Terracina, un mare di pesce

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

TERRACINA, UN MARE DI PESCE

Testo di Maurizio Valenzi – mauriziovalenzi@libero.it
Pubblicato su Nautica 557 di Settembre 2008

L’appuntamento è per il sabato mattina alle sette in punto presso la darsena della Nautiland a Porto Badino: destinazione, il triangolo Terracina – Ponza – Golfo di Gaeta per un week-end dedicato alle bellezze di queste coste e a quelle… sotto, con particolare riferimento alla fauna ittica! Pesca a traina, dunque: Enzo ha già armato il suo quindici metri con un palamito e quattro canne, due con mulinelli che montano rispettivamente filo in acciaio da 0,40 e 0,60, perché, come asserisce il nostro amico armatore, non si sa mai!

In pratica, procederemo come segue: due delle canne applicate sui divergenti laterali della poppa, le rimanenti sullo specchio di poppa ma tutte con esche rigorosamente artificiali, che verranno mantenute a circa 150 metri di distanza dalla barca. Il palamito, invece, è un cordoncino di nylon robusto di circa 30 metri e con otto braccioli di 70 centimetri, armati, anche questi, con l’artificiale. Perché viene usata una lenza completamente metallica? Non tanto per il carico di rottura, superabile con un buon monofilo, ma per far sì che gli oltre centocinquanta metri di lenza in mare facciano lavorare l’esca tra i 10 e i 30 metri sott’acqua senza utilizzare l’affondatore e attirare, così, una più ampia gamma di pesci, il tutto a una velocità tra i 4 e i 6,50 nodi, che con la potenza dei potenti Volvo Penta non è facile da controllare e mantenere. Chi ha un minimo di nozioni in campo alieutico sa che la pesca sportiva in mare praticata con la traina riesce a ottenere i migliori risultati con cielo leggermente velato, mare calmo o un accenno di increspatura; l’esca viva, invece, è consigliabile solo se l’imbarcazione può tenere una velocità attorno ai 3 nodi, che noi non possiamo mantenere per la ragione sopra citata. Decidiamo di prestare le nostre attenzioni a un certo tratto dove, particolare importante, un discreto stormo di gabbiani sta svolazzando ma soprattutto stridendo a squarciagola: questo segnale è più valido di un ecoscandaglio (comunque presente sulla barca) ma attenzione, il segnale è valido solo se i gabbiani svolazzano, se poltriscono sul pelo dell’acqua possiamo invece tranquillamente volgere la prua altrove. Il primo attacco avviene dopo neanche un quarto d’ora di navigazione: la bobina del mulinello destro, armato con il 0,60 metallico, inizia a fischiare, c’è da pensare che non si sia allamata una donzella ma qualcosa di più pesante. Il nostro comandante, alias Enzo, non imbraccia la canna come farebbe un pescasportivo normale, lui se la stringe come se fosse l’unica bella donna rimasta sulla terra (anzi, sull’acqua) e inizia il recupero dei circa 200 metri di filo metallico con tutta calma e con una promessa, che darà un caloroso “bacio” alla prima conquista, maschio o femmina che sia se solo supera i due chili: Enzo non cattura il pesce, lo invita a salire a bordo e, stando a quanto possiamo individuare dal nostro posto di combattimento e con l’aiuto del teleobiettivo della fotocamera, il cliente che sta per arrivare dovrebbe, anzi, è proprio… un pesce spada! È naturale che il nostro pensiero vada subito all’amico Enzo che, se vuole mantenere la promessa, dovrà dimostrare come si bacia… un pesce spada, vivo e per di più inca… volato per essere stato salpato contro la sua volontà: infatti forma con la femmina una coppia dalla fedeltà più che leggendaria, tanto che se questa viene pescata il maschio segue l’imbarcazione e spesso finisce anche lui per essere catturato.

La traina che stiamo effettuando si svolge su un tratto di mare con fondale che varia dai 90 ai 110 metri, e viene realizzata percorrendo un cerchio del diametro di circa 3-4 miglia, cerchio che man mano va spostandosi verso il sud della costa, dalla quale distiamo 10 miglia: riteniamo importante battere a tappeto tutta la zona interessata invece che percorrere un lungo tratto senza ripassare più volte sul medesimo, ed è quanto abbiamo potuto constatare durante le nostre battute di pesca a traina che, personalmente, sono iniziate all’alba degli anni ’60 e, fortunatamente, almeno per me, non sono ancora terminate, come dimostra la cattura che dovrei fare tra breve. Da come tira, e dai riflessi che ci mostra quando schizza fuori dall’acqua, dovrebbe trattarsi di una lampuga: un pesce appartenente alla famiglia dei corifenidi e dotati di una straordinaria forza, tanto da mettere a dura prova la lenza alla quale si è allamato, un nylon da 0,40 di sicura tenuta ma, che non essendo il pesce a conoscenza di ciò, continua la sua (ultima) battaglia per la vita. In seguito cestineremo altre sette lampughe, tutte combattive, tutte con la classica colorazione del dorso che varia dal grigio all’azzurro o al blu verdastro, con i classici e lucenti riflessi argentei, colori che sono destinati a scomparire come fuoriesce dall’acqua.

Non da meno è la cattura di un tonnetto, che ci avvisa di essere giunto al capolinea facendo stridere il mulinello, stavolta un modello Senator armato con monofilo metallico da 0,40 al cui finale è stato applicato un artificiale iridescente che può attrarre l’attenzione di tonni, palamiti e lampughe, ed è esattamente quello che stanno facendo: importante la colorazione, tendente possibilmente al rosso.

Il nostro week-end dedicato alla traina termina dopo circa 9 ore di moto continuo, avendo incarnierato (perdonate il termine venatorio) una decina di lampughe, un pesce spada, tonnetti e palamiti di ottima taglia: abbiamo trovato, per puro miracolo, un ormeggio presso una delle banchine del Porto di Ponza per un’abbondante cena a base di spaghetti con le vongole, riso con le cozze, il tutto ben preparato dal comandante, armatore e cuoco Enzo, in attesa della prossima giornata per la nostra visita turistica.

LA “RIVIERA DI ULISSE”

Stando alle dichiarazioni omeriche, alla fine della guerra di Troia diversi personaggi si diressero verso questi lidi, da Enea che prima di raggiungere Lavinio fece una sosta a Gaeta, da Corace d’Argo Dardano fondatore di Cori, al mitico Ulisse che ancorò nel Golfo di Gaeta, combatté i feroci Lestrigoni, mentre al Circeo ebbe la ben nota love story con la Maga Circe, oltre a un nugolo di bambini, uno dei quali, Antèios, dette il nome ad Anzio, sino alle Isole Pontine, dove era considerato il Richard Gére nazionale!

Abbiamo dinanzi a noi un litorale che si estende per circa 100 chilometri, con coste di varia conformazione: da spiagge di fine rena a promontori rocciosi, alcuni dei quali, visti da una certa distanza, non possono che rammentare le “bianche scogliere di Dover”. Dal fiume Astura (W) alla foce del Garigliano (E) si alternano interessanti centri come Latina, Sabaudia, Porto Badino, San Felice Circeo, Terracina, Fondi, Sperlonga, Gaeta, Formia, Minturno e Scauri, ognuno con la sua storia, le sue particolarità ma, non dimentichiamo, alle spalle la catena dei Monti Lepini, Ausoni, Aurunci: un’alternativa al classico turismo balneare, con un ambiente unico, ricco di natura, vestigia e ottima enogastronomia. Non mancano gli approdi, sicuri in ogni centro, più o meno attrezzati. Tra questi dobbiamo segnalare all’attento navigante Porto Badino, molto più accessibile e confortevole del vicino porto di Terracina dove, invece, si è costretti a ormeggiare accanto ai pescherecci che, con le loro giustificabili esigenze, non vanno molto per il sottile con i vicini diportisti. A Porto Badino possiamo contare su circa due chilometri di banchine lungo il corso finale del fiume Portatore (o Badino) che vanno moltiplicate, ovviamente, per due: sono presenti quattro importanti centri nautici dotati di tutti i servizi per la nautica che assicurano sempre un pronto intervento per ogni necessità.

Ma non dimentichiamo che ci eravamo lasciati alla banchina di Ponza: certo, non è questo lo spazio adatto per decantare tutte le bellezze e opportunità che offre quest’isola che, per ovvii motivi, può essere visitata tranquillamente solo nelle mezze stagioni ed evitando gli affollamenti degli altri periodi. Le coste dell’isola sono frastagliate, alcune si riconoscono per le bianche, alte falesie, e possono offrire ripari temporanei soprattutto nelle località di Cala dell’Acqua, Chiaia di Luna, Cala Feola, Cala di Frontone, oltre a una nutrita serie di spiaggette e piccole insenature. Ponza è interessata da venti di Scirocco in primavera, da venti di Ponente in estate, in autunno da quelli di Mezzogiorno e infine, in inverno, dal Greco e dal Levante.

È definita la più bella delle piccole isole del Mediterraneo, in ogni caso tra i suoi 7 chilometri quadrati offre veramente angoli affascinanti, come la citata spiaggia di Chiaia di Luna, che si raggiunge attraverso una galleria scavata dai Romani nel tufo; oppure Cala Feola, con le sue piscine naturali, dotate di una straordinaria trasparenza cristallina. Grotte a iosa che sono la gioia dei turisti ma soprattutto degli archeologi, come l’antro naturale che si vuole sia stato abitato dalla Maga Circe e le Grotte di Pilato, una pescheria costruita all’interno di una lussuosa villa romana di cui rimangono solo alcuni resti. Per la verità, il mezzo migliore per visitare questi anfratti è il gommone, compreso il tender della barca: permette di avvicinarci sotto costa, approdare direttamente in alcune grotte, godersi la fine sabbia del litorale. E prima di terminare, un caloroso appello: durante la nostra traina, abbiamo allamato molte bottiglie di plastica, grossi contenitori in polistirolo, stracci vari: ci troviamo in una delle più belle zone del Lazio e, forse, d’Italia, soprattutto per il clima temperato, il primo ad arrivare nella bella stagione e l’ultimo ad andarsene, cerchiamo di non offenderlo.

NOTIZIE UTILI
Porto Badino si trova tra il Parco Nazionale del Circeo e la città di Terracina. In questi ultimi tempi ha lavorato molto bene nel settore della nautica da diporto, crediamo sia importante aggiornare l’attento lettore-diportista, sia che disponga di un gommone che di un venti metri.
L’attività nautica è rappresentata dai quattro cantieri citati, e dei quali riportiamo alcuni dati:
Nautiland srl – Porto Badino, via Passerelle snc. Terracina – tel. 0773730660. cell. 3294706347 – e-mail: nautiland@tin.it È il nostro punto di riferimento per le “incursioni” marine, oltretutto gestisce due campeggi direttamente collegati alla darsena, il Blue Camping e il Camping Marina di Ulisse. Gru per varo e alaggio da 150 – 25 – 15 tonnellate, assistenza e rivendita Yamaha – rimessaggio – attracco lungo le banchine del canale per circa 200 imbarcazioni, serviti da galleggianti S 2000 Walcon completi di finghers e colonnine per l’erogazione di acqua potabile e corrente – tutte le assistenze nautiche. Area attrezzata per lavori “fai da te”.
Nautica Badino – SS 148 Pontina km 105,700 – tel. 0773764877/764878 – Rimessaggio – ancoraggio in banchina – servizi per la nautica – noleggio imbarcazioni – www.nauticabadino.it.
Nautica Ricchi Danilo – via Badino – alla foce del canale Portatore – tel. 0773730725 – rimessaggio – Marina di Badino – via Ceccaccio – tel. 0773730781
Sport Beach Terracina – Servizi per la nautica – pesca – sub – ricarica – Terracina, viale Europa 91-95 – tel. 0773726687
Coordinate Porto Badino: 41°16′,75 N 13°12′,15 E
Carte I.I.M.: n. 914, 9 – Portolano del Mediterraneo vol. 1 B pg. 79
I.A.T Terracina: via Leopardi tel. 0773727759 – A.P.T. LATINA: via Duca del Mare 19 – tel. 0773695404 – www.aptlatinaturismo.it e-mail: info@aptlatinaturismo.it.
Ponza: Pro-Loco e IAT: Molo Musco tel. 077180031 – e-mail: prolocoponza@libero.it.

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