati, passeggiate tra capre e arbusti e contemplazione del mare che ci divide dall’Italia e che qui sembra più blu. La regata di oggi sarà ancora più breve della precedente. Nessuna barca, con questo vento, arriverebbe per un ora decente a Vodice, la prossima tappa. Si parte: a motore senza troppe speranze. Dopo un breve interludio di attività, aiuto a togliere i parabordi, a chiudere le corde degli stralli, mi appisolo e perdo tutta la prima parte della gara, con la battaglia tra noi e la nemesi. Durante un lungo tratto con il vento in poppa mi incanto a fissare le vele davanti a noi fino a che non diventano un quadro impressionista: un’ala bianca con un punto sopra una massa plumbea, qualche macchia di colore qua e là: gli spy. La nemesi sulla destra ci saluta: facciamo circa un’ora guardandoci i denti e facendo segni di saluto, fintamente cordiali, con bicchieri fintamente pieni, poi doppiato il capo, ci battono di pochi secondi al traguardo. Fischiato l’arrivo ammainiamo le vele e issiamo lo spinnaker in dotazione, tutto nelle sfumature arancione, ma ridicolmente piccolo per il nostro carrozzone: lo skipper si avventura in un bagno a diciotto gradi con gli auguri della ciurma: resiste due secondi. Ci dirigiamo poi a motore verso Vodice, una piccola Rimini della costa dalmata, c’è perfino il casinò, che poi è situato nell’unico grattacielo del porto, il resto è un susseguirsi di graziose vie piene di ristoranti. All’arrivo in porto la bimba comincia a strillare mollo tutto e vado a vedere, vengo redarguita dallo skipper: prima viene la barca poi tutto il resto, cartellino giallo alla prossima out.

4° giorno di regata: sfida all’ultimo spruzzo

Sveglia alle 6.30 Aaagh!!! Cambio di pannolino del peso specifico di 2 kg di H2O, biberon e pisolo, per lei!!! Io mi avvio verso i bagni, colazione alla tedesca con formaggio e salcicce e veloce spesa al market di Vodice. Oggi è l’ultimo giorno di regata: si rientra a Murter, il vento è buono, da Sud Est. Abbiamo 4 punti da raggiungere, 4 isolette da doppiare, tratta di vento in poppa e ultimo pezzo tutto a bordi. Partiamo già sfiduciati, la nemesi, essendo un catamarano più piccolo, sui bordi è più manovrabile, ma venderemo cara la pelle. Faccio bollire e preparo i biberon in anticipo sulla giornata, voglio essere pronta per ogni evenienza.

Ore 10.00, si parte, con un piccolo intoppo: si incaglia una cima di ormeggio nel motore di dritta e si taglia di netto, colpa mia, prima volta, primo disastro. Si rizzano le vele e si aspetta nella baia di fronte a Vodice il segnale della partenza. Gli scafi si incrociano in un susseguirsi di bordi, come squali che stanno aspettando di avventarsi sulla preda, il difficile è evitarsi, e così si ripassano le precedenze. Ecco il segnale, uno sparo e la radio che gracchia: 5 minuti, 4 minuti… La bimba si addormenta appena dopo la partenza, con un bel vento forte si appisola molto più facilmente, francamente dormirei anch’io, ma… mi appisolo comunque, e mi sveglio giusto in tempo per godermi tutta l’emozione dell’ultima tratta: il duello, la sfida all’ultimo sangue con la nemesi a forza di bordi calcolati al millimetro. A poche miglia dall’arrivo superiamo il catamarano più piccolo e con un’ultima volata lo battiamo di diversi minuti. Al taglio del traguardo, abbiamo diritto allo sparo, non più il fischio: siamo i primi della nostra classe a passare il finish. E vinciamo anche la scommessa bambina: ha dormito, è cresciuta e la mamma è sopravvissuta.

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