A VELA ALLE MALDIVE, CON BARCA A NOLEGGIO

catamarano
Redazione Nautica
Scritto da Redazione Nautica

La mia bella esperienza in catamarano alle Maldive

In una uggiosa e fredda mattina d’inizio febbraio, l’idea di scappare al caldo tropicale si trasforma velocemente in un desiderio irrefrenabile! Così, dopo un rapido checksul sito internet di una grande compagnia di charter che ho già utilizzato in precedenti occasioni, ecco la soluzione giusta per noi: una settimana alle Maldive, su un catamarano con noleggio “alla cabina”, proprio a fine mese!

noleggio

L’imbarcazione è un Catlante 600: lungo 18 metri, con 4 cuccette doppie + 2 triple tutte dotate di bagno privato, e un equipaggio di 3 persone (skipper, cuoco e marinaio) in cabine separate. Tra le dotazioni di bordo, noto l’aria condizionata (utilizzo dalle 8:00 alle 22:00), il wi-fi ed un kayak. Incluse nel prezzo, vengono fornite l’attrezzatura per lo snorkeling e la biancheria (lenzuola, asciugamani e teli mare). Perfetto; così basterà un sacco da marinaio molto piccolo (bagaglio a mano in aereo!) per portarsi le restanti cose necessarie: lo smartphone per comunicare e far foto, il nécessaire con creme solari, qualche costume, occhiali scuri, un po’ di magliette, un cappellino e le ciabatte infradito. Neanche 6 kg in tutto; non servirà nient’altro…

Maldive

Mi informo: non serve procurarci valuta locale. Avremo bisogno di pochissimo contante, soprattutto per pagare le bevande a bordo e per le mance: banconote in euro vanno bene. Nell’aeroporto di Malé i negozi accettano dollari, ma grazie alla nostra carta di credito aggiriamo il problema.

Noi italiani conosciamo bene le Maldive: sono una meta ideale dei viaggi di nozze e famigliari, che garantisce un mare sempre caldo, spiagge bianchissime e massimo relax. Mi aspetto che potremo scoprirle davvero nel modo migliore, proprio perché le gireremo liberamente con la barca (evitando il più sedentario e classico soggiorno in hotel con camere su palafitta). Sono circa 90.000 gli italiani che raggiungono annualmente le Maldive, ma tra questi solo pochi ci vanno in barca. In questi casi, peraltro, si tratta perlopiù di crociere dedicate ai subacquei, con barche a motore dotate dell’attrezzatura necessaria e che organizzano due o tre immersioni al giorno. I velisti alle Maldive sono quasi tutti europei: soprattutto tedeschi, francesi e svizzeri. Non ci sono cinesi, i quali stanno invece cominciando a frequentare i resort negli ultimi anni.

Le Maldive sono un vasto arcipelago, suddiviso in 26 atolli (dei quali 19 sono grandi più o meno come una regione italiana) disseminati nell’oceano indiano vicino all’equatore, composti da circa 1.200 isolette (delle quali solo 270 risultano abitate, con hotel o con villaggi di abitanti locali) e da una sterminata serie di banchi di sabbia privi di vegetazione che affiorano in superficie. In linea di massima, i primi tre mesi dell’anno sono quelli con il clima migliore.

Ci godremo le Maldive proprio nel momento centrale della stagione secca, con i suoi pregi (maggiore soleggiamento) e difetti (prezzi maggiori e, per noi velisti, minor vento). Come sempre alle basse latitudini, troveremo l’inevitabile umidità tropicale, ma anche una gradevolissima temperatura vicina a 30°C, con variazioni diurne/notturne solo di un paio di gradi.

Partiamo da Roma con un comodo volo diretto di 9 ore attraverso 4 fusi orari. Atterrati nella piccola capitale di Malé, facciamo una breve pausa rigenerante nell’hotel adiacente all’aeroporto (Hulhulé Island Resort) dove possiamo goderci un bagno in piscina e un foot massagenella sua piccola spa. Qui facciamo conoscenza con gli altri compagni di crociera che arrivano man mano, con voli diversi: una coppia di simpaticissimi inglesi, un’altra di allegri tedeschi e una tranquilla famigliola francese con un bambino di 8 anni. Formatosi il gruppo, una guida ci porta con il taxi-boata bordo del catamarano che sta aspettando alla fonda nel vicino porto di Hulhumalé.

 

La nostra barca appare subito ben tenuta, pur mostrando di essere stata varata qualche anno fa. Lo skipper(ovviamente maldiviano) e l’equipaggio (cuoco e marinaio, entrambi dello Sri Lanka) ci accolgono calorosamente e in modo simpatico con un drink, ci assegnano le cabine ed effettuano il dovuto briefingsulla sicurezza.

La crociera che ci attende prevede una rotta di oltre 200 miglia, in tre atolli: South Malé, Vaavu e Ari.

Per tutta la settimana troviamo un meteo splendido, con un cielo spesso velato (il che è un bene, visto che siamo totalmente pallidi!), talvolta completamente nitido e durante una sola giornata coperto. Lo skipper ci informa che negli atolli più a sud, invece, nelle stesse giornate qualche piovasco non viene a mancare. In questo periodo il vento è variabile, in prevalenza da ENE con refoli da NW, tra i 5 e i 15 nodi; qualche volta in patana. Facciamo circa metà delle miglia a vela e motore insieme, un quarto della rotta solo a vela (con randa e genoa; il gennaker citato nella scheda tecnica della barca non c’è) e le restanti miglia ‘smotorando’ (con i 2×75 hp diesel).

Gli ancoraggi sono tutti alla fonda, talvolta vicino ad un banco di sabbia (pure ‘nel bel mezzo della laguna’), e altre volte non lontano da un isolotto: mai attracchiamo a pontili di hotel o nei porticcioli dei pochi villaggi di maldiviani che incontriamo; per tenerci a debita distanza dai coralli, facciamo quindi un uso abbastanza intensivo del tender in dotazione, che ha un fuoribordo da 15 cavalli.

Proprio durante le giornate di patana mi accorgo di quanto sia comodo avere uno skipper locale: in particolare bordeggiando controluce, risulta difficile avvistare il reef, dato il potente riverbero del sole sulla superficie del mare, rafforzato dalla mancanza di onde. In tali momenti navighiamo rallentando a 3 o 4 nodi (rispetto ad una media di 9) e mettiamo un paio di persone a prua di vedetta, pronte a segnalare al timoniere possibili improvvisi cambi di colore dell’acqua: questo è l’unico segnale percepibile di una scogliera a proravia. Infatti, la barriera corallina può ergersi fino al pelo dell’acqua, dalla profondità media di -50 mt nelle zone centrali dell’atollo, in modo tanto verticale da rendere addirittura poco utile anche l’ecoscandaglio. Le carte nautiche, pur elettroniche, sono troppo imprecise per poter far completo affidamento su di esse: quindi pure il gps rimane solo un ausilio che non sostituisce l’occhio umano. Il nostro catamarano pesca certamente meno di uno sloop (soltanto 1,40 mt), ma comunque abbastanza da potersi incagliare facilmente sulla barriera corallina…. Solo un paio di volte abbiamo vissuto difficoltà di navigazione di questo tipo, per la durata complessiva di non più un’oretta circa. Nessun problema di coralli, invece, quando navighiamo nei canali tra gli atolli, dove il fondale è di oltre 1.000 metri e l’ecoscandaglio addirittura si impalla non potendo rilevare più di un’ottantina di metri….. Chiacchierando con il nostro skipper, capisco che alle Maldive il noleggio di bare boatsè praticamente inesistente, soprattutto a causa della pericolosità del reef.

Ma un altro importante motivo per apprezzare di avere a bordo degli skipperlocali è la conoscenza che questi hanno delle correnti, che troviamo un po’ ovunque e non solo nei pressi delle pass(canali naturali di entrata negli atolli). Non di rado possono essere talmente forti da rendere addirittura troppo rischioso tuffarsi in mare per fare un bagno, date le difficoltà poi di risalire a bordo anche se si è abili nuotatori! L’esperienza del nostro skippermaldiviano, così, ci permette di evitare ancoraggi che, con l’avvicendamento delle maree, potrebbero poi risultare azzardati e da rifare altrove. Inoltre, poiché lui è in contatto continuo con gliskipperdi altre barche, le possibilità di avvistare grandi pelagici diventano meno aleatorie: basta un suo tempestivo colpo di telefono ad un collega per sapere dove indirizzare tempestivamente la prora per incontrare con buona probabilità mante, squali balena od altri animali “rari”.

Per tutta la settimana della nostra crociera, la navigazione risulta particolarmente piacevole e comoda. Le traversate tra atolli durano al massimo 4-5 ore e sono molto confortevoli; all’interno degli atolli bordeggiamo per 1 o 2 orette ogni volta per andare da un banco di sabbia all’isoletta prescelta da visitare, nel mare calmo della laguna interna.

Ovviamente, non navighiamo mai di notte. Abbiamo tutte notti senza luna, nel buio più totale anche per la completa assenza d’inquinamento luminoso. In una di queste notti, il cielo è talmente terso che il numero di stelle visibili appare davvero eccezionale! Ne riconosco molte; quelle dell’emisfero Nord. Una volta, osservo Orione esattamente allo zenit: che strana sensazione! La notte seguente però – ad un’ora diversa – vedo transitare questa costellazione bassa all’orizzonte; quindi, in una posizione ben più simile a quanto siamo abituati a vedere alle nostre latitudini…. La Polare è addirittura a pelo d’acqua, nel solito perfetto allineamento alle classiche 5 distanze tra Merak e Dubhe del Gran Carro. Chiacchiero un po’ con lo skipper sul cielo a queste latitudini, ma ho l’impressione che ne sappia ben poco. L’amico inglese si diverte a riconoscerle con un’appcaricata sul suo smartphone, ma brevemente e senza seguiti. Peccato, penso tra me e me: il gusto per l’antichissima arte di riconoscere le stelle va ormai inesorabilmente scemando, a causa della pervasiva diffusione dei moderni mezzi elettronici e di stili di vita sempre meno poetici e romantici….

Beh, mi consolo: mentre tutti sono sottocoperta, in una di queste dolcissime nottate, seppur fuori stagione, vedo ben 3 stelle cadenti in meno di un quarto d’ora (…e nessun satellite!)

Enzo Bencini

Questo articolo prosegue sul mensile “Nautica” di giugno 2019

 

 

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