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Lo squalo

Una barca in vetroresina e cinque canne armate con esche finte a forma di ottopodi dai colori sgargianti: è l’esperienza di pesca all’aguglia imperiale

Ore 23 del 23 ottobre 2004 mt.380 di fondale il sonno mi perseguita,lascio andare il bolentino a fondo con la lampada e 5 ami da 6/0innescati a sardine con trave e braccioli in termosaldante 90 lblenza madre multifibra dynema wanted da 150 lb.

Ore 5,30 mi svegliano i motori di una grossa nave guardo dall’oblò della mia Ars 33 fly e vedo di fronte a me a circa 70 mt. la Tirrenia tutta illuminata a giorno, sembrava un grattacielo di cristallo pareva quasi ferma, poi continua il suo percorso. Mi riaddormento avevo un pò di freddo tengo l’oblò aperto per l’areazione mi copro e continuo a dormire.

Ore 7,00 mi sveglio e mi alzo controllo quanti km ho percorso alla deriva… circa 2,500 controllo l’eco Furuno 832c mt. di fondale oltre 500. Mi preparo un buon caffè e mentre lo sorseggio decido di salpare il verricello elettrico per innescare gli ami e controllare se per caso avesse preso qualcosa. La canna da oltre 80 lb si inarca pericolosamente e poi riavvolge si inarca e riavvolge, la frizione l’ho tarata quasi al massimo dopo quasi un ora di recupero fatto con molta calma ero ormai certo di aver preso un grosso bestione.

Quando a circa 10 mt. di profondità lo vedo che sale girando intorno alla lenza: era enorme già da quella profondità. Sale in superficie a pancia in su e posso vederlo in tutta la sua grandezza: era uno squalo di circa tre metri con la testa grande e i denti aguzzi, la bocca spalancata e fermo, le narici divaricate enormi gli occhi spaventosi.

Sembrava come i miei soliti spinaroli, la forma e il colore era uguale ma la dimensione no! Aveva l’amo in un angolo della sua grossa bocca e la lampada lp1 che sembrava tutto piccolo in confronto alla sua mole, gli altri ami ed il filo con un grappolo di piombi quadrifaccettati da 750 gr. non c’erano più.

Prendo il raffio (un tondino di acciaio da me costruito diametro 1 cm. lungo circa 1 metro e venti), glielo infilo tra le fauci e tiro mi accorgo che non traffigge le sue carni ma rimane agganciato, cerco il sistema di legare il raffio alla barca con una corda (le foto le farò con calma quando lo lego per bene pensavo fra me e me).

Il tempo di qualche interminabile minuto ed il mostruoso bestione si rivolta di un lato sganciandosi dal raffio che è diventato non più a gancio ma una stecca di bilardo.

Rimango, ammutonito e di pietra, si era staccato solo il filo lo teneva ancora lui lentamente va di lungo verso la plancetta ed il filo si rompe mentre sfrega la vetroresina.Era libero, quasi fermo ma libero non potevo far altro che guardarne la sua grandezza mentre con una calma scendeva lentamente fra gli abissi.

E stata una visione che mi ha lasciato il voltastomaco, era impressionante un mostro, un incontro oltre i miei limiti di solitario amante degli alti fondali e dei grossi rischi notturni nelle rotte delle navi.

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Nautica Editrice

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