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Una ricciola da ricordare

Esperienza di pesca di traina alla ricciola con l’aguglia all’Isola d’Elba su un piccolo gommone

RicciolaHo quindici anni e ogni estate passo le prime due settimane di settembre all’isola d’Elba; lì mi dedico esclusivamente alla traina leggera. Con queste due tecniche i cappotti non sono frequenti, ma le dimensioni del pescato non danno molte soddisfazioni, a parte rare eccezioni come lampughe e murene. È per questo che da tempo sperimentavo nuovi tipi di pesca, collezionando però un cappotto dopo l’altro.Quest’anno intorno a uno scoglio distante un miglio dalla costa, vedendo saltare branchi di ricciole in mangianza, ho iniziato a pensare a un modo di catturarle.Con mio fratello e mio padre abbiamo deciso di provare l’innesco dell’aguglia viva e siamo partiti alla volta di quello scoglio con lo Spicciolo, il nostro gommone che misura solo due metri e mezzo, e con un’attrezzatura di cui molti si vergognerebbero: canna di bambù, che mio padre comprò coi suoi pochi risparmi quando aveva la mia età, e mulinello Silstar imbobinato con filo economico dello 0,45. Una volta catturata con traina leggera una piccola aguglia con il grasso di prosciutto, l’abbiamo innescata e siamo partiti.

Dopo mezz’ora di traina ho sentito un piccolo colpo, come quando abbocca un’occhiata. Subito dopo, un altro, ma molto più forte. Ho ferrato d’istinto e, mentre gli altri pensavano che avessi preso lo scoglio (anche se c’erano almeno 30 metri di fondo), è iniziata la lotta.

Appena dato l’incoccio il pesce, sentendosi tirare, è partito verso il basso portandomi via quasi tutto il filo dal mulinello. La canna scricchiolava e la lenza tesa fischiava contro il vento.

Per trentacinque minuti ho fatto a tira e molla, mentre gli altri eccitatissimi stavano a dire: “Stringi la frizione… Allentala… Forzalo di più… Dagli filo…”.

Da quando abbiamo cominciato a veder luccicare sotto di noi una bellissima ricciola a quando è stata raffiata è trascorso un attimo, dato che è venuta su di fianco, ormai stremata; un amo le si era piantato fuori della gaggia, l’altro sulla pinna anale.

Non ci sembrava vero avere sul pagliolo un pesce talmente grande da non entrare di traverso fra i due tubolari. La canna era rimasta piegata per il troppo sforzo (ora è stata appesa al muro per ricordo).

Con calma abbiamo fatto rotta verso terra. Giunto a riva mi sono dedicato alla pesa. Sei chili e mezzo per quasi un metro di lunghezza: il mio record attuale che ricorderò a vita.

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