“Ok, scemo. Ti sei ammazzato”. Mauro Feltrinelli è uno che di nautica se ne intende. Molto. Oltre a essere titolare dell’omonimo cantiere, a Gargnano sul Garda, nonché importatore del marchio austriaco Frauscher, è uno di quei pochi operatori che le barche le conoscono per davvero. Per esperienza diretta. Perciò, quando parla, bisogna stare a sentirlo con attenzione perché da lui c’è sempre qualcosa da imparare. Qualche tempo fa, del tutto casualmente, ci siamo imbattuti in un suo post pubblicato su Facebook in occasione del sesto anniversario di una sua brutta avventura vissuta sul “suo” lago. Un minuto dopo averlo letto, gli abbiamo chiesto senza indugio l’autorizzazione a pubblicarlo a nostra volta su Nautica, convinti che la sua esperienza, riportata esattamente nella sua forma originale, sia estremamente istruttiva. Nel corso di quella telefonata, Mauro ci ha raccontato di aver scritto quel testo a poche ore di distanza dal fatto, il che spiega anche le espressioni forti e colorite che, sull’onda dell’emozione ancora viva sulla sua pelle, lo rendono così autentico, immediato, drammatico. Eccolo. Festeggiando per la sesta volta il mio secondo compleanno. Condivido nuovamente questo racconto per tre OTTIMI motivi: – per ringraziare pubblicamente e perciò ancora più intimamente i miei SALVATORI e chi (chiunque o qualunque “cosa” sia) li ha messi sulla mia strada, in QUEL posto e in QUEL momento. – per RICORDARMI di quanto è accaduto, affinché non mi succeda più. Troppa leggerezza, troppa sicurezza, prima o poi si pagano. Magari ne vale la pena, chissà, pur di vivere “lieti”… ma è una scelta da ben ponderare. – per dare una LEZIONE agli altri. A quanti come e peggio di me si trovano talvolta a rischiare di perdere TUTTO per una distrazione, per un errore di valutazione. La VITA, come tutto ciò che essa comporta, presenta e contiene, è un bene così caro e prezioso… ma ce ne si accorge solo quando si sta per perdere. Dato che ho avuto modo di arrivare a quel punto, voglio “regalare” a quante più persone possibile questa esperienza, affinché la facciano loro senza doverla drammaticamente vivere. Mauro Feltrinelli LA MIA VITA PER UN CAPPELLO Navigo questo lago da quando ho 8 anni. Col sandolino l’avevo già attraversato una volta prima dei dieci, facendo inc… quietare mio padre che aveva dovuto venirmi a riprendere col motoscafo in mezzo al lago sulla via ormai del ritorno, perché si faceva buio. L’ho vissuto calmo, agitato, caldo, fresco, gelato. In barca a remi, a nuoto sopra e sott’acqua, con gli sci (da sci nautico), volando sul gommone a deltaplano e poi a vela, a passeggio come pure in regata o sulla tavola da surf, e in motoscafo con gli scafi più belli, eleganti, piccoli, grandi o veloci siano passati su queste acque. Io ci sono stato. Eppure, questo lago mi sorprende sempre, a volte in modo violento, mortale. Martedì 28 maggio 2013, h. 15,30. Il sig. X, cliente tedesco in vacanza sul Garda, desidera comprare un motoscafo, ma risiede a Torri del Benaco così chiama per fissare un appuntamento da lui, al pontile. Metto in acqua la barca dimostrativa del modello che gli interessa, e puntuale mi presento davanti a casa sua. Cioè, puntuale… in realtà “busso” a tre pontili diversi, prima di trovare quello giusto… ma capita. Cordialità, buonumore, simpatia… si discute d’affari ma anche di bel vivere, di crisi economia, di futuro, di famiglia, di figli. E di barche. Io sono l’esperto, il consulente, colui che può influire sulla scelta del tipo di barca, e sulle modalità di utilizzo. Sono quello che gli deve trasmettere la voglia di andare in barca divertendosi… senza trascurare la sicurezza sua e degli altri utenti del lago. Ci deve pensare. Tante variabili, tante informazioni. Ci si saluta sorridendo a denti stretti poco prima delle diciotto. Per me con un “nulla di fatto”, o meglio una vaga promessa per un prossimo futuro. Ed è con questa “malinconia” che affronto in tutta calma la traversata di ritorno. La velocità e la verve dell’andata, cariche di speranze e motivazioni, lasciano il posto alla spossatezza rassegnata e un pò romantica che il lago ormai d’argento, per l’incipiente sera, calmissimo e immoto senza una bava di vento ispira. 12 nodi… e mi lascio cullare dai giri dell’elica, dal respiro del motore. Fa fresco. Meno male ho indossato la giacca a vento, meno male che ho il capellino. Nuovo… Mi viene in mente che data la stagione fiacca, forse al cantiere vogliono chiudere un po’ prima. Allora do gas. Mica tanto… ma la barca si solleva, plana. 18, 20 nodi… sollevo il cuscino del sedile, e mi siedo un po’ più in alto per veder meglio davanti e sotto la prua. La testa supera il parabrezza… il cappellino vola via. “Eh no… un cappello nuovo! Già ho perso il pomeriggio, per niente… Il cappello no!” così automaticamente imposto un’ampia virata, rallento, individuo il berrettino che galleggia placido al centro della mia curva e lo punto.

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