I segreti delle bocche di Bonifacio

Il vasto tratto di mare delle Bocche di Bonifacio è punteggiato da isole e scogli di bellezza assoluta: le acque sono ancora pulite, i fondali offrono sorprese imprevedibili, i colori non si dimenticano.


Il Maestrale soffia forte, violento, invadente entra in ogni cala, sembra cercarci, correrci dietro, braccarci, sembra voglia punirci per aver osato sfidarlo. Tentiamo di sfuggirgli, navighiamo lungo le rocce della costa, ci sforziamo di mostrargli solo la poppa, stanchi, infreddoliti dopo una lunga immersione, arrampicati su di un piccolo gommone mitragliato da spruzzi d’acqua gelidi e penetranti come proiettili. Finalmente doppiamo la punta e tutto cambia di colpo. A Cala Corsara l’acqua è turchese e trasparente, improvvisamente amica e invitante. Sdraiati sulla spiaggia ci scaldiamo al tiepido sole di maggio sotto un cielo dal blu irreale, prigionieri della bellezza selvaggia di questo angolo di paradiso.Siamo in Sardegna, in piena Costa Smeralda, un luogo dove in teoria non c’è più nulla da scoprire, aggredito com’è dal turismo e ritratto da ogni lato per i dépliant publicitari. E invece sembra di essere lontani dal nostro mondo di sempre, sbarcati sulla spiaggia di un’isola del Mediterraneo che non c’è più. E’ sorprendente il contrasto tra i porticcioli turistici superattrezzati e le coste selvagge flagellate dal Maestrale, tra la calca dei mesi estivi e la quiete di una giornata tardo-primaverile. Basta allontanarsi un poco dal marina, non lasciarsi impressionare dalla rabbia del Maestrale, avere un vecchio paio di scarpe da ginnastica che ci permettano di arrampicarci attraverso la macchia sulla cima di uno degli isolotti che compongono l’arcipelago della Maddalena per scoprire un altro mondo, un mondo nuovo e sconosciuto, un mondo escluso dalla carta patinata destinata ai vacanzieri. Provare ancora il gusto della scoperta in un luogo noto a tutti, accorgersi di una natura viva ed esuberante dove tutti parlano di cemento e speculazione, scoprire un mare ricco e pescoso, dall’acqua trasparente, mentre sui giornali grandi titoli denunciano l’inquinamento e i problemi delle acque, è qualcosa che colpisce. Il mare delle Bocche di Bonifacio è sconosciuto ai più, la massa ignora tutto quello che i fondali possono regalare ad un sommozzatore. E’ un altro luogo poco noto della Costa Smeralda, un ambiente selvaggio e sorprendente, fuori dalla dimensione turistica della zona. Così come potrebbe esserlo una passeggiata sulle alture delle isole o all’interno della strada litoranea che accompagna il profilo settentrionale della Sardegna, inoltrarsi per un sentiero costeggiato da cespugli di mirto e rosmarino, cisto e ginepro, corbezzolo e olivastro, oppure perdere lo sguardo dietro al volo di un grifone: uno spettacolo oramai sempre più raro, ma pur sempre possibile.

Dalle alture della costa, o dalla sommità della Guardia Vecchia alla Maddalena, dominiamo lo spettacolo del mare delle Bocche, dal colore blu intenso screziato dal bianco della schiuma delle onde e bordato di smeraldo vicino alle magnifiche cale sabbiose, dove l’acqua va a riposarsi dalla furia del Maestrale. Nonostante la presenza delle ville, dei condomini, degli alberghi, dei marina incastonati in fiordi magnifici, ancora oggi l’impressione che si ha navigando attraverso le Bocche è quella di trovarsi in un luogo selvaggio, dominato dalla forza e dalla bellezza della natura. Con una piccola barca potremo dedicarci alla scoperta degli angoli più incantati dell’arcipelago, conoscere le cale più belle e segrete, scoprire i fondali più colorati. Godere dei colori di Cala Corsara, trovarsi all’alba alla Spiaggia Rosa di Budelli, ripararsi dal vento e dal mare nella calma di Cala S. Maria…. Una vasta laguna dalle acque azzurre e poco profonde sul fondo di sabbia bianca, circondata da rocce di granito rosa, un’atmosfera, colori che fanno pensare di essere nel Pacifico anziché in un tratto di mare italiano. Momentaneamente tutti e tre gli isolotti sono disabitati e privi di costruzioni, se si eccettua la piccola casa del guardiano sull’isola di Budelli e una antica costruzione vicino al faro. Si tratta di un vecchio osservatorio della marina militare, dove abitavano alcune famiglie. Come da buona consuetudine italiana il caseggiato è oggi in stato di abbandono. E’ possibile visitare sia l’osservatorio, con alcune sale interne affrescate con soggetti di navi a vela e a vapore, sia il faro, che può essere meta di un’ escursione a piedi da Cala Lunga. Questo ambiente unico è continuamente nel mirino di chi vorrebbe costruirvi un villaggio turistico esclusivo affacciato sulla bellissima laguna interna. Non si può certo dire che sperare che questo non avvenga mai sia un’ esagerazione ecologista. Intanto però qualcosa si sta facendo per proteggerlo, soprattutto per ciò che riguarda la sua parte più nascosta e vulnerabile: i fondali marini.

Il mare delle Bocche, lo abbiamo detto, è ancora limpido e pescoso, ricco di vita e colore. Ci siamo immersi molte volte in queste acque, avvalendoci dei servizi del centro di immersione Areamare, che ha la sua base a Cala Bitta, tra Cannigione e Porto Cervo. Siamo scesi tra le gorgonie della secca di Spargiottello, ad Ovest di Spargi, sulle secche di Budelli, abbiamo incontrato le ricciole sui fondali degli scogli dei Monaci, ci siamo spesso imbattuti nelle vestigia di antichi naufragi. Va ricordato, infatti, che l’isola di Spargi deve la sua fama al fatto di essere stata il primo luogo dove si sia mai compiuta una campagna di scavo su una nave oneraria. I lavori vennero condotti dal 1950 al 1976 sotto la direzione del professor Nino Lamboglia, cui è intitolato il museo della Maddalena. Nelle due sale del museo sono custoditi alcuni reperti recuperati dagli archeologi: dallo scavo sono venuti alla luce strumenti di bordo, dadi da gioco, amuleti, spille ed altri oggetti di uso comune, oltre alle immancabili anfore. Purtroppo anche sul relitto di Spargi i clandestini sono stati molto efficienti e molti reperti interessanti e preziosi ne sono stati sottratti. Ma, a parte le vestigia del passato, l’interesse maggiore dei fondali delle Bocche per un subacqueo è riposto nell’ambiente naturale, nella fauna rigogliosa che copre le rocce e popola le acque.

Un giorno con l’ imbarcazione del centro immersioni ci siamo spinti fino all’isola di Lavezzi, naturale prolungamento dell’arcipelago della Maddalena verso Ovest, ma politicamente appartenente alla Francia. Appena siamo scesi in acqua su di una secca al largo dell’isola siamo stati circondati da fitti branchi di pesce. Il massimo è stato quando, in un punto particolare, abbiamo incontrato otto grandi cernie disposte a venire a prendere il cibo dalle mani dei sub e a farsi carezzare. Uno spettacolo mai visto nelle acque del Mediterraneo, qualcosa di simile solo a quanto ci era accaduto di vivere nelle acque della grande barriera australiana con le cernie giganti di Code Hole. Il fondale della secca delle cernie non è diverso da quello delle coste italiane, eppure un’ immersione a Lavezzi è un’esperienza indimenticabile. Tutto merito della legislazione francese che riesce a proteggere un luogo senza renderlo necessariamente “off limits” o, forse, tutta colpa del modo di fare italiano in cui si passa dal “tutto concesso” al “tutto proibito”. E così anche un vasto tratto dell’arcipleago della Maddalena rischia di essere chiuso, con la scusa di essere protetto. Ma tra chiudere e proteggere c’è una bella differenza, come è ampiamente dimostrato dalla situazione delle altre riserve marine italiane.

Ad ogni buon conto i biologi dell’università di Pisa si sono interessati al problema ed hanno già condotto uno studio sulle caratteristiche ecologiche ed ambientali di questo tratto di mare. I risultati di queste indagini dovrebbero servire a gettare le basi per la costituzione di una riserva marina dell’Arcipelago della Maddalena, strettamente collegato al parco francese di Lavezzi. Si dovrebbe dunque arrivare alla realizzazione di un parco marino internazionale, una riserva marina italo-francese nelle acque delle Bocche di Bonifacio. E’ infatti necessario un coordinamento degli sforzi di protezione dell’ambiente sostenuti dai paesi costieri mediterranei. Un esempio su tutti è quello che riguarda la distribuzione delle cernie: questi serranidi, infatti, si riproducono sulle coste meridionali della Corsica per poi migrare giovanissimi nelle acque sarde dove vengono pescati.

In relazione al progetto di parco sono allo studio le possibilità di creare nuove figure professionali connesse con questa istituzione. La speranza è che si riesca a proteggere questo splendido angolo di Mediterraneo, senza sottrarlo completamente agli amanti del mare e della natura.

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