One Make Superclassic 2009 Gaeta/Capri, un giorno da campioni

Esperienze di bordo n. 570, ottobre 2009: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

ONE MAKE SUPERCLASSIC 2009
GAETA/CAPRI: UN GIORNO DA CAMPIONI

Testo di Daniele Carnevali
Pubblicato su Nautica 570 di Ottobre 2009

Una calda alba di luglio, l’asfalto che sembra lucido mentre il sole sorge e i Muse (gruppo musicale alternative e progressive rock inglese) e il vento sparato dai finestrini spalancati cercano di tenermi sveglio alla guida mentre vado a Gaeta. Inizia così il mio ricordo di una giornata particolare, vissuta come al solito fra le barche – l’autore è uno dei reporter/tester di “Nautica” ndr – stavolta, però, potendo dare pieno sfogo a una delle passioni che come me intriga tanti altri, la velocità.

A dir la verità tutto era iniziato qualche mese prima, quando a un salone nautico avevo incontrato Roberto Buonomo, uno dei sopra citati “tanti altri” che io conosca, ma non uno qualsiasi. Su una barca completamente progettata e costruita da sé, nel suo cantiere, il SuperClassic 40, è infatti diventato un campione. Lo conosco dal 2002, quando suggellò una stagione pazzesca bissando in Classe Sport la precedente, che lo aveva già incoronato campione italiano, europeo e mondiale endurance classe Turismo, con la conquista della difficilissima Cowes-Torquay-Cowes e, sempre a Cowes, in Inghilterra, dell’Harmsworth Trophy. “Il Trofeo” della motonautica, quello più antico, nobile, che nel 1989 aveva visto affermarsi Stefano Casiraghi (Gancia dei Gancia) e che nel 2004 avrebbe vinto Fabio Buzzi (La Gran Argentina).

Poi, e quella volta a vederlo c’ero anch’io, nella caldissima estate del 2003, a Gaeta, incrementò di quasi 10 nodi il limite di velocità, sempre nella classe Sport, da lui stesso precedentemente stabilito su un circuito omologato dalla FIM, facendo registrare una media di 67,3 nodi sulle 24 miglia percorse. Record tutt’ora imbattuto.

Quando all’inizio della scorsa primavera, a Napoli, sentii Roberto parlare del suo nuovo progetto – nel 2007 aveva già dato vita a un’altra interessante iniziativa, sempre nella sua città, ovvero una lodevole Scuola Internazionale di Pilotaggio, indirizzata soprattutto all’avviamento di nuove leve alla motonautica sportiva – dell’intenzione di organizzare gare monomarca “SuperClassic”, magari anche un vero e proprio campionato italiano fra “gentleman driver”, al quale avrebbe partecipato con una sua barca, lo confesso, ci provai e buttai lì una frasetta del tipo, ce l’hai già l’equipaggio?

Divertito, mi rispose “sì, ma per te posto lo trovo!”

Eccomi dunque sull’autostrada verso Gaeta – da dove si partirà per la prima gara, con arrivo a Capri – ancora non pienamente cosciente per il sonno, visto che è stata davvero un’alzataccia, e forse per questo già proiettato a sognare il momento in cui la visiera del casco andrà giù e salirà il sibilo delle turbine dei Seatek montati sulla barca di Buonomo: 2×750 HP.

Mi piace correre. Lo faccio in moto, in pista e in acqua, lo faccio in macchina, dove propendo senz’altro per la “guida sportiva”, e poi lo faccio in barca, per lavoro. Se posso dire la mia, stare al timone di una barca che naviga a 100 nodi è un altro tipo di adrenalina, d’impegno. Si tratta sempre di velocità, certo, ma con la variabile dell’elemento, che cambia o può cambiare sempre, gara per gara, onda per onda. E questo aumenta le difficoltà, l’impegno, lo stress fisico al quale si è sottoposti.

Adrenalina che sale fino alla soglia della paura quando il mare che hai davanti è arrabbiato, perché a prescindere dalle condizioni meteo le manette sono sempre giù alla ricerca del limite. Con la tua barca salti, voli col cuore in gola in un toboga liquido che è invece duro come pietra, prendendo colpi micidiali che ti scuotono dentro. E poi istanti talvolta lunghissimi in cui sei leggero, quasi senza peso, con la barca che fende l’aria come un dardo di qualche tonnellata e i motori che per un attimo cambiano tonalità. Frazioni che ti danno modo di guardare al prossimo muro d’acqua, laggiù, e poi alla bussola, al plotter, aggrappato al volante come alle corna di un toro per cercare di atterrare bene, dritto. Che si stia al timone o comunque a bordo, sono sensazioni fortissime, lo stress psicofisico è elevato e non alla portata di tutti.

Una volta, ricordo, fui invitato dalla Guardia di Finanza, a Civitavecchia, alla presentazione delle vedette della classe Levriero, le più veloci in dotazione al Corpo. Nonostante il mare balordo, ai giornalisti presenti fu proposto il classico giro in mare, per saggiare le potenzialità del mezzo. Imbragato come me dalle cinture, accanto avevo un collega del TG3, per la prima volta a bordo di una barca da corsa. Bastarono un paio di minuti a 35 nodi su mare 5 per vederlo stravolto dalla baraonda, praticamente bianco come un cencio dopo la centrifuga.

Fortunatamente al mio arrivo la giornata sembra volgere al bello, c’è un leggero maestrale ma il mare che vedo sembra calmo, mentre l’atmosfera che si respira al briefing pre-gara è assolutamente effervescente. Tutti, come me, non vedono l’ora di mollare l’ormeggio e fare prua verso Capri, con quella nemmeno troppo sottaciuta vena di competitività che anche fra amici non guasta. Si freme e allora bando alle parole, e dopo un’abbondante colazione andiamo a bordo.

Salvagente e casco ben indossati, prendo posizione nel cockpit del Commander – una versione molto particolare del SuperClassic 40, con hard top, progettata come piattaforma professionale per l’intercettazione e la sorveglianza in mare, e per questo colorata da una livrea mimetica – con il compito di navigatore, mentre al timone, ovviamente, c’è Roberto, il campione, che per l’occasione opera anche da throttleman. A completare il nostro equipaggio – che ha corso, ma fuori classifica – c’è Simona, figlia di Buonomo, dal quale ha ereditato il DNA sportivo. Il programma di gara prevede prima due giri di un circuito all’interno del Golfo di Gaeta e poi, a conclusione del terzo, prua a Sud-Ovest per passare esterni a Ischia e quindi ancora più giù, sparati in direzione di Capri. Una sessantina di miglia in totale, che con il mio gommone impiegherei un paio d’ore a percorrerle, forse più, ma che sul Commander vivremo a perdifiato, stimiamo approssimativamente in 50 minuti.

Appena usciti dal ridosso naturale che offre Gaeta, infatti, la situazione meteo cambia e iniziamo a sentire il maestrale che si fa sempre più teso, con punte di 30/35 nodi in grado di generare tanta schiuma intorno a noi, ma soprattutto un mare corto e ripido che la rotta ci propone quasi al traverso. Onda o non onda, come al solito Roberto spalanca il gas e nonostante nel circuito avesse già tirato oltre i 70 nodi, una volta in mare aperto le sensazioni sembrano amplificarsi ulteriormente e con esse la velocità. I mille e cinquecento cavalli che scalpitano nel recinto della sala macchine, sfogano la loro esuberante forza attraverso le Arneson che mulinano l’acqua creando un turbine di spray altissimo oltre la nostra poppa.

La spinta, sin da subito ben percettibile, diventa furiosa quando il pilota cambia il rapporto del riduttore e le eliche cominciano a scaricare tutta la potenza, tutta la rabbia dei Seatek. Man mano si acquista velocità, man mano si calibra il trim con piccoli aggiustamenti ai quali corrispondono impercettibili variazioni nell’assetto della barca, fino a trovare quello ottimale per tirar fuori tutte le potenzialità a una carena che si è già ampiamente dimostrata più che performante. Il GPS segna 78,3 nodi. Le creste bianche non fanno paura, la prua alta le taglia sempre… fino a quando, all’altezza di Ischia, veniamo inesorabilmente superati prima da “Xena”, timonata da Francesco Gargiulo, e poi da “Agnese”, condotta da Antonio Gravino, due SuperClassic diversi per livrea, allestimento e motori, perché il SuperClassic di Buonomo è uno scafo proposto in più versioni e personalizzabile.

Nonostante siano ben più motorizzati del nostro Commander, cerchiamo di star loro vicini chiedendo il massimo ai propulsori. Lì inizia un gioco ritmato fra il pilota e il mare, col tempo scandito dal vigoroso su e giù impresso alle manette, che diventa determinante saper sincronizzare con le onde, tenendo la barca quanto più possibile orizzontale e con la poppa in acqua. Ogni tanto si salta di brutto, agevolati al decollo dalla velocità ma soprattutto da un mare più lungo e alto che fa da rampa, e di riflesso i muscoli si contraggono aspettando l’atterraggio e sperando sia sempre morbido.

Mentre siamo rincorsi dall’elicottero che segue la gara, il GPS per un tratto segna 90,7 nodi, con quelle condizioni siamo a tutta. Come noi il tempo vola, e Capri si avvicina a una velocità sbalorditiva. L’attenzione di tutti è anche a guardarsi intorno, pronti a segnalare eventuali altre barche troppo vicine alla nostra rotta. Sin dai tempi dei Romani la zona è notoriamente trafficata. Fortunatamente senza alcun intoppo arriviamo al traguardo, a Punta Carena, sotto al faro, dopo aver marciato a una media di 71,3 nodi

Concludendo, è stato un bel sabato di mare e velocità terminato la sera nello Yacht Club di Capri, che nella persona del suo presidente, Massimo Massaccesi, ha salutato gli equipaggi e premiato i vincitori.

Una giornata da ricordare, dicevamo all’inizio, perché a 90 nodi non è che ci si vada così spesso, ma anche per la compagnia, l’organizzazione, il contesto. Tutto molto bello.

Per ulteriori informazioni: Offshore Costruzioni Nautiche; via Forte Emilio 1; 04024 Gaeta (LT); tel. 0771 470563; web: www.offshorecn.it email: info@offshorecn.it.

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