Visita pastorale a Lankayan

Esperienze d’immersione: articoli dei nostri lettori che vogliono raccontare un viaggio, una crociera, ma anche una semplice immersione o un argomento tecnico

di Cacasenno

L’ignoranza è talmente diffusa ai giorni nostri che anche a livello planetario si sente la necessità di una parola autorevole detta da una persona finalmente all’altezza del compito. Ho perciò intrapreso un viaggio pastorale che ha lo scopo di introdurre ai misteri della deco anche i selvaggi abitanti dell’isola di Lankayan. Questo luogo lontano si trova nel Sabah (Borneo malese) un pò più a nord della famosa Sipadan.

Il viaggio si effettua in quattro tappe. Dall’Europa a Kuala Lumpur (capitale della Malesia), da Kuala Lumpur a Kota Kinabalu (capitale del Sabah), da Kota Kinabalu a Sandakan, da cui infine si raggiunge Lankayan in circa un’ora e mezza di barca veloce.

Per la cronaca ho sostato una notte vicino a Sandakan e precisamente a Sepilok in un resort immerso nella stupenda foresta pluviale in cui vivono allo stato libero gli orang-utan (non c’è spazio per spiegare). Ne ho incontrati parecchi cui ho esposto le mie più recenti teorie sulla deco e che hanno molto apprezzato la profondità della mie conoscenze. Qui trovate la foto di un orang- utan giunto in visita al mio bungalow, intento a meditare su alcuni misteri deco che gli ho appena svelato.

L’isola di Lankayan è una piccola lingua di terra, lunga si e no 300 metri con una fitta foresta circondata da un lembo di sabbia bianca. Vi è un bel resort a conduzione malese che ne occupa una buona parte. Si dorme in ampi cottage dotati di tutti i comfort, ivi compresa l’aria condizionata. Il cibo, preparato secondo la cucina locale, è vario e gradevole. Il tempo invece, era la prima meta di febbraio, è stato inclemente, con pioggia a catinelle anche se il mare è sempre rimasto calmo. Si fanno tre immersioni al giorno dalla barca nella vasta barriera corallina che circonda l’isola. I fondali sono tutti poco profondi (max 25 mt.) e le immersioni, generalmente prive di corrente, sono piuttosto facili.

Appena arrivato di buon mattino vengo inserito in un gruppo di tedeschi, chiaramente ignari delle virtù della dieta mediterranea: avranno infatti parecchi problemi ad indossare le rispettive mute. Dopo il briefing partiamo per l’immersione. La guida ci raccomanda di scendere lungo la cima della boa di ancoraggio e di mantenere uno stretto contatto col rispettivo compagno. Non posso fare a meno di sorridere con compatimento al sentire simili sciocchezze: evidentemente costui, tale Amillson Baragus della tribù dei tagliatori di teste Kadazan- Dusun (non c’è spazio per spiegare) non è consapevole di trovarsi di fronte ad un esperto inimitabile nell’arte della navigazione subacquea. Decido pertanto di impartirgli una buona lezione esibendomi in una picchiata, di cui sono ineguagliabile maestro, nel blu trasparente di queste acque tropicali, seguita da un perfetto rendez- vous col resto del gruppo sul fondo.

Scendo senza indugio mentre i miei poveri compagni bruciano quantità inaudite di lardo tedesco nello sforzo insensato di guadagnare la boa e oops…. devo aver sbagliato mare….. questa è Calafuria subito dopo una mareggiata: non si vede ad un palmo dal naso! Ehi …..sarebbero queste le calde e trasparentissime acque che circondano l’isola, tanto decantate?

Bah, poco male, ci vuol ben altro per mettere in difficoltà un esperto del mio calibro. Dunque vediamo, se non ricordo male il cappello del reef dovrebbe trovarsi a -14 …. o a -24? Non presto mai molta attenzione ai briefing, occupato come sono a meditare sui misteri della deco. Mi pare comunque di intravedere il fondo in mezzo alla densa sospensione grigiastra,… si è una bella distesa di sabbia e il profondimetro segna -21. Sarà ora un gioco da ragazzi per me trovare il reef corallino. Se la memoria non mi inganna la sabbia era a sud e il reef a west….ovvero siccome il far west era il lontano ovest ma qui siamo in oriente, cioè dall’altra parte, esso deve essere a est del west… e ora che mi viene in mente i miei compagni sono tedeschi per cui il briefing fu fatto a loro uso e consumo e quindi occorre tener conto che la Germania dell’est stava a ovest della Malesia da cui deduco che….. si, ora è tutto chiaro. Sono sempre stupito della facilità con cui la mia logica stringente e affilata come la lama di un coltello affronta e risolve anche i problemi più difficili.

Osservo la bussola che però sembra ruotare in continuazione: ci deve essere qualche problema di manutenzione nel campo magnetico terrestre da queste parti. Oramai sono trascorsi più di trenta minuti e poichè il campo magnetico non ha ancora deciso da che parte stare e il panorama, sabbia a parte, è un pò monotono ritengo preferibile risalire. Attivo la procedura nota in tutti i trattati di arte subacquea col nome di “Cacasenno Ascent” quando una nube di bolle mi passa davanti al naso. Vuoi vedere che… si sono loro: la mia tecnica di ricerca inimitabile non ha fallito neppure stavolta. La guida Amillson Baragus della tribù dei tagliatori di teste Kadazan-Dusun (non c’è spazio per spiegare) sembra piuttosto sollevato di avermi incontrato: evidentemente il poveretto deve essersi perso nella nebbia e la mia autorevole presenza lo rassicura. Segnalo che tutto va bene e che i loro problemi sono finalmente risolti. Le mie conoscenze nell’arte della navigazione subacquea si fanno subito sentire e il reef corallino appare sotto di noi. Qui la visibilità è un pò migliore e si notano molti pesci di barriera, seppie e una grande varietà di nudibranchi. Anche qualche piccolo gruppo di timidi barracuda fa capolino ogni tanto dalla nebbia. I coralli sono però molto danneggiati dalla dinamite e quel che è peggio ricoperti da un fitto sedimento che si solleva al pinneggiare del sub. Dopo un altro quarto d’ora, l’esplorazione da me condotta con arte magistrale si conclude e risaliamo in barca. Anche le immersioni successive saranno più o meno tutte nebbiose come la prima. Le zone visitate presentano comunque una buona varietà di coralli e di pesci di barriera.

Verso la fine del soggiorno il monsone ha concesso una tregua e ha cominciato a splendere il sole e a far caldo, come si addice a un posto a due passi dall’equatore. La nebbia sott’acqua non ha accennato però a diradarsi. Forse con un pò di tempo stabile la visibilità potrebbe migliorare, ma non ne sono tanto sicuro anzi ho qualche dubbio, visto il sedimento che ricopre i fondali.

Nel complesso non è facile dare un giudizio su Lankayan. Il resort è sicuramente di ottima qualità: i malesi che lo conducono sono simpatici, efficienti e gentili e il diving è molto ben organizzato La spiaggia di sabbia fine è molto bella ma l’acqua, sospensione a parte, non sempre è pulita anzi ricordo che un giorno ha assunto un colore giallognolo che non mi è piaciuto per niente. Vi sono anche parecchie zanzare e qualche grosso ragno sul soffitto che ha turbato i miei sonni. La barriera corallina è molto estesa e prima dell’invenzione della dinamite doveva essere un autentico paradiso. Quel che rimane comunque non è poco, soprattutto dal punto di vista della fauna. Il problema più grosso stà però, come già accennato, nella visibilità che in febbraio era veramente pessima e del tutto inaccettabile per una località tropicale. Se durante la stagione secca dovesse migliorare (ma deve migliorare drasticamente) allora il giudizio che se ne potrebbe dare è più che buono. Gli appassionati di macro fotografia troveranno in ogni caso motivi di grande soddisfazione nei fondali di Lankayan. Certe zone (Nude Garden per esempio) pullulano letteralmente di coloratissimi nudibranchi. Vi è anche un bel relitto di un grosso yacht, facile da visitare e ricco di vita di ogni genere tra cui spiccano molti pesci leone. Si trovano inoltre molte belle seppie e quello che è considerato il simbolo di lankayan e cioè lo jawfish un curioso pesce che occhieggia da una tana fatta sulla sabbia.

Qui mi fermo perchè non posso sprecare altro tempo prezioso. I misteri della deco attendono di essere svelati e altre visite pastorali sono in programma.

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