Come si chiede acqua in francese?

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COME SI CHIEDE ACQUA
IN FRANCESE?

Testo di Lorenzo Rondelli
Pubblicato su Nautica 541 di Maggio 2007

“Lorenzo sono Marco, vuoi venire in Francia per una regata? È a Cannes, è un bel posto”.

Detto fatto: partiti Mercoledì 12, dopo otto ore di auto (gran macchina la Punto) siamo a Cannes con l’Hobie 16 ancora integro.

A Cannes subito 18 nodi, mi viene in mente Riva del Garda (e mi viene un nodo alla gola…) e quanto ci eravamo detti con il mio amico Gaetano qualche giorno prima della partenza:

“Vado per una regata a Cannes”

“Si, ma che vai a fare?”

“Non lo so, so solo che sono tre giorni di regata”

“Prima di partire cerca di capire cosa vai a fare…”

“Sì, sì, …sicuramente”, poi non ho avuto tempo e non sapevo neanche la strada (ci pensava il mio timoniere).

Solo il secondo giorno di regate ho capito che NON era una prova del campionato francese ma era IL campionato nazionale francese.

Armata la barca, il vento aumenta, il mio timoniere galvanizzato dai 18 nodi “bello, il ventone!”, io che penso “Marco, ma non hai una famiglia a casa? Non pensi alle tue bambine?… Se continua così tu fai quello che ti pare, io cerco un dottore francese e mi metto in malattia”.

Usciamo per allenarci: rientro dopo due ore con le mani bucate e assordato dalle urla del timoniere… più passa il tempo più capisco i prodieri che si danno al gioco delle bocce (“petanque” in questa zona della Francia).

Venerdì meno vento e sono più tranquillo. La tranquillità scompare quando un bambino francese mi chiede un autografo: imbarazzatissimo dico alla ragazza della segreteria (nel mio francese maccheronico) “digli che è meglio di no, io sono uno di quelli scarsi…”.

“No, no” fa lei “vuole gli autografi de les champion chi vent da l’Italie!”.

Autografo con tanto di numero velico (107531).

Ne arriva un altro e mi chiede la stessa cosa… secondo autografo.

Se mi avessero detto che per diventare un campione bastava fare 800 chilometri in auto e spupazzarsi con un pantaloncino Murphy & Nye e stivaletti da vela mi sarei comprato la Slam e sarei partito per l’Australia.

Sabato si inizia: 39 Hobie 16, 25 Tiger ed altri cat per un totale di 80 barche in acqua (non vi dico gli incroci).

Maggioranza di Francesi (se non ci sono loro al campionato nazionale francese…), una quindicina di italiani, una coppia Nuova Zelanda (Fletch)-Australia (Georgia).

La ragazza è spiritosa: la sua T-shirt reca davanti la scritta “don’t touch”… che in patria le abbiano parlato di strane consuetudini europee?

Una domanda innocua si trasforma in un boomerang che mi lascia stordito per qualche giorno:

“Fletch, studi o lavori?”

“Sono un agricoltore, ma mi sono preso un anno e mezzo di ferie. Sono andato dalla Nuova Zelanda in Australia, lì ho conosciuto lei (Georgia), ci siamo allenati in barca sei mesi e siamo andati ai Mondiali Hobie Cat 16 in Messico. Questo inverno siamo stati sul Monte Bianco, andavamo avanti con lavoretti, era bello perché sciavi tutto il giorno. Adesso facciamo il campionato francese, il prossimo mese quello austriaco, poi quello tedesco.

In Ottobre andiamo in Sud Africa per il Mondiale”. (“strano che non passino anche per il mio circolo di Anzio”, ho pensato io).

Poi Fletch riconosce la maglietta in lycra del mio timoniere: “Era la maglietta della Merit Cup in Sardegna vero? C’ero anch’io, nel 1996”

Secondo me 2005-1996 fanno 9 anni di vacanza, non 1,5: forse Fletch fa l’agricoltore perché la matematica non è il suo forte.

Nella prima regata (poco vento) faccio una partenza praticamente perfetta: non prendiamo i 5 minuti, non vedo la linea di partenza, non vedo le altre barche che ci coprono… (scoprirò il giorno successivo che partenze più scientifiche vengono meglio) arriviamo 13esimi.

Domenica tre regate: all’ultima 15 nodi fissi, tutti e due al trapezio, quarto posto assoluto (bello aspettare gli altri, peccato mi capiti sempre meno frequentemente di quanto vorrei).

Lunedì altra regata, poco vento. L’ultima regata (la sesta) viene annullata (peccato, eravamo nei primi dieci).

Risultato finale: 15esimi assoluti, bello lasciarsi dietro 24 barche, dobbiamo una birra a Fletch che arriva prima di noi (dodicesimo, e ci credo, è in vacanza da quasi due lustri!).

Complessivamente risultato bugiardo: eravamo tra i primi dieci, una virata maledetta (sotto le vele di un incrocio) nell’ultima prova ci ha fatto perdere almeno dieci posizioni nella regata.

“Les italiens” si sono comportati bene: un equipaggio di Cagliari ha lottato per la vittoria fino alla fine (prima dell’ultima regata era primo assoluto), nella regata con più vento (la quarta) tre italiani ai primi quattro posti (noi quarti), nei primi quindici posti della classifica assoluta cinque italiani.

Lunedì si smonta tutto (sotto la pioggia) e si riparte, e quando la stanchezza comincia a farsi sentire (sull’Aurelia all’altezza di Grosseto, verso mezzanotte) qualcuno ci vuole bene e la radio mette su “Una vita da mediano” di Liga. Bello.

A nanna a Roma alle 03.23, dopo cinque giorni di tenda (e 1635 chilometri totali) un materasso appare un’invenzione straordinaria.

Di ritorno in ufficio: piove, 113 e-mail, computer ancora rotto (= alimentatore da 40 Euro) da Giovedì 4 Maggio.

Ne valeva la pena? Non ho la risposta, so solo che ripartirei domani mattina.

P.S. Dopo qualche mese ho incontrato a Roma la coppia New Zealand-Australia ed anche mia madre ha avuto la possibilità di conoscerla.

Mia mamma rimane sempre un poco perplessa tutte le volte che mi vede preparare l’armamentario per una regata e sparire di casa per qualche giorno, ed ha colto l’occasione per capire cosa spingesse quei due ragazzi così lontano da casa: ha cominciato con una domanda innocua alla fanciulla:

“Tua mamma non è preoccupata del fatto che tu stia in giro in Europa?”

“Mia mamma ha fatto la stessa cosa che ho fatto io: quando aveva la mia età è andata in Europa e alla fine ha scritto a mio padre “Too much fun to have time to write you. Bye”

“E tuo padre?”

“Ha venduto moto ed auto e l’ha raggiunta in Europa, poi sono tornati in Australia, si sono sposati e sono ripartiti per un viaggio”

Mia mamma (sempre più confusa): “hai sorelle o fratelli?”

“Una più piccola”

Mia madre (sperando che la più piccola avesse una vita meno girovaga): “lei è in Australia?”

“Sì, ma ha fatto la stessa cosa prima di me: sei mesi in Sud America, poi Africa, Europa, Asia”.

Le mamme sono in gamba, la mia è una delle migliori e dimostra di avere capito tutto facendomi notare che “si hanno vite diverse a seconda della famiglia nella quale si nasce”.

Chissà dove sarei ora se mia madre avesse imparato a nuotare…

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