Maluna torna a casa …di comandanti, mareggiate e galline in brodo

Esperienze di bordo n. 574, febbraio 2010: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

“MALUNA” TORNA A CASA …DI COMANDANTI, MAREGGIATE E GALLINE IN BRODO

Testo di Valerio Tassara
Pubblicato su Nautica 574 di Febbraio 2010

Ero un pò preoccupato quando il mio amico mi ha proposto di “dargli una mano” a trasferire da Ponza a Fiumicino un’imbarcazione di 9 metri con il timone fuori uso. La preoccupazione è aumentata quando ho visto le previsioni del tempo, una bassa pressione si sarebbe presto insinuata su un’alta pressione che regnava da giorni su tutto il Tirreno. La previsione di maestrale o tramontana sembrava una certezza.

Inoltre Febbraio non è il migliore dei mesi per mettersi in mare, nonostante l’imprevedibilità delle stagioni.

Ma in quei giorni avrei festeggiato il mio compleanno e il mio amico lo sapeva, la tentazione di passarlo in mare era troppo forte e così ho accettato.

Quando, arrivato al molo, ho conosciuto il comandante e l’imbarcazione con cui avremmo affrontato la traversata, uno Sciarrelli chiamato “Grande Zot”, è arrivata la certezza di aver preso la decisione giusta.

Durante la pulizia del filtro dell’olio e l’ingarrocciamento della randa il comandante ci ha illustrato la “missione”, che ha cominciato ad assumere toni interessanti quando siamo venuti a conoscenza dei particolari.

Si trattava di riportare a casa “Maluna” un Ranger di 29 piedi rimasto ormeggiato in Capitaneria di Porto a Ponza da Settembre, da quando cioè a seguito – e probabilmente a causa – di una mareggiata improvvisa il suo proprietario e comandante è deceduto, per un infarto cardiaco.

La tensione e l’emozione crescono.

Siamo in quattro a compiere l’impresa più un simpatico cane di nome Strallo e, per vari impegni dei membri dell’equipaggio, abbiamo 3 giorni e 2 notti: partenza giovedì pomeriggio e rientro obbligato per Sabato sera.

Alle 14 di Giovedì quando il ponte della darsena di Fiumicino si apre ci facciamo trovare pronti: motore controllato, gasolio a sufficienza, cime. Mi sento sicuro e preparato, nutro solo una vaga perplessità circa una gallina intera che il mio amico ha voluto comprare per fare una ricetta tutta sua e che ora giace in cambusa.

Si parte, sono le 14:30 di Giovedì.

La barca è di ferro, solida, e va una meraviglia, la brigata allegra e affidabile, un buon vento di maestrale ci aiuta: viaggiamo spediti.

Dopo i primi momenti di euforia e nelle ore passate intorno ai turni al timone, il comandante ci racconta i particolari dell’incidente di Settembre e inevitabilmente i discorsi si fanno seri. E allora chissà come si finisce con il parlare dell’ineluttabilità della morte, della libertà che dà il mare, della ricerca della felicità e la gioia di vivere e del rispetto per se stessi… e altre amenità del genere.

Poi d’improvviso ci rendiamo conto che è scesa la notte, le nuvole si stanno allontanando e una magnifica luna piena illumina tutto “…come se stessimo sotto un mega lampione in un grande parcheggio…” dice il più giovane.

Più tardi siamo soli io e il mio amico al timone, fa freddo ma non troppo, ci fumiamo praticamente una sigaretta dopo l’altra quando una magnifica stella cadente brilla davanti ai nostri occhi e sulla prua del “Grande Zot” si illumina una notte fluorescente di luna piena e stelle.

Il quadro sembra completo. Mi viene da pensare che la vita è bella così come è, e che quello e un bellissimo regalo di compleanno.

Poi finisco il mio tempo al timone e crollo in branda.

Con il suo ultimo turno, con mare e vento rinforzato, il comandante porta la sua barca a Palmarola, a Cala Porto, mettiamo all’ancora alle 04:00 di venerdì e crolliamo tutti distrutti a dormire.

Le 6/7 ore di sonno si riveleranno fondamentali per la riuscita della missione, nonostante qualcuno abbia accusato il rumore della catena che sbatteva su una roccia.

Alle 11:00 siamo tutti svegli. La giornata è magnifica, assolata e limpida. L’isola è verde, il mare è blu e i gabbiani riempiono l’aria di Cala Porto di suoni e il cuore di gioia.

Una meraviglia fuori stagione.

Ci rimettiamo in mare, ci siamo solo noi e per le 13 siamo a Ponza.

Dopo un lauto pasto il comandante che è di Ponza salta a terra a tessere le relazioni del porto, documenti, gasolio, cambusa etc.

Io e il mio amico invece, dopo aver avuto il consenso della Capitaneria, scendiamo su “Maluna” con l’intenzione di prepararla alla traversata.

Ad ogni accorgimento marinaro riconosciamo la passione per il mare e sussultiamo un poco.

L’emozione è grande.

Mi viene un groppo in gola quando vedo dei sugheri delle reti usati come fermo – insieme a un nodo – nei riporti in pozzetto delle cime del fiocco con sopra intagliato con il coltello il nome dell’ imbarcazione. Di questo signore non conosco né il nome né la storia ma di sicuro amava il mare come l’amiamo noi.

In poco tempo sistemiamo l’imbarcazione, e il comandante chiarisce tutti i dettagli terreni: burocrazia, permessi etc. Finalmente ci possiamo rilassare qualche minuto.

È previsto l’arrivo di un forte maestrale o tramontana. Più di uno sul molo ce l’aveva già annunciato ma forse inconsciamente avevamo tutti fatto finta di non sentire: per quanto leggera, trainare “Maluna” per 25 ore contro mare e vento non era un pensiero divertente. L’idea originale era di partire sabato all’alba.

Dal televisore di un bar sentiamo degli incidenti dello stadio di Catania, ci sembra tutto lontano e irreale. Il comandante fissa la partenza per le 2 di notte; meglio anticipare.

Poi succede qualcosa di strano. Nei momenti di relax il mio amico aveva preparato il suo piatto speciale: un brodo di carni varie, compresa la gallina, preparata lì per lì con tanto di uova incluse e le cui viscere erano andate a fare la felicità dei gabbiani di Ponza.

Dopo aver mangiato il brodo ci siamo sentiti talmente bene e forti che abbiamo deciso di ribattezzare il piatto la pozione di Obelix, e abbiamo iniziato a valutare l’opportunità di ripartire subito. Il cielo stellato, la luna piena, un filino di vento da sud e la paura del Maestrale hanno fatto il resto e il comandante si è persuaso a levare gli ormeggi.

Alle 22:30 di venerdì siamo di nuovo in mare con “Maluna” al seguito.

Due forti cime assicurano il traino che procede bene, anche vento e mare ci assistono.

Avanziamo a 3/4 nodi, noi però non ci fidiamo e il comandante organizza turni ferrati in previsione del maestrale.

Sono le 4 quando io e il mio amico stiamo per andare in branda.

I delfini ci hanno accompagnato a più riprese, il mare è una tavola, il cielo stellato e la visibilità ottima. Ogni tanto un filo di vento ci aiuta e ci dà un pò di velocità.

Tutto è calmo. Tutto è tranquillo, non c’è nessun pericolo in vista.

Mi giro a guardare “Maluna” che avanza nella notte di luna piena, illuminata come una star di Hollywood, e sento, che, ovunque il suo proprietario si trovi, sicuramente sarebbe molto contento. Una sensazione di cose buone mi sgorga dal cuore.

Trainata da una cima “Maluna” torna a casa e non si capisce più bene se siamo noi a portare lei o lei che porta noi. “Maluna” naviga e sembra mossa da invisibili forze intente a riordinare l’Universo dopo la tempesta.

Il giorno dopo mi sveglio ed è il mio compleanno. Ho 39 anni e sono il più vecchio.

Alle 14:30 imbocchiamo Fiumara. Alle 15:30 ormeggiamo “Maluna”.

Mangiamo insieme (squisita la gallina ripassata con cipolla e vino) e di lì a poco ci salutiamo.

Il “Grande Zot” e il suo comandante sono già in navigazione. La sera lo chiamiamo, fuori c’è Maestrale.

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