I miei primi squali

Esperienze d’immersione: articoli dei nostri lettori che vogliono raccontare un viaggio, una crociera, ma anche una semplice immersione o un argomento tecnico

di Renato Ferrante

La mia prima volta con gli squali ! Fino ad oggi, quando facevo il bagno al largo, era un continuo girarmi per guardare alle mie spalle che, naturalmente, erano sempre alle mie spalle. Era quell’inconfondibile senso di paura di avvistare una pinna a pelo d’acqua che mi angosciava e non mi lasciava alla serenità di un giusto, piacevole, naturale cullarmi sopra e sotto il pelo dell’acqua. Quella paura strideva con il mio trasporto verso il mare, con tutto quello che porta in sé. Lo stesso mare la cui assenza mi ha costretto a lasciare Milano a gambe levate; quel mare su cui questa rinascente città si affaccia, che è l’unica ragione per cui posso decidere di allungare la strada del ritorno a casa; io, che di secondo nome faccio “nevrosi da fretta”; quel mare in cui, mio padre ed io (ciao papà), non vedevamo l’ora di tuffarci dopo un Roma-Bari sotto il sole d’agosto, chè neanche l’aria condizionata ce la faceva più; il mare ed il suo pensiero, che segna metodicamente il mio fulmineo addormentarmi la sera.

Eppure ora sono qui, ad Angarosh – Sudan – a pelo d’acqua in attesa che gli altri si tuffino dal gommone, che guardo giù e li vedo. Vedo le loro sagome scure che nuotano ad una ventina di metri sotto di me e mi aspettano e forse pensano: “vediamo se hai abbastanza palle per venire qui. Ricordati che non sei alle Maldive, qui non ti portano sul fondo, contro una parete, a vederci passare e ripassare. Qui si nuota tutti insieme, come in una grande famiglia e come in tutte le grandi famiglie, possono esserci delle liti. Vediamo se hai le palle”. Veramente sino a qualche minuto fa mi ero anche dimenticato di averle, le palle ma, improvvisamente, mi avvolge un senso di assoluta serenità e attraverso il mare senza paura (un pò come nella canzone della Vanoni), anche perché i miei quattro compagni hanno già incominciato la discesa. I miei quattro compagni! Salvatore,il mio migliore amico per una settimana, detto “Solo” non perché combatta le forze del male in Star Wars, ma perché il sistema di coppia, per lui, è un principio enunciato in “Scene da un matrimonio”. Daniela: la nostra incantevole DM, affetta dalla sindrome dello squalo martello, “fidanzatissima” di Claudio: skipper ed armatore di Elegante. Stefano e Massimo: gli unici due ospiti oltre me e Solo, in questa fortunatissima crociera su un caicco in legno che potrebbe ospitare fino a 14 persone.

Ci sono dentro, ora. La grande famiglia mi ha accolto, con circospezione, a -25 ed i miei occhi, di solito molto attenti a scrutare il granello di sabbia che lentamente cade sul fondo -come direbbe Giancarlo-, ora roteano sull’otto volante creato dai Coda nera che, in una decina, nuotano sopra, sotto, avanti, ma soprattutto dietro di me. Ma che fine ha fatto la paura? Com’è che non ho ancora consumato mezza bombola? Perché mi viene voglia di nuotargli vicino, a questi mostri del mare? Dev’essere stato facendomi queste domande che mi sono abbandonato al turbine di emozioni che mi travolgeva. All’emozione che provi quando, finalmente, ti rendi consapevole del silenzio che ti circonda, della vita che ti scorre davanti e di cui TU sei fortunato spettatore. Parlo del piccolo, lievissimo tremore che ti attraversa il corpo quando ti rendi conto che stai vivendo un’emozione vitale, che non avresti mai pensato, che tua madre (ma anche tuo padre – ciao papà) direbbe “ma dici che io…” L’immagine di quel muso metà bianco e metà grigio, con in mezzo un sacco di denti, con quel rapala, conficcato nella mandibola, che lo accompagnerà per il resto della sua vita; quel muso che, adesso, ti sembra che ti guardasse un pò triste, come fa il tuo cane quando trova la finestra del terrazzo chiusa. Quell’immagine sarà mia (ma credo anche di Solo) finché le mie arterie non saranno sufficientemente spesse da cancellarne il ricordo. No, due cartelle non bastano per tutte le emozioni provate in un nanosecondo.

Bene, avete fatto amicizia? ora si prosegue verso i 35/40, sul pianoro sottostante, a far visita al resto della famiglia che ci accoglie con un pò più di distacco, all’inizio, ma che ci mette poco a prendere confidenza mentre Daniela, sopraffatta dalla sindrome, fa la Vedetta Lombarda sulla cigliata…

Improvvisamente succede qualcosa. È un susseguirsi di shaker di Daniela, giravolte dei quattro moschettieri, indice di Daniela puntato giù, oltre la cigliata, la sua capriola verso i martello e la mia faccia è un tutt’uno con la sua “coda di castoro”. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora dell’Aladin Pro di Solo che, oltre a fare il caffè, tiene d’occhio la respirazione, l’aria ed i trigliceridi e che in quel frangente, giustamente, ha intonato la Cavalcata delle Valchirie (Solo non aveva escluso gli allarmi).

Mi piacerebbe aver solleticato la vostra curiosità per poter dire, sadicamente, che l’incontro con i martello ve lo descriverò in un altro momento, ma siccome temo che l’unica curiosità solleticata sia la mia, vi dirò dei martello:

Bellissimi!

Questa era la mia prima volta a tu per tu con gli squali, la mia prima volta in Sudan – con tutto quello che Sesto Continente porta alla mente – ma, soprattutto, era la prima di una quindicina di immersioni indimenticabili in posti dimenticati non da Dio, ma sicuramente da buona parte degli uomini, in un’atmosfera dolcemente cullata da tramonti infuocati, da un mare affascinante per colore e fondali, dai ritmi rarefatti, nonostante la frequenza delle immersioni e dai telefonini che, vivaddio, non prendono davvero! Un’atmosfera in cui, purtroppo, l’unica mano da tenere al crepuscolo, era quella del mio migliore amico per una settimana: Salvatore detto “Solo” …sono rimasto con le mani in mano ad ogni crepuscolo.

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