Ischia: l’isola verde.

Esperienze di bordo n. 634, febbraio 2015., storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

Ischia: l’isola verde.

Testo di Rino Esposito
Pubblicato su Nautica 634 di Febbraio 2015

Spesso il sabato, nelle lunghe serate invernali, ci riuniamo con il solito gruppo di vecchi amici in un casale di campagna di un paesino non lontano da Roma. E davanti a un camino con un bel fuoco acceso ci intratteniamo dopo cena in lunghe chiacchierate che in genere vanno a ricordare le ultime vacanze estive in barca e a progettare le nostre piccole crociere per l’estate successiva. E così si parla sempre di problemi sulle barche o delle nostre isole laziali dal mare trasparente.

Nelle estati passate, con le tre barche del nostro gruppo di amici, abbiamo trascorso alcuni giorni a Ponza e Palmarola; abbiamo scoperto poi lo stupendo mare di Ventotene che, per chi ama la pesca offre la possibilità di cenare con pesce fresco pescato la mattina nelle vicinanze di qualche gruppo di scogli al largo dell’isola. Ma la passione di vivere la barca, ti spinge ad andare sempre più avanti. Così la scorsa estate, dato che da Ventotene si vede chiaramente la massa verde dell’isola di Ischia, abbiamo deciso di raggiungerla. Tutti conoscevamo già l’isola – ci eravamo arrivati in traghetto, a piedi e sempre con tanta gente – ma sappiamo bene che le isole si presentano diversamente arrivando in un porticciolo con la propria barca, facendo amicizia con gli ormeggiatori e dormendo, magari non proprio comodamente, in cabina.

E così dopo un paio di giorni passati al porto romano di Ventotene, una mattina abbiamo mollato gli ormeggi, dirigendoci verso sud est, con un mare leggermente mosso per un vento teso di levante ma con un sole caldo che ci rendeva euforici per la nuova avventura

Arrivati in vista delle scogliere verdeggianti della baia di San Montano, a nord dell’isola, viriamo a sinistra verso Lacco Ameno, che sapevamo essere forse il paesino più carino ed elegante di Ischia. Doppiata la punta ci troviamo davanti l’abitato con a destra il famoso albergo Regina Isabella e a sinistra il caratteristico fungo di roccia vulcanica che si erge vicino all’imboccatura del porticciolo. Quello che colpisce immediatamente è un ambiente marino suggestivo, la natura verde e il clima dolce dell’isola: un miscuglio di emozioni che ti invita a star fermo a guardare e percepire i vari profumi.

Entriamo nel porto e qui conosciamo William, il responsabile degli ormeggiatori, simpatica figura che ci fa sistemare le barche assicurandoci che per tre o quattro giorni l’ormeggio è garantito. Certo trovare posto per tre barche i primi di agosto in un piccolo porto è veramente il segno di una crisi profonda della nautica e degli approdi turistici. Solo qualche anno fa ci sarebbe voluto un intervento …divino! Quanti posti di lavoro, magari stagionali, sono stati persi a causa non solo della crisi, ma anche di una inadeguata o addirittura penalizzante risposta politica alle esigenze del turismo, specialmente nautico? Ho letto che quattro barche in acqua creano mediamente un posto di lavoro: quante barche sono rimaste a secco o se ne sono andate all’estero in questi ultimi anni solo per assurde politiche fiscali, che tra l’altro non hanno reso quasi nulla al fisco?

Il porto è piccolo ma molto ben organizzato: a piedi dal molo lungo un centinaio di metri e adornato con belle piante, si arriva direttamente al centro di Lacco Ameno con i suoi negozi eleganti e molto particolari e i ristorantini tipici, per la gioia dei nostri amici a bordo che amano l’ottima cucina ischitana, specialmente di pesce.

Mi sembra necessario spendere qualche parola sull’antica Pithecusa, antico nome di Ischia, fondata nell’VIII sec. a. C. dai coloni greci che arrivarono in Campania sull’onda della seconda migrazione (con la prima i Greci nel 1200 a. C. avevano invaso la Sicilia). Il nome di Pithecusa probabilmente deriva dai Pithoi, i vasi di argilla prodotti sull’isola: all’VIII sec. a.C. risalgono infatti alcuni dei più importanti reperti del Museo Archeologico, tra cui la famosa Coppa di Nestore, ritrovata nella necropoli della valle di San Montano. La Coppa riporta una delle più antiche iscrizioni greche che alludono alla coppa del Re di Pilo, citata nell’Iliade di Omero. L’isola è frequentata in tutte le stagioni dal turismo internazionale, specialmente tedesco, per il paesaggio di straordinaria bellezza e per il clima particolarmente mite: inoltre dalle uve dei suoi terreni vulcanici vengono prodotti ottimi vini. Altra attrattiva irrinunciabile è rappresentata dalle Terme, famosissime per le sue acque terapeutiche che sgorgano dalla terra a temperature elevate – il cui sfruttamento si perde nei millenni – contribuendo a rendere famosa l’isola in tutto il mondo.

E, infatti, per il giorno seguente programmiamo una visita al Parco Termale Negombo, vicino Lacco Ameno, che oltre a numerose piscine con acqua a varie temperature, offre una splendida spiaggia sabbiosa con un mare che in alcuni punti diventa tiepido per le acque termali che sgorgano dal fondale. Per la sera a cena ci facciamo consigliare da William, che ci propone “La Capannina” un ristorante tipico sulla collina di Campagnano, sopra il Castello Aragonese, che offre oltre al pesce fresco, il piatto tipico di Ischia a base di coniglio, accompagnato da un vino locale. Come ho detto, sull’isola si producono ottimi vini sia bianchi che rossi: tra i bianchi eccellono il Biancolella e la Forastera, mentre il rosso più famoso è il Pere e Palummo (Piede di piccione). Prenotiamo per il nostro gruppo due taxi tipo pulmino per arrivare in collina: vicino al ristorante i tassisti, in dialetto napoletano, quasi ci impongono una sosta da Mazzella, un’azienda vinicola nei pressi. E devo dire che il consiglio, anche se forse un pò interessato, è stato veramente buono: ci hanno fatto assaggiare tre o quattro tipi di vino, veramente buoni, tanto che abbiamo acquistato, anche a un buon prezzo, alcuni cartoni di vino Biancolella da tenere in barca.

Il mattino dopo gli ormeggiatori ci consigliano di andare a Monte S. Angelo, per fare un bagno davanti alla spiaggia dei Maronti. Usciamo dal porto, viriamo a sinistra e dopo qualche miglio superiamo Forio e la chiesetta bianca della Madonna del Soccorso, a picco sul mare, ben visibile ai pescatori anche da parecchie miglia. Passiamo lentamente davanti alla stupenda spiaggia di Citara che incornicia il parco termale “Giardini Poseidon” ai piedi di una collina con le rocce a picco sul mare. Superata la baia di Sorceto, improvvisamente appare Monte S. Angelo, con il suo paesino, diventato ormai una enclave di turisti stranieri, e il suo porticciolo affacciato sulla spiaggia dei Maronti. Cerchiamo un ormeggio nel porto quasi vuoto data l’ora, e un ormeggiatore ci concede di fermarci un paio d’ore al massimo per un giro nei negozietti molto carini e una pausa caffè. Usciamo dal porto e ci ormeggiamo qualche centinaio di metri fuori la bellissima spiaggia, dove trascorriamo qualche ora mangiando un pò di frutta tra un bagno e l’altro. Ma come al solito nel primo pomeriggio si alza un vento teso di ponente che pian piano rinforza, increspando il mare con le sue schiumette bianche, costringendoci così a un veloce rientro a Lacco Ameno.

Dopo la cena in barca e una lunga chiacchierata davanti a una bottiglia di vino Biancolella ghiacciato, decidiamo di allargare per un giorno il nostro orizzonte fino a Procida, che dista solo 4 o 5 miglia da Ischia. Ci hanno detto che c’è una splendida baia con un borgo incollato su una collina quasi a picco sul mare: è il borgo della Corricella, dove è stata girata una parte del film di Troisi “Il Postino”. A quasi un miglio c’è poi il piccolo porto circolare di Chiaiolella – era il cratere di un vulcano – situato sul lato opposto dell’abitato di Procida dove è stato costruito il nuovo porto turistico. E così il mattino dopo, con una splendida giornata di sole, lasciamo l’ormeggio per raggiungerla passando nel largo canale tra l’isolotto di Vivara e il Castello Aragonese di Ischia Ponte, virando poi a sinistra verso la baia della Corricella. Arrivando dal mare il borgo appare quasi a picco sul mare, con un groviglio colorato di case quasi una sull’altra, su un porto naturale protetto da scogliere, utilizzato quasi esclusivamente dai pescatori locali. Veramente uno spettacolo unico da vedere. Torniamo poi indietro verso l’isolotto di Vivara e dopo un lungo bagno, entriamo nel porticciolo di Chiaiolella, dove avevamo già telefonato per prenotare l’ormeggio per le nostre barche.

Il porto è un piccolo gioiello, con gente simpatica e semplice legata al mare e alle sue tradizioni: mi sembra quasi di essere tornato indietro nel tempo quando i rapporti umani erano più cordiali e genuini. Ma oggi per comunicare valgono più gli sms che le parole!

Ventiquattro ore sono passate in fretta e dobbiamo ripartire per tornare verso il Circeo: ma anche questo poco tempo è stato sufficiente per conoscere un’isola piena di colori e cordialità che sicuramente ci costringerà a tornare per assaporare ancora i momenti di tranquillità e il ritmo di vita più rilassato che offre. Infatti anche se Procida è solo a qualche miglio da Ischia, è completamente diversa, forse perché frequentata solo da un tranquillo turismo familiare, meno elegante ma sicuramente più vero e più legato al mare.

Così la mattina dopo salpiamo per tornare a Ventotene, dove fare ancora un bagno e una cenetta in qualche ristorantino di Cala Nave. Poi purtroppo si prosegue verso il Circeo, la nostra crociera volge ormai al termine con grande dispiacere di tutti i nostri ospiti che hanno vissuto a bordo con noi giornate un pò faticose, un pò scomode ma sicuramente fantastiche.

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