Una esperienza raccontata da Marco Bernardi

Leggendo Nautica di luglio, dove era presente la recensione del mio ultimo libro “Il Caos”, sono rimasto colpito da un racconto apparso nella rubrica Esperienze di bordo. Quella storia mi ha immediatamente ricordato un’avventura che ho raccontato oralmente diverse volte, ma che non avevo mai messo per iscritto e ciò, per uno scrittore, è sicuramente imperdonabile. Una dozzina di anni fa, un’amica, che voleva fare un regalo di compleanno insolito alla sorella, mi chiese se potevo portarle a fare una veleggiata sullo “Zub’g’bi”. Mi propose addirittura di essere pagato per la giornata. Ovviamente rifiutai il pagamento: non veleggio per mestiere e ogni volta che mi è stato possibile ho sempre imbarcato volentieri, anche per avvicinare alla vela, chiunque me lo avesse chiesto. Ci mettemmo dunque d’accordo per la domenica giusta, dandoci appuntamento al Nautilus a Fiumara Grande. Il giorno fatidico, la mia amica giunse con il suo ragazzo e in compagnia della sorella e di un’altra ragazza. Io ero con la compagna dell’epoca con cui stavo forse da un anno e che amava molto venire in barca a vela. La giornata era stupenda, uscimmo dal Tevere su un mare scintillante e calmo, con una minima bava di vento. Ho sempre adorato le uscite e i rientri sul fiume, quando possibile con le vele issate. Una volta arrivai addirittura veleggiando fino al pontile, dove ormeggiai da solo, per un guasto al motore, ma in realtà divertendomi molto nel farlo. Ho sempre ammirato la maestria nelle manovre a vela, specialmente in acque ristrette, e negli anni ho assistito a dei veri e propri spettacoli di abilità marinaresca. Malgrado il pochissimo vento, quindi, spensi il motore appena in mare aperto. La barca navigava tra uno e due nodi appena, ma dovevamo solo goderci la giornata di sole e un po’ di bagni, e cosa c’è di meglio del silenzio, rotto solo dallo sciabordio dell’acqua sulle fiancate? Fare il bagno a traina, ecco cosa c’è! E quella a cui stavamo navigando era la velocità ideale per farlo. La mia compagna di allora era una nuotatrice provetta e la prima volta che le avevo fatto provare quella sensazione era impazzita dal divertimento, chiedendomi di farglielo fare ogni volta che se ne fosse presentata la possibilità. Anche in quell’occasione, dunque, visto che le condizioni erano quelle giuste, propose immediatamente il gioco acquatico.

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