RAID IN GOMMONE / 4° PARTE

Giovedì 23: Port la Nouvelle – Canal du Midi

Realizzata per volere di re Luigi XIV intorno al 1660, il Canal du Midi è un’opera faraonica che collega il Mediterraneo all’Oceano Atlantico, a sud di Bordeaux, per facilitare il trasporto delle merci tra il sud e il nord della Francia attraverso una serie di canali artificiali alimentati da un grandissimo lago artificiale realizzato appositamente. I canali salgono attraverso un sistema di chiuse fino a circa 800 metri di altezza e proseguono fino al livello del mare attraverso quello che viene chiamato il canale parallelo della Garonne. Attraversa le bellissime città di Narbonne, Carcassonne, Toulouse e finisce a Bordeaux. Noi abbiamo impiegato 7 giorni per attraversarli a una media di circa 20 chiuse al giorno ed è stato un impegno molto gravoso dal punto di vista fisico perché si incomincia ad attraversare le chiuse alle 9 del mattino e si finisce alle 19 di sera e navigare nei canali, nonostante la bassa velocità, richiede molto impegno e la massima vigilanza perché sono relativamente stretti, tortuosi e pieni di sorprese: bassi fondali, tronchi d’albero, erbe sul fondo, animali che attraversano, migliaia di pescatori che pescano sui bordi e imbarcazioni che proseguono in senso opposto. Esistono un’infinità di turisti che affittano dei cabinati per correre a bassissima velocità poche miglia al giorno con l’unico scopo di trascorrere il tempo sui bordi del canale fra un aperitivo e una grigliata. In questo contesto, attraversare 135 chiuse in 7 giorni è una esperienza difficile da raccontare, fatta di paesaggi pieni di alberi, cieli bellissimi, una incredibile varietà di uccelli – anatre e soprattutto aironi – e roditori di ogni tipo, nonché ragni e libellule che ci hanno accompagnato per tutto il tragitto. L’unico rammarico è quello di non avere avuto abbastanza tempo per visitare le città che abbiamo incontrato. In sintesi, per descrivere la bellezza di questo tratto di viaggio, credo che le immagini valgano molto più delle parole.

 

Mercoledì 29 giugno

Il canale della Garonne è ormai di poppa e finalmente entriamo nell’estuario e attraversiamo Bordeaux. Ricominciare a navigare a 18-20 nodi sulle ampie rive del fiume è una sensazione estremamente piacevole dopo la pace e la lentezza della vita sui canali. Incrociamo grandi imbarcazioni per turisti che vogliono visitare Bordeaux e i suoi famosi ponti.
Verso il golfo di Guascogna (o Biscaglia) il fiume scorre lento e limaccioso, creando in molti punti, fino alla sua foce, grandi banchi di sabbia. La navigazione procede sicura a patto che si rimanga nei canali ben segnalati. Man mano che ci avviciniamo all’Oceano Atlantico si avverte la sua forza maestosa: è impressionante vedere le onde frangersi sui banchi di sabbia e nei pressi della foce anche le acque del fiume iniziano a schiarirsi fino ad assumere i colori del mare.

Giovedì 30 giugno: Bordeaux – Les Sables d’Olonnes

140 miglia di mare aperto, vento 20-25 nodi da nord-ovest e onde che superano i quattro metri. Il golfo di Biscaglia fa subito sentire che qui comanda lui. La visibilità è discreta e il nostro gommone non sembra a disagio a risalire questo mare per lui inabituale. Passati i primi momenti di difficoltà per abituarci alla nuova situazione, navighiamo risalendo le onde alla velocità di 8-12 nodi e poi accelerando nel cavo dell’onda fino alla risalita successiva; tutto ciò ci riesce relativamente facile perché le onde sono abbastanza lunghe e non frangono ed è un po’ come guidare in montagna. Arrivati in porto, io e Fabrizio ci godiamo la doccia calda e l’ottima cena, mentre Alessandro, che ha vomitato tutto il giorno, ci comunica di non sentirsi in grado di affrontare navigazioni di questo tipo per i prossimi giorni, quindi chiede di poter sbarcare. Naturalmente capiamo la sua posizione e concordiamo di ritrovarci a Dinard, che lui raggiungerà via terra.

Venerdì 1 luglio: Les Sables d’Olonnes – La Trinité sur mer

La navigazione si svolge quasi identica al giorno precedente. Il vento è sempre da nord-ovest e ogni tanto pioviggina. Le onde ci sembrano un po’ più alte del giorno precedente e la navigazione scorre tranquilla senza niente di particolare. Una sorpresa ci aspetta invece all’arrivo in porto dove trovo ad aspettarmi la mia compagna Patrizia e una sua amica, un incontro assolutamente imprevisto. Decidiamo quindi di trascorrere un giorno a terra per visitare Carnac e i suoi menhir, la bellissima costa e i villaggi dei pescatori che la punteggiano.

Domenica 3 luglio: la Trinité sur mer – l’Aber Wrac’h

Ancora 120 miglia nel mare considerato il più pericoloso al mondo dopo Capo Horn. Per fortuna le condizioni meteo sono più favorevoli dei giorni precedenti. Attraversiamo lo stretto che delimita l’entrata sud della baia di Brest con onde che ci sembrano enormi ma non particolarmente aggressive.
Mi vengono in mente i commenti dei miei amici bretoni che dicono che, da queste parti, con vento superiore a forza 4 non si passa. Per fortuna il vento, nel momento in cui ci presentiamo davanti alla baia di Brest, è notevolmente diminuito e l’atterraggio non comporta particolari problemi. Poco prima dell’ingresso riceviamo la visita della Gendarmerie Marittime che, dopo aver ispezionato attentamente le nostre dotazioni di sicurezza e vista la pericolosità del posto, vogliono assicurarsi delle nostre competenze. Quando si accorgono che veniamo da Palermo si sciolgono un po’ e cominciano a conversare con noi in maniera molto cordiale promettendo di venire a salutarci a Dinard durante una delle loro prossime missioni. Attraversiamo il Canal du Four senza problemi e finalmente facciamo rotta a nord, orgogliosi di aver girato l’estrema punta orientale della Bretagna. Mentre ci avviciniamo all’Aber Wrac’h, guardando la costa sotto vento ci tornano in mente la tragedia della “Amoco Cadiz” e della “Torrey Canyon”: due superpetroliere che hanno fatto naufragio minacciando seriamente l’equilibrio ambientale di tutta la Bretagna, e non solo.
Nonostante tutto non incontriamo particolari difficoltà a entrare nell’estuario di questo piccolo fiume dove abbiamo la sorpresa di trovare un bel marina, molto piccolo ma molto ben organizzato e con un paesaggio stupendo. La sera, per festeggiare la nostra ultima tappa prima dell’arrivo a Dinard, ci concediamo una stupenda zuppa di pesce e un fantastico bordeaux.

Mercoledì 6 luglio: Aber Wrac’h – Dinard

Navighiamo lungo costa in vista dei luoghi più belli del nord Bretagna: Roscoff, l’île de Batz, le Sette Isole, Ploumanac’h e l’île de Bréhat. La corrente di marea è particolarmente forte e, in diversi punti, supera i 10 nodi. Non abbiamo problemi particolari a navigare in queste acque burrascose e arriviamo così al faro di Paon, il più settentrionale di Bréhat. Pochi giorni prima il mio carissimo amico bretone Remì mi aveva avvertito di passare almeno 5 miglia al largo da questo faro. Io, curioso come sempre e considerando che le condizioni meteo erano particolarmente favorevoli, decido invece di passare lungo costa e molto vicino al faro. Con mia grande sorpresa Il mare, che fino a quel punto era stato insolitamente calmo, comincia a ribollire con onde superiori al metro, provenienti da tre direzioni diverse, con una corrente di almeno 12 nodi; sembra di essere in un torrente di montagna in piena. Navigare in queste condizioni appare subito molto difficile col rischio di ingavonarsi nelle onde o di farsi traversare. Col mare in poppa provo a mantenere una velocità alta ma questa andatura si rivela molto rischiosa poiché il gommone vola da un’onda all’altra. Non mi resta altro da fare che ridurre i giri tenendo in equilibrio il gommone sull’onda ripetendo la manovra su ogni onda. Così, dopo un po’, di onda in onda, riesco a prendere un certo ritmo e tutto mi appare meno drammatico. Dopo circa 15 -20 minuti, con molta attenzione riesco a guadagnare acque più tranquille. In questo mare, ormai assolutamente piatto, riprendo la mia velocità di crociera di 20 nodi e un’ora dopo, mi trovo al traverso di Cap Fréhel che segna l’ingresso del golfo di Saint Malo. Dopo una breve sosta sotto l’incredibile castello sul mare di Fort la Latte, dove è stato girato nel 1958 il film: “I Vichinghi” riprendo la rotta per Dinard. Non faccio in tempo a innestare la marcia che vengo intercettato dai miei amici con, in testa, le mie adorate nipotine Giulia e Claudia accompagnate da mia figlia e dalla mia compagna Patrizia: tutti venuti a festeggiarci. Si stappa qualche bottiglia di champagne con botto relativo, un rapido picnic davanti a una spiaggia e finalmente, scortato dai gommoni dei miei amici, faccio il mio ingresso “trionfale” nel porto di Dinard dopo aver percorso circa 1600 miglia tra mare e fiumi e avere immagazzinato una montagna di emozioni e di fantastici ricordi.
Pietro Auci

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