Navigare in un canyon

Esperienze di bordo n. 563: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

NAVIGARE IN UN CANYON

Testo di Nicola Napoli
Pubblicato su Nautica 563 di Marzo 2009

Né un guinness dei primati, né uno dei tanti virtuosismi parasportivi. Solo una delle tante fantastiche interpretazioni ed opportunità che la natura offre a chi voglia leggere il pentagramma delle armonie terrestri. Mare, lago, fiume, cascate, aspre rocce a picco e boschi lussureggianti: il tutto unito insieme in un breve percorso ed in un piccolo angolo di mondo. Un poco più a sud l’opera dell’uomo, nella forma di una città fortificata: Sibenik (Sebenico). Singolare per storia e posizione geografica, Sibenik è la più antica città fondata dai croati sulla costa orientale adriatica ed è situata a circa metà della costa dalmata, all’interno di un’ampia insenatura collegata al mare da uno stretto canale (Sv. Ante). Diciamo subito che la città non ha spiccate vocazioni turistiche e le infrastrutture esistenti non invogliano certamente ad una lunga sosta. Nonostante tutto ritengo che il suo inserimento nella rotta di crociera possa creare un piacevole diversivo culturale e soprattutto naturistico per la cornice ambientale in cui è collocata.

La città

A chi naviga nello stretto di mare compreso fra la costa e le isole di Zlarin e Prvic sicuramente non sfuggirà la sagoma di una roccaforte, fatta erigere da Venezia (1540) a protezione del vecchio porto Sv. Nikola. È l’ingresso della baia di Sebenik ed al contempo la foce del fiume Krka. Il canale di collegamento, lungo poco più di un miglio e mezzo, svela gradualmente, come in un gioco di quinte, l’abitato arroccato sulla collina protetto da un castello con cinta muraria e da due fortezze: S. Giovanni e San Nicola. Eccola lì, proprio di fronte, con le sue case grigie disposte a scalea sul lungomare, le poche note di colore di tende ed ombrelloni, la cupola della cattedrale di S. Giacomo (XV secolo), il porto commerciale. La banchina (poco accogliente) dispone di un punto di rifornimento (acqua e carburante) e la sosta oraria, a pagamento, consente di appagare (brevemente) la propria curiosità per le vie cittadine (da vedere il museo municipale e la loggia, ex sede del Consiglio cittadino del XVI secolo).

Lasciare gli ormeggi provoca il tipico sollievo di un compito eseguito e la risalita del fiume Krka si candida come antidoto allo stress cagionato da angherie “tributo-tribali”.

Il fiume

Il fiume Krka percorre, dalle Alpi Dinariche al mare, più di 70 chilometri erodendo nel calcare gole che, in certi punti, superano i 200 metri: è un classico fenomeno carsico. L’ecoscandaglio segnala infatti profondità di 30 metri al centro del fiume. La navigazione a motore (non superiore a 5 nodi!) non presenta difficoltà se si eccettua la consueta attenzione a qualche motoscafista in preda al demone della velocità ed ai frequenti incroci con “caicchi” locali, carichi come la nave “Exodus” di gitanti e musicanti, inclini a considerare il corso d’acqua una proprietà privata. Man mano che si naviga, le pareti rocciose si fanno sempre più alte e le rive più vicine, fino ad assumere le sembianze di un vero e proprio canyon. Un ponte stradale, posto all’altezza di 30 metri sul livello del fiume, accentua la sensazione di spazio angusto. In fondo al primo ramo il paesino di Zaton. Un vistoso cartello sulla riva destra elenca i servizi disponibili; ma l’ormeggio in banchina non supera i due metri di fondale e la rada antistante è aperta ai venti di scirocco. Mezzo miglio prima del paese, due fanali regolamentari indicano l’ingresso di un tortuoso percorso, le gole di Prokljam, che sfocia nel grande lago omonimo.

Chi ama l’ambiente lacustre può trovare ospitalità in qualche baia nelle vicinanze dei piccoli centri abitati da pescatori. Gli altri possono proseguire e, dopo aver tagliato in diagonale la superficie acquea, impegnarsi in una nuova serie di anse fino alla cittadina di Skradin. La profondità, in questo ultimo tratto, cala rapidamente e bisogna tenersi al centro (8 metri.) per evitare secche e bassifondi. I boschi di conifere che contornano le rive, contribuiscono a dare l’idea di un paesaggio montano. Il marina di Skradin, della catena ACI, ha la disponibilità di circa 200 ormeggi non eccessivi per la richiesta dei mesi estivi (prudente la prenotazione: 022/771365).

Le cascate

Il percorso con i propri mezzi termina qui; per l’escursione al corso superiore della Krka bisogna affidarsi all’Ente del Parco Nazionale. Un battello vi porterà fino alla prima cateratta; di qui si sale lungo un sentiero che corre a fianco delle 17 cascate alte 400 metri e larghe fino a 100 metri. A monte delle cascate, secondo tratto e secondo barcone, è possibile seguire il corso d’acqua fino ad un lago, profondo 30 metri e largo un chilometro, con al centro un’isola ed un convento francescano del XVIII secolo. Il panorama ha tutta la forza di una natura incontaminata e suscita l’interesse di un paesaggio raro. Si torna per la medesima via fino al primo laghetto dove è possibile fare un bagno in un’atmosfera kiplinghiana. L’intero tragitto richiede un giorno intero mentre il primo tratto (il migliore) può essere compiuto in quattro ore (bagno compreso) consentendo una permanenza ridotta nel marina.

La scelta dei ristoranti è quanto mai affidata alla fortuna e ce ne vuole molta, particolarmente in agosto, per evitare euro tosature e fregature alimentari. Una valida alternativa è quella di acquistare ostriche dai banchetti ambulanti sul lungomare: provengono dagli allevamenti che si possono vedere lungo le rive del fiume; non sono quelle francesi, ma accompagnate da un buon vino, possono risolvere elegantemente una cena o scandire piacevolmente il tempo del ritorno al mare.

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.