Pesca alla Lampuga, l’acrobata del mare

La corifena o lampuga è una preda ricercata e divertente per le reazioni da acrobata, con i suoi salti oltre la superficie e le fughe repentine. E’ inoltre apprezzata per la sua carne bianca e delicata, delizia di molti buongustai

LampugaEra il mese di ottobre e mi trovavo a passare nel porto di Riva di Traiano, vicino a Santa Marinella, e vidi tre lampughe di taglia modesta che nuotavano veloci, come è loro costume, vicino alla banchina, compiendo di continuo lo stesso tragitto, un ovale di trenta metri. Pensai che fosse il caso di montare sul Calafuria 7 e dare un’occhiata in giro per vedere se branchi di lampughe si aggiravano nella zona. Notai, appena uscito dal porto, circa due miglia al largo, un evidente movimento di gabbiani in picchiata sulla superficie. Preparai la canna da 8 lbs., con un piccolo mulinello a tamburo rotante e come esca un octopus di plastica verde luminescente. Alla seconda canna, da 12 lbs, dotata di mulinello 21/2 -0, applicai un finale di Ayaka dello 0,30 e un piccolo artificiale in plastica morbida bianca con codina mobile, già sperimentato con successo con i pesci azzurri. Raggiunsi il luogo del banchetto giusto in tempo per notare, molto più al largo, due scene simili ma con moltissimi gabbiani che eseguivano volteggi e picchiate sulla superficie, tappezzata di bianca spuma. Un vento fresco di Nord-Ovest sollevava creste bianche sulle onde già formate, impedendoci di distinguere eventuali salti dei pesci, neppure con l’ausilio del binocolo.

Detti di nuovo motore per dirigermi in planata dove i gabbiani davano spettacolo della loro abilità di acrobati dell’aria. Questa volta ridussi la velocità a circa 300 metri dall’obbiettivo e filai in acqua le lenze con le esche a soli 15 metri dalla barca, dove ancora era visibile la schiuma bianca prodotta dall’elica. Calai, a sei metri dalla poppa, anche un teaser (eccitatore) color madreperla con la testa rossa, sperando che svolgesse il suo compito di attirare le prede sotto la barca.Con i tonnetti e le palamite a “drifting”, avevo sperimentato con successo la “doccia”, un tubo di plastica con fori sottili ed alimentato da una pompa di acqua marina. Quella volta eravamo sopra un fitto banco di acciughe e gli schizzi provocati dalla piccola cascata artificiale simulavano le alici in fuga, trattenendo le prede sotto la nostra carena. Ma ora, prima di armare il marchingegno, volevo vedere qualche risultato, e poi per la pesca in corrente avevo come esche solo grosse sarde e volevo insistere con la traina.

LampugaRaggiungemmo il primo punto di mangianza, dove la superficie aveva dei riflessi madreperlati per le tante scaglie lasciate dalle alici in fuga da ogni lato, insidiate dal cielo da nuvole di gabbiani e dal blu del mare da corifene verdi-oro.A pochi metri dalla prua si formò una enorme palla di alici che esplose letteralmente per una carica dal basso delle lampughe lanciate all’attacco. La strage dal cielo venne interrotta dalla nostra presenza, con acute grida di protesta dei cacciatori alati. Vidi le lampughe a decine sfilare veloci lungo i fianchi dell’ imbarcazione e poi entrambe le frizioni dei mulinelli trillarono senza interruzione. Lasciai filare il nylon della mia Italcanna da 8 lbs. senza toccare la sua frizione.Improvvisamente il cimino tornò verticale con il filo in bando. Pensai ad una occasionale slamatura; poi mi ricordai di altre catture di lampughee dei loro repentini cambiamenti di direzione. Recuperai il filo con la massima velocità consentita dalla piccola leva del mio mulinello. Un salto improvviso a venti metri dalla poppa mi mostrò la mia preda in tutta la sua acrobatica bellezza. Di nuovo la canna si piegò ad arco e la corifena partì di slancio, incrociando la mia lenza con quella del mio compagno di pesca. Invertimmo rapidamente le nostre rispettive posizioni per disfare la X delle nostre lenze. Gianni, con il guadino nella sinistra, tentò il recupero della sua preda senza successo, per una sua ulteriore fuga verso il basso.

LampugaAnche se eravamo con l’invertitore a folle, temevo che il filo s’ingaggiasse tra l’elica ed il timone. Presi con la mano sinistra la canna del mio amico invitandolo a salpare la sua lampuga con il retino, nel più breve tempo possibile. Nel contempo la mia preda, sentendo la tensione del filo più blanda, approfittò per una nuova fuga parallela alla superficie con spettacolare salto finale.Dopo pochi istanti anche il mio dorado raggiunse il pagliolo dimenandosi come un forsennato. Calammo di nuovo le lenze in mare e dopo pochi secondi, la lenza di Gianni, quella con il pesciolino di gomma bianca, partì sibilando, mentre la mia rimase inerte. Decisi di cambiare esca, convinto della maggiore attrazione esercitata dall’esca bianca, più simile alla pancia bianca delle acciughe, ma il branco si era disperso e solo dopo un’altra ora avvistammo nuovamente il volteggio dei gabbiani sul mare, nostri validi alleati nell’azione di ricerca. Catturammo altre quattro lampughe per un totale di sette esemplari e decidemmo che il nostro carniere era più che sufficiente per permetterci una lauta cena con quegli amici malati come noi di questa inguaribile passione alieutica.

LAMPUGA (Coriphaena hippurus)

LampugaNei secoli scorsi si credeva esistessero differenti specie di lampughe a causa delle notevoli variazioni morfologiche che si verificavano in questo pesce durante la crescita ed anche per il particolare dimorfismo sessuale. In effetti la forma della testa dei vecchi maschi si presenta con una cresta frontale molto accentuata ed il profilo del muso è quasi verticale. Curiosa la pinna dorsale che parte dall’altezza dell’occhio ed arriva fino alla coda senza interruzioni, di colore azzurro verdastro come il dorso; i fianchi sono argentei con riflessi dorati. Questi splendidi colori scompaiono dopo la morte; nel preciso istante del trapasso il dorso del pesce assume per pochi istanti una colorazione azzurro elettrico per poi diventare grigio argento.

E’ un pesce pelagico d’alto mare che compie spostamenti in branchi molto numerosi durante il periodo della riproduzione. Ha la curiosa abitudine, al pari della cernia di fondale, di fermarsi all’ombra di relitti ed altri oggetti galleggianti alla deriva. Alle Baleari viene in effetti pescato con reti di circuizione sfruttando questa sua stranezza, in prossimità di stuoie di canna preventivamente posizionate. La sua preda preferita è la rondine di mare con la quale gareggia in velocità sul filo della superficie; non disdegna però altri clupeidi, sarde, alici, sgombri, sugheri ecc. Abita tutti i mari tropicali e temperati del globo. Lungo le nostre coste la si incontra a fine estate e durante l’autunno, specie nelle isole più a Sud dello stivale. Nel Pacifico sono state catturate lampughe di 45 chili, e si suppone che questo sia il massimo dell’accrescimento. E’ un grande combattente e si dimena e salta oltre la superficie al pari di tutti gli istioforidi, e proprio per questo è una preda molto ambita da tutti i trainisti. Le sue carni sono bianche e molto delicate e quindi richieste sul mercato ittico.

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