Raid in gommone da Palermo a Dinard

9 giugno – Porto Vecchio-Solenzara

La mattina Monique, Leonardo, Patrizia e io, ritorniamo per l’ultima volta verso sud per passare qualche ora nella baia di Rondinara e poi proseguire per Bonifacio e rientrare in serata a Porto Vecchio. Tutto procede normalmente fin quando mi sembra di sentire un rumore strano provenire dal motore. Chiedo a mio nipote che dice che non sente niente di anomalo. Per eccesso di prudenza mi fermo a Rondinara e controllo il livello dell’olio e dò un’occhiata al motore per vedere se si è allentato qualcosa.

Pur non riscontrando alcuna anomalia, decido comunque di rientrare a Porto Vecchio a velocità ridotta. Arriviamo in porto senza nessun problema è mi convinco che la variazione del rumore sia dovuta a vibrazioni dell’elica causate probabilmente dell’urto con qualche oggetto alla deriva. La mattina del 10 giugno esco in mare ancora una volta e mi accorgo che fino a 1000 giri tutto è normale, ma dopo i 1000 il rumore aumenta enormemente; mi fermo a un pontile vicino a un cantiere e chiedo di un meccanico il quale, dopo diverse prove a diversi giri, in maniera inappellabile mi annuncia che è entrata sicuramente dell’acqua nel piede motore e che sicuramente ci sono degli ingranaggi che hanno subito danni.

Chiacchierando col meccanico scopro che è amico di un mio carissimo amico di Saint-Malo, concessionario di Saint-Malo della Yamaha. Chiamo Pierrick che mi sconsiglia fortemente di fare riparare il piede in Corsica e mi propone la spedizione urgente di un piede revisionato e la riparazione di quello in avaria al mio ritorno a Saint-Malo. Accetto immediatamente la sua offerta e rimango in attesa del piede che, secondo la mitica “crono-post” francese, mi dovrebbe essere consegnato in 48 ore.

L’equipaggio si sbarca e io, fiducioso, aspetto il ricambio. Di 48 ore in 48 ore passa una settimana mentre arrostisco al sole e il mio leggendario buon carattere peggiora di secondo in secondo e di minuto in minuto di giorno in giorno. Finalmente, il 18 mattina “Chrono-Post” mi informa che posso andare a ritirare il pezzo ad Ajaccio ma devo assolutamente arrivare prima delle ore 13. Mentre cerco di organizzarmi per questa corsa contro il tempo, il meccanico di Porto Vecchio telefona all’autista che normalmente esegue questi trasporti, il quale afferma di avere il pezzo in macchina e che ci verrà consegnato nei prossimi 30 minuti. Naturalmente evito di chiedermi come sia possibile che la stessa cosa si possa trovare in due posti diversi nello stesso momento a 200 chilometri di distanza. Il meccanico monta il piede nuovo e un’ora dopo sono nella baia a fare i giri di prova. Tutto funziona perfettamente e quindi parto immediatamente per Solenzara dove arrivo prima di notte.

Domenica 19 giugno – Solenzara – Bastia

Dopo la messa nella cappella vicino al porto di Solenzara, solo soletto, faccio rotta per Bastia. Le previsioni meteorologiche segnalano un forte peggioramento e nubifragi per il giorno dopo nel nord Italia. Le mie telefonate a mia figlia a Parma e a mio figlio a Bergamo, confermano che il tempo è pessimo e piove a dirotto. La partenza da Solenzara avviene sotto un timido sole ma intorno al faro di Alistro il tempo peggiora rapidamente: vento da nord-est 20 -25 nodi, onde superiori a un metro e mezzo. Le montagne sono avvolte in nubi temporalesche mentre i fulmini squarciano il cielo. I temporali sembrano localizzati più sulle colline e sul bordo delle spiagge e così, facendo un po’ di zig zag, riesco a evitarli quasi tutti. La sera, quando arrivo a Bastia, mi rendo conto che il cattivo tempo è rimasto a sud e che ho fatto bene a portarmi avanti nonostante le previsioni non favorevoli.

Lunedì 20 giugno – Bastia-Macinaggio

Il 20 mattina ricupero i miei vecchi compagni di avventura già imbarcati a Palermo. Alessandro che arriva da Bergamo e Fabrizio che arriva da Roma. La sera dormiamo in albergo a Macinaggio e ci prepariamo per la partenza del giorno successivo per Tolone poiché il nostro “routier”, che ci segue da terra, assicura che ci sono solo due giorni buoni per attraversare dalla Corsica al Continente e affrontare il Golfo del Leone prima di un nuovo peggioramento.

Martedì 21 – Macinaggio-Tolone

Alle 9 in punto partiamo e, dopo essere passati vicino al famoso scoglio della Giraglia, facciamo rotta diretta per Tolone. Il mare è calmo con un po’ di onda residua ma noi procediamo molto bene a 19-20 nodi di crociera. Incrociamo diversi banchi di delfini che ci vengono incontro per salutarci e all’improvviso, a circa 200 metri sulla sinistra, avvistiamo una grossa massa scura che appare e scompare. Passa qualche minuto prima che riusciamo a credere ai nostri occhi; la massa scura è una grande e bellissima balena che incurante di noi segue tranquillamente la sua rotta. L’incontro dura poco perché, forse infastidita dalla nostra presenza, si inabissa quasi subito. Dopo questa emozionante esperienza, continuiamo tranquillamente la traversata e arriviamo a Tolone verso le 18. Non facciamo in tempo a ormeggiare a Tolone che veniamo coinvolti nella festa della musica per il solstizio d’estate che qui è sicuramente la festa più importante dell’anno. Centinaia di persone ballano e cantano nelle strade fra due ali di folla. Alberghi, bar e ristoranti sono tutti stracolmi e non riusciamo a trovare una camera d’albergo, quindi ci sistemiamo per poter passare la notte sul gommone alla meno peggio.

Mercoledì 22 – Tolone – Port la Nouvelle

Partiamo sotto un sole feroce, con mare calmo e niente vento ma, dopo un paio di ore, vedo su tutto l’arco dell’orizzonte, verso ovest, un muro grigio scuro che immediatamente riconosco per essere un immenso banco di nebbia che saremo costretti ad attraversare e infatti, poco dopo, la visibilità peggiora velocemente e per molte ore rimane inferiore ai 300 metri, poi, mano a mano che il sole si alza sull’orizzonte, la visibilità migliora e la nebbia scompare. Verso le 17 il nostro GPS indica che ormai siamo molto vicini alla costa ma del porto di arrivo nessuna traccia. Sicuramente siamo a poche miglia ma non posso sapere se a destra o a sinistra del punto di atterraggio, intanto la nebbia si infittisce nuovamente, accompagnata da un leggero vento impregnato di umidità che spinge verso la costa sabbiosa. Vedo sulla mia sinistra una grossa barca a vela alla quale decido di avvicinarmi per chiedere informazioni sull’ingresso del porto. Avvicinandomi, mi accorgo che i fondali decrescono molto rapidamente e che l’imbarcazione a vela non sta navigando ma, pur essendo completamente invelata resta assolutamente immobile col bulbo profondamente piantato nella sabbia. Trascorriamo più di 2 ore cercando di trainarlo fuori dalla scomoda posizione senza apprezzabili risultati anche perché il proprietario della barca sembra completamente inerte. A quel punto, visto che stava sopraggiungendo il buio, chiedo il permesso di far salire a bordo Fabrizio, il quale, con molta calma, seguendo le indicazioni di fondale che gli trasmetto, saltellando piano piano su ogni onda, riesce a ricuperare acque profonde. Passato il pericolo, scopriamo che l’armatore della barca è un vecchio signore inglese, commerciante di vino, il quale non riesce a spiegarci come ha fatto a finire sulla spiaggia. Con il porto a 5 miglia più a Nord e con carte elettroniche precise al millimetro c’è solo una spiegazione: deviazione alcolica! L’inglese ovviamente si dimostra molto grato per il servizio reso e, una volta a terra, fa di tutto per sdebitarsi: cena, aperitivo, taxi, albergo ecc.
Sul prossimo numero di Nautica, la parte finale del racconto.

Pietro Auci

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2 Comments

  • Ciao a tutti,
    Sono Alessandro,
    Vi volevo ringraziare dell’articolo, l’ho trovato molto piacevole e richiama i ricordi di quell’avventura piena di emozioni!
    Un Salutone da Francoforte 🙂
    A. Alessandro

    • Di nulla, siamo lieti ti sia piaciuto e non esitare a contattarci se trovi suggerimenti o altri spunti interessanti. Il nuovo sito ci dà la possibilità di poter accontentare molte esigenze di lettori affezionati a Nautica! Un saluto. A presto.

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