I sogni son desideri…

Esperienze di bordo n. 589, maggio 2011: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

I SOGNI SON DESIDERI…

Testo di Pierfrancesco Di Masi
Pubblicato su Nautica 589 di Maggio 2011

I sogni descrivono spesso la passione per il mare. E se questo sogno si avvera? Direi che davanti a un mare da sogno, la passione talvolta può diventare vera, anzi autentica!

Mai avrei potuto immaginare di programmare un viaggio così lungo per le coste italiane. Era una fresca giornata di maggio e da una telefonata nasce la prospettiva di cambiare barca. Un mese dopo… una firma su un contratto e l’ipotesi diventa realtà. Eppure il mio nuovo DC 11 era lì in Toscana in una splendida cittadina: Porto Ercole. E la mia Monopoli era distante 4 mari: un Tirreno mai esplorato, uno Stretto di Sicilia temuto dai racconti, uno Ionio conosciuto in parte e un Adriatico meridionale ben noto e fin troppo ventilato. Che fare? Trasporto stradale o avventura di 630 miglia? Dubbio amletico subito sciolto in una splendida mattinata di luglio: i permessi stradali avrebbero tardato il trasporto oltre agosto. Grazie burocrazia. Si parte. Moglie e figli (14, 10 e 8 anni), permettendo. Un viaggio così non poteva coinvolgerli. Delicata la scelta del compagno di viaggio. Un lampo di genio. Una telefonata e Francesco appassionatissimo di mare come me, viene arruolato. È titolare di un’azienda calzaturiera: lui il lavoro se lo organizza in un batter d’occhio. Il mare e l’avventura sono sirene irrinunciabili. E noi due, degli Ulisse all’ennesima potenza. Francesco ha un semicabinato, ma leggo nei suoi occhi di non temere nulla e di essere pronto a navigare per diversi mari. E così sarà. In un’afosa domenica di luglio un treno stracolmo carica noi e lo straboccante bagaglio di marinai d’avventura: utensili di ogni tipo, estintori, maschere, costumi, vestiti… ed ancora gps, plotter, carte nautiche, documenti. Una notte d’inferno sulle rotaie distese su terraferma digerite solo pensando alle ore di sole su un guscio che scivola sulle onde. Da Monopoli a Roma e quindi a Orbetello. L’amico Blefari ci accoglie alla stazione. Rapida cavalcata tra Comune e Poste e la pratica di passaggio finalmente “esente” da spese notarili. Tutto liscio. Alle 13 in banchina sul molo eccolo lì “Caligola” che smagliante attende il nuovo proprietario. Il mio DC 11 appena acquistato sembra più accogliente del ricordo delle prove fatte settimane prima.

Il signor Lucio, il venditore mi dà le ultime nozioni per la consegna. Lo osservo ancora con attenzione: lui non ha mai tradito segni di insicurezza durante le varie fasi della trattativa. Non solo come medico ma per esperienza di vita vissuta, sono solito prestare molta attenzione alla comunicazione extraverbale e alla meta- comunicazione: spie indirette che aiutano a non commettere errori nell’assumere decisioni e quindi acquistare. E capire che quello che hai preso non presenta limiti, difetti. Sono le 13.30 e uscendo dall’Argentario azzero il mio contamiglia: il mio pensiero corre a quello che segnerà.

Le coste della Toscana a sinistra e Giannutri a destra sembrano darci un buon viaggio. Un’onda lunga non ci crea problemi e il buon Francesco è già sul fly accanto a me pronto a solcare le onde. Le valigie restano intatte in dinette. Troppa voglia di godere il mare. Unica accortezza: la protezione 50 su viso e corpo. Il sole picchia, il vento ci accarezza e la scottatura inganna per poi rivelarsi solo a barca ferma. Non ci casco, questa volta. Ma il mare dopo le prime 30 miglia sembra essere quello accennato dalle previsioni: un NO forza 4 in aumento. E Civitavecchia sembra essere necessariamente la prima tappa forzata. Un ingresso nel porto reso emozionante per la maestosa presenza di navi da crociera.

Una pausa attraccati al molo per prendere confidenza con la barca: conoscere dettagli, scoprire gavoni, controllare certe utenze. Il mare dapprima traboccante oltre il molo, tende apparentemente a scemare in serata con il tramonto. Breve conciliabolo con Francesco. Tentiamo di avvicinarci ulteriormente verso sud. Ma doppiato il molo foraneo del porto di Civitavecchia una prima violenta prova di forza ci attende: un mare arrabbiato con onde disordinate apparentemente prive di direzione guarda in cagnesco il mio pur ringhiante “Caligola”. In realtà è la risacca del molo che fino a un miglio al largo crea un treno di onde che scontrandosi con le onde lunghe del vento di NO crea un effetto di acqua ribollente che ci trastulla come un ramoscello per 3 miglia. Modero la velocità, abbasso i flap e mi batto al mascone con le poche onde di 2 metri riconoscibili. Mica male come prova d’urto. Non sopporto però che gli spruzzi salgano fino in cima al fly e mi sporchino gli occhiali. Non mi arrendo comunque e non rinuncio alla guida alta. Francesco inizia a trasmettermi il suo timore modificando il suo scanzonato humour in prudente autoconvincimento che il tratto da percorrere in fondo… è breve. Il Porto di Riva di Traiano si staglia all’imbrunire ed è respiro di sollievo per tutti. Ma come sempre dalle prove superate si scopre il valore aggiunto: il mio DC 11 tiene bene il mare. Il Porto Turistico ci accoglie con calore pur essendo quasi spopolato. Si scalda anche il portafoglio quando la mattina dopo di buona lena si parte saldando il conto: 60 euro per poche ore di ormeggio di un 11 metri. E la fattura? arriva, mi dicono. Ma noi si parte per una prima giornata piena di navigazione. Timori per le previsioni ma in realtà sarà una splendida cavalcata accarezzando le coste del Lazio e della Campania. Dopo Fiumicino, la Maga Circe e le sue terre ci strizzano l’occhiolino donandoci una cartolina mozzafiato.

E dopo un pensiero rivolto alla struggente bellezza di Gaeta ecco che già le Pontine iniziano a stagliarsi tra pescherecci in continua attività di strascico. L’isola di Ventotene è una gradevole sosta per fare il pieno di carburante nel cuore del suo Porto Nuovo. Uscendo incrociamo l’Isola di S. Stefano dove la vista del penitenziario ci trasmette una sottile malinconia. Il pensiero corre sulla sofferenza di chi ha vissuto dietro quelle sbarre dilatando le stagioni della vita. Stridente contrasto con il nostro vivere. E l’incanto si confonde con una crescente emozione alla vista delle isole napoletane: doppiamo Ischia lasciandola alla nostra sinistra per poi puntare su Capri guardando con simpatia in lontananza Napoli e la sua palpitante realtà.

Capri televisiva, Capri mondana, Capri terrena. Quanti pensieri su quest’isola che già a distanza sembra descrivere la sua brillante e intensa vita dei suoi due borghi marinari. Yacht e natanti pullulano attorno in un incessante balletto che testimonia la vitalità di questo gioiello naturale che si staglia sul mare e racchiude storie di ordinario fascino storico e di romantiche narrazioni marinaresche.

E dopo Punta Campanella, uno sguardo in lontananza a Salerno nel suo balcone sul mare. Ma il caldo sembra prendere il sopravvento nonostante i 21 nodi rinfreschino le nostre superfici corporee sempre più vasodilatate. Mentre sullo sfondo il Cilento delinea le sue forme ecco doppiare Capo Palinuro e qui la tentazione si fa insopportabile: sosta e bagno in un mare limpido e caldo. Mentre si rialzano le nostre temperature, mi capita di ammirare da altra prospettiva il mio “Caligola” sbuffante per le miglia percorse: sembra più autentico nella sua vitalità. E via che si riparte per tagliare a fette le ultime meravigliose cartoline di costa italiana di questa giornata memorabile. La tappa notturna si avvicina e mentre il massiccio del Pollino impreziosisce la costa ecco che un Cristo braccia larghe sembra dirci, fermatevi qui. Ecco Maratea accogliente perla che ci rapisce nel suo ridente piccolo porticciolo. Si decide di ormeggiare all’ancora sulla banchina libera. La serata scivola serena nei localetti che movimentano la vita del borgo. Ma purtroppo… la stanchezza per la cavalcata non può esaurirsi nelle agognate cuccette di bordo: un vento di terra crescente ci fa ben presto capire che c’è da alzare la guardia. In poco tempo dei veri turbinii di vento sballottano le barche con gli ormeggi meno stabili (la nostra…). Ben presto con Francesco capiamo che si deve prendere una decisione: o si mollano gli ormeggi e si dribblano le barche per metterci in sicurezza o si rimane svegli tutti la notte a ballare con le barche vicine con i parabordi che rischiano di fare flop. Il coraggio vince e si punta alla prima idea: in pochi secondi cime lascate e rapido avanti-dietro con i motori in controrotazione. Nonostante l’assenza dell’elica di prua il mio “Caligola” fa buh alle raffiche ed alla corrente e con una rapida manovra e un breve dribbling tra natanti e ci troviamo longitudinalmente sul molo vicino. E qui solo un uragano ci può spaventare. Con Francesco un gesto di vittoria (un 5 sulle mani) mentre le raffiche non ci fanno più paura. Le comode cabine ora sono davvero meritate.

È mercoledì e di buonora si parte con un mare da favola. Ma non c’è tempo per inebriarsi: né Maratea né i porti vicini hanno distributori di carburante a quell’ora. La costiera calabrese è bella ma si corre con l’ansia di una lancetta del carburante in picchiata. E il fondo del serbatoio può riservare sorprese ai miei filtri. La tappa forzata a Paola in un porticciolo di pescatori ci farà scoprire la cordialità e l’onestà della gente incontrata. Dai proprietari del bar sul porticciolo ci viene lanciata una cima di aiuto per reperire in un’ora, e senza spese aggiuntive, il carburante necessario per ripartire. Sereni si riparte alla volta di Vibo, dove questa volta il pieno ai serbatoi sarà fatto senza peripezie. È quasi mezzogiorno quando ci lasciamo alla nostra sinistra Tropea tanto ammirata negli sceneggiati televisivi. Doppiando il faro di Capo Vaticano ci stacchiamo dalla costa per puntare diritto a uno dei punti più emozionanti del viaggio: lo Stretto. Prima però la limpidezza della giornata ci dona la visione di una piramide emersa dalle acque che si erge con forma isoscele a 80 chilometri da noi: è Stromboli. Un dono mirabile della natura. L’avvicinamento a Scilla fa di nuovo aumentare una temperatura corporea già sufficientemente febbrile. Queste due terre si baciano rimanendo ognuna con la propria identità. Due terre che si parlano e si affacciano facendo ballare venti e correnti in una danza discontinua. Ed ora ci sono io lì in mezzo con il mio cagnolino marinaro “Caligola” e il mio compagno di viaggio (sempre più entusiasta) Francesco. Come d’incanto però l’attraversamento è una sciata tranquilla su un mare placido: dove sono le correnti, le raffiche improvvise, le onde anomale?

Nemmeno il tempo di uscire dal porto di Reggio dopo l’ennesimo pieno, che un colpo d’occhio ci regala un’altra scena mozzafiato: sull’orizzonte del nostro mascone destro, sopra le coste di Nizza di Sicilia e S. Teresa si staglia imponente il massiccio dell’Etna. Il vulcano fuma docilmente come un capotribù pellerossa davanti al suo piccolo esercito.

Mi chiedo cosa mai possa ammirarsi da lassù…

E dopo un pò iniziamo ad avvertire… l’inversione di tendenza. La discesa verso sud si trasforma in una scalata verso nord doppiando e fiancheggiando la suola dello stivale. Montebello, Melito, Bova, Brancaleone, Locri, Siderno. Francesco mi sussurra che da questo lato della Calabria la gente è meno ospitale… Profeta(!) ma non in patria… Roccella Jonica è l’agognata tappa di cui si spera poter trovare accoglienza e distributore. In pochi secondi già smentiti. In porto alla ricerca di uno spazio. Qui alcuni diportisti dalle loro barche ci fanno segno che è inutile, non c’è nulla se non fuori dal molo. Ci accontentiamo di un molo libero all’ingresso, ma dopo un pò la guardia costiera da lontano ci segnala che la bitta utilizzata con un calcio finisce in acqua e che il molo rischia a momenti di crollare. Ma il porto non era di recente costruzione? Forse per contenere i costi qualcuno è ricorso alla carta velina per cementare i moli. Accettiamo di scrivere una dichiarazione di scarico di responsabilità. Ma il carburante? “Simpaticamente” la Guardia Costiera ci fa notare che l’autobotte può arrivare dopo specifica autorizzazione. Tempo? 48 ore. Grazie, lo stesso. Con Francesco ci si organizza. Al ristorante sul porto brevi conciliaboli con addetti del posto ed ecco che esce chi ci fa arrivare il carburante. Il simpatico furbetto è disposto a fare 4-5 viaggi di soli 2 chilometri col suo pick up al prezzo di 50 euro cadauno. 250 euro per pochi litri…. Bene, la faccia di questo lato della Calabria viene fuori. Ma c’è chi si fa ancora più furbo. Riusciamo a reperire magicamente il triplo dei contenitori di carburante che l’amico calabrese non voleva far disporre. Lui sbianca ma in soli due viaggi carichiamo la quantità giusta di carburante. Ma che fatica epica nel percorrere il chilometro dall’auto alla barca… Di Roccella non ci rimarrà che questo brutto ricordo. Dopo solo due ore di sonno si riparte con il mare favorevole. Passare da Riace e il pensiero di voler veder mummificato in modalità bronzea quel furbetto del pick up… Si punta verso il largo per poi riavvicinarci alle affascinanti coste di Capo Rizzuto. Doppiata la punta ecco Crotone dove ci fermiamo per il carburante. E qui accarezziamo il record alla colonnina: 1,620 euro al litro. Che sfortuna ragazzi. “Trasfusioni” di carburante proprio nel periodo di maggior costo del famigerato barile americano. Poco tempo per piangere, c’è ancora da emozionarsi: lasciamo alle spalle il porto calabro ed ecco l’unica cavalcata in mare aperto. L’ultima perla di questo viaggio. Il temuto forza 4 da Nord ci fa un baffo e il mio “Caligola” abbaia felice nel mar Ionio. Trascorrono le miglia e le coste calabre sembrano non volerci lasciare. Solo a poche miglia dalla Puglia si staglia la piatta costa salentina. Gallipoli ci accoglie in un infuocato pomeriggio di sole. Ma la gioia verrà dall’aver trovato un posto barca presso la bellissima Porto Cesareo dove avviene la desiderata sosta di 4 giorni con la mia famiglia (che mi raggiunge con l’auto). L’accoglienza della darsena è mirabile, anche se con i fondali qui, non si scherza. 4 giorni con la mia famiglia sono l’atteso relax dopo questa splendida cavalcata.

Un relax troppo bello quanto breve ed ecco giunto il momento di ripartire. Il periplo del Salento avverrà con il mio amico Pasquale, persona efficiente nel suo delicato lavoro (maresciallo dei Carabinieri) quanto precisa nel suo ruolo di skipper prodiere. Emozionante la bellezza della visione limpida delle coste albanesi davanti ad Otranto e S. Foca. Il pensiero va alle traversate negli anni ’90 di povera gente spinta dalla miseria e dalla fame su gommoni e zattere di fortuna. Ora quante cose sono cambiate…

L’arrivo si avvicina, ma ben presto telefonicamente si prende atto dell’amarezza di non poter contare sul posto barca nella “strana” darsena della mia Monopoli: posto pagato… ma subaffittato (sic). Di qui, la sosta forzata a Villanova di Ostuni. Ma qui l’accoglienza al molo della Carani Nautica ci lascia sbalorditi in senso positivo. Tutto pulito e in ordine. La cordialità è di casa: la titolare avendo colto la nostra amarezza nel non poter arrivare a destinazione ci offre ospitalità senza oneri nell’unico posto ancora disponibile per un giorno. Senza parole.

Il giorno successivo il viaggio si conclude con la destinazione prevista, Monopoli. Ma qui, nella mia darsena, l’accoglienza è un optional.

Rimane la gioia negli occhi e nel cuore di aver accarezzato il sogno. Attraversare lo stivale. Ma la carezza non era onirica bensì fatta di realtà e disegnata nei colori di questi 4 mari. Tutti rimarranno scolpiti nella memoria. Insieme alla lucida e rinnovata certezza che la bellezza variopinta di questa terra, protesa nel Mediterraneo, non sarà mai fine a se stessa.

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