Storia del delfino Tiberio

Esperienze di bordo n. 604, agosto 2012: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

STORIA DEL DELFINO TIBERIO

Testo di Rosalba Giugni
Pubblicato su Nautica 604 di Agosto 2012

Il primo maggio è stato avvistato nelle vicinanze del porto di Capri un grande delfino in difficoltà, una lunga striscia di rete da pesca era aggrovigliata alla sua coda.
La povera bestia si avvicinava alle imbarcazioni che numerose transitano in quel tratto di mare fra i più affollati del Mediterraneo, sembrava che volesse chiedere aiuto, ma poi scappava via appena qualcuno tentava di liberarla dal fardello che si portava faticosamente appresso.
Vani i tentativi dei biologi della Stazione Zoologica di Napoli e degli esperti cetologi accorsi all’appello del giovane comandante del porto di Capri, Alessandro Sarro, che monitorava continuamente gli spostamenti del delfino grazie alle segnalazioni che arrivavano giornalmente da barcaioli, pescatori e turisti, tutti impietositi da questo animale amico dell’uomo che con la sua presenza silenziosa inviava un messaggio di sofferenza.
Il comandante non contento si recava nella zona tra l’imboccatura del porto e il salto di Tiberio, luogo mitico dell’isola, per assicurarsi che non gli fosse fatto del male, inoltre diramava una comunicazione ufficiale a tutti i natanti, motonavi, aliscafi, gozzi e pescherecci in ingresso o uscita dal porto: “Attenzione delfino in difficoltà, rallentare in prossimità dell’isola”.

Abbiamo saputo che qualcuno mosso a compassione gli portava del pesce per nutrirsi.
Noi di Marevivo abbiamo allertato la divisione subacquea locale per essere pronti e a disposizione degli esperti per un’operazione di salvataggio.
In quei giorni stavamo terminando il terzo anno di “Delfini Guardiani dell’Isola di Capri”, un percorso didattico con 230 ragazzi dell’isola che, guidati dai nostri operatori, durante tutto l’anno scolastico, avevano imparato a conoscere i vari aspetti ambientali e culturali del loro territorio.
Naturalmente la storia del delfino li aveva commossi ed emozionati, tanto che per sentirselo più vicino, come uno di famiglia, l’avevano chiamato Tiberio.

Ma improvvisamente Tiberio scompare! Non si incontra più all’imboccatura del porto nè intorno all’isola. Cosa gli è successo? È morto?
Ci si chiedeva, non avendo la velocità necessaria per procurarsi il cibo, forse si era lasciato morire….

Con questo dubbio parto per Ponza, dove come a Capri gli alunni del progetto i “Delfini Guardiani dell’Isola” concludevano il primo anno del percorso con una visita a Zannone, isola deserta dell’arcipelago delle Ponziane e parte integrante del Parco Nazionale del Circeo.
Con Lucia, la naturalista capo progetto e incantatrice di bambini, ci arrampichiamo tra cespugli di profumata macchia mediterranea e boschi antichi di lecci, facendo scoprire ai nostri ragazzi una natura forte e incontaminata.
Appena riprendiamo la rotta verso Ponza dopo l’escursione, con grande meraviglia vediamo scivolare la sagoma di un enorme pesce sotto la barca, ma la sorpresa più grande è quella che ci rendiamo immediatamente conto che non si tratta di un pesce, bensì di un delfino con una lunga e nera appendice attaccata alla sua coda: Tiberio!

Ancora una volta è lì a chiedere aiuto ai cugini umani, Tiberio ha percorso circa 60 miglia, si è spostato in una zona più tranquilla e ancora una volta si incrocia con la vita e le coscienze dei nostri bambini “Delfini Guardiani”.
L’eccitazione a bordo è alle stelle: tutti, ragazzi e insegnanti, vedono in quest’incontro un segno che ci arriva dal mare e dai suoi abitanti.
Grazie all’acqua cristallina e immobile del sottovento riesco a scattare varie foto al mammifero marino che dolcemente si accosta ripetutamente alla nostra imbarcazione, quasi volesse comunicare con noi.
Queste immagini si rivelano poi le più chiare di tutte quelle fatte nei vari avvistamenti. I due giovani comandanti, Sarro di Capri e Cuciniello di Ponza, si scambiano informazioni e creano una rete di protezione monitorando gli spostamenti di Tiberio che ormai appare in vari punti delle isole ponziane.
Anche qui si tenta di liberarlo dal suo lungo fardello, ma purtroppo ancora una volta senza successo.

La storia del nostro beniamino non si è ancora conclusa: durante le ricerche archeologiche subacquee effettuate su una secca a largo di Palmarola dalla sovrintendenza del Lazio, capitanate da una cara amica di Marevivo, la professoressa Annalisa Zarattini, Tiberio compare a chiedere aiuto.
Immediatamente i sub carabinieri, il maresciallo Ciro Matrusciano, il comandante Alberto Polito, l’ufficiale Paolo Maniscalchi, l’appuntato Gabriele Giacomona e l’appuntato Marco Chiantera, lasciano il lavoro che stanno svolgendo e piano piano cercano di avvicinarsi al delfino.
Tiberio mostra segni di grande affaticamento, si muove lentamente e dopo due ore di paziente convincimento da parte di questi uomini appassionati di delfini, si lascia avvicinare.
Con affilatissimi coltelli riescono a tagliare il lungo strascico nero che pende dalla sua coda, purtroppo non completamente, sarebbe bastato ancora qualche minuto, ma la pazienza è finita e Tiberio riprende di nuovo il largo.
Ci hanno raccontato i carabinieri che lui stesso andava sul fondo strofinando la coda nel tentativo di liberarsi, ma l’emozione più grande dell’operazione è stata lo sguardo del delfino che ad ogni contatto ravvicinato si girava e li guardava con occhi pieni di intensità, quasi a volere comunicare la sua gratitudine.

Tutto è bene quel che finisce bene, ma non pensate che Tiberio sia stato un messaggero, un ambasciatore del mare? Entrando in contatto con tanta umanità – dai bambini ai militari ai turisti ai pescatori – ha voluto far capire che bisogna prendere urgenti provvedimenti: il mare e le sue creature sono in pericolo vanno rispettate e aiutate a sopravvivere.
Credo che la storia non sia ancora finita, penso che ancora incontreremo il nostro delfino ambasciatore, è riconoscibile sia dalle macchie chiare che ha sul dorso sia dal giro di reti che ancora avvolgono la sua coda: “Chi lo ha visto?”.
Sul sito di Marevivo ci sono le foto per riconoscerlo, dateci notizie se lo avvistate. Tiberio ve ne sarà grato, ha ancora molte cose da dirci.

P.S. Riccardo Pecoraro, musicista e compositore caprese, ispirato da questa incredibile storia ha scritto una bella canzone diun delfino con il nome di un antico e famoso imperatore che è stata cantata dai nostri “Delfini Guardiani”.

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