Figarolo bellezza infinita

Figarolo e Capo Figari: un tratto di costa sarda di grande impatto, sopra e sott’acqua, che è subito alla portata di chi sbarchi a Golfo Aranci scendendo dai traghetti delle Ferrovie dello Stato.

Le suole di gomma degli scarponcini da trekking sembrano aggrapparsi alle taglienti rocce calcaree. Le gambe si graffiano camminando nel fitto della macchia mediterranea, avvolti in un fortissimo profumo di primavera. Cerchiamo di muoverci in silenzio, frugando con lo sguardo nelle pietraie lontane, nel verde cupo della vegetazione. Il vento forte ci scompiglia i capelli e strapazza il nuvolone bianco che incappuccia la cima del monte. Il mare è solo una cornice lontana dal colore blu cupo che freme di schiuma bianca, sfregiata dalla scia diritta e regolare di un veliero che fila via veloce col vento in poppa. Una coppia di falchi pellegrini plana tra le rocce e sparisce alla nostra vista.

Noi stiamo però cercando un altro abitante di questo ambiente: un intenso fruscio tra i cespugli e lo scalpiccio sulla pietraia lo tradisce. Anzi, li tradisce, una coppia di mufloni che, forse ingannati dal vento che porta via lontani il nostro odore e i rumori dei passi, si sono fatti scoprire nell’alveo secco di un torrente. È questione di un attimo. Troppo poco per noi per fotografare, troppo poco per loro per rendersi conto di chi siamo prima di fuggire via a balzi tra le rocce. Restiamo immobili, seguendo il rumore delle pietre scalzate via dagli zoccoli che rapidamente si allontana. In breve resta solo il rumore del vento, colonna sonora ideale per il film che sta scorrendo sotto i nostri occhi: ai piedi del massiccio, quasi del tutto circondato dal mare, imponenti falesie calcaree si gettano nel blu dopo impressionanti salti di oltre duecento metri; più lontano, verso Nord, la costa si abbassa, forme tondeggianti ne denunciano la natura granitica, mentre a mezzogiorno domina la mole “dolomitica” dell’isola di Tavolara. Proprio sotto di noi il Golfo degli Aranci.

Prima di conoscere il magnifico promontorio di Capo Figari, il toponimo del Golfo degli Aranci rappresentava solo il punto di arrivo delle navi traghetto dal continente, e non una possibile meta di un magnifico soggiorno in Sardegna. Invece il paesino all’arrivo dei traghetti è un ottimo punto di partenza per una vacanza in barca lungo le splendide coste di Capo Figari. Un piccolo porto turistico, ordinato e di recente costruzione, è proprio a fianco del molo dei traghetti delle Ferrovie dello Stato. Partiamo da qui, navigando verso settentrione, lungo una costa bassa sul mare, dai fondali poco profondi di sabbia e Posidonia. Alla nostra destra, protette dall’isolotto di Figarolo, individuiamo le strutture di un moderno impianto di maricultura. Nelle gabbie galleggianti si allevano orate e spigole. Iniziative così possono assumere una grande importanza in momenti come questo, quando la coscienza ecologista si accanisce contro alcuni tipi di pesca. Forse un diverso obiettivo di sfruttamento delle risorse del mare, che passi dalla cattura all’allevamento di specie ittiche, potrebbe risolvere sia i problemi dell’ambiente che quelli, non meno gravi, dell’occupazione di chi oggi vive di pesca.

Al largo delle gabbie, oltre Figarolo, si può effettuare una bella immersione su di un piccolo mercantile di legno affondato alcuni anni or sono ed oggi completamente ricoperto da spirografi. La profondità media è dell’ordine dei quaranta metri. Avvicinandoci allo scoglio di Figarolo rimarremo colpiti dall’abbondanza di cormorani, qui noti come marangoni, che prendono il volo dalle rocce per poi tuffarsi insidiando piccoli pesci. Il canale poco profondo tra l’isolotto e la bellissima Cala Moresca è inserito in un progetto di riserva marina come area da proteggere in quanto rappresenta un ambiente particolarmente adatto alla spigola. La cala si presenta divisa in due da una lingua rocciosa che separa tra loro due deliziose spiaggette e rappresenta un ottimo ridosso con quasi tutti i venti: purtroppo però i bassi fondali al suo interno non consentono l’ingresso ad imbarcazioni di modesto pescaggio.

Dall’uscita della cala fino a Punta Filasca la costa si mantiene piuttosto bassa e rocciosa; oltre assume invece quella caratteristica che resterà invariata lungo tutto il perimetro del capo: ovunque falesie imponenti e direttamente verticali sul mare. Gettiamo per un poco l’ancora nella piccola Cala Greca: una bella valle incide la montagna e si inerpica verso le alture. Se attenderemo le tenebre, qui potremo effettuare una bellissima immersione notturna su di un fondale misto di alghe e rocce ad una ventina di metri. Troveremo moltissime attinie, spettacolari alicie mirabilis, tanti, tanti crinoidi rossi e gialli che spiccano sul verde cupo delle foglie di Posidonia. Oltre Cala Greca le rocce si alzano ancora sul mare e la costa si fa sempre più spettacolare. Il profilo di “Mamma Chiatta”, uno scoglio che sembra il profilo di una donna vecchia e grassa, domina l’ampio seno che si apre di fronte a noi.

L’ormeggio con barche di una certa stazza in queste acque diventa un affare piuttosto impegnativo, visto che non è raro che si registrino profondità dell’ordine dei 35 metri nell’immediato sottocosta. Questa è una caratteristica molto gradita ai subacquei che quasi in ogni punto di questa bella costa possono tuffarsi in acqua per effettuare una interessante immersione su di un fondale scosceso, caratterizzato da grandi massi molto colorati e ricchi di pesce. Anche sott’acqua, dunque, come all’aria aperta, Capo Figari rappresenta un ambiente naturale ricco ed integro. Attualmente l’intero promontorio è proprietà privata, pur essendo stato dichiarato parco regionale. Esiste tuttavia il progetto di trasformare in oasi naturale l’intera zona, incluso il tratto di mare che la circonda fino ad un miglio dalla costa. Il progetto prevederebbe la creazione di una struttura fruibile dal turismo, anzi attrezzata per accoglierlo. L’unico tratto interdetto alla navigazione dovrebbe essere il canale tra l’isolotto di Figarolo e la terra, una zona apparentemente molto favorevole allo sviluppo della spigola. A terra è previsto il reinserimento controllato di lepri, cinghiali ed altri animali tipici di questo ecosistema.

Ma ritorniamo con lo sguardo sotto le onde e partiamo con le pinne ai piedi e la maschera sul volto per raggiungere lo scoglio di Mamma Chiatta da Cala Greca; non sono indispensabili le bombole per divertirsi tra i numerosi grottini che traforano le rocce calcaree, colorate da magnifiche incrostazioni di Parazoanthus, celenterati simili a minuscole margherite gialle.

Attraversiamo la baia e fermiamoci poco prima del capo. Abbiamo dato fondo su una ventina di metri di profondità e una bella e facile immersione ci aspetta a pochi metri di distanza: si tratta di una divertente grotta che non ci porterà a superare i dieci metri di profondità. La sua caratteristica più evidente è di avere due ingressi: dall’interno sembra di essere dentro una enorme maschera da sub a guardare il blu del mare. E qui il blu è davvero blu! Nella grotta portiamo con noi una torcia: ci aiuterà a scoprire l’infinità di creature che la popolano, benché ci sia abbastanza luce per potersi muovere in tutta sicurezza. Oltre la punta troviamo un’altra grotta completamente diversa da quella appena descritta: una spaccatura verticale alta una quindicina di metri che muore sul fondale sabbioso. Bellissimi Cerianthus si aggrappano alle pareti, ma occorre spingersi più all’interno per trovarne due dalle dimensioni davvero fuori dal comune infilati nel sottilissimo fango del fondo della caverna.

Oramai siamo penetrati già per una venticinquina di metri all’interno e le pareti si stanno stringendo sempre di più. Una falsa volta costituisce un arco roccioso che offre rifugio ad una grande quantità di crostacei di vario genere. La cavità sembra doversi chiudere dopo pochi metri, ma noi proseguiamo ancora, superando un lieve restringimento nella roccia. La sabbia si muove, una enorme torpedine ha trovato rifugio tra le rocce della grotta. Il mostruoso animale si agita, stretto tra noi e le pareti, solleva una grande quantità di sedimento, si sente in trappola, finché decide di posarsi sul fondo e seppellirsi sotto un velo di sabbia. Noi ci alziamo dal fondo stesso e andiamo avanti, oltrepassandolo. La grotta si restringe sempre di più, fino ad un punto in cui non è possibile passare. Ci affacciamo comunque alla crepa e scopriamo una sagola gialla legata ad una stalattite. Segno evidente che qualcuno è riuscito a superare quel punto, forse togliendosi le bombole dalle spalle e spingendole avanti a sé. Una impresa per la quale bisogna essere molto esperti ed attrezzati. Probabilmente alla fine del cunicolo si aprirà una caverna parzialmente emersa di cui tutti parlano e nessuno ne conosce l’esatta ubicazione. Tutto Capo Figari è comunque ricchissimo di grotte e cavità, spesso molto importanti per la nidificazione di diverse specie di volatili.

Oltre la grotta entriamo nel tratto più spettacolare del capo, dove un’immensa parete strapiombante ci sovrasta con la sua immensa mole, fino ad arrivare alla dirupata valle dei Mufloni, dall’aspetto francamente alpino e dall’assoluta impraticabilità. Tutta la zona appena descritta mantiene sott’acqua le caratteristiche già in precedenza evidenziate: un fondale molto scosceso disseminato di grandissimi massi che ci accompagna fino a quote comprese tra i 35 e i 40 metri. Troveremo ancora molte grotte di varie dimensioni, spesso abitate da pesce bianco e cernie, in ogni caso molto diffidenti. Proseguendo il periplo della costa seguiamo ancora l’imponente falesia fino a Cala Spada: qui il paesaggio cambia completamente perché lo rocce calcaree lasciano il posto al granito, che caratterizzerà tutto il resto della costa nella zona settentrionale della Sardegna. Da Cala Spada fino a Punta Cannigione non troviamo spiagge, ma una costa frastagliatissima e rocciosa. Oltre la punta entriamo in una grande baia con tantissime spiagge e spiaggette, tra le quali la più rinomata è cala Sabina. Punta Sabina delimita il golfo e lo divide dalla zona di Marinella e Marinelledda. Per concludere, è doveroso fare un accenno ad uno dei più bei punti di immersione della zona: i fondali dello scoglio di Mortoriotto. Grandi gorgonie rosse ricoprono gli scogli granitici sparsi su di un fondale sabbioso, a partire dai 25 metri per scendere fino a oltre 35, mentre le rocce più basse sono letteralmente avvolte in un morbido cuscino di Parazoanthus. Uno spettacolo magnifico, godibile anche da chi non è in grado di utilizzare bombole ed erogatori, ma si accontenta di affacciarsi sui fondali attraverso il vetro di una maschera.

NOTIZIE UTILI

È probabilmente superfluo spiegare come raggiungere Golfo Aranci, visto che tutti sanno che siamo al porto di arrivo dei traghetti delle Ferrovie dello Stato. Siamo vicinissimi ad Olbia, tuttavia, servita dall’aeroporto, oltre che dalle navi della Tirrenia.

Un recapito utile per organizzare un soggiorno da queste parti è quello dell’attrezzato Centro Immersioni Figarolo, presso il quale si possono affittare attrezzature, frequentare corsi subacquei, partecipare ad immersioni guidate. Il recapito telefonico del centro è 0789/615144.

Il telefono di Andreino Delaria 0789/58793-53273 sarà utilissimo nel caso di noie al fuoribordo, mentre per il varo e l’alaggio della nostra piccola imbarcazione ci rivolgeremo a Salvino Piccinnu allo 0789/46031-19. Da Salvatore Langella potremo acquistare le attrezzature di cui possiamo trovarci ad avere bisogno. Il telefono è: 46830.

Infine, dopo il dovere il piacere. Due indirizzi per gli amanti della buona tavola: i ristoranti “Da Giuseppe sul mare” e “La taverna del lupo di mare” a Golfo Aranci, e il ristorante di agriturismo di Cugnana, per una mangiata senza precedenti, da concludere con un bicchierino di mirto fatto in casa che non ha eguali. Telefonare ai numeri 33131-58312-24284 per prenotare e farsi indicare la strada.

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