Solcando il cielo.

Esperienze di bordo n. 641, settembre 2015: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

Solcando il cielo.

Testo di Maurizio Di Maggio
Pubblicato su Nautica 641 di Settembre 2015

Il bollettino annunciava alta pressione, mari calmi e bel tempo persistente. L’incidente con la moto era passato. Le mie costole davano dolori ma segni di sopportazione e ripresa, inoltre il richiamo del mare si faceva ogni ora più forte. È difficile descrivere la sensazione di “richiamo” del mare, non si spiega, si prova e basta. Piccola riunione e decidiamo di partire, destinazione Ventotene. L’isola dista 55 miglia da Nettuno. Faccio il pieno e… via! Il “Dani” prende il mare. A bordo pochi abiti, la permanenza non sarà lunga. Eppure questa volta sento che Sabrina e Daniele non avranno insofferenza e stress, anzi staranno bene. La data non è di buon auspicio, 17 agosto. Eppure il 17 ultimamente mi porta buone notizie, quindi parto con tranquillità. Prua diretta a Ventotene, passeremo a 6 miglia da Zannone. Il mare è buono, piccole onde forza 2/3 da nord ovest rendono la navigazione tranquilla, ma un pochino impegnativa. Per fortuna il “Dani” fa ciò che deve egregiamente, solo che la carena sporca mi fa perdere 3 nodi l’ora. Dopo 2 ore siamo a un miglio da Ventotene, ed ecco il primo regalo della natura: una famiglia di stenelle ci saluta saltando a poca distanza da noi, non è la prima volta che le vedo, eppure dopo ben 35 anni in mare ancora mi emoziono ed entusiasmo come la prima volta. Daniele guarda quei delfini a distanza, in silenzio, dopo due ore di mare è tranquillo e felice e io con lui. I miei dolori costali sembrano improvvisamente scomparsi e la serenità prende il posto di tutto il resto. Il mare si è gonfiato, ma al di là dell’isola il ridosso ci proteggerà. Appena girata la costa esposta, il mare si quieta e spiana. Mi avvicino al porto e con una fortuna sfacciata trovo posto in banchina per la notte. Prenoto e mi avvio verso un ridosso tranquillo. Dopo pochi minuti siamo in una cala con una spiaggia che ci regalerà alcune ore di sole mare e felicità. Daniele mette la sua ciambella e l’acqua calda lo invita ed entrare, lui si diverte scoprendo e sguazzando in un mare cristallino, attimi di pura felicità. La sera si avvicina e il sole ci ha rosolati per bene.
Rientriamo in porto, e pochi minuti dopo siamo ormeggiati.

Lavo la barca, prenoto il ristorante e siamo a spasso. L’isola è davvero minuscola e non c’è praticamente niente, ma è un niente unico e suggestivo, il tramonto, il vento, il sale, il porto romano antico, le altre barche, il sapore di libertà rendono tutto perfetto e meraviglioso. Ceniamo, passeggiamo e andiamo a letto perché stanchi morti. Nota dolente, le mie costole di notte mi torturano ma reggo la botta e proseguo senza lamentarmi più di tanto. Le barche di fianco danno un’idea della eterogeneità della gente di mare; da un lato un “motosiluro” inguardabile comandato da un impiegato di banca e la sua compagna, gentile ed educato, dall’altra un motoryacht di lusso pieno di ragazzi e due “signorine” in abiti succinti… il giusto, era l’inverso però!?!?…

Il mattino dopo ci riposizioniamo nella caletta del giorno prima ma, arrivando presto, ci scegliamo il posto e la giornata passa via splendida. Daniele prende sempre più confidenza con il mare e non vuole uscire dall’acqua. Pranziamo con quello che c’è e facciamo il giro dell’isola. Alle 17 rientriamo, questa volta ormeggiamo nel porto vecchio. Spettacolare! Siamo in un porto dell’antica Roma e le botteghe la sera sembrano ancora quelle originali. La tranquillità è speciale ma si mischia alla frenesia di un porto turistico in agosto, tutto è però magico. La notte passa e siamo pronti a una nuova giornata.

Il tempo regge benissimo, il mare è perfetto, decidiamo di partire per Ponza nonostante il blocco dei porti, Sabrina vuole provare la rada di notte, quindi si va. Il mare è una tavola e in un’ora copro le 20 miglia che dividono questi due paradisi. Ponza è come sempre fantastica, il mare sembra una lastra di vetro trasparente, i colori dell’acqua variano da celeste al verde smeraldo, la visibilità è di 30/40 metri di profondità, bellissimo. Facciamo un giretto ridossati, il “Dani” è perfetto e tutto fila via liscio. Daniele si diverte, Sabrina sembra tranquilla e rilassata. Facciamo un bagno di 2 ore in una cala di sassi levigati e tutto appare bellissimo. Al tramonto si rientra e troviamo decine di barche in rada; nonostante ciò, riesco a sistemarmi egregiamente e anche se la Capitaneria di Porto annuncia vento di levante a 20 nodi manteniamo la posizione mentre tutti si vanno a rifugiare a Chiaia di Luna che risulta un ridosso sicuro in caso di vento di Levante. Scendiamo a terra e ceniamo facciamo una bella passeggiata e ritorniamo a bordo per prepararci alla notte. La barca balla molto e io passo la notte in veglia ma ormai siamo abituati e tutto passa egregiamente.
Il mattino mi regala un’alba spettacolare, molto presto muovo verso i Faraglioni, in 20 minuti sono in posizione, bellissimo, il mare pare una piscina, piatto e trasparente da togliere il fiato.

Facciamo colazione e iniziamo a tuffarci e bagnarci, poi ho una felice idea, carico Daniele sul tender e lo porto a scoprire i segreti del mare, gli mostro tutti gli organismi viventi all’interno di alcune grotte e di una scogliera e il suo entusiasmo mi premia con emozione e felicità, mio figlio è stretto a me e vive e respira le mie emozioni, bello! Bello come vivere… A pranzo ci spostiamo a Palmarola, isola minore a 6 miglia da Ponza, faccio visitare il perimetro dell’isola ai miei passeggeri e passo anche dentro la grotta, per una volta anche Sabrina sembra interessata; dopo 40 minuti siamo a Cala Francese dove passeremo la notte in rada. Il posto è affollato ma calo l’ancora e trovo la mia posizione. Dopo un bel pomeriggio di bagni e gite in tender con Daniele, cala la sera, tutti vanno via e in rada restiamo in 5/6 barche. Ci prepariamo per la cena che consumeremo a terra e nel frattempo godiamo di uno dei più bei tramonti visti in vita nostra. Il tender è bagnato, ma il contatto con la natura è tale da annullare tutti i disagi, anche il navigare di notte col gommoncino per Sabrina e Daniele diventa bello e facile.

Ceniamo in terrazza, davanti a noi il rosso dell’imbrunire, il mare fermo e trasparente, le barche, e la tranquillità del paradiso in terra. Dopo cena torniamo a bordo stanchi ma felici di tutto. La notte ci avvolge, il mare si spiana e una strana aria secca inusuale in mare ci regala una meravigliosa notte, fresca e senza umidità. Il mattino sorge e il rosso del sole ritorna ad accendere la vita. Sazi, stanchi e senza più acqua dolce decidiamo a malincuore di rientrare anche se la voglia di restare preme. Si parte. Mare stratosferico, piatto come una tavola, il “Dani” vola sull’acqua come se stesse “solcando il cielo”, il volo dei gabbiani e delle sule ci accompagna per tutta la traversata ed è come se stessimo volando in cielo davvero. Il sole sale verso il mezzogiorno e noi arriviamo in porto, Nettuno ci accoglie tranquillo e affascinante come sempre, avvicino il molo nuovo, tolgo manetta, riduco a 4 nodi al terzo molo viro di 90° ed entro nella darsena ovest, il borgo vecchio mi sorride e saluta; arrivo al mio posto faccio manovra e ormeggio di poppa. I 5 giorni sono finiti ma resteranno indelebili come un tatuaggio nei miei ricordi. Grazie al mare e alla natura la mia famiglia e io abbiamo vissuto un altro momento di felicità.

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