Avventure a Sangalaki e dintorni

Esperienze d’immersione: articoli dei nostri lettori che vogliono raccontare un viaggio, una crociera, ma anche una semplice immersione o un argomento tecnico

di Giovanni Marola

Il viaggio è molto lungo. Dall’Italia si va a Kuala Lumpur (io in realtà ho fatto Bologna – Francoforte). Sono più di 11 ore di viaggio (da Francoforte). Da Kuala Lumpur si vola a Kota Kinabalu (più di 2 ore ), bella e interessante cittadina capitale del Sabah (Borneo Malese) dove ho pernottato. Il giorno dopo si vola a Tawau (1 ora se non ricordo male). Giunti a Tawau si prende un turboelica che ci porta in mezz’ora a Tarakan , poco più di un villaggio in Indonesia.

A Tarakan ci si imbarca su di un barchino di vetroresina che spinto da due fuoribordo (da 200 cavalli ciascuno !!!), porta voi e quello che rimane delle vostre povere ossa, all’isola di Sangalaki in circa 4 ore (sono 87 miglia marine). L’Isola è identica alla più famosa Sipadan. Forse un pò più piccola ma ancora veramente intatta. Ha una piccola foresta pluviale circondata da un anello di sabbia fine che si gira in quindici, venti minuti. In questa cartina trovate Sangalaki e le isole vicine:

Al mattino presto, si vede di tutto: tartarughe che strisciano penosamente verso il mare dopo aver deposto le uova, iguana che escono dall’acqua ed entrano nella foresta con grossi pesci in bocca, uccelli ecc. Vi è un solo insediamento, quello dei Borneo Divers che hanno l’esclusiva. I bungalow sono 12 e la media dei sub che soggiornano nell’isola è di sole tre o quattro persone che arrivano la domenica e vanno via il sabato. Noi eravamo in quattro, io e Paul, americano della California (compagni di stanza) e due olandesi Hans e Ronald: tutta l’Isola per noi! :-).

Il cibo a buffet è buono anche se non molto vario (la frutta è sempre papaia tagliata a fette), il caffè è Nescafè e c’è un banco bar non troppo caro: una bibita in lattina (birra, coca) costa 2 $. L’acqua nelle stanze, dotate di ventilatore e di servizi, è molto limitata e la doccia si fa col contagocce. La stagione delle pioggie va da novembre a marzo ma dicono che l’isola non ne risenta in modo particolare.

Nel periodo 7-14 febbraio il tempo è stato sempre bello salvo qualche acquazzone al mattino. Il mare che circonda l’isola è poco profondo e i punti di immersione (molto facili) raggiungono si e no i 20 metri, ma la barriera corallina… mai visto niente di simile! (anche Paul che il mondo l’ha girato me lo conferma). Non ci sono parole per descriverne i colori e la ricchezza! Soprattutto quei coralli e quegli anemoni di un bianco purissimo: sembrano macchie di neve in un prato di montagna in primavera! Riporto qui alcune foto di coralli e di anemoni, che però non rendono certo l’idea.

Per fissare le idee Coral Gardens, il posto migliore, ha una concentrazione di coralli duri e teneri di una bellezza e ricchezza ben superiore a Ras Mohammed! I pesci invece non sono un gran chè; un pò piccoli e non particolarmente numerosi. Vi sono però altri animali, tipo le seppie, una vera gioia per il fotografo, nudibranchi variopinti, aragoste e granchi colorati (durante le notturne) e naturalmente le onnipresenti tartarughe. Qui trovate alcune foto in notturna.

Niente pareti e quindi niente branchi di barracuda, carangidi ecc. Alcuni squali, leopardo che si lasciano avvicinare e qualche timido pinna bianca che fugge appena ci vede. L’acqua ahimè era torbida. Si andava dalla visibilità così-così della immersione delle 8, a quella discreta-buona delle 11 per finire con una mediocre-pessima del pomeriggio. Mi dicono sia così tutto l’anno anche se nella stagione secca migliora un pò. Peccato perchè se l’acqua fosse limpida, tipo Maldive per intenderci, Sangalaki non lo batterebbe nessuno!

E veniamo alle Mante, simbolo e fiore all’occhiello di Sangalaki. Le Mante a Sangalaki giocano il ruolo degli Indiani nel film ‘Ombre Rossè. La loro presenza incombe, i sub attendono con ansia e trepidazione la loro apparizione che non avviene mai. Il nostro Dive Master, Bahrun che ci guida, conscio del nostro struggente 🙂 desiderio, lancia continuamente falsi allarmi di avvistamento con scatti dei sub verso ombre inesistenti nell’acqua torbida. Io dopo un pò mi stufo e decido di lasciar perdere anche per non sprecare inutilmente aria.

Il terzo giorno però gli Indiani, pardon le Mante, compaiono per davvero: stiamo tornando dall’immersione pomeridiana in barca quando ci appare una vera processione sul fondale di un paio di metri. Sono più di quindici ed è uno spettacolo di eleganza e di bellezza rara a vedersi. Sono di dimensioni non particolarmente grandi e di colore scuro con due macchie bianche alle estremità. A questo punto assisto ad un episodio rivelatore: il Paul che mi supera di più di una spanna (sono alto 1.80), è Dive Master ed è in ‘splendid physical shapè, indossate in fretta e furia le pinne e la maschera parte come un missile verso le Mante. La sua bracciata è così potente che nel giro di 10 secondi piomba sul gruppo investendone in pieno una: la povera bestia salta fuori dell’acqua e poi tutto il gruppo si dilegua terrorizzato! I due olandesi, consci di essere rimasti soli a dover difendere l’onore della vecchia Europa si tuffano anch’essi. Io infatti non posso: non so nuotare :-(. Non per nulla m’hanno fatto presidente dell’USD (Unable to Swim Divers) :-).

Complice qualche chilo di troppo i due dutchmen giungono in ritardo sul luogo del misfatto e trovano il Paul solo e avvilito. Io e i ragazzi della barca ridiamo di gusto nel vedere i due visibilmente incavolati e il Paul che allarga le braccia sconsolato. La guida Bahrun mi conferma poi che quel comportamento infantile dei sub è la causa del fatto che ormai le Mante, che ci sono e anche in numero elevato, sono praticamente inavvicinabili perchè spaventate dagli assalti subiti. In ogni caso l’ultimo giorno ne abbiamo incontrata una da vicino sott’acqua: bellissima ma anch’essa molto schiva.

Il soggiorno a Sangalaki comprende anche la visita alle isole vicine e vi assicuro che ne vale la pena. Cominciamo da Kakaban (vedi piantina precedente) che è la più vicina, a 20 minuti di barca. Ci immergiamo su una parete denominata Barracuda Point perchè sede permanente di un grosso banco di Barracuda. Ci si tuffa e si scende immediatamente pinneggiando a testa in giù. Si giunge sui 35-40m e si attraversa di volata, trasportati da una forte corrente, il branco di Barracuda.

Faccio a tempo a scattare una foto del branco, che subito appare nell’acqua limpida la cima a cui afferrarsi. Questa cima è stata piazzata da qualche anima buona allo scopo di permettere ai sub di arrampicarsi dai 40 ai 10 metri, dove non c’è più corrente e vi è una bella barriera da visitare. Tutti acchiappiamo la cima (l’accordo è che se uno fallisce gli altri lo debbono seguire perchè si finisce piuttosto lontano). La salita è molto faticosa: io uso una mano sola (l’altra è occupata dalla macchina fotografica) e pinneggio disperatamente per contrastare la corrente. Mi pare di essere una bandiera che svolazza nel vento!

Quando giungo in acqua calma ho 25 bar! Gironzolo un pò, tanto per salvare la faccia e la reputazione dell’USD 🙂 e poi a 18 bar risalgo in barca. Sono passati 30 minuti e la durata programmata era di 50: che figuraccia! Invece subito dopo riemergono tutti gli altri. Chiedo a Paul che ne pensa dell’immersione. Mi risponde ‘challenging’. Io direi micidiale (ma non avevo ancora fatto quella di Maratua!).

Completata la parte difficile ora viene il divertimento. Si prende terra su una bella spiaggetta e si parte verso l’interno dell’isola attraversando un breve tratto di foresta pluviale. Kakaban infatti è sede di un lago (vedi piantina precedente) con salinità circa metà del mare. Non è chiaro se e come questo lago comunichi col mare perchè il suo livello è leggermente superiore. Dopo una decina di minuti di percorso nella foresta con ‘divertentì sprofondamenti fino alla cintola nel terreno acquitrinoso (meno male che abbiamo la muta addosso) si arriva al lago. Questo è veramente unico: il fondale è di sabbia e l’acqua è limpida, a parte una sospensione finissima. Le mangrovie che lo circondano affondano le loro radici nell’acqua che è letteralmente piena di meduse della grandezza di un pugno o poco piu. È uno spettacolo da fiaba!

Le meduse (in realtà ve ne sono di diverse specie) sono tutte inoffensive e possono essere toccate senza alcun problema. Facciamo snorkeling per un’ora in quel paesaggio surreale e poi torniamo alla spiaggia per mangiare. Questo lago sarà certo uno dei miei ricordi più belli!

Veniamo ora all’Isola di Maratua (vedi solita piantina) che dista un’ora. Qui c’è un punto di immersione subito all’imboccatura di una splendida laguna. Arriviamo col mare un pò mosso e ci buttiamo per una discesa in corrente. L’immersione è prevista di 50 minuti con corrente che ci dovrebbe far incontrare squali martello e poi trascinare fino ad una bella barriera in acqua calma. Il Bahrun mi assicura che farò splendide foto.

A questo punto occorre fare una premessa. Nella barca c’è tutta una serie di regole: noi ospiti sub siamo i cavalieri antichi che vengono vestiti dell’armatura dagli scudieri (i ragazzi della barca) e non ci dobbiamo preoccupare di nient’altro che di buttarci fuori bordo. Il DM cura l’attrezzatura, cambia le bombole, infila il GAV nella bombola piena, apre la rubinetteria ecc. Dopodichè i ragazzi ti portano il tutto, ti rivestono e tu ti butti in piena sicurezza, o quasi :-). Appena in acqua noto con soddisfazione di scendere molto bene contrariamente alle volte scorse che mi ero preso in ritardo sugli altri: imparate dal presidente dell’USD ragazzi! :-).

Scendo così bene che ad un certo punto mi sembra di essere troppo veloce è dò una gonfiatina al GAV: ma non succede niente. Ripremo la valvola: niente. Tento ancora, ma che diavolo succede? Vuoi vedere che? Infatti lo stupido Bahrun si è dimenticato di collegare la frusta! E io ancor più stupido non ho controllato! Sono ormai sui 30 metri e scendo come un missile. Pinneggio fortemente, rallento, gonfio il GAV a bocca e risalgo sui 20. Incontro il DM che mi lancia il segno dell’OK. Gli faccio segno di no e gli mostro il corrugato senza frusta. Lui guarda e poi mi rilancia l’OK. M’arrabbio e gli agito il corrugato sotto il naso: finalmente capisce. Traffica un bel pò per districare la frusta dal GAV e poi si riparte. È chiaro però che quella immersione è nata male e finirà peggio 🙁 Ho infatti appena fatto a tempo ad attivare la macchina fotografica e stò ancora trafficando per posizionare il braccio che sostiene il flash che, superato un crinale, vengo preso e sparato verso il basso da una corrente fortissima.

Rimango di sale, perdo tempo prezioso scendendo molto e finalmente mi ancoro con la mano libera ad una sporgenza della roccia che appare liscia come un uovo. Chiaramente è un canale di deflusso della laguna inclinato di circa 60 gradi e l’acqua di marea che scende vi sta scorrendo in modo robusto. Guardo verso l’alto e parecchi metri sopra vedo il Bahrun che sale lungo la parete come un alpinista aiutandosi con entrambe le mani. Mi giro e lo stesso fanno i miei compagni anch’essi molto più in alto. Rifletto un pò, poi tento di risalire pinneggiando e aiutandomi con la sola mano libera: niente da fare, la corrente è troppo forte e scendo ancora pericolosamente. Mollo allora la macchina fotografica (è agganciata al GAV ma tremo al pensiero dei colpi e strisciate che prenderà) è comincio anch’io a dedicarmi al mountain climbing. È una fatica improba, respiro affannosamente e consumo una quantità incredibile d’aria. A un certo punto rimango bloccato: qualcosa mi trattiene. Guardo in alto ma i miei compagni sono scomparsi: questa è la volta buona che ci rimetto la pelle! 🙁

Mi lascio scivolare all’indietro e vedo che una cordicella fissata non so come alla roccia (forse da una precedente cordata di alpinisti 🙂 si è attorcigliata intorno al braccio del flash. Traffico un pò e alla fine mi libero. Riprendo a salire e dopo un tempo interminabile, come per miracolo, scorgo un’oasi di pace nella tempesta: una specie di larga buca a forma di cratere sulla mi a sinistra, profonda un metro o poco più. Mi aggrappo al bordo e striscio dentro rannicchiandomi sotto la sporgenza. Resto lì al sicuro dalla corrente per riprendere fiato. Controllo il computer: sono passati solo quindici minuti è mi restano poco più di 40 bar. La quota è però di soli 16 m. Tiro un sospiro di sollievo! La mano destra mi brucia: guardo e vedo che dal palmo esce un denso fumo nero. Ho preso in mano una seppia? Poi capisco, è sangue: e pensare che sono uno che non ne sopporta la vista :-(.

Serro il pugno è strisciando sul fondo esco dalla parte opposta. Qui la corrente è molto più debole e risalgo con relativa facilità. Supero un crinale e chi ti incontro? Il buon Bahrun, cane fedele che mi attende sull’uscio di casa :-). Mi lancia subito il solito segno dell’OK, ma io faccio segno di no e gli mostro la mano fumante. Si avvicina per vedere meglio e poi mi rilancia l’OK. Al diavolo, tanghero! Ne ho abbastanza! Sono a 6 m., pinneggio verso l’alto, trovo la barca e salgo: sono passati 22 minuti in tutto.

La mano sanguina abbondantemente e le macchie rosse sul fondo di vetroresina impressionano adeguatamente i ragazzi. Tirano subito fuori la cassetta del pronto soccorso. Dunque, vediamo un pò: una forbice arrugginita, alcuni cerotti in buono stato, un pò di cotone e un tubo di crema per dolori muscolari.

Sono un pò deluso per non dire peggio ma in qualità di presidente USD conservo il necessario self-control :-). I ragazzi percepiscono il mio stato d’animo ‘sfavorevolè e alla fine fanno saltar fuori da non so dove una boccetta tutta incrostata con la scritta Antiseptic. Allelujah! Me lo verso sul palmo ci appoggio il cotone e strigo. Dopo un pò arriva il resto della brigata. Solito OK del DM :-). Chiedo a Paul se ha visto i previsti squali martello: non ha visto niente di niente. Un’altra immersione un pò ‘challengig’ a quanto pare :-).

Entriamo nella laguna per mangiare ma io non sono dell’umore giusto. La laguna è di tipo maldiviano, spendida e deserta. L’acqua è bassa e vi sono alcune isolette. Il sole a picco nel cielo terso invita ad un bel bagno. Indosso un guanto per tenere in posizione il cotone e poi faccio snorkeling in giro per la laguna. È un autentico paradiso e non c’è anima viva. Visito un’isoletta con miniforesta, piena di uccelli e granchi coloratissimi che fuggono in piccoli buchi. Ah, poterci rimanere per sempre. 🙂

Ripartiamo per un’altra immersione, sullo stesso posto. Paul mi assicura che stavolta sarà una passeggiata e che al mattino è stato tutto colpa di una ‘wrong tide’. Sono un pò riluttante ma mi lascio convincere e infatti sarà una immersione di sogno: pesci stupendi, un sifone naturale che si immerge nella roccia pieno di vita variopinta, una barriera dai colori incredibili. Scatto un rotolo intero di splendide foto.

Si ritorna a Sangalaki e nel frattempo mi viene fame e mangio: tutto è bene quel che finisce bene! Il giorno dopo altre due belle immersioni al mattino e poi si riparte verso casa col barchino scassaossa. Peccato! è stato tutto così bello ed emozionante.

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