Da un sogno alla realtà

Esperienze di bordo n. 562: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

DA UN SOGNO ALLA REALTA’

Testo di Luigi Salani
Pubblicato su Nautica 562 di Febbraio 2009

Tutto è iniziato ad Antigua ad un party organizzato dalla ARC nel mese di Maggio 2002.

Stavo tornando dai Caraibi con la barca dei miei amici Paolo e Silvia ed eravamo in attesa della partenza della regata non competitiva da Antigua alle Azzorre via Bermuda.

Ogni sera incontri e feste con grandi bevute di rum. Quella sera durante il party abbiamo conosciuto Hillar, un simpatico armatore estone, con il quale abbiamo trascorso delle piacevoli giornate.

La regata/crociera ebbe inizio. All’arrivo alle Bermuda ci siamo ormeggiati accanto a Hillar ed al suo Colin Archer 40, “Martha”.

Non avevo ancora capito che il “Martha” aveva una storia così interessante e non sapevo neppure che il signor Colin Archer aveva contribuito in maniera così determinante allo sviluppo delle barche da diporto (oltre a tutto il resto molto più importante).

Mi innamorai a prima vista del “Martha” e sognai di poter quanto prima acquistare una barca uguale anche se di dimensioni più contenute, più adatta alle mie possibilità fisiche e soprattutto economiche…

Al mio rientro a casa raccontai la storia a mio figlio, Giacomo, chiedendo la sua approvazione per iniziare la ricerca e l’acquisto della nuova barca.

Subito vennero fuori i dubbi circa l’utilizzo di questo tipo di barca nel nostro bellissimo Mediterraneo e se non fosse meglio avere un altro tipo di barca con dislocamento meno pesante, più veloce con le brezze e il vento leggero.

Il “Martha” era stato costruito in Finlandia a Espoo dal Cantiere “Haukilahden Veneveistamo”, Christian Lydman. Il cantiere, a conduzione familiare, produceva anche un 30 piedi.

La decisione fu di andare a provare la barca e dopo, riflettere se era adatta a noi.

Abbiamo veleggiato per un paio di giorni con un 30 piedi nella baia di Espoo e siamo tornati in Italia entusiasti e decisi ad affrontare questa avventura: compriamo il Colin Archer 30: “Tutto sommato va bene anche con poco vento”.

Lunghezza m 9,30 (più il bompresso diventa 11,50 metri), larghezza m 3,10, pescaggio m 1,45, dislocamento 7,4 tonnellate e con 68 m2 di vele, randa, fiocco e trinchetta.

Abbiamo seguito la costruzione trascorrendo molto tempo al cantiere e varando il nostro CA30 “Elina” il 3 Agosto 2004, questo ci ha consentito di veleggiare in Finlandia durante le ferie estive, si fa per dire, la temperatura non ha mai superato i 15°C, e di fare la conoscenza della barca nelle varie andature.

Fin dal momento dell’acquisto ho pensato di portare in Italia la barca via mare e approfittare di questa occasione per visitare e veleggiare in quei mari nei quali fino ad allora avevo navigato solo leggendo dei bei libri.

Così è nata la decisione di fare il viaggio attraverso il Mar Baltico, il Mare del Nord, Canale d’Irlanda, il Golfo di Biscaglia, Gibilterra, il Mare di Alboran e le Baleari fino all’Italia e, passando attraverso le Bocche di Bonifacio, fino al Puntone.

All’arrivo avremmo percorso 3.927 miglia senza grandi difficoltà anche se ci siamo sentiti molto spesso “Tribulanti del mare tormentoso”.

Organizzare il viaggio poteva sembrare molto impegnativo ma, grazie all’aiuto di mio figlio Giacomo, che ha lavorato al posto mio e di tanti amici, e in particolare di Marco Martelli, che mi ha accompagnato per due mesi, ho potuto realizzare questo sogno e portare nel Mediterraneo la mia “Elina”.

Il viaggio è iniziato nel mese di Giugno da Espoo, una bella cittadina vicino a Helsinki. L’equipaggio, composto da Massimo e Cristina, dall’Hermano Massimo Luti e dal sottoscritto, ormai dopo alcuni giorni di intensi preparativi era già scalpitante per l’imminente partenza.

Il Mar Baltico in questo periodo non è particolarmente difficile da navigare, non è freddo e anche se la temperatua dell’acqua non supera i 12°C il sole scalda e si sta molto bene in barca a vela.

Possiamo programmare la rotta senza tener conto dell’oscurità, la notte dura solo per poche ore e non è mai veramente buio.

Navigare all’interno delle isole finlandesi è una bellissima esperienza, il paesaggio è bellissimo.

Rocce di granito da tutte le parti, alberi e animali. Betulle, abeti e prati arrivano fino al mare dove sulla battigia sono state costruite moltissime villette con pontile e naturalmente annesso locale sauna. Durante la nostra crociera in Finlandia abbiamo trovato vento leggero, le poche volte che la brezza era più fresca il mare restava piatto, non avendo molto spazio per agitarsi.

Innumerevoli segnali aiutano la navigazione, dando ai diportisti la possibilità di scelta della rotta a seconda del pescaggio dell’imbarcazione.

Numerosi porticcioli sono dislocati nelle isole più belle e nelle baie più nascoste e riparate.

Tutti i porti mettono a disposizione i servizi essenziali come bagni, docce e sauna, i prezzi per i diportisti sono molto contenuti e non superano i 10 ¤ a notte per una barca come la nostra.

Abbiamo visitato l’isola di Jussaro, ex base sovietica, dove durante una passeggiata abbiamo incontrato due renne che pascolavano libere al tramonto (erano le 23 e ancora c’era luce).

Ad Hanko abbiamo fatto i rifornimenti prima di attraversare il Baltico per la Svezia. Hanko è una bella città dove moltissimi velisti arrivano in vacanza durante la breve estate, ci sono delle belle spiagge per fare il bagno e dove, i nordici, lo fanno veramente nonostante l’acqua fredda.

Abbiamo veleggiato tra le isole fino a Jurmo, dove si trova un tipo di flora come in Lapponia, una vegetazione bassa di licheni e da qui abbiamo navigato per Uto, porto di ingresso e di uscita per le navi dalla Finlandia.

L’isola di Uto è veramente stupenda per la natura e le caratteristiche architettoniche. Acqua splendida adatta alle immersioni, belle baie circondano l’isola. L’isola di Uto sembra ed è come ci immaginiamo i paesi nordici, nei colori e nelle costruzioni delle case. Il faro, imponente, domina tutta l’isola.

Abbiamo lasciato Uto con vento da Sud-Est di 20/25 nodi e un mare formato e corto. Il cielo limpido e pulito dalla pioggia della notte ci ha incoraggiato ad affrontare le 180 miglia che ci separavano da Mem in Svezia, inizio del Gota Kanal che, attraversando tutta la Svezia ci ha permesso di arrivare a Goteborg.

Dopo una bella bolina di circa 10 miglia e molti bordi per evitare i tanti scogli, abbiamo iniziato la navigazione per rotta 230°, un solo bordo fino nelle acque della Svezia. La barca navigava morbida sull’onda, senza sbatterci contro.

Come inizio è stato incoraggiante e ci ha insegnato come portare la barca. Con 20 nodi di vento di bolina si naviga con una mano di terzaroli, trinchetta e il fiocco appena ridotto, la velocità è oltre 5 nodi e la barca non è molto sbandata. È bellissimo sentire la morbidezza di “Elina” sull’onda e la sua stabilità.

La prima notte di navigazione è trascorsa velocemente, riparati dalla cappottina non faceva freddo, sia il tramonto che l’alba ci hanno regalato dei colori incredibili ai quali non siamo abituati.

Siamo arrivati a Mem in Svezia quando ormai gli addetti alle chiuse del Gota Kanal avevano finito di lavorare. Ci siamo consolati cucinando in forno una grande teglia di salmone con le cipolle e abbiamo festeggiato la nostra prima navigazione bagnando il tutto con Chianti e la poca grappa scampata alle libaglioni degli amici del cantiere finlandese. Naturalmente per dolce avevamo una delle tante e ottime crostate dell’Hermano Major Massimo Luti, che oltre ad essere un grande marinaio si supera in cucina, specialmentre con i dolci.

Attraversare la Svezia navigando il Gota Kanal è stato bello ma allo stesso tempo impegnativo.

Ci sono da attraversare circa 60 chiuse e i tempi di attesa diventano lunghi quando si incontrano altre barche e battelli di linea, non ci sono problemi per la sicurezza della barca, quindi occorre solo la calma, non dobbiamo avere fretta e non avere appuntamenti o porti da raggiungere per una certa data. Purtroppo questo era il nostro problema e abbiamo navigato sempre senza visitare e poter comunicare con la gente del posto.

Ci sono molti piccoli porticcioli fluviali ben attrezzati, dove oltre ai servizi igenici e docce sempre pulite, ci sono a disposizione dei diportisti anche lavatrici e asciugatrici per la nostra biancheria. Tutto è compreso nel costo del biglietto di ingresso del canale. Una sola targhetta, tipo carta di credito, per accedere a tutti i servizi.

Per attraversare il canale sarebbero necessarie almeno 2 o 3 settimane di vacanza, i paesi che si incontrano sono belli e ricchi di storia e ci sono ottimi ristoranti. Il paesaggio svedese è molto più dolce e rilassante di quello finlandese. Ci sono delle bellissime colline e prati dove mandrie di mucche e cavalli pascolano tranquillamente. Belle e ricche case si affacciano lungo il canale e i laghi che si attraversano.

Lungo il canale si snoda una piccola strada percorsa da tantissima gente che in bicicletta attraversa la Svezia nel verde e nei profumi intensi della fioritura estiva.

Alla fine del Gota Kanal si entra nel lago di Vanern, un mare di acqua dolce e per navigare nel lago le attenzioni al meteo sono le stesse che in mare, anzi maggiori. Il tempo cambia velocemente e le onde sono come in mare alte e corte. E stata dura bolinare fino a Vanerborg, primo porto del fiume Gota che ci condurrà a Goteburg.

Prima di affrontare il lago l’equipaggio era cambiato. A Toraboda avevano preso il treno per Goteburg gli amici che mi hanno aiutato nel Baltico ed erano arrivati Marco Martelli, Tribulante con me fino a Cadiz, e Marco Londi che aveva già navigato con me in Atlantico dalle Bermuda alle Azzorre quando incontrai il Colin Archer 40 “Martha”.

Dovevano salire in barca a Goteburg ma per attraversare il canale il ritardo accumulato era ormai di una settimana. Questo sembrava una cosa negativa, ma in realtà è risultato una grande opportunità per imparare a navigare in sicurezza prima di affrontare lo Skagerrak, il mare che avremmo attraversato per arrivare in Norvegia.

Nel lago, durante la bolina per risalire il vento contrario, siamo stati costretti a bordeggiare continuamente, a terzarolare la randa e a rimollare i terzaroli. Non abbiamo usato la tormentina, ma abbiamo navigato anche con la sola trinchetta e due mani di terzaroli.

Veramente una bella opportunità di allenamento per il nuovo equipaggio e anche per il comandante.

Poca onda, tanto vento e tutto in sicurezza, con le cinture si sicurezza fissate alla nostra lifeline, sempre, anche di giorno.

Arrivati a Goteburg e fatti i rifornimenti per attraversare Skagerrak fino alla Norvegia, abbiamo aspettato per un giorno il meteo favorevole e siamo partiti per Kristiansand.

Il porto di Goteburg è grandissimo e ci vogliono alcune ore per liberarsi del traffico delle navi che di continuo entrano ed escono navigando lungo i canali segnati dalle boe numerate che segnalano la rotta sicura da seguire. Poi finalmente, nel pomeriggio del 23 Giugno, navigavamo liberi da scogli e secche nel mare di Kattegat con prua sulla parte nord della Danimarca, verso lo Skagerrak e quindi la Norvegia.

Nel tardo pomeriggio il vento è aumentato e abbiamo navigato con 2 mani di terzaroli, trichetta e fiocco ridotto, tutta la notte. Naturalmente di bolina e questo fino ad Arendal, 25 miglia ad Est di Kristiansand. Non siamo riusciti a stringere e abbiamo raggiunto Kristiansand solo il giorno dopo, lottando con il vento leggero e le secche, che lungo la costa norvegese sono pericolose e segnate in modo appena sufficiente. All’arrivo avevamo fatto 150 miglia invece delle 120 che dovevano essere sulla carta.

L’atterraggio ad Arendal è stato da brivido: non avevo la carta nautica della zona ed il PC che contiene tutte le carte del mondo si è spento e non si è riacceso che dopo il nostro atterraggio. Per trovare l’ingresso del fiordo abbiamo aspettato il passaggio di altre barche a vela e ci siamo messi in scia. Per fortuna è andato tutto bene e grazie a questa esperienza non ho più rischiato di navigare solo con l’ausilio della moderna tecnologia.

Da Arendal siamo partiti per Kristiansand dopo aver acquistato dei grossi e ottimi granchi che i pescatori bollivano sulla loro barca prima di venderli.

Il nostro amico estone Hillar ci aspettava a Kristiansand col “Martha” ed insieme abbiamo festeggiato il nostro incontro con una grande mangiata di penne al granchio, accompagnate da un vino sudafricano notevole. Naturalmente abbiamo dato fondo alla grappa rimasta nel serbatoio inserito nel supporto dell’albero dell’ “Elina”, il “Grappa tank” come dicono i Finlandesi.

Tutto questo dopo aver sbarcato, gettandolo in mare, il mio ombrello finlandese, perchè secondo Hillar le donne e gli ombrelli in barca portano disgrazie.

Hillar con il “Martha” ci aspettava per veleggiare insieme sino ad Oban in Scozia, dove avrebbe partecipato ad una regata, non competitiva, tra le isole Ebridi e con visita alle distillerie di whisky.

Avevamo anche appuntamento con Steffy e sua moglie, armatore di un altro Colin Archer 30 come il mio, il “Prick”, su cui avevamo navigato nel 2003 scoprendo la bellezza di questa barca, ma ci saremmo incontrati solo in Scozia ad Inverness, inizio del Caledonian Canal, per riparare le “ferite” delle nostre barche.

Al mattino del 26 Giugno siamo pronti per partire e percorrere le circa 400 miglia che ci separano da Inverness in Scozia: rotta Ovest attraverso il Mare del Nord.

Siamo partiti insieme al “Martha”, che fino a quando il vento è stato sotto ai 15 nodi ha navigato con noi, poi, quando il vento è aumentato, ci ha lasciato da soli a lottare contro le onde. Dopo alcune ore e 25 miglia di navigazione, naturalmente di bolina, visto che il bollettivo non aveva mantenuto le sue promesse, abbiamo deciso di rientrare a Kristiansand. Il vento aveva raggiunto i 35/40 nodi e le onde ci erano sembrate troppo alte, corte e insidiose per le nostre possibilità. Poppa al mare e via in porto: un’altra navigazione, la barca andava veloce e sicura, poca acqua bagnava il ponte. Decisione del comandante e del suo equipaggio: “Si riprova domani”.

Dopo poco anche Hillar chiama con il vhf, stava tornando indietro anche lui. Questo ci ha confortato per la nostra decisione e rasserenato per le prossime bolinate.

Tutto il male non viene per nuocere. A terra abbiamo visitato la città e ammirato le bellezze locali.

Non credo serva una conferma per dire che il popolo norvegese è composto di belle persone, uomini ma soprattutto le donne. Sul giornale di bordo ho registrato: “Le Norvegesi sono gioviali, sorridenti e belle piene, anche quelle di una certa età”.

Il giorno dopo, con il meteo sempre uguale, siamo ripartiti. Il mare ed il vento erano gli stessi ma abbiamo lottato fino a quando non si è calmato, ossia dopo 15 ore. In seguito, dopo la buriana, il vento è diventato leggero ed ha girato al gran lasco, consentendoci di navigare senza problemi.

Durante la traversata del Mare del Nord abbiamo incontrato sulla nostra rotta moltissime piattaforme petrolifere, enormi, sembravano e sono vere e proprie isole galleggianti.

Abbiamo incrociato flottiglie di pescherecci ed abbiamo dovuto porre molta attenzione quando al mattino la nebbia ci costringeva a navigare utilizzando il radar, visto che la visibilità era ridotta a pochi metri ed il traffico notevole. Siamo arrivati ad Inverness alle 23,00 del primo Luglio ed abbiamo ormeggiato all’inizio del canale in attesa dell’apertura della chiusa del mattino successivo.

Hillar e Steffy ci hanno accolto con una bella bevuta di birra fresca. Erano arrivati da alcune ore e già entrati nel canale di Caledonia che attraverso la Scozia ci ha portato ad Oban e alle isole Ebridi.

Quello che posso dire del Mare del Nord è che è stato molto impegnativo all’inizio, che avere il radar è indispensabile visto la nebbia e il traffico, che il punto di incontro tra lo Skagerrak e il mare del Nord è da evitare quando c’è vento forte perché forma un mare incrociato molto duro, che fa freddo anche a Luglio e non siamo riusciti a pescare niente.

Durante la buriana alcune onde sono arrivate nel pozzetto, bagnando tutto e tutti. L’acqua è entrata in barca passando dal boccaporto del gavone del pozzetto (problema risolto solo al nostro arrivo ad Inverness). Abbiamo avuto un corto circuito alla scatola dei comandi elettrici del motore, riparato anche questo ad Inverness.

Anche il nostro amico Steffy ha avuto il nostro stesso problema dell’acqua all’interno della barca ed insieme abbiamo applicato lo stesso rimedio: spesse guarnizioni di gomma lungo la chiusura del tambuccio.

Steffy aveva all’interno del gavone una lampada a petrolio che si è rotta ed ha riempito di olio tutta la barca. Oltre a questo ha avuto un’avaria al motore che lo ha costretto a navigare solo a vela per tutta la traversata ed anche durante il periodo di nebbia.

Nonostante tutto eravamo veramente felici di essere in Scozia e di aver messo alle nostre spalle il Mare del Nord.

Ad Inverness siamo stati fermi alcuni giorni a causa del forte vento che ci impediva di navigare lungo il canale, questo ci ha consentito di riposare e visitare la cittadina che è molto bella e tipica della Scozia. Grandi bevute di birra e whisky mentre per il mangiare ci siamo dovuti accontentare degli spaghetti italiani, risultati graditissimi ai nostri amici estoni e finlandesi.

L’attraversamento del canale di Caledonia dopo aver fatto il Gota Kanal non ha creato molti problemi, ad eccezione della pioggia e del freddo, tutto è andato bene. Il paesaggio è bellissimo, ricco di vegetazione e laghi. Il lago di Loch Ness, con le sue acque profonde e buie, incute una certa inquitudine, ma non abbiamo incontrato il mostro, solo barche e freddo. All’arrivo a Fort Augustus abbiamo trovato tanta birra e gente allegra, ed abbiamo trascorso una bella serata nel pub dove cantavano e suonavano musica celtica fino a tardi.

Il viaggio attraverso il canale è continuato tranquillamente fino a Corpach, dove abbiamo atteso la mattina per l’apertura dell’ultima chiusa che ci avrebbe consegnato all’Atlantico; l’ultima notte al sicuro dalle onde, dalla corrente e dalle maree.

Noi navigatori mediterranei non siamo abituati a programmare la navigazione con cura tenendo conto di tutti i fattori importanti come le maree e le correnti, una volta visto il meteo il programma di navigazione è fatto, “rotta, miglia e via in mare”.

Ad Oban è molto diverso: la prima cosa da sapere per programmare la navigazione sono gli orari delle maree e delle correnti, non solo per la partenza dal porto ma anche per l’atterraggio. Le correnti si dispongono a seconda delle maree e raggiungono alcuni nodi di velocità. È indispensabile, con una piccola barca, approfittare della corrente favorevole e fermarsi, magari per una pausa, quando la corrente diventa contraria. Quando alla corrente si aggiunge anche il vento contrario diventa veramente duro navigare e si riescono a fare poche miglia di velocità.

Ci sono alcuni passaggi e stretti, nel mare delle Isole Ebridi, famosi per la loro pericolosità. Uno di questi è il Coorywcreckan, tra le isole di Scarba e Jura dove quando il vento soffia dall’Atlantico si forma una corrente fortissima con delle onde altissime e ripide ed è impossibile passare tra le due isole in queste condizioni. Il rumore delle onde si sente ad alcune miglia di distanza.

Noi siamo passati a vedere ma con il mare calmo, senza vento e corrente a favore. Nonostante questo la corrente creava un grande gorgo, veramente impressionante, sembrava di essere in Sicilia, nello stretto, tra Scilla e Cariddi, c’era solo la differenza del colore del mare e del cielo, con le foche al posto dei pesci spada.

La sera abbiamo festeggiato il passaggio di Coorywcreckan in un piccolo e caratteristico ristorante mangiando e naturalmente bevendo tanta e ottima birra. Intanto erano arrivati gli amici Maurizio e Giovanni e Therese, novelli sposi, che mi avrebbero accompagnato fino in Spagna.

Bellissime le isole delle Scozia e i paesi lungo costa come Tarbet, Campbeltown con i loro colori dei prati e delle case molto curate e piene di fiori. Tante barche e pescherecci di tutti i tipi.

Abbiamo visitato l’isola di Islay dove, dopo aver attraccato al piccolo molo di Porto Ellen, ci siamo recati in pellegrinaggio in una bellissima e famosa distilleria di whisky, da dove siamo usciti ubriacati dall’aria pregna di alcol, oltre che dagli assaggi delle varie annate di invecchiamento del whisky.

Dalla Scozia all’Irlanda abbiamo approfittato di una bellissima serata di calma di vento. Tutto a motore con la corrente a favore. Al tramonto abbiamo incrociato una bellissima barca norvegese, ricostruzione fedele di una nave vichinga, una grande emozione vedere la grande vela quadra vicino a noi. Era come aver viaggiato con la macchina del tempo e ritrovarsi in un secolo diverso. Meno male che il gommone con il motore fuoribordo a poppa della barca vichinga ci ha riportato nel nostro tempo.

Al mattino dopo siamo arrivati a Dun Laoghaire (Dublino) accolti dalla solita foca esibizionista che si è mostrata con un grosso pesce in bocca.

Bella e accogliente la gente di Irlanda e bellissimo il mare e la costa. Abbiamo visitato Dublino, attraccato a Arklow, piccolo porto di pescatori e da qui, sempre a vela con poco vento, siamo ripartiti per Cork. In mattinata abbiamo ormeggiato a Ballycotton bay, a 15 miglia Est di Cork per riposare e mangiare un bel piatto di spaghetti con delle enormi lumache di mare acquistate a Arklow. Il vento era leggero al nostro arrivo ma al momento di partire, dopo 2 ore, avevamo già un forte vento da Ovest. Usciti in mare aperto, già con la randa terzarolata, abbiamo bolinato verso Cork senza riuscire ad avanzare. Dopo alcune ore, tutti bagnati, abbiamo deciso di tornare al nostro ormeggio e riprovare il giorno dopo a veleggiare per Cork.

Cosi abbiamo fatto. L’indomani per fare le 15 miglia per Cork abbiamo impiegato 8 ore. Il vento girava continuamente e soffiava sempre da Cork. Naturalmente oltre al vento forte, che ha raggiunto i 35 nodi nelle raffiche, pioveva e le onde del Fastnet arrivavano da tutte le parti. Abbiamo ormeggiato a Cork nel pomeriggio veramente provati ma felici di essere arrivati al porto dal quale salpare per la traversata del Golfo di Biscaglia e quindi la calda Spagna.

Cork è una bellissima città, la gente è accogliente e gentile. I nostri vicini di ormeggio ci hanno accolto sulle loro barche e ci siamo intrattenuti a bere e chiaccherare di mare e di vela. Il meteo non era buono e quindi ci siamo fermati un paio di giorni, abbiamo fatto i rifornimenti e visitato la città, gustando birra e whisky e assaggiando la cucina tipica irlandese.

Il 20 Luglio, essendo il meteo favorevole per i 5 giorni successivi, abbiamo deciso di partire per Bajona (Spagna), 600 miglia per rotta Sud. Alle 10,00 del mattino eravamo fuori dal golfo ed abbiamo iniziato a navigare.

Il vento soffiava da Nord-Ovest a 25 nodi e noi correvamo a 6/7 nodi con due mani di terzaroli, trinchetta e il fiocco molto arrotolato, il mare era mosso ma le onde ci aiutavano a navigare verso il largo. L’unico inconveniente era quello di non poter cucinare ma avevamo un ottimo formaggio e della buona birra e il morale era alto. Abbiamo navigato in questa condizione tutta la notte ed il mattino. Nelle prime 24 ore abbiamo così percorso 150 miglia, una buona media per una barca di 30 piedi. Poi il vento è calato ed anche il mare si è calmato così che abbiamo acceso il motore e continuato la navigazione verso Bajona.

Per un giorno abbiamo avuto calma piatta. Abbiamo pescato un bel tonno e visto balene e delfini, mentre il barometro calava, preparandoci ad una brutta nottata di vento, mare, freddo e pioggia.

Alla partenza il barometro segnava 1025 millibar, il mattino del 21 Luglio era salito a 1027 e aveva cominciato a diminuire solo nel pomeriggio (1026), lentamente. Il mare rimaneva piatto e il vento assente. Al mattino del 23 il barometro segnava 1010, il vento soffiava da Ovest-Sud Ovest a 15 nodi, ma alle 15,00 il vento era già da Sud-Ovest a 27 nodi costanti, il barometro segnava 1008 ed è sceso fino a 1005 in circa tre ore.

Alle 19.00 il vento soffiava a oltre 30 nodi costante e nelle raffiche arrivava a oltre 35 nodi. Navigavamo di bolina con 2 mani e la sola trinchetta avanzando non verso la nostra rotta programmata ma poggiati verso La Coruna, ad una velocità di 4/5 nodi. Il vento ha continuato ad aumentare e noi siamo stati costretti a issare la sola tormentina. La visibilità era zero e non si riusciva a vedere gli strumenti a causa della pioggia e dell’acqua delle onde che alzata dal vento ci sferzava sul viso. Così siamo andati avanti tutta la notte, fino a quando al mattino il vento non ha iniziato a calare ed abbiamo potuto far rotta per La Coruna, dove siamo arrivati alle 13 del giorno 24 Luglio con il barometro risalito a 1012. Abbiamo ormeggiato al Real Club Nautico, mentre iniziava di nuovo a soffiare un bel vento. Ma ormai era fatta, il Golfo di Biscaglia era di poppa.

Quella stessa sera sono arrivati los Hermanos Silvano e Diego.

Alla Coruna abbiamo incontrato l’unico Fratello della Costa della Galizia, l’Hermano Burrasca, dal quale abbiamo ricevuto conforto e consigli per il nostro viaggio verso Capo Finisterre.

Con il nuovo equipaggio composto da Marco, ormai esperto tribulante, Silvano e Diego abbiamo iniziato subito la navigazione per doppiare il Capo. Per percorrere le circa 60 miglia che ci separavano dal capo abbiamo impiegato alcuni giorni, bolinando e lottando contro vento, mare e corrente.

Abbiamo fatto tappa a Lage, Camerinas, e da qui siamo fuggiti alla prima calma di vento per passare il Capo, lasciando alle spalle la famigerata “Costa de la muerte”.

Finalmente uno scalo tranquillo a Portosin. Un bel marina attrezzato ed efficiente ed un bel porto di pescherecci, adibiti alla pesca dello sgombro e sardine. Una bellissima baia con spiaggie dove si raccolgono vongole e si pescano facilmente totani e calamari, contornata da montagne verdi. Una bella cittadina dove trascorrere le vacanze e visitare la Galizia.

Lasciato a malincuore Portosin (Spagna) abbiamo navigato con un buon vento in poppa verso il sud del Portogallo, con destinazione Lisbona, 260 miglia. Dovevamo recuperare il tempo che avevamo perso per doppiare il Capo Finisterre e volevamo fare una bella navigazione fino a Cascais e quindi visitare Lisbona. Il Primo giorno di navigazione tutto è andato in modo giusto, vela e motore, mare calmo. Al pomeriggio del secondo giorno il vento è aumentato notevolmente, in poppa, raggiungendo ben presto i 30 nodi. Il mare è diventato grosso con onde alte e ripide che rompevano dietro di noi senza mai bagnare la barca, che volava via nella schiuma. Diego non ha mai mollato il timone nemmeno quando a notte inoltrata abbiamo deciso di rifugiarsi nel porto di Nazarè (Portogallo). Siamo arrivato alle 3 della notte con onde molto alte che sembravano di volta in volta: containers, vacche, cammelli ed altri animali in onore del circo che abbiamo poi trovato a Nazarè.

Dopo un piacevole soggiorno ed una visita a Lisbona, in autobus, siamo ripartiti per Cadiz, Spagna. Altre 315 miglia da affrontare con il mare sempre “tormentoso” come annunciava il meteo.

In navigazione abbiamo festeggiato il primo compleanno dell’ “Elina”, che ci ha portato tranquillamente a Mazagon nella regione della Huelva vicino a Cadiz. Qui i nostri Hermanos Diego e Silvano ci hanno lasciato per rientrare in Italia, dopo un’abbondante cena a spese delle prime due lampughe che abbiamo pescato arrivando.

Le prossime tappe sarebbero state Cadice, Barbate e finalmente lo stretto di Gibilterra. Quindi il Mediterraneo, ultima fatica prima di arrivare al Puntone.

Il passaggio dello stretto non ha creato particolari problemi. Il vento e la corrente da Ovest ci hanno spinto ad una velocità di 8,5 nodi aldilà dello stretto. Una grande emozione vedere la rocca, della quale avevo letto tanti racconti di altri navigatori, sfilare velocemente alla nostra sinistra e alla nostra destra le montagne dell’Africa nella foschia. Poche miglia di acqua salata che dividono due mondi tanto diversi. Costumi, musiche, religioni, poesie, cibo, il deserto e l’Andalusia si affacciano su questo stretto mitico descritto con timorosa riverenza in molte storie antiche marinare mediterranee.

La navigazione in Mediterraneo è stata abbastanza impegnativa. Abbiamo avuto poco vento e quando soffiava era contrario. Questo per tutto il mese di Agosto. Ma le difficoltà maggiori le abbiamo riscontrate quando arrivavamo nei vari porti: pochi posti liberi e cari, tanta gente e confusione fino a tardi. In compenso abbiamo trovato finalmente acqua calda, tanto sole e ottimi ristoranti con pesce fresco specialmente lungo la costa spagnola.

Abbiamo percorso le 900 miglia da Gibilterra al porto del Puntone in poco meno di un mese, con Giacomo e Nicla che mi hanno aiutato a fare una navigazione finalmente rilassante, anche se da Minorca alla Sardegna il vento di grecale ci ha tormentato per circa 40 ore, facendoci percorrere 220 miglia invece delle 190 teoriche.

L’ultima tappa è stata quella da Porto Torres al Puntone, 150 miglia che abbiamo percorso quasi tutte a motore, con la voglia di arrivare a casa. Il vento ci aspettava al largo dell’Isola di Montecristo e di nuovo di bolina. È stata l’ultima veleggiata con 20 nodi di vento, una mano di terzaroli e ad oltre 6 nodi di velocità siamo arrivati in porto alle 22,30 del primo di Settembre, dove ad aspettarci c’era l’amico Massimo Taddei con due bottiglie di champagne che abbiamo scolato tutte di un fiato per festeggiare la conclusione del viaggio.

È stata una bellissima esperienza di vela e di vita che ci ha arricchito di nuovi amici e ci ha fatto conoscere tanti luoghi e gente diversa ma con lo stesso amore: il Mare e la vela.

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