Elphinstone Reef

Esperienze d’immersione: articoli dei nostri lettori che vogliono raccontare un viaggio, una crociera, ma anche una semplice immersione o un argomento tecnico

di Roberto Pierobon

Si sente dire che questo reef sia tra le dieci o venti più belle immersioni del mondo. Sulle navi da crociera subacquea è una destinazione molto nota, nel Rosso Mare Egiziano, ma per chi invece lo avvicina da terra è meno facile da raggiungere. Da Marsa Alam, partiamo alle 5.45 del mattino con un gommone, muta indossata e gruppi già assemblati; raggiungiamo il sito dopo 50′ di navigazione con onde lunghe, alte circa due metri, che ci incocciano al traverso.

È inverno in questo periodo e il forte vento da Nord spira quasi ininterrotto per tutto il giorno, montando con più forza alle 11.00, per questo motivo il reef di Elphinstone è consigliato per le immersioni al mattino presto. La nostra guida, Ahmed, un egiziano sui 45 anni dal fisico apparentemente molto più giovane, nel tragitto ci racconta in perfetto inglese di aver veduto tutto ciò che il Mar Rosso ospita al suo interno, attorno a questa enorme montagna sommersa, e la nostra emozione cresce con l’avvicinarsi del sito.

Una sola raccomandazione, oltre al briefing di rito: Jump & Dive insomma, capriola dal gommone e testa subito sott’acqua a causa della fortissima corrente di superficie. Per farci rendere conto di ciò, il gommone tonneggia in folle qualche istante e la sua deriva è veramente notevole.

Ci tuffiamo seguendo la nostra guida in una discesa quasi verticale nel blu, sino a “sederci” nell’acqua cristallina, in perfetto assetto, ad una profondità di 40 metri e una distanza lineare dal plateau di circa 30 metri, siamo in caccia! La nostra speranza è di avvistare qualche squalo. Dopo un minuto e mezzo Ahmed ci strappa un sorriso, mimando una telefonata al nostro ospite in ritardo e dopo appena un altro minuto, la figura dell’atteso squalide si staglia nitida a circa 40 metri da noi.

Un brivido corre nella schiena, ma non è il freddo. Lo seguiamo con lo sguardo nella sua maestosa e inquietante andatura, immobili nel blu, un pò per i dettami del briefing e un pò perché gelati dall’inequivocabile incontro: è un “Longimano” Carcharhinus longimanus, sui quattro metri di lunghezza, ha tre macchie bianchie molto evidenti e nuota con la testa sollevata rispetto al corpo. Percorre circa 50 metri in un senso e poi torna nell’altro come un carillon incantato. Si mantiene sempre distante da noi, ma la limpidezza delle acque lo fa sembrare molto più vicino. Uno di noi, dopo qualche minuto, perde l’assetto e sale di qualche metro, è l’evento che ci fa destare da quell’incantesimo magico, dal quale non avremmo voluto svegliarci. La guida ci fa segno e tutti insieme raggiungiamo il plateau: in fondo, anche se sommersa, la terra dà sempre sicurezza agli uomini e quei minuti passati sospesi nell’elemento acqua, quasi come in un limbo naturale, sono stati sufficienti.

La nostra esplorazione prosegue tra pesci napoleone che sembrano cinghiali e grossi pelagici in caccia sulla linea esterna del reef. La vita esplode ed implode qua sotto, la corrente non ci fa faticare, basta saperla interpretare, non andare in corrente, ma farsi portare dalla corrente, assieme a miriadi di Anthias, che si muovono all’unisono, sbattuti dalle onde sommerse. Siamo a 10metri e già vediamo su in alto, l’elica del motore, che dal momento del nostro tuffo, non ha mai smesso di girare.

Saliti a bordo, la partenza è immediata. Nel viaggio di ritorno, simpatici delfini tursiopi, quasi si lasciano toccare, mentre nuotano a pari velocità, appena davanti il mascone del nostro gommone.

Alle 9.00 ci ritroviamo in albergo, come sempre, a fare colazione con tutti i “terricoli” e la insolita domanda suscita soddisfazione ed ilarità. “Vi vedo un pò stanchi… dormito male?”

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