Una domenica bestiale

Battuta di pesca con acqua sopra, sotto e ai fianchi, senza essere sub

Pesca di domenicaUna Domenica come tante, una Domenica di tempo perturbato dopo una settimana di sole splendente. Probabilmente il “Dio” del lavoro ci vuole sfinire! Lunghissime giornate lavorative calde e afose per poi nel fine settimana cambiare repentinamente e obbligarci ad una frescura non richiesta.Così io ed Enrico decidiamo ugualmente di uscire in mare, in barba al tempo minaccioso e al “Fato” avverso.Ai monti sopra Carrara, il tempo era bello, mentre al mare si vedevano in lontananza oscure nubi cariche di pioggia. Stoicamente e con coraggiosa baldanza, gasati da una notte insonne (era da un mese che aspettavamo questa uscita) ci troviamo alle 5.30 carichi come muli – 6 canne con relativi mulinelli, 2 cassette da pesca, esche, 2 secchielli di pastura, borsa con attrezzi, chiavi inglesi, cacciaviti, candele di scorta, e altro ancora, 1 tanica di benzina da 22 litri, 3 giubbini di salvataggio, 1 salvagente collettivo, valigetta con razzi, tromba di segnalazione, estintore, borsa termica, sacchetti con panini e viveri vari – cosa mancava in tutto questo? Ma è ovvio! un ombrello e delle cerate!!!

Con una barca “open” e come si addice a noi uomini duri, senza neppure il tendalino, avremmo dovuto preoccuparci inanzitutto di avere a bordo qualcosa per ripararci in caso di maltempo e invecie, niente.Avevamo fatto un gran parlare di sistemare la barca in occasione della imminente stagione di pesca autunnale, ma tutto si è fermato alle sole parole.Letteralmente riempito il pik-up di Enrico, scendiamo verso Bocca di Magra dove è ormeggiata la barca, un Rio 500 open che ha visto giorni migliori. Nel frattempo sembrava che il cielo si aprisse.Metto in moto, e salpiamo verso il largo alla volta della postazione di pesca.

Pesca di domenicaGiunti sul luogo, circa 3 miglia a 210° di rotta, gettiamo l’ancora ed’è subito festa, già qualche goccia incomincia a scendere, ma, stranamente il cielo è più chiaro di prima.Subito cominciano le prime catture di Sugarelli di buona taglia e di qualche Sgombro; che felicità! finalmente si pesca. La goduria dura poco, la pioggia si fa più insistente anche se non ancora scrosciante: nel frattempo, ce la raccontiamo, “che bel fresco!”, “finalmente si respira”, ecc. ecc..Visto che continuava a piovere sempre più insistentemente, raccolgo uno dei cuscini coprigavone di prua, e lo uso a mò di ombrello reggendolo con una mano; manco a dirlo da quel momento era tutto un’abboccare e quindi non facevo a tempo a rimettere “l’ombrello” in posizione che subito allamavo un altro pesce: risultato? ero ancora più zuppo, visto che il mio improvvisato parapioggia, faceva scendere rivoli consistenti di acqua proprio sulle spalle.

Il freddo cominciava a farsi sentire, aiutato da un venticello fresco e teso che oltretutto faceva aumentare il moto ondoso che rendeva ancora più precario il nostro equilibrio; potete immaginare, canna in una mano, pseudo ombrello nell’altra, continue flessioni sulle ginocchia per mantenersi in assetto e il tutto condito da qualche onda anomala che interrompeva il molleggiamento seriale. Per non parlare poi di Enrico, che, proprio quel giorno aveva deciso di far sfoggio di un bel paio di “pantofoline” in similneoprene con tanto di suola in gomma morbida che in teoria garantiva una collosa aderenza anche sulla superficie più scivolosa.

Tutto falso! era già una buona mezzora che Enrico danzava sul paiolo in una serie di scivolate e spaccate da far invidia alla Carla Fracci nazionale, il tutto condito da colpi, botte e quant’altro ancora contro le murate e il tientibene che procuravano evidenti lividi ed escoriazioni al nostro ballerino.

Visto che il buon Enrico continuava scelleratamente a calzare quelle impossibili babbucce, lo consigliavo di stare a piedi nudi e che la cosa, l’avrebbe oltre che reso più stabile, anche riportato ad una condizione estetica molto più consona al tenore spartano della barca.

Intanto la pioggia aumentava d’intensità. In mare oltre a noi a perdita d’occhio non si vedeva altro che due imbarcazioni di stazza molto maggiore alla nostra e dotate di invidiabile cabina, ma presto, anche quei due natanti fecero rotta verso terra. Eravamo rimasti soli.

Alle 9,30 cessa la pioggia e il vento: il mare torna tranquillo. A pochi metri dalla poppa, e poco sotto il pelo dell’acqua, appare una Razza di grosse dimensioni (ma le Razze non stanno a fondo?) che con fare burlesco comincia a danzarci sempre più vicino (tra Enrico e la razza, più che una battuta di pesca sembrava di stare alla Scala). Addirittura si mette pancia all’aria, si avvicina sino a 70 cm., comincia a nuotare in circolo con la punta delle “ali” fuori dall’acqua e a muovere la bocca con una smorfia da presa in giro. Questo era troppo! Va bene la pioggia, va bene il vento, va bene le babbucce di Enrico, ma che una razza, si prendesse gioco di noi deridendoci così apertamente e senza alcun pudore, era veramente troppo! Enrico malediceva di non aver portato il fucile subacqueo e, girando per la barca cercava qualche arnese offensivo che potesse metter fine a quella comica chermesse.

Finalmento con una luce diabolica in volto, imbraccia il mezzo marinaio a guisa di arpione – Va detto che il mezzo marinaio in questione è il modello più economico posto in commercio, (manico in alluminio, avente ad una estremità dell’asta un remo di plastica bianca e dall’altra un uncino di plastica nera) – Con questa primordiale arma, Enrico si apprestava a vibrare un colpo mortale alla sghignazzante Razza.

Quando quest’ultima arrivò a pochi palmi dalla poppa e sempre a pelo d’acqua, il nostro astuto pescacciatore vibra il colpo mortale. Risultato? nulla, la razza incassa il colpo senza minimamente scomporsi e con velocità supersonica (faceva la schiuma tanto andava forte) si allontana verso il largo.

Il resto è ordinaria amministrazione, ritorna a piovere, ritorna il vento, ritorna il freddo e il mare comincia a gonfiare: Decidiamo di rientrare, abbiamo resistito anche troppo.

Sulla rotta del ritorno, l’acquazzone diventa una tempesta, le mani sono violacee e insensibili dal freddo, ci tremano le gambe e riusciamo ad articolare solo balbettii.Non vediamo l’ora di attraccare: intanto la costa si avvicina rapidamente e così rapidamente si conclude l’avventura.

NB: Abbiamo comunque pescato tanto e l’avventura con la Razza non è certo terminata, ma questa è un’altra storia.

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