Rivivere la navigazione Roma-Tarifa-Roma

Esperienze di bordo n. 615, luglio 2013: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

Rivivere la navigazione Roma-Tarifa-Roma

Testo di Roberto Pisanu
Pubblicato su Nautica 615 di Luglio 2013

Basta una passeggiata su di un molo, una giornata ventosa e sentire gli spruzzi d’acqua salata sul viso, spinti dal vento fresco, basta poco per rivivere navigazioni fatte, e se tutto questo non puoi più viverlo realmente, lo senti dentro, perchè il mare è ormai nelle vene. Vi racconto di quella volta che con un gruppo di amici siamo partiti verso la porta del Mediterraneo, con ambizioni oceaniche, più o meno 15 anni fa. Anche con le persone giuste ci sono senz’altro motivi piacevoli. Ma tornando a rimescolarsi con il mare, sentirsi liberi e respirare tutto quello che ci circonda, in alto mare la musica è diversa, la natura è uno spettacolo da vivere giorno per giorno. Chissà se un giorno avrei ceduto a una lunghissima navigazione oceanica. I sensi si dilatano, sembra che tutto sia intoccabile nell’immenso mare, invece è lì tutto a portata di mano, siamo come bimbi che dentro un guscio si riempiono gli occhi di luce e riflessi dai colori particolari.

La partenza da Roma ti lascia quel groppo in gola che ti prende ogni volta che inizi una nuova navigazione, non si sa bene cosa sia, ansia, apprensione, paura, preoccupazione, nel mollare gli ormeggi si fanno mentalmente i controlli già fatti, sarà tutto in ordine? Ma sì, poi miglio dopo miglio sparisce tutto, subentra quel senso di rilassatezza controllata, sai già che per qualsiasi evenienza si è preparati. Come già accaduto altre volte, rotture e riparazioni varie si sistemano durante tutta la crociera. Questa barca oggi ha 39 anni, il proprietario 79, e navigano ancora felicemente, nonostante le molte lamiere saldate sopra e sotto. Per quanto riguarda l’equipaggio siamo già collaudati, 6 persone a bordo, c’è anche Lucio, unica presenza femminile, da me così chiamata perchè fan sfegatata del noto cantante scomparso. Si comincia a fantasticare sul tragitto Gibilterra-Canarie, ci vuole almeno una settimana, averne di tempo, si fa in un’altra vita. Le nostre tappe sono state, Olbia, Stintino, Mahon, Palma di Maiorca, Ibiza, Formentera, Cartagena, Gibilterra, Tarifa, sarebbero state almeno altre due tappe, ma causa un forza otto, ci ha costretti tre giorni di sosta forzata a Stintino. Tutte meritano una piccola descrizione, che farò dopo.

Ricordare il meridiano di Greenwich, è prima di Cartagena, da festeggiare il passaggio a ovest. Bevuta notturna con spumantino comprato per l’occasione. In questa barca si festeggia spesso, anche solo per aver pescato, o nel doppiare Capo de Gata. E via a sbevazzare, in mare si può fare, basta arrivare con una certa sobrietà. Che bellezza dopo circa quindici giorni tra alternanze di tempo bello e brutto, siamo finalmente in vista del faro, veramente si vede prima la moschea. In lontananza verso terra, una coppia di balene ci precede, usciranno sicuramente fuori dal Mediterraneo. La Rocca ci aspetta, dopo sbrigate le pratiche doganali, facciamo subito un giro, molto popolata, la concentrazione di caos cittadino si estende in pochi chilometri quadrati, sono tutti palazzoni. Andiamo sopra con un taxi per vedere le scimmie, molto socievoli, il panorama manco a dirlo è mozzafiato, si vedono le montagne del Marocco.

Uuuuh 50 nodi, siamo ridossati, trasferimento verso Tarifa, randa con tre mani. La cittadina sa di Marocco, casette squadrate bianche spazzate dal vento, poche anime in strada, spiaggia deserta, caldo infernale, l’acqua del mare è gelata, che posto, sembra dimenticato. All’arrivo in porto facciamo conoscenza con l’equipaggio di un peschereccio italiano. Ci danno una mano nell’ormeggiare la nostra piccola barca sul loro fianco di quasi 30 metri, ne occupiamo meno della metà. Il porto è deserto, tranne altre due barche a vela, e un pugno di barchini da pesca, non c’è praticamente nulla. Loro aspettano la marea entrante, per il rientro in Mediterraneo. Il giorno dopo, riposati e rifocillati, facciamo il punto, la navigazione è stata bella, altrettanto i posti visitati.

Palma di Maiorca è uno spettacolo, per me vista l’anno prima doppiamente bella. Albe e tramonti sono da vivere di volta in volta, non si possono descrivere, i delfini che ci hanno accompagnato di tanto in tanto da vederli, il pesce pescato eccezionale, penso che non ci siamo fatti mancare nulla. Sarebbe bello proseguire, ma dobbiamo tornare, per uno di noi finisce qui, rientro anticipato, lo salutiamo. Il resto dell’equipaggio gira la barca e via per un’altrettanto felice navigazione di ritorno. Tutti i sogni finora fatti svaniscono nell’intenso blu oceano, là verso ovest dove per ora non si va. Non abbiamo molto tempo, impegni di lavoro ci fanno tornare quasi di corsa verso Roma. Tre giorni fermi a Stintino nel viaggio di andata. Si riparte, Tarifa, Malaga, breve sosta di un giorno, giusto il tempo di fare acquisti e riposare. Per quel che vediamo, la città è molto ordinata nelle vicinanze del porto, città viva, con vita notturna tutto l’anno, molti monumenti, ricca di storia, fondata dai Fenici. Quel senso di musicale nell’aria, e odori di spezie, rendono la città di Malaga un’incantevole romantica.

Il giorno dopo si parte per Cartagena. Città storica, anche qui hanno fatto la loro parte i Romani, fu anche araba. In queste città c’è molto da vedere, da monumenti storici di diverse epoche, alla vida anche notturna, che qui sembra esplodere. Ci vorrebbe qualche settimana, incontriamo molti giramondo, barche di tutti i tipi, alcune anche molto particolari, eppure godono egualmente dello spettacolo senza esibizionismo quale il mondo ci impone (quasi), noi siamo in mare con una barca che è un’accozzaglia di ruggine, senza fronzoli, ma funzionante perfettamente. Lasciato il mare di Alboran, ci dirigiamo verso Ibiza, anche qui toccata e fuga, vista all’andata, Ibiza è un’isola splendida, fatta più per un turista giovane, vista la movida anche molto spregiudicata, Sodoma e Gomorra, commento dell’armatore. Vengono qui da tutta Europa, estate e inverno, c’è un pò di tutto, lascio immaginare. Per noi con la testa altrove, può andar bene per un paio di giorni al massimo. Altra navigazione, seppur breve molto tranquilla, verso Palma.

Un pò vela un pò a motore, ma sempre divertendoci, ridere, scherzare, mangiare, sbevazzare. Arrivati, che spettacolo questo mare, questa isola dà tranquillità, fa sembrare che in isole così ce ne sia in abbondanza. Sarà il mare, il sole, il clima, io ci vivrei per un pò. Qui in realtà c’è un pò di tutto, ma è anche un’isola molto più grande. Per famiglie. Anche qui vista dalla strada sembra ordinata, pulita e funzionale, molto sorvegliata, per trovarle dei difetti bisognerebbe stare un paio di mesi. La cattedrale di S. Maria che vista dal mare completamente illuminata, è la più visitata, semi distrutta dal terremoto, successivamente ricostruita, conserva la sua straordinaria bellezza. Gli amici sbarcano, siamo stati bene insieme, subito è entrata quell’affinità e reciproca collaborazione in tutti i lavori di bordo, nonostante la conoscenza era da poco avvenuta. Quando si trovano degli amici che sanno stare in barca, non si mollano facilmente, continuiamo a vederci per altre navigazioni. Ci salutiamo con molto dispiacere. Rimaniamo io e l’armatore. A questo punto, salgono a bordo un amico dell’armatore con sua moglie, di circa 20 anni più giovane, è un susseguirsi di scene fantozziane, con relative discussioni, ormai anche per piccole cose, discutono animatamente. Non sono certo all’altezza della situazione, lui in special modo è poco collaborativo.

L’armatore è alla frutta, ormai le decisioni si prendono senza consultarci, si arriva a fare la traversata Mahon-Alghero senza tenere conto del riposo, io me la rido, ma non troppo, anche io che sono il più pacato e attento alla situazione ho un pò di preoccupazione per quello che potrebbe succedere. Speriamo che il tempo regga. Mahon è dentro un bellissimo fiordo, pulito e molto ben curato, si ormeggia vicino la Capitaneria, per me è la quarta volta che passo di qui. Si scende, si va a far compere, visitando un poco l’interno cittadino, in ordine sparso, è meglio, così non si litiga troppo, ma siamo comunque a portata ottica. La cittadina è incantevole, molto viva, c’è un brulicare di locali indaffarati dalle loro faccende quotidiane, pochi i turisti. Intanto scopro che la signora, mia coetanea, lavora dove ho lavorato anch’io qualche anno addietro, capita sempre più spesso che si chiacchiera, di questo o di quello, senza secondi fini. Ma il marito non lo sa e ogni tanto fa il geloso, sempre molto fantozziano. Oramai anche la moglie è un tantino contrariata, per qualsiasi cosa sul da farsi in barca chiede al sottoscritto. Anche Alghero sarà toccata molto velocemente, per ovvi motivi, il tempo di rifornimenti vari e un pò di riposo. Bagno nella vicina rada di Porto Conte, altro che Caraibi, è a dir poco spettacolare.

Si parte, arrivati ad Arzachena viene a trovarci un amico che lavora in Sardegna, ci porta in barca delizie locali che apprezziamo e consumiamo insieme, ci godiamo una giornata tutti insieme in rada. La sera l’amico sardo ci lascia per impegni lavorativi. Noi ci prepariamo per la partenza. La mattina seguente via verso Fiumicino. Navigazione tutto sommato tranquilla, tranne un piccolo scontro notturno con la nave della Finanza, a circa 20 miglia dall’arrivo, scontro verbale che si è poi risolto con il semi abbordaggio poco ortodosso che hanno praticato verso di noi. Con la luce del giorno siamo entrati a Fiumara Grande, e in religioso silenzio abbiamo sistemato le poche cose che si erano lasciate indietro. Fatti i bagagli, salutandoci diciamo anche questa è fatta. La coppia di coniugi amici dell’armatore non li abbiamo più visti. Un mese di mare non tutti possono, quello che si è fotografato con gli occhi, i bei momenti memorizzati non si dimenticano. Voglio condividere con queste poche righe, le circa 2000 miglia percorse. Salutando gli amici di barca che si sono alternati.

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