Ferie dolci amare

Esperienze di bordo n. 568: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

FERIE DOLCI AMARE

Testo di Mariano Mazzella
Pubblicato su Nautica 568 di Agosto 2009

Cara nautica, ti scrivo la seguente per raccontarti le nostre ferie, dolci amare. Partenza il giorno 16 agosto dal porto di San Bartolomeo Mare, siamo in sette (due famiglie) la mia e quella di mio fratello Gianni.

Io Mariano, Angela mia moglie, e i nostri figli Marco e Federica, Gianni, sua moglie Paola, e la figlia Ilaria.

Prima regola, dividere i compiti: io e Gianni; alla navigazione e manutenzione della barca; Angela alla cucina, (strano per una persona che nella vita fa la cuoca); Paola alla pulizia e caffè alla mattina; Federica al libro di bordo; Ilaria all’attracco e Marco, che dire la sua passione è imitare il Ranzani, c’è per tutti, aimè anche per i francesi.

Ci troviamo al porto alle 11:00 prepariamo la barca, Sessa Dorado 32′, destinazione Cannes. Il tempo e il mare non è dei migliori, ma alle 16,00, dopo un consulto e le indicazione viste su internet, decidiamo di partire. Il mare increspato, ma si può navigare. Man mano che passa il tempo, i miei compagni di viaggio si appisolano, tranne Paola, è la sua prima crociera a largo raggio.

Arrivo a Cannes, alle ore 19:00, mi rivolgo alla capitaneria del porto per un posto barca, naturalmente non si parla italiano, e mi rispondono che non c’è posto, mi spiego dicendo di aver mandato in tempi non sospetti (i primi di maggio) un’e-mail per prenotare il posto, ci fanno attraccare all’entrata del porto per la prima notte e per il giorno seguente ci garantiscono il posto barca, sosta prevista 5 giorni.

Faccio fatica a tenere buoni Marco e Gianni, visti i mondiali, ricordandogli che siamo in terra nemica. Ci sistemiamo per la notte, io e Angela nella cabina armatore, Gianni e Paola cabina ospiti, Federica nella dinette, e Marco e Ilaria nel pozzetto, (considerando che la barca è tutta chiusa, anche il pozzetto), ma durante la notte piove a secchiate, e Marco e Ilaria (18 anni a testa) pur bagnandosi continuano a dormire.

Il giorno successivo il tempo fa i capricci, decidiamo di non uscire in mare, ma visitare questa bellissima città. Curiosando tra i locali ci rendiamo conto che forse è meglio mangiare in barca, visti i costi.

Il mattino seguente esce il sole e allora via per mare a visitare le isole di fronte a Cannes, e qui siamo accompagnati dalle meduse. Man mano che il tempo passa, ci rendiamo conto che sono le ferie che tutti si aspettavano, durante il giorno per mare, e la sera passeggiata per i vicoli di questa stupenda città. Marco è quello che tiene su il morale a tutti, e dopo le mie preoccupazioni iniziali (in sette in così poco spazio) mi rendo conto che c’è l’atmosfera giusta; ma sappiamo che il 20 di agosto il nostro Ranzani deve partire, in treno per raggiungere i suoi amici a Pavia. La mattina lo accompagno alla stazione, strano, mi scappa una lacrima, ma penso da padre, è giusto così. Anche noi decidiamo di partire, alla volta di Saint Tropez, giornata stupenda, caldo, mare calmo, anche se le meduse non ci abbandonano. Durate la navigazione Gianni ama pescare, a traina, mi costringe ad andare piano, avesse preso un pesce. Ci fermiamo a San Raffal, che posto!

Pranziamo al sacco (panini), riposino pomeridiano e poi un bel bagno, che vita!

Arriviamo nel golfo di Saint Tropez, alla guida c’è Gianni, entriamo nel golfo molto adagio, siamo in ferie, godiamoci il panorama, ma qui sembra una pista di formula uno, vanno tutti come i matti, io e Ilaria siamo nel pozzetto, e ci rendiamo subito conto che la cosa migliore è tirare su il tender, se no qualcuno ci passa sopra. Nel porto di Saint Tropez, non c’è posto, forse a novembre!

Al port-Grimaud, il posto c’è! Porto molto particolare, i residenti hanno il posto barca sotto casa, in alcuni casi ricorda la nostra Venezia con i suoi piccoli canali interni, giusto il passaggio della barca, e le sue viuzze caratteristiche. Anche il costo dell’acqua e particolare, sei bottiglie di acqua da 0,75, al prezzo di 9,00 Euro!

Il mattino seguente si riparte, alla scoperta di questa fantastica costa. Dico a Paola che mi piacerebbe dormire alla rada, ma Angela mi chiede se sono impazzito, ma chi sa per quale strana ragione, le cose accadono!

Dopo un’altra giornata stupenda, cerchiamo un posto per la notte, arriviamo a Port Cavalier sur mer. Non c’è posto, solo alla rada, e vai!!!

Angela vuole scendere, ma riesco a convincerla, facendogli notare che ci sono anche altre barche. Durante la notte vedo che ogni tanto apre gli occhi per vedere se siamo al nostro posto, il mattino seguente tira un sospiro di sollievo. Per me, e credo anche per i miei compagni di viaggio sia stata un esperienza bellissima.

E il nostro Ranzani, che fine ha fatto?!

Lo chiamo per telefono, (premesso che il signorino è andato alle Canarie).

Dopo le solite domande di rito, gli chiedo come si trova. Risposta “papà ma che schifo, se lo sapevo stavo con voi”, ma io dico, il mondo va alle Canarie, e sognano tutti di ritornarci, ma la compagnia (sono in tre) degli sfigati, ha prenotato a Fuerteventura. Posto per coppie o famiglie, non per chi è alla ricerca d’avventura.

Ritorniamo a noi, si riparte per le Ile de Porquerolles, dove ci rendiamo conto che il tutto è avvolto in un fascino particolare, tranne che per Gianni: vede pesci da per tutto, vuole pescare, è in fermento, prepara la canna con cura. Occhiate, orate, branzini, minimo da 1/2 chilo l’una, ma ecco la scure che si abbatte su di lui. Paola dopo un controllo, si rende conto che siamo in un parco marino. Quindi: vietato pescare!!!

È sera, cerchiamo un posto per la notte, approdiamo al porto Di le Lavandou, ed ecco l’amaro, lì come tutte le cose dietro l’angolo, pronto a colpire. Porto bellissimo, accoglienza eccezionale, prenotiamo per 3 notti. Visitiamo il paese, bellissimo, unico neo, tanta ricchezza, e per strada i poliziotti a piedi, armati e con i cani, chissà perché!

Il mattino seguente si riparte, sempre verso Ile de Porquerolles, tutto tranquillo. Strano, la sensazione è che non sia così, sento una strana malinconia, forse l’Italia, o la lingua italiana, o solo voglia di casa, ma no!!! “Su via siamo in ferie, godiamoci la giornata”. Nel primo pomeriggio si alza il vento, “ma dai rientriamo”, ci dedichiamo a qualche ricordino da comprare, arriviamo in porto, prima di attraccare andiamo a fare carburante, il vento soffia più forte, ci spinge con violenza verso la banchina, ma siamo pronti e preparati, attracchiamo di dritta senza danni. Ilaria si trova nel pozzetto, Gianni a prua, io alla guida sul flying bridge, chiedo “il pieno, grazie”. Il vento continua a soffiare più forte, “pieno fatto”, pronti a ripartire, accensione dei motori, cerco di uscire di prua, riesco solo a fare qualche metro, ma il vento continua a soffiare, non riesco ad allontanarmi dalla banchina, dico a Gianni e Ilaria che ci appoggiamo alla banchina. Leghiamo la prua e usciamo di poppa, ma il vento continua ad aumentare, stiamo sbattendo con la poppa, Ilaria con coraggio riesce ad attutire il colpo, sì il primo, ma il secondo… Sento strillare, vedo dal fly che un signore francese, corre verso la barca, salta su. Scendo nel pozzetto e vedo Ilaria, sdraiata, sulla panca che grida, Angela gli tiene la testa, “cosa succede?!”

Si è rotta il braccio!

Il gestore del carburante chiama subito l’ambulanza, 10 minuti, “eccola”, la signora nell’ufficio carburante ce lo dice in italiano, “finalmente”. Esce il direttore del porto, i medici e infermieri dell’ambulanza sono eccezionali: prima di farla alzare, con molta cura le bendano il braccio, la caricano e partono alla volta di Hyres. Lì a 30 km c’è l’ospedale, si avvicina il direttore del porto, chiedo di affittare una macchina, “arriva”, mi dice di lasciare lì la barca, mi spiego attraverso la signora che parla italiano, dicendo che altre barche devono fare carburante. Risposta, “non è un suo problema, le altre barche si arrangiano, andate all’ospedale”. Non pensavo che Hyres fosse così lontana!!! Arriviamo all’ospedale e troviamo un medico, un professore, una persona umana, che ci chiede “di dove siete?”, “Italia, Pavia”, “ci sono due fratture di ossa – dice – è da operare, ma bisogna aspettare 3 o 4 giorni prima dell’intervento. Adesso le mettiamo il gesso, la teniamo qui per la notte, e domani, ripartite per l’Italia, lì sicuramente le faranno l’intervento”.

Nell’attesa, rivivo tutto, mi chiedo dove ho sbagliato nella manovra; so dove ho sbagliato, ma il senno del poi non serve né a me né tanto meno al braccio di Ilaria.

Il mattino seguente vado a prendere Ilaria e Gianni, che per la notte è stato con lei, ritorniamo al porto, ringraziamo e salutiamo tutte le persone che ci sono state vicine, e con uno strano silenzio si torna verso casa.

Ilaria è stata operata dopo 4 giorni, oggi, sebbene è in fase di riabilitazione, non riusciamo a tenerla ferma, continuiamo a rivivere le ferie, ma solo la parte dolce, l’amaro l’abbiamo rimosso, e aspettiamo con ansia le prossime.

Cara Nautica chiedo gentilmente se è possibile pubblicare il mio racconto, per avere un modo di potere ringraziare tutte le persone che ci sono state vicino del porto di Le Levadou, (l’incidente è avvenuto il 24 agosto 2006).

Vogliamo dire a tutte queste persona, da parte mia, Mariano, Gianni, Angela, Paola, Ilaria, Federica, anche il ns. Marco (Ranzani) “Grazie, amici, grazie per non averci fatto sentire soli”

Con affetto, Mariano Mazzella

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