Una giornata a Capri con il delfino.

Esperienze di bordo n. 636, aprile 2015: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

Una giornata a Capri con il delfino.

Testo di Mario Maglione
Pubblicato su Nautica 636 di Aprile 2015

Tutto inizia una domenica mattina di luglio, io e mia moglie Sabry veniamo invitati da suo cugino Lello a Castellammare di Stabia a bordo della sua barca, un Bayliner 2455. Arriviamo in porto pronti per l’imbarco intorno alle 10.00 del mattino ed effettuati i convenevoli di bordo molliamo subito gli ormeggi per lasciare il porto.

Tutto inizia per il meglio: è una giornata piena di sole e le previsioni meteo danno bel tempo con leggera brezza da sud-sud ovest anche se il tratto di mare che va da Castellammare di Stabia fin giù a Punta Campanella di domenica è peggio di un esodo autostradale estivo, tante sono le imbarcazioni che sfrecciano in tutte le direzioni. L’imbarcazione, che è un 7,50 metri, si dimostra molto confortevole e facilmente manovriera tanto che Lello mitiga con perizia le onde lasciate dalle altre imbarcazioni cavalcandole a dovere e facendoci divertire un mondo. Navighiamo a debita distanza dalla costa alla velocità di 18 nodi costeggiando il lido Bikini, mitico centro balneare, poi Vico Equense, poi ancora Meta di Sorrento e infine la bella Sorrento con i suoi favolosi grandi alberghi che sovrastano le alte scogliere a picco sul mare. L’incanto dei luoghi è a dir poco notevole e l’entusiasmo lo si legge chiaramente anche sul viso della bella Sabry che assapora di tanto in tanto gli spruzzi di acqua salata che arrivano in barca quando entriamo nel cavo di un’onda più grande provocata da un’altra imbarcazione. Lei è tranquillamente seduta sul prendisole poppiero a godersi il panorama mentre io e Lello, che è alla guida, restiamo in piedi a proravia vicino al parabrezza. A un certo punto doppiamo la baia di Ieranto, che fa parte di un’area protetta, e ci dirigiamo verso la baia di Nerano di Sorrento. Lì ci sono già tante imbarcazioni legate ai gavitelli che i pescatori del posto si dividono tra di loro a fior di soldini. Lello prima di ancorarsi effettua delle manovre a zig zag tra le altre imbarcazioni fino a quando non individua un gavitello al quale ancorarsi cercando del signor Raffaele preposto all’ormeggio.

Una volta individuato, Raf si raggiunge col suo gommone e ci lega di prua al gavitello.

La giornata è splendida e l’acqua invoglia a tuffarsi nel blu profondo della baia. Il primo a tuffarsi sono proprio io ma mi accorgo subito che in mare, forse per la troppa calura di questi giorni, vi sono tante piccole meduse, per cui esco dall’acqua a grande velocità. Dietro di me vorrebbero tuffarsi sia mia moglie sia Lello e cercano di scrutare con attenzione la superficie del mare. Bene, la prima a farsi coraggio dopo di me è Sabry e si tuffa, ma dopo qualche istante con un guizzo marino e un balzo felino la rivedo subito salire dalla scaletta sulla piattaforma di poppa perché una medusa l’aveva urticata lasciandole sulla schiena una piccola zona di rossore. A questo punto Lello è indeciso se tuffarsi o meno e preferisce innaffiarsi con la doccetta per evitare lo stesso inconveniente. Intanto si sono fatte le ore 13.30 e decidiamo di preparare il tavolo per un rapido spuntino a base di frutta fresca e insalata con una favolosa e fresca anguria fatta a pezzettoni. Intanto si affiancano altri due simpatici amici, con un Tullio Abbate 25, che si uniscono al nostro banchetto e con i quali trascorriamo il tempo necessario al pranzo scambiando piacevoli battute sui luoghi di villeggiatura e sulle imbarcazioni che vediamo passare. Verso le 15.30 salutati gli amici che si erano uniti a banchettare con noi decidiamo di andare via e richiamato Raf, che per la cortesia del gavitello si prende 20 euro, lasciamo l’ormeggio e torniamo in direzione di Castellammare di Stabia. Il sole picchia ancora forte e, arrivati a doppiare nuovamente Punta Campanella, scorgiamo dritto di prua un delfino solo soletto che si lascia inseguire piacevolmente dalla nostra barca. Decidiamo quindi di ridurre la velocità e di seguirlo fin dove ci porta. L’entusiasmo di tutti noi a bordo è a mille e Sabry che non aveva mai visto così da vicino un delfino sembra proprio non ricordarsi più del brutto incontro avvenuto qualche ora prima con la medusa. Il delfino ci porta quasi a metà strada tra Punta Campanella e l’isola di Capri, decidiamo quindi di lasciare il delfino tranquillo per la sua strada e facciamo rotta verso i faraglioni di Capri. Arrivati in prossimità dei faraglioni, l’isola si manifesta in tutto il suo splendore davanti ai nostri occhi e i faraglioni svettano sulle nostre teste diventando prede dei nostri increduli sguardi. Oltrepassati con la barca tre di questi scogli alti e grossi, decidiamo di gettare l’ancora su di un fondale di 16 metri in prossimità di Marina Piccola sotto l’alta scogliera dominata dal Grand Hotel “Punta Tragara”, situato proprio sull’omonima punta. Il sole è ancora alto e di meduse neanche l’ombra, ci tuffiamo quindi tutti velocemente in un mare dalla tonalità blu cobalto, che è meraviglioso, e l’acqua è fresca al punto giusto. Ci dimentichiamo di tutto e di tutti godendoci i bagni di mare e di sole, tuffandoci più volte con intorno yacht che fanno impallidire la nostra barca. Purtroppo con il tramonto ormai prossimo dobbiamo dire addio, no anzi, arrivederci a uno spettacolo di madre natura incantevole e invidiato da tutto il mondo. Salpata l’ancora a bordo ci dirigiamo a velocità moderata verso Castellammare di Stabia e di nuovo il mare si ripopola in questo tratto di una quantità inimmaginabile di imbarcazioni. Arriviamo verso le 20.00 al porto e cerchiamo di farci strada tra le barche che in parte hanno già ormeggiato alla banchina del porto. Dò una mano a Lello per pulire la barca, cosa che di solito sulla mia non fa mai nessuno, e presi gli zaini io e Sabry salutiamo Lello e ci incamminiamo verso la strada di casa. Ci rivedremo presto mia bella Capri.

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