Una sosta all’Isola di Gorgona

Esperienze di bordo n. 621, gennaio 2014: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

Una sosta all’Isola di Gorgona

Testo di Dagmar Wirtz
Pubblicato su Nautica 621 di Gennaio 2014

Appassionati di vela, io, mia figlia Lara di 15 anni con la sua amica Chiara e il mio compagno Mauro – proprietario e skipper di “Gioconda”, una barca di nove metri degli anni ’30, datata, ma affidabile – decidiamo di passare il fine settimana a Capraia. Mollati, quindi, gli ormeggi da Viareggio con un tempo favoloso e un mare stupendo partiamo alla volta dell’isola. Il viaggio, di otto ore, si rivela piacevolissimo ed è allietato dall’incontro con un branco di delfini che si avvicina alla nostra barca e ci accompagna per un pò. Arriviamo verso sera a Capraia, dove trascorriamo tre bellissime giornate di vacanza tra bagni in mare aperto, escursioni sulle splendide spiagge e cene a base di pesce fresco appena pescato. Al mattino del giorno del rientro, Mauro, come sempre prima di partire, ascolta via radio, le previsioni meteo. Il bollettino della Capitaneria annuncia un cambiamento di tempo. Mauro sarebbe propenso a rinviare il rientro, ma siccome io non posso assentarmi ulteriormente dal lavoro, lo convinco, non senza insistere, a partire. A malincuore mi accontenta, ma non è tranquillo, nonostante il tempo sia ancora bello e soleggiato.

Le condizioni meteorologiche in mare non sono del tutto prevedibili e possono cambiare all’improvviso mettendo in difficoltà, o addirittura in pericolo, le imbarcazioni in navigazione. E così, infatti, è stato per noi: percorse poche miglia si alza improvvisamente un forte vento e il mare, fino a pochi minuti prima, tranquillo, comincia ad agitarsi fino a diventare ingestibile con onde alte 5 metri. Le ragazze si rifugiano nella cabina di poppa in preda al panico. “Gioconda” si alza e si abbassa, continuando a ballare senza controllo, mentre le onde aumentano fino a frangersi con forza dentro la barca. Mauro, da bravo skipper quale è, rimane calmo e gestisce la situazione con esperienza e straordinaria capacità. Ciò mi dà sicurezza e, quindi, nonostante il pericolo mi sento tranquilla e partecipo al salvataggio della barca e del suo prezioso carico, ossia Lara e Chiara, che gridano letteralmente terrorizzate. Ovviamente non c’è alcuna possibilità di arrivare a Livorno, e anche tornare a Capraia è impossibile avendo il vento a sfavore. La nostra unica possibilità è raggiungere Gorgona, situata a metà strada tra Capraia e Livorno e a 20 miglia nautiche dalla costa di fronte a Livorno.

Gorgona, l’isola più piccola del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, ospita una colonia penale agricola dal 1869 (nata inizialmente come succursale di quella di Pianosa) mentre come centro civile c’è solo l’antico borgo di pescatori con una settantina di abitanti (ma pochissimi residenti). Lo sbarco sull’isola è limitato: i turisti possono attraccarvi con la barca solo in caso di pericolo, le visite sono consentite, in genere, solo ogni martedì dei mesi estivi, a piccoli gruppi trasportati in loco da una motovedetta che li “preleva” direttamente dal traghetto in servizio tra Livorno, Capraia ed Elba (inoltre, è facoltà del Carcere negare la visita a persone non desiderate come, ad esempio, chi ha precedenti penali, ecc.).

Nonostante le suddette restrizioni, le condizioni in cui siamo non ci lasciano altra possibilità se non cercare di arrivare proprio a questa isola. Combattiamo con coraggio e fiducia contro le onde, bagnandoci fino alle ossa e, finalmente, grazie all’eccezionale determinazione di Mauro, dopo tre ore di acqua, vento e fatica arriviamo a Gorgona. Lì ci aspetta una sorpresa: non siamo gli unici ad aver cercato riparo qui. Il porto, infatti, è pieno di barche, ma fortunatamente in rada c’è ancora un pò di spazio ed è anche ridossato dal vento per la gioia delle ragazze che quando si accorgono che siamo “fermi” escono sollevate dalla cabina con un grande sorriso sulle labbra. Durante la sosta “forzata”, poi, ci scappa anche una visita dell’isola, cui ci invita il personale della Cooperativa del Parco, che ci permette di ammirare i punti più suggestivi della costa come l’affascinante baia dei Gabbiani e Cala Scirocco, sede della Grotta del Bue Marino (un tempo riparo di numerose foche), e dell’entroterra montuoso coperto dalla macchia mediterranea.

Insomma, tutto è finito bene, ma è stata un’avventura da non ripetere.

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